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Sulle Linee Guida Riassunto

Sulle Linee Guida Riassunto

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06/16/2009

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Il percorso delle Linee Guida regionali per l'applicazione della L.194
Alla fine di luglio 2008 è trapelata dalla Regione Emilia Romagna la notizia che una“Cabina di Regia” composta dall'Assessore alla Sanità Bissoni e dagli assessori locali constessa mansione stava preparando il piano socio sanitario regionale. All'interno del pianosi andava delineando la bozza delle"Linee d'indirizzo per i piani di zona per la salute ed ilbenessere sociale per una piena applicazione della 194/78"
.
La discussione definitiva deldocumento si sarebbe tenuta il 9 Settembre per poi passare direttamente nelle mani dellagiunta Regionale.L'approvazione delle cosiddette “linee guida” non prevedono infatti nell'iter legislativo laconsultazione del consiglio Regionale.Cosa sono esattamente? Sono indicazioni della regione agli enti locali per la stesura deiprotocolli nei “piani di zona” sul percorso socio-sanitario da seguire nei casi di richiestaIVG e per la promozione alla maternità. Nei piani di zona si siedono le ASL, i Consultori, glienti locali e (già ora) associazioni di volontariato e non che intendono partecipare a questopercorso. L'allarme è subito circolato tra le donne, soprattutto quando sulSole 24 Ore del21 luglio2008 compare questo titolo: “Aborto: il caso Forlì fa scuola”. E di seguito: “Vincel'integrazione tra i servizi – Bissoni: «Un esperienza da replicare».IlPROTOCOLLO OPERATIVO PER IL MIGLIORAMENTO DEL PERCORSO IVG concordato nel Marzo 2004 tra AUSL di Forlì Comune di Forlì, Assessorato alle PoliticheSociali Consulta delle Famiglie del Comune di Forlì non si trova on line ma per vie traversegiunge nelle mani delle donne riunite a Bologna a luglio convocate dal Centro delle Donne.Si tratta di un primo incontro informale in cui si sceglie di leggere e analizzare i documenti“recuperati”. Il Protocollo di Forlì citato da Bissoni, salta subito agli occhi, dal punto di vistadella pubblicità e laicità del servizio sanitario pubblico e della libertà di scelta, del rispettodella privacy della donna è inaccettabile. Non rispetta la Legge 194: quando rinvia ladonna, che chiede ai Consultori l'IVG, ad un colloquio gestito da un assistente sociale,quando prevede un'indagine sulle motivazioni della scelta della donna, quando demandaal Privato sociale il compito di informare la donna sull'accesso alle risorse disponibili,quando obbliga la donna ad eseguire un'ecografia per validare l'età gestazionale,quandocrea una discriminazione tra le donne che si rivolgono direttamente ai Consultorio e ledonne che si rivolgono al loro medico di base o ginecologo privato. L'applicazione delprotocollo inoltre viene considerata un'eccellenza perché ha ottenuto la rinuncia di novedonne ad abortire, come se il compito della sanità pubblica fosse la “dissuasione” e non laprevenzione, e senza alcun dato sul destino delle donne “convinte” alla scelta dellamaternità.Il5 Settembre la Rete delle donne di Bolognaconvoca diverse realtà femminili efemministe da Bologna, Modena, Ravenna, Faenza al Centro delle Donne. Nasce in quellasede la richiesta di incontro con l'Assessore Bissoni, attraverso la stesura di diverselettere:una della Rete delle donne di Bologna, una di Usciamo dal Silenzio di Ravenna.Nel frattempo Associazione Orlando, l'UDI. Coordinamento Donne CGIL, preparano altridocumenti e richieste di udienza. In tutti i documenti si rivendica la necessità di allargarel'iter di approvazione delle Linee d'Indirizzo alle consigliere, alle assessore locali di parità ealle donne della società civile. Bissoni si convince e promette un'udienza ai movimenti.Sui giornali continuano dichiarazioni contradditorie dell'Assessoree deimovimenti cattolici,la voce delle donneresta invece censurata a lungo. Al Centro delle Donne si svolge unincontro pubbliconell'attesa di essere ricevute. La retedelle donne distribuisce in città 3000 volantini che recitano “No agli scambi politici sulcorpo delle donne”perchè la sensazione è comune a tutte, quando si parla di aborto lamediazione politica crea sempre dei “mostri”. E questo è un caso di mediazione tra “laici ecattolici”, riprendendo la definizione di volontariato incluso nel percorso di promozione allamaternità (“laico e cattolico” appunto) contenuta nelle Linee di'indirizzo.
 
Che cosa preoccupa e cosa non piace di queste Linee guida? Cosa contengono?Le assessore di parità convocate ottengono che il titolo delle Linee d'Indirizzo vengacambiato in "Linee di indirizzo per i piani di zona per la tutela sociale della maternità esull'interruzione volontaria della gravidanza", cioè la formulazione della Legge 194.Leconsigliere regionaliottengono che le Linee guida nazionali della Turco, allegate comeintegrazione alle linee guida regionali, restino allegate ma solo come documentazioneinformativa.Ledonne della CGIL chiedono, tra le altre cose, un piano di finanziamento ai Consultori,che ad oggi sopravvivono in difficoltà. Nelle Linee guida si parla infatti di lavoro dell'equipeconsultoriale (equipe da tempo di fatto smantellate nella maggior parte dei consultori) edell'aggiunta della figura dell'assistente sociale, come figura di raccordo tra percorsosanitario e percorso assistenziale (percorso, quest'ultimo che si avvale delle risorse delvolontariato).Quest'ultimo punto è il nodo che le donne dei movimenti considerano come il piùpericoloso.La lunga analisi delle Linee Guida Regionali ha portato le donne da Bissoni, infine,il 6Ottobre 2008 in una lunga udienza(dalle 9.30 alle 13.00). Presenti Udi di Bologna,Modena, Ravenna, Ferrara, Rete delle donne di Bologna, Usciamo dal Silenzio diRavenna, Coordinamento Donne per la 194 di Faenza.Condivise le critiche e le richieste. Le Linee di Indirizzo sulla Legge 194, sono tropposquilibrate. Si occupano quasi solamente della promozione della maternità nonostante ilpercorso IVG sia ostacolato di fatto da lunghi tempi di attesa, poca promozione dellaRU486, obiezione di coscienza “fasulla” dilagante. Inoltre la piena applicazione della 194significa spazio alla contraccezione e non alla dissuasione. Così le donne interpretano laprevenzione. Anche il percorso contraccettivo vive diverse problematiche che le linee diindirizzo dimenticano. Alti costi, poche informazioni, poche risorse per campagne estrutture informative e difficoltà di reperibilità della contraccezione d'emergenza a causadell'illegale obiezione di coscienza di farmacie.In Emilia Romagna non c’è emergenza interruzioni di gravidanza, neanche per leimmigrate. Il rischio di questa premessa teorica che permea le dichiarazioni di tutto ilmondo politico è il razzismo e lo stigma sul corpo delle donne migranti. L'aborto è unalibera scelta e non una colpa da espiare, come le associazioni di volontariatogeneralmente impegnate sulla legge 194 e che vorrebbero partecipare a questo percorsodichiarano e propagandano alle donne stesse. La collaborazione delle strutture pubblichecon i privati sociali deve essere regolata e trasparente, non può ripetersi l'esperienzaforlivese. La sanità deve essere pubblica e laica, mentre è chiaro come Linee di indirizzorispondano ad alcune pressioni del mondo cattolico. Le donne sono consapevoli dellerisorse necessarie alla promozione della maternità, ma non possono permettere chediventino mezzo per la propaganda antiabortista. Non si ritiene giusto inoltre che l'interamole di informazioni su questo tema venga catapultata sulle donne nel momento in cuiscelgono l'IVG. Deve essere chiaro che le informazioni vengono date se richiesteesplicitamente. Ove si parla della collaborazione con idonee formazioni sociali eassociazioni di volontariato si chiede che, a garanzia della gestione pubblica deiConsultori, debbano considerarsi soggetti esterni, che erogano servizi in accordo e dietroverifica dell'equipe consultoriale stessa sulla base del percorso individuale scelto dalla econ la donna.Si contesta fortemente questa parte:«Per la realizzazione degli interventi sociali eassistenziali, concordati con la donna sulla base del progetto personalizzato, [di tutte lerisorse, comprese] quelle messe a disposizione da parte delle formazioni sociali di base e

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