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Cartesio - Discorso Sul Metodo

Cartesio - Discorso Sul Metodo

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R
ENÉ
D
ESCARTES
D
ISCORSOSUL METODO
PER BEN GUIDARELA PROPRIA RAGIONEE CERCARE LA VERITÀNELLE SCIENZE
T
RADUZIONE A CURA DI
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ILVIA
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APPELLINICONDOTTA SUL TESTO ORIGINALE FRANCESE
 
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ISCORSO SUL METODO
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Se questo discorso sembra troppo lungo per essere letto tutto in una volta, lo si potrà dividere in seiparti. Nella prima, troveremo diverse considerazioni relative alle scienze. Nella seconda, le principali re-gole del metodo che l’autore ha cercato. Nella terza, alcune regole della morale che ha ricavato da que-sto metodo. Nella quarta, le ragioni con cui egli prova l’esistenza di Dio e dell’anima umana, che sono ifondamenti della metafisica. Nella quinta, l’ordine dei problemi di fisica che egli ha affrontato e in parti-colare la spiegazione del movimento del cuore e di alcune difficoltà della medicina, e pure la differenzache vi è tra la nostra anima e quella delle bestie. Nell’ultima, le cose che egli ritiene necessarie per pro-gredire nello studio della natura più di quanto si è fatto fin qui e le ragioni che l’hanno indotto a scrivere.
PRIMA PARTE
Il buon senso è la cosa meglio ripartita nel mondo. Dato che ognuno pensa di esserne così ben for-nito, anche coloro che sono i più difficili da accontentare in qualsiasi altra cosa, non hanno l’abitudinedi desiderarne più di quanto non ne abbiano.Né è verosimile che su questo tutti si sbaglino; piuttosto ciò testimonia che la capacità di ben giudi-care e di distinguere il vero dal falso, che è propriamente ciò che chiamiamo il buon senso, o la ragio-ne, è per natura uguale presso tutti gli uomini. E così la diversità delle nostre opinioni non viene dal fat-to che gli uni sono più ragionevoli degli altri, ma solamente dal fatto che noi governiamo i nostri pensieriin modi diversi e non consideriamo le stesse cose.Perché non basta avere un buon ingegno, ma è fondamentale applicarlo bene. Le anime maggiori so-no capaci di vizi maggiori come di virtù maggiori; e coloro che seguono sempre la retta via, anche quan-do camminano in modo lentissimo possono andare molto più avanti di coloro che corrono e che s’al-lontanano da essa.Per quanto mi concerne non ho mai presunto che il mio ingegno fosse più perfetto in nulla di quellocomune: anzi ho spesso desiderato d’avere un pensiero altrettanto rapido, o l’immaginazione altrettan-to netta e distinta, o la memoria altrettanto ampia, o altrettanto pronta, di altri. E non conosco altre qua-lità, oltre a queste, che servano alla perfezione dello spirito: infatti, per quanto riguarda la ragione, obuon senso, poiché è l’unica cosa che ci rende uomini e ci distingue dalle bestie, voglio credere cheessa sia tutta intera in ciascuno e seguire in ciò l’opinione comune dei filosofi, i quali dicono che il piùe il meno è solo negli accidenti - e non tra le forme o nature degli individui d’una stessa specie.Ma non esiterei a dichiarare che penso d’avere avuto molta fortuna nell’essermi ritrovato, sin dalla miagiovinezza, in alcune vie che m’hanno condotto a considerazioni e massime da cui ho formato un me-todo, attraverso il quale mi sembra d’avere un mezzo per aumentare per gradi la mia conoscenza e dielevarla poco a poco al punto massimo a cui la mediocrità del mio spirito e la breve durata della mia vi-ta possano permettermi di giungere.E ne ho già raccolto tali frutti che, per quanto nel giudicare me stesso mi sforzi sempre di propende-re verso la diffidenza piuttosto che verso la presunzione, e per quanto, guardando con occhio di filosofole diverse azioni e imprese degli uomini, non ve ne sia quasi alcuna che non mi sembri vana e inutile,non posso fare a meno di ricevere estrema soddisfazione dal progresso che penso d’avere già fatto nel-la ricerca della verità e di nutrire tali speranze per l’avvenire che, se tra le occupazioni degli uomini - co-me semplici uomini - ve ne è qualcuna che sia effettivamente buona e importante, oso credere che siaproprio quella che ho scelto.Tuttavia può darsi che mi sbagli. E forse ciò che io prendo per oro e diamanti è solo un po’ di rame evetro. So quanto siamo soggetti a ingannarci su ciò che ci tocca e quanto ci debbano sembrare sospettianche i giudizi dei nostri amici quando sono in nostro favore. Ma sarò ben lieto di mostrare in questo di-scorso quali sono i percorsi che ho seguito e di rappresentarvi la mia vita come un quadro, affinchéognuno possa giudicare e affinché - apprendendo dalle opinioni comuni ciò che gli altri ne pensano -trovi in questo un nuovo mezzo per istruirmi che aggiungerò a quelli di cui mi servo abitualmente.Così il mio progetto non è di insegnare qui il metodo che ciascuno deve seguire per ben condurre lapropria ragione, ma solo di mostrare in quale modo ho cercato di condurre la mia. Coloro che presu-mono di dare dei precetti ad altri devono ritenersi più abili di loro e, se mancano in cose minime, sonoda biasimare.. Ma proponendo questo scritto come una storia o - se preferite - come una favola nellaquale, tra alcuni esempi che si possono imitare, se ne troveranno forse diversi altri che si riterrà di nonseguire, spero che esso sarà utile a qualcuno, senza nuocere a nessuno, e che tutti mi saranno gratiper la mia franchezza.Sono stato istruito nelle lettere sin dalla fanciullezza e poiché fui persuaso che per mezzo loro si po-teva acquisire una conoscenza chiara e certa di tutto ciò che è utile per la vita, avevo un desiderio estre-
 
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ISCORSO SUL METODO
mo di impararle. Ma quando ebbi terminato quel corso di studi alla fine del quale si è soliti essere an-noverati tra i dotti, cambiai opinione completamente. Infatti mi trovai sotto il peso di tanti dubbi ed erro-ri che mi sembrava di non aver tratto altro profitto - cercando di istruirmi - che lo scoprire sempre più lamia ignoranza. Eppure ero in una delle più celebri scuole d’Europa, dove pensavo si dovessero trovareuomini sapienti, se mai ce ne dovesse essere alcuno sulla terra!Là avevo appreso tutto ciò che gli altri vi apprendevano, e pur non essendomi accontentato dellescienze che ci insegnavano, avevo scorso tutti i libri che trattavano quelle considerate più curiose e piùrare e che mi erano capitati in mano. Con ciò, io conoscevo i giudizi che gli altri esprimevano su di mee non mi sembrava affatto che mi stimassero inferiore ai miei compagni, sebbene ce ne fossero già traloro alcuni destinati a prendere il posto dei nostri maestri. E infine il nostro secolo mi sembrava fiorentee fertile di buoni ingegni quanto i precedenti. Ciò mi faceva prendere la libertà di giudicare da me stes-so tutti gli altri e di pensare che non vi fosse alcuna dottrina al mondo che fosse quale in precedenzami avevano fatto sperare.Tuttavia non trascurai gli esercizi a cui ci si applica nelle scuole. Sapevo che le lingue che vi si ap-prendono sono necessarie per l’intelligenza dei libri antichi, che la leggiadria delle favole risveglia lo spi-rito, che le azioni memorabili della storia lo elevano, e che - lette con discrezione - esse aiutano a for-mare la capacità di giudizio; che la lettura di buoni libri è come una conversazione con le migliori per-sonalità del passato che ne sono stati gli autori, e una conversazione ben ponderata, nella quale essi cirivelano solo i loro migliori pensieri; che l’eloquenza ha una forza e una bellezza incomparabili; che lapoesia ha una delicatezza e una dolcezza che rapiscono, che le scienze matematiche hanno invenzio-ni assai sottili e che possono fare molto sia per soddisfare i curiosi sia per agevolare tutte le arti e dimi-nuire il lavoro dell’uomo; che gli scritti che trattano dei costumi contengono diversi utilissimi insegna-menti ed esortazioni alla virtù; che la teologia insegna come guadagnarsi il cielo; che la filosofia dà mo-do di parlare in modo verosimile di qualsiasi cosa e di farsi ammirare dai meno sapienti; che la giuri-sprudenza, la medicina e le altre scienze procurano onore e ricchezza a coloro che le coltivano; e infi-ne che è bene esaminarle tutte, anche le più superstiziose e false, per conoscere il loro giusto valore enon essere da loro ingannati.Ma io credevo di aver già dedicato abbastanza tempo alle lingue, e pure alla lettura dei libri antichi ealle loro storie, e alle loro favole. Infatti conversare con uomini di altri secoli è quasi come viaggiare. Ègiusto sapere qualcosa dei costumi dei diversi popoli, allo scopo di giudicare i nostri più correttamentee di non pensare che tutto ciò che va contro i nostri costumi sia ridicolo e contro ragione, come sonosoliti fare quelli che non hanno visto nulla; ma quando si impiega troppo tempo a viaggiare, alla fine sidiviene stranieri nel proprio paese. E quando si è troppo curiosi riguardo le cose che si praticavano neisecoli passati, si resta di solito molto ignoranti di quelle praticate in quello corrente.Inoltre, le favole fanno immaginare come possibili diversi eventi che non lo sono affatto e persino lestorie più fedeli, se non cambiano né aumentano il valore delle cose per renderle più degne d’esserelette, omettono comunque - quasi sempre - le circostanze più volgari e meno illustri. Da ciò consegueche il resto non appare com’è, e coloro che si ispirano agli esempi che ne traggono, sono soggetti acadere nelle stravaganze dei paladini dei nostri romanzi e a concepire progetti che superano le loroforze.Stimavo grandemente l’eloquenza ed ero innamorato della poesia, ma pensavo che l’una e l’altra fos-sero doni dello spirito, piuttosto che frutti dello studio. Chi possiede maggior forza di ragionamento e saordinare meglio i propri pensieri allo scopo di renderli chiari e intelligibili, è sempre più capace di per-suadere sul proprio punto di vista, anche se parla solo il basso bretone e non abbia mai studiato retori-ca. E chi sa inventare le cose più piacevoli e le sa esprimere con più ornamenti e dolcezza sarebbesempre il miglior poeta, anche se l’arte poetica gli fosse ignota.Mi piaceva soprattutto la matematica, per la certezza e l’evidenza dei suoi ragionamenti, ma non necoglievo ancora l’autentica funzione e, pensando che servisse solo alle arti meccaniche, mi stupivo dicome, pur essendo i suoi fondamenti così fermi e solidi, non vi avessero costruito sopra niente di piùelevato. Al contrario, paragonavo gli scritti degli antichi pagani che trattavano dei costumi, a palazzi as-sai superbi e magnifici che erano costruiti su sabbia e fango: elevano in alto le virtù e le fanno sembra-re stimabili al di sopra di tutte le cose al mondo, ma non insegnano abbastanza a riconoscerle e spes-so ciò che denominano con un così bel nome è solo insensibilità, o orgoglio, o disperazione, o un par-ricidio.Avevo riverenza per la nostra teologia e pretendevo di guadagnare il paradiso come chiunque altro,ma, avendo appreso come cosa certissima che la strada non è meno aperta ai più ignoranti che ai piùdotti e che le verità rivelate che vi conducono sono al di sopra della nostra intelligenza, non avrei osa-to sottoporle ai miei deboli ragionamenti e pensavo che per tentare di esaminarle e per riuscirvi fossenecessario avere qualche assistenza straordinaria dal cielo ed essere più che un uomo.

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