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Gennaio

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Gennaio 2007
MENSILE DI LIBERO PENSIERO-GENNAIO n.11 2007-STAMPA IN PROPRIO-Chiuso: 24/01/2007
Jonathan Livingston
I soliti
sospetti
editoriale
2
Gennaio 2007
2

Buoni o cattivi non \u00e8 la \ufb01ne
prima c\u2019\u00e8 il giusto o sbagliato
da sopportare (Vasco Rossi)

In questo edit. avrei voluto parlare di quella meravigliosa giornata passata in occasione del pranzo con gli anziani, ma mi tocca fare altro: mettere i puntini sulle I. Il Pre- sidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo discorso di \ufb01ne anno agli italiani ha espresso, tra le al- tre cose, l\u2019auspicio di un riavvicinamento alla politica. \u00abA chi mi ascolta, e a tutti gli italiani, vorrei dire: non allontanatevi dalla politica. Partecipatevi in tutti i modi possibili, portatevi forze e idee pi\u00f9 giovani. Contribuite a rinnovarla, a migliorarla culturalmente e moralmente. Lessi molti anni fa e non ho mai dimenticato le parole della lettera che un condannato a morte della Resisten- za, un giovane di 19 anni, scrisse alla madre: ci hanno fatto credere che \u2018la politica e\u2019 sporcizi\u00e0 o \u00e8 \u2018lavoro di specialisti\u2019, e invece \u2018la cosa pubblica siamo noi stessi\u2019.\u00bb E ancora \u00abnon ci si pu\u00f2 rinchiudere nel proprio orizzon- te personale e privato, solo dalla politica possono veni- re le scelte generali di cui ha bisogno la collettivit\u00e0, e la partecipazione dei cittadini \u00e8 indispensabile af\ufb01nch\u00e9 quelle scelte corrispondano al bene comune.\u00bb Facciamo un salto indietro nel 340 A.C. circa. Fu allora cheAri-

stotele de\ufb01n\u00ec l\u2019uomo come z\u00f2on politik\u00f2n, che, tradotto

letteralmente, signi\ufb01ca \u201canimale politico\u201d. Questo \u00e8 un termine essenziale, poich\u00e9 ne \u00e8 derivata una cosa tanto importante come la politica. Politica \u00e8, in questo caso, la traduzione, o meglio la traslitterazione di un aggettivo greco: politik\u00e8. Techne politik\u00e8 \u00e8 la politica, \u00e8 la teoria dellapolis, e la polis era ovviamente, per i greci, uno spazio reale, un luogo, un topos, una realt\u00e0 nella quale s\u00ec viveva e si esisteva. Ma, oltre ad esprimere questo con- cetto di realt\u00e0 storica, di realt\u00e0 \ufb01sica nella quale si abita, polis signi\ufb01cava anche \u201creticolo\u201d: un sistema di relazio- ni fra gli uomini, una forma di organizzazione della vita degli individui che risiedevano in un certo territorio, che calcavano quel territorio, quella polis, quella citt\u00e0. Non \u00e8 strano quindi che Aristotele abbia de\ufb01nito l\u2019uomo, in modo cos\u00ec radicale e deciso, come z\u00f2on politik\u00f2n, come animale politico. Un animale esattamente uguale a tutti gli altri animali. Un mammifero che respira, che digeri- sce, che vede, che sente, che \u00e8 dotato di sensibilit\u00e0 esat- tamente come qualsiasi altro mammifero. Ma con una differenza essenziale: che deve vivere insieme ad altri, deve vivere in comunit\u00e0. E\u2019 vero che ci sono altri animali - e Aristotele lo rammenta nel medesimo contesto della politica - che vivono in comunit\u00e0, ma il modo di vivere in comunit\u00e0 di questi animali \u00e8 un modo gregario - dice

Aristotele - mentre l\u2019uomo non vive gregariamente in comunit\u00e0, bens\u00ec costruisce la sua comunit\u00e0, costruisce il suo sistema di relazioni per organizzare gerarchicamente o in condizioni di eguaglianza i suoi rapporti con gli altri. E\u2019 perci\u00f2 importante, in questo senso, ricordare che Ari- stotele, nella stessa pagina in cui de\ufb01nisce l\u2019uomo come animale politico, come animale che vive in una polis e deve organizzare il suo modo di vivere, lo de\ufb01nisce an- che come z\u00f2on l\u00f2gon \u00e8chon, che signi\ufb01ca, traducendo alla lettera, \u201canimale dotato di parola\u201d, o per meglio dire: \u201canimale dotato di l\u00f2gos\u201d. Ora, ritornando a noi, ma tenendo a mente quello che si \u00e8 appena detto, si capisce bene come un\u2019 Associazione Culturale non potrebbe fare a meno di occuparsi di politica nemmeno barricandosi in una stanza, per il semplice fatto che Cultura e Politica coincidono. Anche la poesia, per esempio, che ad uno sguardo super\ufb01ciale parrebbe non avere nulla a che fare con la sfera politica, in realt\u00e0 vi \u00e8 strettamente correlata:

Pasolini lo spieg\u00f2 benessimo in un articolo su Vie Nuove:

\u00abCos\u00ec in modo sia pure indiretto o addirittura pappagal- lesco, il lettore borghese di media cultura, ha assorbito l\u2019idea tipica del Novecento decadentistico e idealistico, cio\u00e8 che la poesia \u00e8 autonoma, che la poesia \u00e8 la Poesia, fuori da ogni immediatezza e utilit\u00e0 e praticit\u00e0: non solo, ma addirittura fuori dalla storia. Cibo squisito per squisiti commensali non tocchi dall\u2019evolversi terreno delle cose. Quindi l\u2019insegnamento tratto da un\u2019 opera d\u2019arte, risul- ta un insegnamento puramente verbale, che si esaurisce nel piacere della lettura. Ogni possibilit\u00e0 d\u2019insegnamento vero \u00e8 esclusa: se l\u2019unica cosa da imparare nella poesia \u00e8 la Poesia.\u00bb Ma scendiamo ancora nel dettaglio. Salvato- re nel numero precedente di J.L. dice, in versi:

Spinti a volare piano
Consumiamo il tempo a
piccole dosi,
e io continuo a rubare
alla notte
il tempo del giorno
\ufb01nito.
A pensare se\u2026
tra\ufb01tti di rabbia\u2026
la luce
non passa

Nei primi versi (che non ho riportato) emerge l\u2019immagi- ne di una bellezza suprema, diamantina, quasi insoppor- tabile a cui \u00e8 contrapposta una vita consumata

3
3

a \u201cpiccole dosi\u201d. E i versi che seguono sono permeati dallo stesso senso si debolezza e scoraggiato trascorrere del tempo che si pu\u00f2 provare vivendo in un piccolo e periferico paese come il nostro. Non a caso il titolo della poesia \u00e8N e u t ro. Eccoci a parlare di societ\u00e0 e politica. I modi per capire come le due regioni siano sovrapponi- bili sono molteplici \u2013cinema,pittura,saggistica- e se noi ci permettiamo di dire la nostra su opere edili, architet- toniche e urbane \u00e8 perch\u00e9 anche questa \u00e8 cultura. Basti pensare che nelle universit\u00e0 ci sono Facolt\u00e0 comeCon-

servazione dei beni culturalied Economia dell\u2019ambien-
te e del territorio. Nei giorni precedenti, il nostro Sinda-

co, un po\u2019 adirato, ha bacchettato la presidente Albatros per l\u2019imprudenza di esserci occupati di Politica quando l\u2019 associazione si presenta come culturale. Mi auguro, dopo questa ri\ufb02essione, che trover\u00e0 modo di essere ul- teriormente discussa e approfondita nell\u2019 incontro con le Istituzioni \ufb01ssato per il 17 Febbraio, che l\u2019ira lasci il pas- so alla discussione e al ragionamento. Non mi stanche- r\u00f2 mai di dirlo: il Sindaco, che rispettiamo fortemente, non vuole essere il nostro esclusivo e preferito bersaglio come qualcuno vuol far credere: siamo in democrazia; c\u2019\u00e8 un Sindaco e una cerchia di Assessori, ognuno con le sue richieste e priorit\u00e0 particolari. Ogni scelta \u00e8 il risul- tato di un complesso lavoro collettivo: sappiamo quanto \u00e8 problematico e dif\ufb01cile il congegno democratico. Le nostre disapprovazioni non si spingeranno mai sul piano personale, ma loro obiettivo sar\u00e0 sempre l\u2019operato politi- co complessivo. Non siamo struzzi, cio\u00e8 a-politici: l\u2019as- sociazione \u00e8 APARTITICA, perch\u00e9 a-politica, l\u2019ho gi\u00e0 spiegato, non potrebbe mai esserlo. Questo signi\ufb01ca che:

1) non siamo schierati con nessun partito
2) non faremo campagna elettorale per nessuno.

3) esprimiamo ed esprimeremo il nostro parere sul- l\u2019operato di chi ci amministra, sia esso un soggetto di destra centro o sinistra. Applaudendo o criticando se ne necessario. Purtroppo, rispetto all\u2019attuale ammi-

nistrazione, non abbiamo avuto quasi mai occasione di applaudire. O forse, abbiamo osservato in maniera di- storta. Su questo non possiamo farci nulla, nessuno \u00e8 perfetto; dovrebbero essere coloro a cui il nostro metro

di giudizio non va a genio a dirci:\u00abehi, guarda che le

cose stanno in un altro modo, ora ti spiego\u2026\u00bb. In altre parole: c\u2019\u00e8 libert\u00e0 di stampa e d\u2019opinione? Sono queste pagine di libero pensiero? E allora, perch\u00e9 non dovrebbe essere lecito denunciare lo stato di rigor mortis in cui siamo esiliati e di fronte al quale l\u2019 unico atto di resisten- za, anche questo poco vitale, \u00e8 uno sconsolato stringersi nelle spalle, senza neppure il minimo (ma vero) tentativo di rallentare il processo di decomposizione sociale? Sto parlando del Lavoro(che manca). Dovremmo essere tutti stu\ufb01 di veder sparpagliarsi per il mondo le nostre persone

pi\u00f9 care. (Lo so bene, non \u00e8 un\u2019 inezia, ma sollecitiamo i nostri rappresentanti ad impegnarsi con pi\u00f9 decisione e seriet\u00e0!) Poi, perch\u00e9 non dovrei indignarmi se di anno in anno il paese viene imbastardito a forza di cemen- to senza rispettare i criteri estetici basilari? E che dire di un\u2019 opera che evidentemente \u00e8 pleonastica e che tra l\u2019altro ha un impatto ambientale brutale?E gli episodi di negligenza e trascuratezza come un palco comunale ab- bandonato alle intemperie invernali? E ancora: bisogna davvero adeguarsi o reagire di fronte ad un ente come la ProItalia che non sa dove stia di casa non tanto la merito- crazia, ma nemmeno la democrazia e la legalita? Perch\u00e9 non dovrei indignarmi se data la fortuna di possedere un sito archeologico importante come l\u2019Abbazia di Coraz- zo, non solo non ci si muove per valorizzarlo, ma tutto quello che si riesce a fare \u00e8 costruirci a un centinaio di metri un campetto da tennis? E in\ufb01ne, bisogna restare in sielenzio se un Associazione come l\u2019Abatros che ha dimostrato ampiamente e in vario modo di essere valida e propositiva, non pu\u00f2 usufruire di una sede pubblica e non riesce a ottenere neanche uno spicciolo per inizia- tive che coinvolgono la comunit\u00e0? Si tratta di questioni diverse, dolenti e annose, di cui l\u2019amministrazione at- tuale non \u00e8, ovviamente, l\u2019unica responsabile. Se solle- viamo queste problematiche, \u00e8 perch\u00e9 siamo cittadini e abbiamo il diritto-dovere di farlo e chi governa dovrebbe essere al nostro servizio, o almeno dovrebbe ascoltare con attenzione il disagio di certe situazioni. D\u2019altronde, lo facciamo esclusivamente per amore, quello che ci lega a Carlopoli; non abbiamo mai intascato nulla, anzi! (Inoltre, il proverbio dice: \u201cchi tace acconsente.\u201d Se sap- piamo che qualcosa non va, ma non la denunciamo, ci rendiamo per forza di cose complici.) E invece trovo sconcertante la mancanza di reazione. E questo silenzio d\u2019argomenti posso giusti\ufb01carlo desumendo alcune ipote- si: la carenza di elementi concreti e signi\ufb01cativi da parte degli interlocutori, un misconoscimento della democra- zia, oppure, altra ipotesi: il ri\ufb01uto arrogate o vigliacco di prenderci in considerazione. Nonostante tutto tento di rimanere \ufb01ducioso. Sarebbe un piacere enorme se le per- sone in disaccordo avessero quel minimo di buon senso da scrivere su queste pagine o da venirne a parlare alle nostre riunioni. Non \u00e8 un invito allo scontro, \u00e8 solo l\u2019uni- co modo di capire se si \u00e8 in errore e dove. Insomma, il concetto di rete sociale di cui ha parlato anche Angelina nello scorso numero, per cui \u201cnoi siamo attraverso gli altri\u201d. Soltanto ascoltando pi\u00f9 voci e pareri si \u00e8 in grado di capire e capirsi meglio. Confrontiamoci, discutiamone anche duramente: dei soliti sospetti non sappiamo che farcene.

TOMMASO CALIGIURI

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