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Jonathan Livingston Febbraio-Marzo

Jonathan Livingston Febbraio-Marzo

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05/09/2014

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Mensile di libero pensiero
VOLI IMPREVEDIBILI ED ASCESE VELOCISSIME- DA UN ANGOLO BUIO - A MENTE FREDDA - MA CHI L\u2019AVREBBE DETTO- MS
JONATHAN LIVINGSTON
Metamorfosi
E
2
www.myspace.com/associazionealbatros
w w w .m y s p a c e .c o m / a s s o c ia z io n e a lb a t r o s
POLITICA E SOCIETA\u2019
EDITORIALE
di TOMMASO CALIGIURI
\u2019 la scena in cui il presentatore
in frac sul palco del teatro dice:

\u00abUna tromba con sordina.\u00bb E da una fonte non precisata giunge il suono di una tromba con sordina. Si apre il sipario e fa il suo ingresso un uomo in bianco che suona una tromba con sordina, e cos\u00ec la mu- sica sembrerebbe arrivare proprio da quella tromba, se non fosse che qualche minuto dopo il \u201ctrombetti- sta\u201d allontana le dita dallo strumento e il suono di una tromba con sordi- na \u00e8 ancora nell\u2019aria. Il presentatore dice: \u00abE\u2019 tutto registrato. No hai ban-

da!!! E\u2019 tutto un nastro.\u00bb \u00abIl n\u2019y a pas d\u2019

orchestr\u00e0! E\u2019 solo un\u2019illusione\u00bb Sta tutto qui se voglia- mo il (non)senso diM ulholland D rive di David Lynch. Un (meta)\ufb01lm che trascina lo spettatore in una serie stranissima di eventi ingannandolo sino alla \ufb01ne su una loro presunta relazione logica. Nel \ufb01lm succe- deno cose come: personaggi che nelle prime scene vengono mostrati come protagonisti scompaiono per riapparire alla \ufb01ne, attori che improvvisamente si scambiano il ruolo, vicende in sospeso a cui alludo- no personaggi che si suppone estranei, confusioni di nomi, di sagome, di luoghi, personaggi che recitano il copione per interpretare personaggi di un altro \ufb01lm, dialoghi che si perdono in digressioni (in)utili\u2026 Poi la scena del teatro in cui il presentatore in frac evo- ca il suono di strumenti che non appaiono, o che ap- paiono per rivelarsi immediatamente simulacri. \u00abIl n\u2019y a pas d\u2019 orchestr\u00e0!!! E\u2019 solo un\u2019illusione\u00bb Lo spettato- re (ingenuo?) tenta di riportare a coerenza la fabula riempiendo i vuoti con la creazione di mondi narra- tivi incompatibili tra loro. Si tratta forse di una s\ufb01da? Ordire una trama dove trama non c\u2019\u00e8. Orchestrazione \u00e8 anche quella che proclama da qui a qualche anno la \ufb01ne del mondo a causa degli stravolgimenti climatici? Oppure a ingannarci sono coloro che sostengono che i cambiamenti climatici siano fenomeno naturalissi- mo, ripetizione ciclica? \u00abTerrorismo climatico\u00bb o \u00abci- nico capitalismo\u00bb? Realt\u00e0 o illusione? Da che parte il bene, da quale il male? Basta aprire la \ufb01nestra? La tv \u00e8 lo specchio della realt\u00e0? Ri\ufb02esso limpido o distorto? O \u00e8 la realt\u00e0 ad essere alterata dalla tv? Impegnati nel tentativo di rintracciare nessi, relazioni, a non confon- dere cause con effetti: ci accorgiamo che ogni segno

rimanda ad altro e questo altro rimanda a qualcos\u2019al- tro ancora. Strano come si arrivi a conclusioni simili seguendo percorsi molto diversi. O a conclusioni di- vergenti partendo dallo stesso punto. Il dibattito te- nutosi giorno 17 Febbraio sul rapporto tra Istituzioni e Associazioni \u00e8 stato anche questo.Mar x, citato dal Preside dell\u2019Istituto Comprensivo G. Da FioreAngelo

Falbo in uno dei suoi diversi interventi sempre chia-

ri anche se molto articolati, ha detto \u00abI \ufb01loso\ufb01 hanno solo interpretato il mondo in modi diversi, si tratta per\u00f2 di cambiarlo\u00bb. Forse la mia generazione ha poca familiarit\u00e0 con il marxismo; pi\u00f9 probabile che abbia letto inveceCalvino: \u00abL\u2019inferno dei viventi non \u00e8 qual- cosa che sar\u00e0; se ce n\u2019\u00e8 uno, \u00e8 quello che \u00e8 gi\u00e0 qui, l\u2019in- ferno che abitiamo tutti i giorni, che forniamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l\u2019inferno e diventarne parte \ufb01no al punto di non vederlo pi\u00f9. Il secondo \u00e8 rischioso ed esige attenzione e apprendimento con- tinui : cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all\u2019inferno, non \u00e8 inferno, e farlo durare, e dargli spa- zio\u00bb Strano come il SindacoFranco Talarico, che per certi versi mi ha ricordato il presentatore evocante gli strumenti dell\u2019orchestra (ir)reale, e per tale moti- vo degno d\u2019ammirazione, (nel senso della caparbiet\u00e0 di chi \u00e8 \u201cabbandonato\u201d a s\u00e9 da coloro che in quanto membri della stessa istituzione dovrebbero essergli pi\u00f9 vicini) abbia confutato nettamente quello che (ci) sembrava dato oggettivo: episodi di cattiva ammini- strazione. (\u00abIl n\u2019y a pas d\u2019 orchestr\u00e0!!! E\u2019 solo un\u2019illusio- ne\u00bb) Particolare per\u00f2 l\u2019idea per cui visionando le car- te uf\ufb01ciali, uno scempio( per me e tutti coloro che la vedono come me) dovrebbe smettere di essere tale.

DAVID LYNCH
3

Come se gli alberi abbattuti e il cemento non rima- nessero l\u00e0 a darne brutale testimonianza. Proveremo comunque a seguire il consiglio. Proveremo, come ci \u00e8 stato invitato dallo stesso Sindaco e anche dal Capi- tano della Compagnia dei Carabinieri, Enrico Pigozzo che tra l\u2019altro ha ricordato che le Istituzioni dovreb- bero sempre agire in modo da essere d\u2019esempio, proveremo a rafforzare la nostra onest\u00e0 intellettuale. Non parlo di \u201cobbiettivit\u00e0\u201d, termine che non mi \u00e8 mai piaciuto e che tanto meno credo possa concretizzar- si. Esistono infatti punti di vista pi\u00f9 o meno diversi e pi\u00f9 o meno conciliabili. Ci impegneremo ad essere pi\u00f9 sensibili alle prospettive che differiscono dalla nostra. Dunque ancora materiale su cui (ri)tornare a ri\ufb02ettere: evidenze o abbagli? Assenze: seggioline troppo vuo- te. Il cane che si morde la coda. (L\u2019assenza della prova non \u00e8 la prova dell\u2019assenza!) Se alcuni concetti han- no trovato conferma, da questo dibattito sono sorte altre perplessit\u00e0. Forse si presenta con questi sintomi, accompagnato allo stesso tempo da nuova consape- volezza e confusione, lo stato diMetamor fosi: nella sua silogra\ufb01aE scher \u201cpartendo da una forma geometrica modulare, ottiene crescita ed evoluzione della forma stessa ponendo in sequenzialit\u00e0 determinate varianti \u201cintelligenti\u201d sul modulo di base in modo che venga- no mantenute le caratteristiche forti dei dati di base e venga assicurata, attraverso una successione coe- rente e additiva di stimoli percettivi, la comprensione del messaggio visivo\u201d (Manuale della comunicazione; Gensini, Cimatti)Non che le intenzioni soggiacenti al nostro lavoro fossero tanto diversi da quelli attuali, ma nei primi numeri di J.L. eravamo timorosi della parola \u201cpolitica\u201d. Acquisizione preziosa a cui a mio parere do- vremmo accompagnare quella che rappresenta la no- stra risorsa maggiore: la Creativit\u00e0. Il semiologoJurij

Lotmanha equiparato la cultura alla biosfera, cio\u00e8 il

sistema interagente di tutti gli organismi viventi, e usa il terminesemiosfera:un grande conglomerato di sottoinsiemi culturali che vivono separati, oppure si compenetrano, o entrano in relazione reciproca modi- \ufb01candosi, a volte addirittura \u201cesplodendo\u201d nell\u2019impatto reciproco e quindi riorganizzandosi come se fossero organismi viventi. Credo sia un bel paradigma per de- scrivere l\u2019avventura (creativa) di queste due anni di vita insieme che ha avuto la sua fase climax proprio nell\u2019incontro con le Istituzioni. Forse tutto \u00e8 comincia- to da una situazione di meraviglia da cui sono scaturi- te delle domande.

Un po\u2019 come i bambini che con stupore \ufb01loso\ufb01co chie- dono ragione per ogni cosa che appaia davanti a i loro occhi, fosse anche un semplice \ufb01ore. QuindiFiloso\ufb01a (parola che ci \u00e8 tanto cara!): amore per il sapere: scam- bio dialettico, nascita e messa in discussione del senso:

Jonathan Livingston ne \u00e8 un esempio lampante. L\u2019idea era di mettere in moto un \ufb02usso di pensiero che po- tesse dare un po\u2019 di respiro alle nostre esistenze; una ri\ufb02essione che si muovesse lungo due assi parallele:1) realt\u00e0 moderna, quindi societ\u00e0 dell\u2019ultra-capitale e del- la comunicazione;2) realt\u00e0 quotidiana, ovvero il luogo pi\u00f9 prossimo alle nostre vite. I dubbi e le domande che ci siamo posti da un anno a questa parte ci hanno fatto crescere, portandoci gradualmente a essere pi\u00f9 consapevoli e a capire meglio cosa potevamo fare del- la nostra libert\u00e0. \u201cL\u2019uomo \u00e8 condannato a essere libero\u201d dicevaS ar tre. Condannato perch\u00e9 non ha creato se stesso, e tuttavia libero.

Perch\u00e9 quando viene buttato nel mondo, \u00e8 responsa- bile di tutto quello che fa. La nostra libert\u00e0 fa si, che per tutta la vita siamo condannati a scegliere. Non esistono n\u00e9 valori eterni n\u00e9 norme alle quali appel- larci: per questo \u00e8 ancora pi\u00f9 importantequale scelta facciamo, perch\u00e9 siamo totalmente responsabili delle nostre azioni. Possiamo dire che la societ\u00e0 \u00e8 (almeno in parte) il risultato delle nostre scelte. E le scelte de- rivano dalla nostra condizione. Tutto il nostro lavoro, certo ancora minimo ma che ci auguriamo di poter continuare nel migliore dei modi, si \u00e8 mosso verso l\u2019interpretazione della nostra condizione, \u00e8 passato at- traverso la ri\ufb02essione sociale servendosi dei mezzi del ragionamento e dell\u2019arte: cinema, musica, letteratura, poesia. L\u2019obbiettivo era individuare le radici di quelle chevive vamo come situazioni dif\ufb01cili e inappaganti, sia sul piano individuale che sociale.

Per ora ci fermiamo qui. Non si tratta di un addio ma
di un arrivederci.

Andiamo in vacanza.(Per qualche mese, ogni tanto occorre riposarsi: anche un piccolo giornale come J.L. richiede tanto lavoro!)

Ci sono tantissime cose di cui parlare, vorremmo farlo nel migliore dei modi e questa pausa servir\u00e0 a ritrovare le giuste energie. Vi siamo grati per averci seguito(nel bene e nel male) e sostenuto. Il nostro percorso as- sociativo prosegue comunque, a prescindere dagli strumenti (comunicativi) che decideremo di utilizza- re, ormai padroni di quella certezza che \u00e8 pi\u00f9 forte di qualsiasi dubbio e che pu\u00f2 essere bene riassunta da questa frase \u00abun pittore non smette di fare quadri

solo perch\u00e9 qualcuno gli ha detto che non \u00e8 un pit-
tore\u00bb Infatti al di l\u00e0 delleparole che si possono fare,

che come ha detto qualcuno (Valery?) \u201cstanno alle cose come le costellazioni alle stelle\u201d, a parte le de\ufb01ni- zioni che \u00e8 possibile limare, le teorie da (ri)formulare, occorre \ufb01darsi delle proprie percezioni.

(Segue a Pag. 20)

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