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Voltaire - Dizionario filosofico

Voltaire - Dizionario filosofico

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Voltaire 
Dizionario filosofico
Edizione Acrobata cura di
Patrizio Sanasi 
(patsa@tin.it)
 
2
PREFAZIONE DI VOLTAIRE
Esistono già quattro edizioni di questo
 Dizionario,
ma tutte incomplete e informi; non avevamo potuto curarnealcuna. Pubblichiamo infine questa, che si fa preferire a tutte le altre per la correttezza, per l'ordine e per il numero divoci. Le abbiamo tutte tratte dai migliori autori europei né ci siamo fatti scrupolo di copiare talvolta una pagina da unlibro conosciuto, quando tale pagina si è dimostrata necessaria alla nostra collezione. Vi sono intere voci di personetuttora viventi, fra le quali si contano alcuni dotti pastori. Questi pezzi sono da tempo alquanto noti agli eruditi, come levoci APOCALISSE, CRISTIANESIMO, MESSIA, MOSÈ, MIRACOLI ecc. Ma, nella voce MIRACOLI, abbiamoaggiunto un'intera pagina del celebre dottor Middleton, bibliotecario di Cambridge.Si troveranno anche diversi passaggi del dotto vescovo di Glocester, Warburton. I manoscritti del signorDumarsais ci sono stati molto utili; ma abbiamo unanimemente respinto tutto ciò che sembrava favorire l'epicureismo.Il dogma della Provvidenza è così sacro, così necessario alla felicità del genere umano, che nessun uomo onesto deveindurre i propri lettori a dubitare di una verità che non può in alcun caso fare del male e che può sempre produrre ungran bene.Non consideriamo affatto questo dogma della Provvidenza universale come un sistema, bensì come una cosadimostrata a tutti gli spiriti raziocinanti; al contrario, i diversi sistemi sulla natura dell'anima, sulla grazia, su opinionimetafisiche, che dividono tutte le comunioni religiose, possono essere sottoposti all'analisi: poiché, essendo indiscussione da millesettecento anni, è evidente che non portano affatto con sé il carattere di certezza; sono enigmi checiascuno può divinare secondo la portata della propria intelligenza.La voce GENESI è di un uomo di grandi capacità, che gode della stima e della fiducia di un gran principe: glidomandiamo scusa per aver tagliato questa voce. I limiti che ci siamo imposti non ci hanno permesso di stamparla perintero: avrebbe riempito quasi la metà di un volume.Quanto agli argomenti di pura letteratura, si riconosceranno facilmente le fonti cui abbiamo attinto. Abbiamocercato di unire l'utile al dilettevole, non avendo altro merito né altra parte in quest'opera che la scelta. Le persone diogni ceto troveranno di che istruirsi divertendosi. Questo libro non esige una lettura conseguente; ma, in qualsiasi puntolo si apra, si trova di che riflettere. I libri più utili sono quelli dei quali una metà è fatta dagli stessi lettori: essi amplianoi pensieri dei quali viene loro presentato il germe; correggono ciò che sembra loro difettoso e rafforzano con le proprieriflessioni ciò che sembra loro debole.Soltanto da persone illuminate può essere letto questo libro: l'uomo volgare non è fatto per simili conoscenze;la filosofia non sarà mai suo retaggio. Chi afferma che vi sono verità che devono essere nascoste al popolo non può inalcun modo allarmarsi; il popolo non legge affatto; lavora sei giorni la settimana e il settimo va al cabaret. In una parola,le opere di filosofia non son fatte che per i filosofi, e ogni uomo onesto deve cercare di essere filosofo, senza vantarsi diesserlo.Concludiamo facendo le nostre umilissime scuse alle stimabili persone che ci hanno elargito il favore di alcunenuove voci, per non aver potuto utilizzarle come avremmo desiderato: sono arrivate troppo tardi. Non siamo per questomeno sensibili alla loro bontà e al loro lodevole zelo.
AABATE
«Dove andate, Signor abate?» ecc. Vi rendete conto che abate significa padre? Se voi lo diverrete, renderete unservizio allo Stato; e senza dubbio compirete l'opera più alta che possa compiere un uomo: nascerà da voi un essere chepensa. C'è qualcosa di divino in quest'azione.Ma se siete il signor abate solo per il fatto che avete la chierica e portate un collarino e una mantellina, e ve nestate lì alla posta di qualche beneficio, il nome d'abate non lo meritate. Gli antichi monaci chiamarono così il superioreche essi eleggevano. L'abate era il loro padre spirituale. Quanti significati diversi assumono, col passare del tempo, glistessi nomi! L'abate spirituale era un povero a capo di tanti altri poveri; ma i poveri padri spirituali giunsero poi adavere duecento, quattrocentomila franchi di rendita; e ci sono, oggi, in Germania, dei poveri padri spirituali cheposseggono un reggimento di guardie.Un povero che ha fatto giuramento d'essere povero e che, di conseguenza, diventa sovrano! Già lo si è detto; eva ridetto mille volte: questo è intollerabile. Le leggi protestano contro questo abuso, la religione se ne indigna, e i veripoveri, nudi e affamati, assordano il cielo di lamenti davanti alla porta del signor abate.Li sento rispondere, i signori abati d'Italia, di Germania, delle Fiandre, della Borgogna: «E perché nondovremmo accumulare anche noi ricchezze ed onori? Perché non dovremmo essere principi? I vescovi lo sono. Unavolta erano poveri come noi, e poi si sono arricchiti, si sono innalzati; uno di loro è ora più in alto dei re; lasciate che liimitiamo per quel che ci è possibile.»
 
3Avete ragione, signori; invadete la terra; essa appartiene ai forti e ai furbi che se ne impossessano. Aveteapprofittato dei tempi dell'ignoranza, della superstizione, della demenza per spogliarci delle nostre eredità e calpestarci;per ingrassarvi con le sostanze degli sventurati: tremate, chissà che non arrivi il giorno della ragione.
ABRAMO
Abramo è uno di quei nomi celebri in Asia minore e nell'Arabia, come Thoth fra gli egiziani, l'antico Zoroastroin Persia, Ercole in Grecia, Orfeo in Tracia, Odino presso i popoli del settentrione e tanti altri noti più per la loro famache per una storia ben accertata. Parlo solo della storia profana, giacché, per la storia degli ebrei, nostri maestri e nostrinemici, in cui crediamo e che detestiamo, poiché la storia di questo popolo è stata manifestamente scritta dallo stessoSpirito Santo, noi nutriamo i sentimenti che dobbiamo nutrire. Qui ci rivolgiamo soltanto agli arabi; essi si gloriano didiscendere da Abramo, attraverso Ismaele; credono che questo patriarca abbia fondato la Mecca e sia morto in questacittà. Il fatto è che la stirpe d'Ismaele fu infinitamente più favorita da Dio di quella di Giacobbe. L'una e l'altra, per laverità, non hanno prodotto che dei ladri; ma i ladri arabi sono stati straordinariamente superiori ai ladri ebrei: idiscendenti di Giacobbe conquistarono solo un minuscolo territorio, che poi perdettero; mentre i discendenti di Ismaelehanno conquistato una parte dell'Asia, dell'Europa e dell'Africa, hanno fondato un impero più vasto di quello dei romanie hanno cacciato gli ebrei dalle loro caverne che chiamavano Terra promessa.A voler giudicare le cose sulla sola base degli esempi delle nostre storie moderne, sembrerebbe piuttostodifficile che Abramo sia stato il padre di due popoli così diversi; c'è stato detto che era nato in Caldea, figlio di unpovero vasaio che si guadagnava da vivere facendo dei piccoli idoli di terracotta. Non è molto verosimile che il figlio diun vasaio sia andato a fondare la Mecca trecento leghe più in là, sotto i tropici, affrontando deserti impraticabili. Se fuun conquistatore, si volse senza dubbio verso il bel paese dell'Assiria; e se non fu che un pover'uomo, come ci vienedipinto, non può aver fondato regni così lontani dalla sua terra.Il
Genesi
narra che aveva settantacinque anni quando lasciò il paese di Aram, dopo la morte di suo padreTerah, il vasaio; ma sempre il
Genesi
narra anche che Terah, avendo generato Abramo all'età di settant'anni, visse fino aduecentocinque anni e che Abramo se ne andò via da Haran solo dopo la morte di suo padre. È chiaro, dunque, da quelche dice il
Genesi
stesso, che Abramo aveva centotrentacinque anni quando lasciò la Mesopotamia. Egli dunque lasciòun paese idolatra per andare in un altro paese idolatra chiamato Sichem, in Palestina. Perché proprio lì? Perchéabbandonò le fertili rive dell'Eufrate per una regione così lontana, così sterile e pietrosa come quella di Sichem? Lalingua caldea doveva essere assai diversa da quella di Sichem, che non era un paese di commerci. Sichem dista più dicento leghe dalla Caldea; per arrivarci bisogna attraversare dei deserti; ma Dio voleva che Abramo facesse questoviaggio, voleva mostrargli la terra che avrebbero dovuto occupare i suoi discendenti, molti secoli dopo di lui.L'intelligenza umana stenta a comprendere le ragioni di un tale viaggio.Appena Abramo giunge nel piccolo paese montagnoso di Sichem, la carestia lo costringe a uscirne. Allora vain Egitto con sua moglie, a cercar di che vivere. Menfi dista duecento leghe da Sichem; è naturale che si vada a cercargrano tanto lontano, e in un paese di cui non si conosce affatto la lingua? Incredibili viaggi, intrapresi all'età di quasicentoquarant'anni.Conduce a Menfi la moglie Sara, tanto più giovane di lui, quasi una bimba; non aveva che sessantacinque anni.E poiché era molto bella, egli si risolse a trar partito dalla sua bellezza: «Fingi d'esser mia sorella,» le disse, «affinchémi si faccia del bene in grazia tua.» Avrebbe dovuto dirle, ci pare: «Fingi d'essere mia figlia.» E così il re si innamoròdella giovane Sara, e regalò al sedicente fratello tante pecore, buoi, asini, asine, cammelli, servi e serve, il che prova chel'Egitto d'allora era un regno molto potente e civile, e di conseguenza molto antico, in cui si ricompensavanomunificamente i fratelli che venivano ad offrire le sorelle ai re di Menfi. La giovane Sara aveva novant'anni, secondo laScrittura, quando Dio le promise che Abramo, che ne aveva allora centosessanta, le avrebbe regalato un bambino entrolo stesso anno.Abramo, che adorava viaggiare, se ne andò nell'orribile deserto di Cades con la moglie incinta, sempre giovanee sempre leggiadra. Un re di quel deserto non mancò di innamorarsi di Sara, né più né meno di quanto se ne erainnamorato il re d'Egitto. E il padre dei credenti ripeté la menzogna detta in Egitto; fece passare la moglie per suasorella, e ricavò dall'affare altre pecore, buoi, servi e serve. Si può ben dire che quest'Abramo divenne ricchissimograzie alla famiglia della moglie. I commentatori hanno messo insieme un numero incredibile di volumi per giustificarela condotta di Abramo, e per conciliare la cronologia; rinviamo dunque il lettore a questi commenti, tutti composti daspiriti sottili e raffinati, eccellenti metafisici, gente libera da pregiudizi e niente affatto pedante.Del resto questo nome
(Bram-Abram)
era celebre in India e in Persia: molti dotti pretendono perfino ch'eglifosse lo stesso legislatore che i greci chiamarono Zoroastro. Altri asseriscono che fosse il Brahma degli indiani: il cheperò non è dimostrato.Quello che sembra invece più che ragionevole a molti dotti è che quest'Abramo fosse caldeo o persiano: gliebrei, in seguito, si vantarono di discendere da lui, come i franchi da Ettore e i bretoni da Tubal. È certo che la nazioneebraica fu una comunità nomade molto recente; che si insediò vicino alla Fenicia solo molto tardi; che era circondata dapopoli antichi: ne adottò la lingua, e prese da loro perfino il nome d'Israele, che è caldeo, come attesta proprio un ebreo,Flavio Giuseppe. Sappiamo che prese dai babilonesi perfino il nome degli angeli; infine, che chiamò Dio, comeavevano fatto i fenici, con i nomi di Elohim o Eloah, Adonài, Jehovah o Jao.

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