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Pezzali Max Stessa Storia Stesso.posto Stesso Bar

Pezzali Max Stessa Storia Stesso.posto Stesso Bar

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Stessa storia, stesso posto, stesso bar 
Max 
 
Partendo proprio dai temi a lui più cari (l'amore, l'amicizia, la solitudine, la vita in  provincia) Max Pezzali si racconta e insieme racconta la sua generazione e quella dei suoi fan; i sogni, le delusioni, la noia della vita in provincia, dalle "vasche" in centro all'amore condiviso per certi libri, certi fumetti, certi dischi. Non so se ve ne siete accorti anche voi: da qualche anno a questa parte ogni giorno gli scienziati scoprono il gene di qualcosa. L'infedeltà, il cancro, la depressione, l'omosessualità,la carie, la sudorazione eccessiva, la tendenza a ordinare la pizza ai quattro  formaggi... qualsiasi cosa sarebbe originata dal nostro codice genetico. Forse è veramente co. E se coveramente fosse, un giorno potremmo scoprire che da qualche parte esiste un piccolo gene, simpatico, ma a volte un po' rompicoglioni, che invoglia, stimola e spinge alcuni di noi a riunirsi nei bar. Nonostante la vita ci porti spesso a cambiare abitudini e traiettorie, nonostante luoghi e persone attraversino il nostro campo visivo e affettivo con crescente rapidità, ogni tanto una forzincontrollabile ci attrae là, al nostro posto di combattimento, a parlare di cose di cui  parliamo da sempre con persone che conosciamo da sempre.Ad alcune di queste conversazioni da bar si sono uniti Joe e Mauro, miei compagni di cordata in questa avventura, registrando e riorganizzando gli sconclusionati argomenti che il mio amico Cisco e io affrontavamo. Non aspettatevi quindi che nel libro che avete in mano sia contenuta alcuna Grande Verità della Vita o che vi siano espressi concetti o giudizi assoluti: al bar si parla così, si dice Tutto e il Contrario di Tutto per il puro piacere di conversare. E di ricordare. Se diciamo che la provincia è soffocante pur amandola e continuando a viverci per libera scelta, se facciamo quelli che hanno capito tutto delle donne, ma poi ci innamoriamo come degladolescenti, se ironizziamo sullo stile di vita degli sposati per poi stare malissimo se il matrimonio di un amico naufraga... non sono contraddizioni: è il codice genetico, è lo stile del bar, è «Tutto e il contrario di Tutto». Spero che Mauro, Joe,Cisco e io siamo riusciti a ricreare questo clima un po' goliardico e surreale che si respira nei luoghi in cui sono nato e cresciuto e in cui sono nate e cresciute le canzoni degli 883.Buon divertimento.Max 
 
La mia è stata un'adolescenza allungata; la tipica condizione di studente che ti farimanere tranquillo (anche se non necessariamente contento) per molto piùtempo rispetto a chi lavora appena terminata la scuola dell'obbligo o catturato undiploma. L'adolescente di provincia con l'allungo può ingannare il tempo fino allalaurea abbondante, praticantato o tirocinio compresi. Mi iscrissi a scienzepolitiche, illuso - chissà perché - fosse l'unico modo per evitare la matematica einsieme sbrigarsela in fretta. Bella mossa. Reduce dallo scientifico, sapevoperfettamente che il mio cervello si trovava in difficoltà con qualsiasi operazionepiù complessa del due più due. Già il liceo l'avevo scelto con un infallibile criterio:dunque, se parto quest'anno con il classico, capito in quella sezione, dove c'èl'abbinata tra la prof. tizio e il prof. caio, che rendono la vita impossibile achiunque... vabbe', non c'è storia. A Pavia esistono ben due licei scientifici.All'inizio frequentai il Taramelli; poi, cambiando casa, passai al Copernico. Tra ilprimo e il secondo, in una città di settantacinquemila abitanti, divampava unarivalicome tra Cambridge e Oxford. Il Taramelli era quello storico, più«esclusivo», di antica tradizione, ubicato in centro e facilmente raggiungibile:parecchio noblesse oblige. Il Copernico, invece, era di recente costruzione etacciato di essere il più facile, un asilo da cretini. Come risultato, un'incazzaturaperenne dei professori che si sentivano sminuiti, presi per il culo, e conseguentemetamorfosi in un commando d'assalto alla Delta Force. Un effetto inevitabile delcomplesso d'inferiorità sofferto dalla scuola X nei confronti della Y, con il presideche fomentava massacri, espulsioni, bocciature, altrimenti non era contento.Così, non la trovai lunghissima, ma un annetto lo persi. E nella terza ripetuta fecila conoscenza di Mauro Repetto: un segno del destino, se non l'avessi incontratoprobabilmente non sarebbe successo nulla. Per natura pigrissimo, lontanodall'esibizionismo gratuito, mai avrei mosso il culo per proporre le mie canzoni aqualcuno. Al Copernico godevo dell'aura magica e brillante del ripetente, di quelloche «chissà quante ne ha combinate»; calato in mezzo alla paninaro generation,cii disgraziati nati nel Sessantotto, ero un maledetto peggio di CharlesBukowski. E poi giravano leggende incredibili sul mio conto, visto che l'annoprecedente ci avevano stangati in undici, senza aver combinato poi niente diche... Vabbe', qualcosa di vero c'era. Per esempio, una volta allagammo mezzoistituto, ma solo per provare l'efficacia dell'impianto antincendio; sul più bellosaltò tutto, i tubi impazzirono per la pressione, e i corridoi si trasformarono nella

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