E credo sara’ una notte lungae scura
Di Luca Ducceschi(parte seconda)
4.
Due o tre giorni, secondo quello che erail tempo in quel luogo, passarono nelgiro di un’oretta. Non erano state apertealtre birre né fumate altre canne né dettealtre parole. Ognuno era immerso neipropri pensieri. Wolfman fece un altrotentativo con la radio.
While the sun is bright or in the darkest night…
Niente di nuovo. Rinunciò subito e fecetacere la voce di Mick Jagger.
Se non altro qui ascoltano buonamusica.
«Ho voglia di una sigaretta», disse a uncerto punto Fran, quasi parlando a séstessa. Sapeva che le uniche duesigarette a bordo erano state usate dallasorella per lo spinello.
Kirsten non le rispose, e nemmenoWolfman.«Siamo in tre», commentò Kirsten dopoqualche minuto fissando quel sole rossopompelmo che tramontava perl’ennesima volta «eppure nientecellulari né fumatori abituali. Davverostrano».Nessuno disse nulla. Il tempo passava.L’unico suono era il rombo nervoso delmotore costantemente su di giri,costretto da Kirsten a tenere una bassaandatura. A Wolfman ricordò unpurosangue ansioso di liberare le rediniper lanciarsi in una corsa sfrenata. PoiKirsten frenò, stavolta senza accostarené segnalarlo con le frecce di posizione.«Merda», disse.«Che succede?», chiese Wolfman.Lei non rispose e prese a frugare nelsuo zainetto che teneva a terra accantoal sedile, tra lei e la sorella. Wolfman cisi era seduto sopra saltando nel furgoneper fuggire al ragno. Quanto tempo erapassato? Meno di due ore, masembravano intere settimane. Forseerano vere entrambe le cose.Fran sghignazzò.«Questo, sorellona, nei film non accademai».«Fottiti», le rispose acida Kirsten.Aveva in mano un assorbente, eWolfman capì.«Da adesso guidi tu, prof», gli disseprima di scendere. «Siediti davanti enon spiarmi mentre mi cambio. Maguardatevi intorno che non arriviqualcosa…»Lui arrossì come un bambino. Si miseal volante.
Qualcosa
, aveva detto la ragazza. Non
qualcuno
.Ancora una volta il professore dovettedarle ragione. Mentre regolava laposizione degli specchietti retrovisoriintuì senza volerlo un movimento diKirsten, e distolse subito lo sguardo.Fran non si accorse di nulla.
E’ la prima volta che vedo una donnaintenta a cambiarsi l’assorbente
, pensòWolfman. La cosa riuscì a strappargliun mezzo sorriso.
Questa è proprio lagiornata delle grandi novità. Evviva.
Poi Kirsten salì dal portellone laterale esi sdraiò a terra. Fuori era ancora buio.
«Ho sonno», annunciò. «E sono stanca,non sto bene».«Possiamo fare una pausa per dormire»,propose Wolfman.«Qualcuno di noi deve sempre rimaneresveglio», disse Kirsten. «Al buioqualunque cosa potrebbe avvicinarsisino a pochi metri. Questa luna non faluce».«Facciamo a turno», rispose Fran. «Eteniamo accesi i fari del furgone».
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