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Tuttolibri n. 1779 (20-08-2011)

Tuttolibri n. 1779 (20-08-2011)

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Published by Oblomov64
Tuttolibri, italian review of books, from www.lastampa.it
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05/12/2013

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original

 
 AntonCechov
Ilgiardinodeiciliegi
(trad.AngeloMariaRipellino)Einaudi,pp.81,
9,00
Racconti
Garzanti,pp.XXX-1280,
24,00(ilracconto«Ilmonaconero»ècontenutonelsecondovolume)
 AleksandrPuškin
Poesie
(trad.diEridanoBazzarelli)BUR,pp.336,
10,90
IvanBunin
Vialioscuri
(trad.AliziaRomanovic)Salerno,pp.372,
18,00
Letture
TraiciliegidiCechovsfioriscelavita
NADIACAPRIOGLIO
«Vi ricordo, signori,che il 22 agosto va all’asta ilgiardino dei ciliegi. Pensate-ci!..».È il giardino dei ciliegi ilpuntodicoagulazionedell’ulti-ma, omonima, opera di Ce-chov,l’abbagliantevelobiancoattraverso cui si vede tutta lastoria,ilgiardinoeternamente bianco sotto i fiori bianchi del-la primavera e sotto la neved’inverno. Una «commedia»,come la definì l’autore stesso,crepuscolare e luminosa chemette in scena un giardinod’un tenero biancore, un pre-ziosogiardinod’altritempido- ve, all’alba, «un alberello bian-co, piegato» ricorda l’ombramaterna. Quattro movimenti,quattrospaccati di tempo rea-le, uno per atto e per stagione,recitano il lungo addio al giar-dinodeiciliegicosìcomeognu-nodeiprotagonistil’haamato:per Ljuba ha la grazia gioiosadell’infanzia,maèancheilluo-goincuiilsuobambinoèanne-gato all’età di sette anni; perLopachin, figlio di contadini, valeoro,mabisogna abbatter-lo, dividerlo in lotti per co-struircideivillini:bellezzaste-rile, tesoro da sfigurare, ognu-noportadentrodiséilpropriogiardino dei ciliegi e per tuttil’avveniresiprefigurasullero- vinedellasuabellezza.Ljuba comprende la pro-priavitasoltantoquando,alri-torno da Parigi, dopo cinqueanni ritrova il giardinointatto,con i suoi alberi bianchi chesembrano fantasmi. «Di quiguardavoilgiardino: eracomeadesso, bianco, tutto bianco, ela felicità si svegliava con meogni mattina. Oh, giardinomio! Dopo l’autunno, grigio,piovoso,dopoilgelodell’inver-no eccoti di nuovo qui, giova-ne, allegro. [...] Tutte quellemacchie bianche di fiori, il cie-lo così azzurro...». I fiori delgiardino sono senza prezzo,ma anche senza valore alla vi-gilia della Prima Rivoluzionerussadel1905,quandol’aristo-crazia ormai in fuga cede ilpasso alla più intraprendente borghesia: la piena fioritura dimaggio, immersa nella nebbialeggera, lascia spazio ai tron-chi nudi e neri che l’ascia co-mincia ad abbattere sotto unchiarosoled’ottobre.Anton Cechov aveva unapassione tipicamente russaper le piante: quando acquistòla piccola tenuta di Melichovo,in provincia di Mosca, provvi-de accuratamente a rimbo-schirla e nel suo giardino diJalta piantò migliaia di fiori earbusti, di cui si interessavaanche quando era lontano. Alui si deve il più bel giardinodellaletteraturarussa,nelrac-conto
Il monaco nero
del 1894.Adifferenzadel
Giardinodeici-liegi 
,tuttiicoloridiquestorac-conto, fin dal monaco del tito-lo, sono cupi, così come è tetrol’umore del protagonista, An-drej Kovrin, ospite nella tenu-ta di Pesockij, suo ex-tutore,per curarsi una malattia ner- vosa. L’enorme casa dalla fac-ciata scrostata, con colonne eleoni, è immersa in un «anticoparco, tetro e severo» che siestende fino al fiume, «su unariva argillosa, ripida, a piccosulla quale crescevano pinicon le radici scoperte simili azampe pelose»: il classico par-coromantico,cheproducel’ef-fetto di profonda malinconia,«una malinconia da far venir vogliadi scrivereunaballata».Immancabilialcunielemen-ti che sottolineano la vita illu-soria della natura: l’acqua delfiume con i suoi riflessi, le bru-me delle nebbie, le ombre, iltramonto. Inoltre troviamo ilcultodeglialberi vecchi,moltodiffuso in Russia. AnchePuškin, in una delle sue liricheliceali dedicate ai giardini diCarskoe Celo apprezza «la ve-tusta lanugine degli alberi» eTurgenev, conoscitore deimaggiori parchi d’Europa,
Estateingiardino/8
Lacelebrecommediaèunsimbolodell’amorerussoperpianteeparchidaivecchialberidiPuskinaivialioscuridiBunin
FUMETTI
L’«Incal»diMoebius
Lasagadelgrandeautorefrancese
GEDDA P.IV
 Acuradi:
BRUNOVENTAVOLIconBRUNOQUARANTA
tuttolibri@lastampa.itwww.lastampa.it/tuttolibri/ 
 IllustrazionediALE+ALEper«Tuttolibri»ispirataal«Giardinodeiciliegi»diAntonCechov
Continuaapag.II 
U
n giorno un orso sisvegliò dal letargoeinvecedellasolitanatura selvaggia si trovòintornoleciminiere di unafabbrica, con un capore-parto che lo sgridavascambiandolo per lavativoassenteista. L’animalonecercò di spiegare gentileche lui non lavorava per-ché era un orso. Niente dafare, l’arrogante capettoringhiò:«Tunonseiunor-so, sei un babbeo col cap-pottodipellicciaelabarbadatagliare incercadi scu-sepersottrarsiallacatenadimontaggio».Dopo,inter- vennero altri superiori,persino il presidente som-modellafabbrica,epoicol-leghi orsi di zoo e circhi,tuttiaripeterelasolitatiri-tera «... sei solo un bab- beo...etc.»,finquasiacon- vincere il povero orso chenon era un orso e avrebbefattomeglioasgobbare.Questa magnifica favolet-takafkiana,innoallaliber-tà e alla mitezza contro lacocciuta arroganza deitempi moderni, è ungraphicnovelchesiintito-la
L’orso che non lo era
(Donzelli).L’hascrittaedi-segnata con grazia FrankTashlin,unodeiprimicar-toonistamericani,collabo-ratore anche dei fratelliMarxodiJerryLewis,tan-to per far capire da cheparte dell’universo stavaconlasuapoeticastraluna-tezza. Si legge in meno dimezz’ora, ma ristora permoltodipiù,quandoèdiffi-cile capire se siamo orsismarriti in un mondo chenon funziona o babbei daspennare di oboli per pla-care i mercati di questastrana estate. L’importan-teèsaperediessereorsi,eandareinletargo,seserve.
DIARIODILETTURA
«MiomaritovonRezzor
Lavedovaricordagli amori di «Grisha»
IADICICCO P.VIII
TUTTOLIBRI
LASTAMPA
NUMERO
1779
 ANNOXXXVSABATO20AGOSTO2011
S
CUSATEMAIOSONOUNORSO
ILCASO
UnregalodaTiffany
La favola della Hillè il bestseller estivo
SERRI P.III
PAROLEINVALIGIA
p
Turgenevscrivevaall’amicoAnnenkov:«Nonconosconullaalmondopiùincantevoledeinostrivecchigiardini»
tuttoLIBRI
 LoscrittoreacquistòunapiccolatenutainprovinciadiMoscaeprovvidearimboschirlaaccuratamente
B
RUNO
V
ENTAVOLI
UMORISMO
VacanzematteconPowell
Ilromanzo-cultdegliAnni50
D’AMICO P.II
 
I
 
Powell
Torna«Vacanzematte»,classicodell’umorismoAnni50:vizi,virebricolagediunclandizoticonichericordaiSimpson
GIOVANNITESIO
Quarta classificatanella cinquina del premioCampiello,
Di fama e di sven-tura
della trentenne Federi-ca Manzon è un romanzod’esordio (dopo il reportagenarrativo,
Come si dice addio
,pubblicato tre anni fa). Unromanzotroppogrosso-qua-si quattrocentocinquanta lepagine, non tutte necessarie- che racconta una storia disentimenti e di conflitti nontutti essenziali, di intrecci edi incroci non tutti efficaci.Troppe coincidenze stenta-no a farsi destino, anche sepoi il destino s’impone inopi-nato nelle pagine finali, quel-lechemegliolegittimanoilti-tolofoscoliano.Ambientata per lo più inuna città facilmente ricono-scibile come Trieste, di cuinon si fa mai il nome, ma dicui sono ben identificabili iriferimenti, a ricostruire la vicenda - in una prima per-sona che affiora in alternanzacon la terza - è una donna chesi svela a poco a poco, ma checostituisce una presenza vivaalmeno in tre della quattrotappe del percorso in cui il ro-manzoèscandito.Il protagonista assoluto èTommaso, il comprimario èl’amico Ariel. Due figure mol-to diverse che occupano le pa-gine in un movimento di in-contri, di addii, di ritorni. Daun lato Tommaso, il figlio diuna ragazza-madre e il nipo-te di una nonna eccezionale;dall’altro Ariel, un bambino,che dietro le spinte del padresviluppanel tempo le sue dotinatatorie fino a raggiungerepodi e primati prestigiosi. Daun lato il carattere aspro e de-terminato di Tommaso, dal-l’altra il carattere aereo e in-nocente di Ariel. Da un latouna chiusura quasi ermetica,fatta di frustrazioni e delusio-ni affettive determinanti. Dal-l’altro una duttilità naturale,quasimiracolosa.Tommaso e Ariel si incon-tranoinun collegiodove sonoaccolti come borsisti. Tom-maso è un bravo studentespecialmente versato nel-l’astronomia e nei numeri.Ariel uno studente ordinarioche sviluppa senza fanatismoe soprattutto senza cattive-ria le sue virtù di atleta, so-spinto dalla vigilanza di unpadreansioso di riscatto.Tommasohailcuoreinduescisso, perché ostacola la sua bontà fino a fare di sé - dietro icolpididelusioniediabbando-ni vissuti come tradimenti diconfidenzemalriposte-unuo-mo di catafratta orditura.
Dueamicieunadonnadivisidaigiochideldestino
MASOLINOD’AMICO
Vacanze matte
di Ri-chard Powell fu un grandesuccesso americano nel1959 (con aggiunta di musi-che, ne fu anche tratto unodeifilmpeggioridiElvisPre-sley), ma in Italia arrivò die-ci anni dopo. Piacque co-munque molto anche qui, eanzi diventò, alla lunga, uncultosotterraneo,pareinfat-tichelasuaodiernaripropo-sta si debba a una grande egenuinarichiestadelmerca-to. Sono le avventure di unasingolarefamiglia di neopio-nieri quasi controvoglia, iKwimper - padre, figlio di-ciannovenne bello, forzuto einnocente come Li’l Abner,due gemelli discoli ereditatida parenti, e una babysitterestranea al clan e sola adaverelatestasullespalle.Nel New Jersey da cuiprovengono i Kwimper ap-partengono a una comunitàchiusa e anarchica, che haun suo gergo e dei suoi co-stumi; il padre si è specializ-zatonelviveredisussidista-tali, e anche il suo figliolonefruisce di una pensione chenon gli spetta, per un inci-dente gonfiato di quandoera sotto le armi. Rientran-do da un viaggio in macchi-nanelprofondoSud,ilgrup-petto imbocca una stradaancora in costruzione, restasenzabenzina,senzadenaroesenzaviveriinunazonadi-sabitata sul mare (siamo inuno Stato immaginario chesi chiama quasi come quellodove si trova la città diWashington) ed è quindi co-strettoadarsidafareperso-pravvivere. Pur abituati afarsi mantenere dal gover-no, i Kwimper hanno nelle vene troppo sangue ameri-canopernonsaperaffronta-rel’emergenza.Novelli Robinson, ma adifferenza di quel celebrenaufrago abilissimi nei la- vori manuali, trovano subi-to acqua potabile, fruttacommestibile, lenze rudi-mentali per pescare grossipesci, legna per costruirsiun’abitazione. Quando liscoprono, le autorità cerca-no di scacciarli in quanto inquel terreno è prevista unazona panoramica, ma tra lastrada e l’acqua c’è una stri-scia che è tecnicamente ter-ra di nessuno, e qui i nostrisiinsediano, mettendo suun’attività di pesca che coltempo comincia a attirare gi-tanti appassionati e quindifrutta loro ottimi guadagni.Paradossalmente, o forsenon tanto, più la piccola co-munità degli ex scrocconi siappassionaal lavoro e quindiprospera, più la società uffi-ciale cerca di ostacolarla, e ipersecutori si moltiplicano:prima il sovrintendente ai la- vori pubblici, poi una assi-stente sociale, in seguito ad-dirittura dei gangster che vo-gliono aprire una bisca inquel terreno fuori dalla giuri-sdizione dello Stato...La comicità dei conflittida cui i nostri eroi emergonosempre vittoriosi come certipersonaggiinvincibili dei car-tonianimati proviene dall’an-tico espediente di affidare ilracconto a un personaggiopiù sciocco del lettore, chequindi capisce le situazioniprima di lui. Perché l’espe-diente non diventi monotonooccorre, primo, che le situa-zionisirinnovino con unacer-ta estrosità, e, secondo, che ilnarratore sia sufficientemen-te interessante (magari, chenon sia dopotutto così creti-no). Sommi e inarrivabili mo-delli del genere sono
I viaggi diGulliver 
e
 Huckleberry Finn
;ma anche con ambizioni infe-riori il nostro Powell se la ca- va. Gli episodi che inventa,tutte variazioni sul tema chesi diceva, sono buffi e semprearricchitidaunacompetenzapiacevolmente yankee sudet-tagli tecnici tipocome ricava-re una vanga dal parafangodi una vecchia auto. E coluicheracconta, ossial’imbrana-to ragazzone reso invulnera- biledallasuastessaschiettez-za e inesperienza di mondo, èsimpaticissimo.
Manzon
Lesordiodellascrittricetrentenneconunromanzodisentimentieconflitti
Lafamigliayankeenonsipiegaesarricchisce
N
ADIA
C
APRIOGLIO
scrive all’amico Pavel An-nenkov in una lettera del1872: «Non conosco nulla dipiù incantevole dei nostri vecchigiardini:nonc’èluogoal mondo con un tale profu-mo e un tale grigio verde-do-rato». Nelle vicinanze dellacasa padronale, nascosta da-gli alberi, il parco, secondol’abitudine russa, lascia spa-zio a una parte recintata de-stinata a fiori e piante orna-mentali: «rose meravigliose,gigli, camelie, una varietà ditinte di tulipani, comincian-do dal bianco candido a finiral nerofumo» si affiancano aspalliere di alberi da frutto,unperocheavevalaformadiun pioppo piramidale, quer-ce e tigli come palloni, melicheformanoombrelleearca-te,susiniintrecciatiinmono-grammi, viscioli, cespuglid’uva spina e di ribes, il tuttoin un’atmosfera di fatica e dilottacontrola natura cheac-comuna il lavoro dei padroniedeicontadini.Il giardino agreste arric-chitodialberidafruttocorri-sponde allo spirito dei piace-risemplicideisuoiproprieta-ri e dei visitatori. AncoraPuškin, in
Epistola a Judin
,descrive con nostalgia Za-charovo, la tenuta della non-na, e ricorda la casetta che siaffaccia sul giardino ridentedove «Flora s’accompagna aPomona,perfardonodifrut-ti e fiori insieme». Dalle fine-stre della casa di Pesockij la visuale si schiude su viali di-ritti,fittieoscuri,mentrepiùlontano le linee serpeggiantideisentieridestinatiallepas-seggiate suddividono il par-co in tanti paesaggi distinti,dando l’illusione di uno spa-ziosenzaconfini.I viali relativamentestretti formati da fitti filari,per lo più di tigli, erano unodei tratti più caratteristicidei giardini delle tenute rus-se e ne costituivano la bel-lezza. Viali dritti, non pota-ti, che servivano da tranquil-lo rifugio per gli uccelli eproiettavano un’ombra scu-ra senza trasparenza. L’Eu-ropa non conosceva i muridi tigli dei giardini russi,tanto che tali viali fitti assu-mevano un alto valore sim- bolico:
Viali oscuri 
è il titolodi un racconto di Ivan Bu-nin che dà il nome a una rac-colta del 1943 pubblicatanell’emigrazione e segnatada un’intensa nostalgia perla Russia. Bunin vede nel«viale di tigli oscuri» un sim- bolo della Russia che fu: un vecchio giardino regolare la-sciato libero di crescere cheè andato oltre se stesso, nelquale si evidenzia la vittoriadella natura sul principiodella regolarità razionale.In fondo, come scrive Alek-sandr Blok il 1˚ aprile 1919nel proprio diario, un belgiardino con i fiori di campoe la bardana non ha forsepiù fascino di un brutto par-coconi vialetti battuti?
p
pp
RichardPowell
p
VACANZEMATTE
p
trad.LucaBriasco
p
Einaudi,pp.334,
18,50
p
Dal romanzo, nel ‘62, fu tratto ilfilm«Losceriffoscalzo»conEl-vis Presley, diretto da GordonDouglas.
pp
FedericaManzon
p
DIFAMAEDISVENTURA
p
Mondadori,pp.438,
19,50
 Particolaredi«ComingandGoing»,illustrazionediNormanRockwel
Narrativa
II
 IKwimpersiperdonosenzaviveri esenzabenzinanell’Americadisabitata Ese la cavano benissimo
 Seguedapag.I 
 Lastoriadiunuomocheosservalestelleediunmanager dell’altafinanzaèinfinalealCampiello Ivialistrettiditigli eranocaratteristici delletenuterusseenecostituivanolanostalgicabellezza
 FedericaManzon
SUICILIEGIDICECHOVSFIORISCELAVITA
 
 
Ariel ha una vita più piana epiù accetta, più di Tommasocapace di affidarsi e confor-marsi. Tra i due la storia conuna ragazza (l’io narrante)chelidivide,percTommaso vienecacciatodalcollegio.Da quel momento, studian-do da cow-boy per sfuggire alsuo destino di «indiano», loscrutatore di stelle - mentreAriel va nuotando nei suoiprimati - si getta con ferociain una mischia forsennata:prima nel ramo delle assicu-razioni e poi della finanza in-ternazionale, dove approdaad altissime mansioni diretti- ve che lo portano in altri an-goli di mondo.La figura di Ariel è fintroppo positiva. La figura diTommaso - così indurita al-l’eccesso - fin troppo negati- va. Un’amicizia il cui segretoè difficile da ricostruire e chepotrebbe apparire a tutta pri-ma addirittura impossibile.Mentre invece genera unacomplicità unica ed esclusi- va,anche se non salvifica.In troppe pagine descritti- ve e prevedibili affiora il gu-sto melodrammatico dellasorpresa, ma in certi perso-naggi (come quello della non-na) o in certi frangenti (adesempio, la vita matrimonia-le di Tommaso) si fa strada -e questo accade magnifica-mente nel finale - una tensio-ne persuasiva. Tra alti e bas-si il risultato di un esordiopromettente che il Campielloha generosamente ammessoalla lizza di settembre.
ViacolventodallaBerlinodelnazismo
VadodaTiffanyeviregalounpodibontà
LUIGIFORTE
Peggio di così a ElseKirschner non poteva andare.E dire che la bella berlinese, in-telligente e vitale, figlia di geni-toriebrei,eraunaforzadellana-tura,unadonnaliberadalfasci-no provocante. Sembrava chela vita come gli uomini fosseroai suoi piedi. Ma ben prestoquella ragazza dai capelli di bronzo, «forti come una crinie-ra», dovette incassare i primicolpie scoprirechel’avventuradella sua esistenza era destina-ta, nonostante anni gioiosi espensierati, a trasformarsi inundrammasenzafine.Terribilile sequenze: il fratello Friedelmortonel1918difebbrespagno-la, il primo marito che la tradi-scecon due intimeamiche,i di- vorzi, la fuga in Bulgaria con leduefigliedopoilpogromdelno- vembredel1938eladeportazio-ne della madre a Theresiensta-dt. Poi la follia della guerra incui,combattendoperifrancesi,trovalamortenonancoratren-tenneilprimogenitoPeter;edaultimo,colpitadasclerosimulti-pla,lasualenta,inesorabileago-nia e la fine alla soglia dei cin-quantasei anni. Un destinodrammaticamente esemplareche nell’intenso romanzo dellafiglia Angelika Schrobsdorff,
Tu non sei come le altre madri 
(1992), diventato in Germaniaunverobestsellereoraeditodae/o nell’ottima traduzione diMonicaPesetti, si dilata nell’af-fresco di un’epoca in bilico fraebbrezzaerovina.La scrittrice che ha vissutola sua infanzia e adolescenza astretto contatto con la madrecondividendone con la sorellamaggioreBettinaancheidiffici-li anni dell’emigrazione fra il1939 e il 1945, proietta sul suoschermo autobiografico l’asce-saelacadutadiunmito.Quellodi una madre disinvolta e rapa-ce, che si appassionava agli in-tellettualicome il primo maritoFritzSchweifertautoredicom-medie, amava i potenti comeHansHuber, ilsecondocompa-gnofigliod’unministrobavare-se,eadoravaildenaroelabella vita che l’altro marito, ErichSchrobsdorff, le assicurò comerampollodell’altaborghesiaim-prenditoriale nei primi anniTrenta.Faccediversediununi- versomaschilecherisultaspes-so egoista e inadeguato. Else,dapartesua,inebriatadalgiocodellatrasgressioneedaltravol-gente girotondo di feste e spet-tacoli,rimuovelatragicarealtàchelacirconda,segregaifigliinunmondo difiaba e ne preparal’infelicità futura. Aveva antici-pato i tempi infrangendo le re-gole del suo ristretto ambienteebraicoesognatoil«mondova-sto» cristiano, la cultura, l’ele-ganzadiunmilieucheebbemo-dodiconoscerenellesuecasediDahlem, Wannsee e Gru-newald, nomi che a Berlino, giàallora,suggerivanogioiadivivereesoliditàborghese.Più tardi, ormai mutilata nel-l’animaenelcorpo,dovràammet-tere:«Lamiavitanonèstatafor-se solo un susseguirsi di pazzia,superficialità, egoismo, ricercadel piacere e follia erotica?». Diquesto ha dato conto la figlia An-gelicanatanel1927,delineandolasuastessadifficileiniziazione,masoprattutto ricostruendo attra- versoricordi,testimonianzeelet-tere,l’atmosferadiunabelleépo-que riflessa nella livida luce del-l’incombente tragedia. Come in
Viacolvento
,acuiquest’epopeaèstataaccostata,il destinodeisin-golirimbalzafraineluttabilicata-strofistoriche esi afflosciasenzasperanza.Else non potràdire co-me Rossella O’Hara afflitta datante sventure: «Dopo tutto, do-manunaltrogiorno».Nellesueultime lettere che la figlia mettein appendice, il passato è ormaiseppellitosottolerovinedellasuacittàelaGermaniaèilregnodel-l’Apocalisse. Eppure Angelika fariaffiorareattimidifelicità-nellepagine sui soggiorni a Pätz o aBukowo nella misera campagna bulgara - che commuovono an-cheillettorepiùdisincantato.C’è molto sentimentalismo,anche del godibile kitsch nellaprosa della Schrobsdorff, ma lasua debolezza è la forza del ro-manzo perché il cuore è guidatodauna vigileintelligenzachetra-sformalastoriainunduroj’accu-secontro una società che vuol ri-muovereedimenticare.Solaedi-speratasileva a trattila vocedelfratelloPeterincercadiunapro-pria identità, come ebreo e so-prattuttocomeuomo,oltrelafol-lia di un paese che sente nemico.Anche Angelica è andata lonta-no:mogliedelregistaClaudeLan-zmann,hascrittoevissutoaPari-gi, Monaco e Gerusalemme, perpoitornareinannirecentiaBerli-no. Là dove le voci d’un tempos’infittiscono,dovelaportailcuo-reedove,comeleidice,sipuòmo-riremeglio.
MIRELLASERRI
B
rillano le vetrine ad-dobbate, la neve cade in sofficifiocchi sulla 5th Avenue, Va-nessa,Ethan eDaisy sirifugia-noinunpostocaldoaberevinospeziato e cioccolata bollente.Nella fantasmagoria delle lucidi Manhattan un solo negozionon ha bisogno di ulteriori ar-redi natalizi perché è già scin-tillante tutto l’anno con i suoigioielli che confeziona in unasontuosascatolinablu.
Noi però non siamo né aNewYork né aNatale,main-collati allasdraio percapire cosadiavolo suc-cede a quelpacchettinocon dentroundiamantemontato se-condo il«classicosti-le di Tif-fany». Se ciguardiamointorno, sor-presa: laspiaggia èpunteggiatadi copertinecolorturche-se.Nonsiamo isolichenonsistaccano da
Un regalo da Tif- fany
(Newton Compton) cheracconta come, a seguito diuno scambio di sacchettinidel prestigioso punto venditadi ori e affini, si intreccino le vite di Ethan, prof di inglese vedovoeunpo’distratto,del-la sua simpatica figlia, dellapromessa sposa Vanessa e diduegiovanidonnediDublino.Uscito il 1˚ luglio in Italia,illibrodellascrittriceirlande-se sta correndo come un ful-mine.La Hill, esclusivamentegraziealpassaparola,èdiven-tata la regina delle classifi-che. E questo racconto, chequalcuno, erroneamente, po-trebbe interpretare come la versionezuccherinadiunNa-tale in stile Vanzina, è il casoeditoriale di queste settima-ne. Sarà dunque il caldo, sa-ranno le tensioni conflittualidell’estate all’insegna dellacrisi e delle polemiche, ma èunfattochedeltuttoinaspet-tatamente una commedia ro-mantica si posiziona in vettaalle preferenze (con 220milacopiestampate).Amettereinmoto la vicenda, con ironia einattese soluzioni, è un costo-so anello di fidanzamento ac-quistatoinunodeipiùsofistica-ti negozi del mondo. Il libro ri-manda all’esile e magica figu-retta di Audrey Hepburn che,nelfilm
Colazione da Tiffany
, diquei meravigliosi ambienti conteche di brillanti dice: «Non cipuò capitare nulla di brutto làdentro,non con quei cortesi si-gnorivestiticosìbene,conquelsimpatico odore d’argento e diportafoglidicoccodrillo».Audrey, così sottile e intri-gante,èoggilaveraiconamini-malistaedelegantedelleadole-scenti che si appassionano a
Un regalo daTiffany
. Cheleggono,guar-dacaso,indos-sando tracollee t-shirt consopra stampi-gliatoilbelvol-to di Audrey,laimitanopor-tando fuseauxe ballerine,mentre i pub- blicitari fannodella famosaattrice la lorotestimonialpreferita.Il plot dellaHill - tradottoin18lingue-hasbaragliatonel-l’indicedellevenditeautoribenpiù decorati, come il premioStrega Edoardo Nesi, AndreaCamilleri o Fred Vargas. Ma inU
nregalodaTiffany
ipersonag-ginonsonosoloinlizzapercon-quistare l’amato bene e convo-lareanozze.Il londineseEthane l’irlandese Rachel vengonodefiniti «romantici e sognato-ri» perché, mentre la storia sidipana, si evidenzia l’insolitapropensione a non lottare conlearmidei cinicie degliarram-picatori, a non voler superarele proprie difficoldanneg-giando gli altri, a essere sem-pre«prontinonaferiremaave-dereilmegliodellepersone».Anche Terri, compagna diavventura di Rachel nella ge-stione di un localino dove siconsumanospuntinisucculen-ti,èneldrappellodeigenerosi-altruisti. La favola che si svol-ge tra Tiffany e il Plaza, traNew York, Londra e Dublino,non invita mai a un eccesso diconsumismo, bensì a farsi pa-ladinidelbenesserealtrui,per-sinoadiscapitodelproprio.Al-la fine, come in tutte le fiabe,tutti i nodi verranno al pettineetrionferannoimigliori.
Ilcaso
Perchéla«favoldellaHillèdiventatailbestsellerdell’estate
Personaggio
LavitadolceedisperatadiElseKirschnervistadallafiglia
pp
AngelikaSchrobsdorf
p
TUNONSEICOME
p
LEALTREMADRI
p
traduzioneMonicaPesetti
p
e/o,pp.528,
20
pp
MelissaHill
p
UNREGALODATIFFANY
p
TraduzioneMilviaFaccia,
p
RobertoLanzieRosaPrencipe
p
NewtonCompton
p
pp.401,
9,90
Tuttolibri
SABATO20AGOSTO2011LASTAMPA
III
 AngelikaSchrobsdorff
 AudreyHepburncontinuaaesserel’iconadellagioiellerianewyorkesedopoilcelebre«ColazionedaTiffany»direttodaBlakeEdwardsnel1961dalromanzodiCapote All’attriceèdedicatounvolume pubblicatodaGremese,«LaprincipessadiTiffany»,diRobynKarney
 Ebrea,intelligentebellissimaevitaleamòintellettuali euominipotenti  Poi,latragedia
 

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