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Omero nel Baltico

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OMERO NEL BALTICO
di Felice VinciSin dai tempi
 
antichi la geografia omerica ha dato adito a problemi e perplessità: la coincidenza tra le città, le regioni, le isoledescritte, spesso con dovizia di dettagli, nell'Iliade e nell'Odissea ed i luoghi reali del mondo mediterraneo, con cui una tradizionemillenaria le ha sempre identificate, è spesso parziale, approssimativa e problematica, quando non luogo ad evidenticontraddizioni: ne troviamo vari esempi in Strabone, il quale tra l'altro si domanda perché mai l'isola di Faro, ubicata. propriodavanti al porto di Alessandria, da Omero venga invece inspiegabilmente collocata ad una giornata di navigazione dall'Egitto. Cosìl'ubicazione di Itaca, data dall'Odissea in termini molto puntuali - secondo Omero è la più occidentale di un arcipelago checomprende tre isole maggiori: Dulichio, Same e Zacinto - non trova alcuna corrispondenza nella realtà geografica dell'omonimaisola nel mar Ionio, ubicata a nord di Zacinto, ad est di Cefalonia e a sud di Leucade. E che dire del Peloponneso, descritto comeuna pianura in entrambi i poemi?Insomma la geografia omerica fa riferimento ad un contesto del quale conosciamo bene la toponomastica, ma che, nel contempo, seconfrontato con la realtà fisica del mondo greco, presenta incomprensibili anomalie, rese ancor 
 più
evidenti dalla loro stessacoerenza interna: ad esempio, quello "strano" Peloponneso appare pianeggiante non saltuariamente, ma sistematicamente, eDulichio, l'isola "Lunga" ("dolichòs" in greco) situata da Omero nei ressi di Itaca ma inesistente nel Mediterraneo, vienemenzionata più volte, anche nell'Iliade. Si configura in tal modo un universo sostanzialmente chiuso e inaccessibile, al di là diqualche parziale congruenza e nonostante la familiarità dei nomi, la quale rischia di diventare un elemento più fuorviante che utilealla soluzione del problema.Una possibile chiave per penetrare finalmente in questa singolare realtà geografica ce la fornisce Plutarco, il quale in una sua opera,il Defacie quae in orbe lunae apparet, fa un'affermazione sorprendente: l'isola Ogigia, dove la dea Calipso trattenne a lungo Ulisse prima di consentirgli il ritomo ad Itaca, è situata nell'Atlantico del nord, "a cinque giorni di navigazione dalla antenato''. Partendoda tale indicazione e seguendo la rotta verso est, indicata nel V libro dell'Odissea, percorsa da Ulisse dopo la sua partenza dall'isola(identificabile con una delle Fáróer, tra le quali si riscontra un nome curiosamente "grecheggiante": Mykines), si riesce subito alocalizzare la terra dei Feaci, la Scheria, sulla costa meridionale della Norvegia, in un'area in cui abbondano i reperti dell'età del bronzo. Qui, al momento dell'approdo di Ulisse nella terra dei Feaci, si verifica una sorta di "miracolo": il fiume (dove il giornosuccessivo il nostro eroe incontrerà Nausicaa) ad un. certo punto inverte il senso della corrente ed accoglie il naufrago all'internodella sua foce. Tale fenomeno, incomprensibile nel Mediterraneo, sembra attestare proprio una localizzazione nordatlantica, dove ineffetti l'alta marea produce la periodica inversione del flusso negli estuari (nel Tamigi la risalita dell'onda di marea, che favoriscel'ingresso delle navi nel porto, proprio come accade ad Ulisse, e di molti chilometri). Inoltre, nell'antica lingua nordica "skerja"significava "scoglio".,Da qui, con un viaggio relativamente breve il nostro eroe fu poi accompagnato ad Itaca, situata, secondo Omero, all'estremitàoccidentale di quell'arcipelago su cui il poeta ci fornisce tanti particolari, estremamente coerenti fra loro ma totalmenteincongruenti con le Isole lonie: ora, una serie di precisi riscontri consente di individuare nel Baltico meridionale un gruppo di isoledanesi che vi corrisponde in ogni dettaglio. Le principali infatti sono proprio tre: Langeland l'"isola Lunga": ecco svelato l'enigniadella misteriosa Dulichio),
 AEro
(la Same omerica, anch'essa collocata esattamente secondo le indicazioni dell'Odissea e Tásinge(l'antica Zacinto). L'ultima isola dell'arcipelago verso occidente, "là, verso la notte ora chiamata Lyo, e proprio l'Itaca di Ulisse:essa, a differenza della sua omonima greca, coincide in modo stupefacente con le indicazioni del poeta, non solo la posizione, maanche per le caratteristiche topografiche e morfologiche. E nel gruppo si ritrova persino l'isoletta "nello stretto fra Itaca e Same'',dove i pretendenti si appostarono per tendere 'agguato a Telemaco.Inoltre, ad oriente di Itaca e davanti a Dulichio giaceva una delle
 
regioni del Peloponneso, che a questo punto si identificafacilmente con la grande isola danese di SjwIland: ecco la vera "Isola di Pelope", nell'autentico significato del termine. IlPeloponneso greco invece, situato in posizione corrispondente nellEgeo, malgrado la sua denominazione non è un'isola: questacontraddizione, inspiegabile se non si ammette una trasposizione di nomi, è molto significativa. Ma c'è di più: sia i particolari,riportati dall'Odissea, del rapido viaggio in cocchio di Telemaco da Pilo a Lacedemone lungo una "pianura ferace di grano sia glisviluppi della guerricciola tra Pili ed Epei raccontata da Nestore nell'XI libro dell'Iliade, da sempre considerati incongruenti con latormentata orografia della Grecia, si inseriscono alla perfezione nella realtà della pianeggiante isola danese.Cerchiamo ora la regione di Troia. L'Iliade la situa lungo l'Ellesponto, sistematicamente descritto come un mare "largo" oaddirittura "sconfinato"; è pertanto da escludere che possa trattarsi dello Stretto dei Dardanelli, dove giace la città trovata daSchliemann, la cui identificazione con la Troia omerica d'altronde continua a suscitare forti perplessità: pensiamo alla critica che neha fatto il Finley nel suo
 
Il mondo di
Odisseo. Ora,
lo storico medioevale danese Saxo Grammaticus nelle sue Gesta Danorummenziona in
 più
occasioni un singolare popolo di "Ellesporitini", nemici dei Danesi, e un "Ellesponto" curiosamente situato nell'areadel Baltico orientale: che si tratti dell'Ellesponto omerico? Esso potrebbe identificarsi con il Golfo di Finlandia, il corrispondentegeografico dei Dardanelli; poiché d'altra arte Troia, secondo
l'Iliade, era
ubicata a nord-est del
 
rnare (altro punto a sfavore del sitodi Schiemann), per nostra ricerca è ragionevole orientarci verso un'area della Finlandia meridionale, là dove il Golfo di Finlandiasbocca nel Baltico. E proprio qui in una zona circoscritta ad occidente di Helsinki, s'incontrano numerosissime località i cui nomiricordano in modo impressionante quelli dell'Iliade, ed in particolare gli alleati dei Troiani: Askainen (Ascanio), Reso (Reso),Karjaa (Carii), Násti (Naste, capo dei Carii), Lyokki (Lici), Tenala (Tenedo), Kiila (Cilla), Kiikoinen (Ciconi) e
tanti altri. Vi èanche una Padva, che richiama la nostra Padova, la quale secondo la tradizione venne fondata dal troiano Antenore (e gliEneti o Veneti, che Tacito nella Germania menziona accanto ai Finni, nell'Iliade vengono enumerati fra gli alleati deiTroíani); inoltre i toponimi Tanttala e Sipilá - sul monte Silo fu sepolto il mitico re Tantalo, famoso per il celebresupplizio - indicano che il discorso non è circoscritto alla sola geografia omerica, ma sembra estendersi all'intero
mondodella
mitologia greca.E Troia? Proprio al centro della zona così individuata, in una località, a mezza strada fra Helsinki e Turku, le cuicaratteristiche corrispondono esattamente a quelle tramandate da Omero - l'area collinosa che domina la vallata con i duefiumi, la pianura che scende verso la costa, le alture alle spalle - scopriamo che la città di Priamo è sopravvissuta alsaccheggio e all'incendio da parte degli Achei ed ha conservato il proprio nome quasi invariato sino ai nostri giorni:Tolja, così si chiama attualmente, è ora un pacifico villaggio finlandese rimasto per millenni ignaro del proprio glorioso etragico passato. Varie visite in loco, a partire dall'11 luglio 1992, anno confermato le straordinarie corrispondenze delledescrizioni dell'Iliade con il territorio attorno a Toija, dove per di
 più
si riscontrano eloquenti tracce dell'età del bronzo.Addirittura, in direzione del mare, il nome della località di Aijala ricorda la "spiaggia" ("aigialòs") dove gli Acheiavevano tratto in secca le loro navi (Il. XIV, 34). Tali corrispondenze si estendono anche alle aree adiacenti: sulla costasvedese antistante, 70 chilometri a nord di Stoccolma, si affaccia la baia di Norrtá1je, lunga e relativamente stretta, le cui
 
caratteristiche rimandano alla Aulide omerica, da dove mosse la flotta achea diretta a Troia; attualmente dalla suaestremità partono i traghetti per la Finlandia, ricalcando la stessa rotta: essi transitano davanti all'isola Lemland il cuinome ricorda l'antica Lemno, dove gli Achei fecero tappa e abbandonarono l'eroe Filottete; a sua volta, la vicina Aland, lamaggiore dell'omonimo arcipelago, probabilmente coincide con Samotracia, mitica sede dei misteri della metallurgia.L'attiguo Golfo di Botnia a questo punto è facilmente identificabile con l'omerico Mar Tracio; e, riguardo alla Tracia, cheil poeta colloca al di la del mare rispetto a Troia, in direzione nord-ovest, essa giaceva lungo la costa della Sveziacentro-settentrionale e nel suo entroterra. Più a sud, oltre il Golfo di Finlandia, la posizione dell'isola Hiiumaa, situatadirimpetto alla costa dell'Estonia, corrisponde esattamente a quella dell'omerica Chio, che
l'Odissea pone
sulla rotta delrientro in patria della flotta. achea dopo la guerra.Insomma, oltre alle caratteristiche morfologiche del territorio, anche la collocazione geografica di questa Troade finnica"calza a pennello" con le indicazioni della mitologia; e così si spiega finalmente perché sui combattenti nella pianura diTroia cali spesso una "fitta nebbia` ed il mare di Ulisse non sia mai quello splendente delle isole greche, ma appaiasempre "livido" e "brumoso": nel mondo cantato da Omero si avvertono e asprezze tipìche dei climi nordici. Dovunque visi riscontra una meteorologia tutt'altro che mediterranea, con nebbia, vento, freddo, pioggia, neve - quest'ultima anche in pianura e perfino sul mare - mentre il sole, e soprattutto il caldo, sono pressoché assenti. in quello che, secondo latradizione, dovrebbe essere un torrido bassopiano dell'Anatolia, il tempo è quasi sempre perturbato, al punto che icombattenti, ricoperti di bronzo, arrivano addirittura ad invocare il sereno durante la battaglia! D'altronde, a tale contestoe perfettamente adeguato l'abbigliamento dei personaggi omerici, tunica e folto mantello che non lasciano mai, neppuredurante i banchetti: esso trova un preciso riscontro nei resti di abiti ritrovati nelle antiche tombe danesi. Inoltre questacollocazione così settentrionale spiega la macroscopica anomalia della grande battaglia che occupa i libri centralidell'Iliade, con due mezzogiorni
(XI,
86; XVI, 777) e una notte interposta (XVI, 567), durante la quale i combattimentinon s'interrompono per il buio, il che nel mondo mediterraneo appare incomprensibile: invece è il chiarore notturno,tipico delle alte latitudini nei giorni attorno al solstizio estivo, che consente alle truppe fresche guidate da Patroclo dicontinuare a combattere fino al giorno successivo, senza un attimo di tregua. Questa chiave di lettura consente finalmentedi ricostruire tutto lo svolgimento della battaglia in modo perfettamente logico e coerente, senza le perplessità e leforzature delle attuali interpretazioni; inoltre, da un passo dell'Iliade si riesce persino a evincere il nome greco delfenomeno della "notte chiara peculiare delle regioni situate a ridosso del Circolo polare: è un vero e proprio "fossilelinguistico" che l'epos omerico ha fatto sopravvivere allo spostamento degli Achei nel sud dell'Europa. Notiamo ancora che, in base alle descrizioni di Omero, le mura di Troia appaiono alla stregua di una rustica palizzata ditronchi e pietre; insomma,
 più.
che le poderose fortificazioni micenee, esse, ricordano gli arcaici recinti in legno degliinsediamenti nordici (tali furono ad esempio le mura del Cremlino fino al XV secolo).Prendiamo adesso in esame il cosiddetto Catalogo
delle navi
 
del H libro dell'Iliade, che riporta l'elenco delle 29 flotteachee partecipanti alla guerra di Troia con i loro comandanti e le località di provenienza: si può verificare che esso sisnoda seguendo punto per punto la geografia delle coste baltiche in senso antiorario, a partire dalla Svezia centrale finoalla Finlandia; in tal modo, utilizzando anche le altre notizie fornite dai due poemi,
è
 possibile ricostruire integralmente ilmondo degli Achei attorno al mar Baltico, dove, come ci attesta 'archeologia, nel secondo millennio a.C. fioriva unasplendida età del bronzo. Nel nuovo contesto geografico tutto l'universo di Omero e della mitologia greca finalmente ci si rivela in tutta la suastupefacente coerenza: ad esempio, seguendo la scansione del Catalogo localizziamo subito la Beozia, corrispondente aquella parte del territorio della Svezia in cui si trova Stoccolma:
è
 possibile in tal modo individuare la Tebe di Edipo ed ilmitico monte Nisa (mai identificato nel mondo greco), dove il piccolo Dioniso venne allevato dalle Iadi; l'Eubea ornericacoincideva con l'attuale isola di Oland, parallela alla costa svedese, in posizione analoga alla sua corrispondentemediterranea; l'Atene della mitologia patria di Teseo, giaceva nel territorio dell'attuale Karlskrona, nella Sveziameridionale (ecco perché Platone nel dialogo Crizia la colloca in una pianura ondulata ricca di fiumi, totalmente estraneaall'aspra morfologia della Grecia); nella pianeggiante isola Sjaelland, il Peloponneso" omerico, si ritrovano i regni degliAtridi e l'Arcadia, nonché il fiume Alfeo e la Pilo del re Nestore, la cui ubicazione nel Peloponneso veniva considerata unrompicapo già dagli antichi Greci: anche in questo caso, la localizzazione nordica risolve d'incanto problemi millenari. E,a questo punto, il
Catalogo si raccorda con l'area dell'arcipelago di Itaca,
.1
identificato a partire dai dati dell'Odissea: è così possibile verificare la perfetta congruenza dei dati forniti dai due poemi , una volta calati nel contesto baltico. In particolare, gliantichi Etoli dovevano corrispondere agli Juti medievali, come ci attesta non solo la loro collocazione nella sequenza del Catalogo,ma anche l'identificazione delle loro città, Pilene e Calidone, con le attuali Plón e Kiel.E la "vasta terra" di Creta, con "cento città" solcata da fiumi e mai chiamata isola da Omero? Essa corrisponde all'attuale regionedella Pomerania, nel Baltico meridionale, distesa fra la costa tedesca e quella polacca; cosi si spiega perché nella ricca produzione pittorica della cosiddetta civiltà minoica, fiorita nella Creta egea, non si riscontrano tracce della mitologia greca ed anche leraffigurazioni di navi siano scarsissime. Sarebbe inoltre suggestivo ipotizzare una relazione tra il nome "Polska" e i Pelasgi, miticiabitanti di Creta. A questo punto è facile identificare anche Naxos, dove Teseo lasciò Arianna nel suo viaggio di ritorno da Cretaverso Atene: è l'isola Bornholm situata tra la Polonia e la Svezia, dove il toponimo Nekso ricorda tuttora l'antico nome. Scopriamoaltresì che il "fiume Egitto" dell'Odissea probabilmente coincideva con l'attuale Vistola: ecco dunque la. vera origine del nomeattribuito dai Greci alla terra dei Faraoni, chiamata "Kem" nella lingua locale. E cosi si spiega subito l'incongruenza sulla posizionedella Tebe egizia, che
l'Odissea colloca
nei pressi del mare: evidentemente la capitale dell'antico Egitto, situata sul Nilo a moltecentinaia di chilometri dalla costa e denominata originariamente Wò'se, venne ribattezzata dagli Achei discesi nel Mediterraneo colnome della città baltica. Invece la Tebe omerica forse corrisponde all'attuale Tczew, presso la foce della Vistola, di fronte a cui, nelcentro del Baltico, l'isola Fáró ricorda la Faro dell'Odissea, situata ad una giornata di navigazione dalI`Egitto": in tal modo sirisolve un altro dei problemi che tormentavano il povero Strabone. D'altronde, anche le fisionornie di città achee come Micene oCalidone, quali emergono dalle descrizioni di Omero, appaiono completamente diverse dalle loro omonime sul suolo greco (in particolare, una serie di indizi inducono a ritenere che la posizione della Micene omerica coincidesse con quella dell'attualeCopenaghen).Il Catalogo
delle navi
ora tocca le repubbliche baltiche: in particolare, l'Ellade doveva trovarsi sulla costa dell'attuale Estonia(dunque stava affacciata sull'antico Ellesponto, il "mare di Helle", l'attuale Golfo di Finlandia): qui gli studiosi riscontrano leggende
 
che presentano suggestivi paralleli con la mitologia greca. La vicina Ftia, patria di Achille giaceva tra le fertili colline dell'Estoniasud-orientale, a cavallo del confine con la Lettonia, e si estendeva anche sull'adiacente territorio della Russia, fino al fiume Velikajae al lago di Pskov. Successivamente, procedendo nella scansione, si arriva alla costa finlandese affacciata sul golfo di Botnia, dovetroviamo una Jolkka che ci ricorda Iolco, la initica città di Giasone. Più a settentrione,
è
 possibile localizzare anche la regionedell'Olimpo, lo Stige e la Pieria: la collocazione di est'ultima, a nord del Circolo polare,
è
confermata da un'apparente anomaliaastronomica, legata alle fasi della Luna, riscontrata nell'Inno
omerico
a
 Hermes
e che si può s legare soltanto con l'alta latitudine.Ancora più remota, sulle gelide coste della Carelia russa, era la zo Ne Case dell'Ade" visitate da Ulisse, i cui via n' rappresentanol'ultimo vestigio di antichissime rotte preistoriche, risalenti ad un'epoca caratterizzata da u ima molto diverso da quello attuale.Ecco, dunque il "segreto" racchiuso nei poemi omerici e finora mai svelato: il teatro della guerra di Troia e delle altre vicende dellarnitologia greca non fu il Mediterraneo, ma il mar Baltico, sede primitiva, dei biondi "lunghichiomati" Achei, riguardo ai qualiesiste già la tendenza a considerarli provenienti dal settentrione, sulla base di una serie di testimonianze archeologiche raccolte suisiti micenei in Grecia. A tale ri ardo il.prof. Martiri P. Nilsson, eminente studioso ed archeologo svedese, nel suo famoso
 Homer and lvyvucenae
riporta numerose significative, prove che attestano l'origine nordica di quel popolo: ad esempio la presenza, nelle più antiche tombe micenee in Grecia, di grandi quantità di ambra (che invece scarseggia sia nelle sepolture piùrecenti, sia in quelle minoiche a Creta); l'impronta prettamente nordica della loro architettura (il "megaron" miceneo "è identico allasala degli antichi re scandinavi la "impressionante somiglianza" di alcune lastre di pietra provenienti da una tomba di Dendra "con imenhir conosciuti dall'età del bronzo dell'Europa centrale"; i crani di tipo nordico trovati nella necropoli di Kalkani e così via.D'altro canto, in certi reperti dell'archeologia scandinava, ed in particolare nelle figure incise sulle lastre del tumulo di Kivik, inSvezia, sono state riscontrate rimarchevoli affinità con i modelli dell'arte egea al punto da indurre qualche studioso del passato adipotizzare che quel monumento fosse opera dei Fenici. Inoltre, un significativo indizio della presenza degli Achel nel norddell'Europa è costituito da un graffito miceneo ritrovato nel complesso megalitico di Stonehenge, in Inghilterra meridionale,insieme con altre tracce, riscontrate dagli archeologi sempre nella stessa area ("cultura delWessex") di epoca
 
 precedente all'inizio
della civiltà micenea in Grecia: a taleproposito, ricordando che le isole britanniche sonostate un importante centro di produzione dello stagno sin dall'antichità, potrebbe essere significativo un accenno dell'Odissea ad unmercato dei metalli dove si scambiava il ferro col bronzo, ubicato oltremare e chiamato "Temesa", nome ricollegabile a quello delTamigi (denominato "Tamesis" o "Tamensim" dagli antichi cronisti)..Quanto a Ulisse, vi sono singolari convergenze tra la sua figura e quella di Ull, guerriero ed arciere della
 
mitologia nordica; inoltre,lungo le coste e le isole del mar di Norvegia, attraversato dalla Corrente del
 
Golfo identificabile con il mitico "fiume Oceano" -troviamo molti suggestivi riscontri alle sue celebri avventure, le quali traggono probabilmente origine da racconti di marinai e daelementi del folklore locale, trasfigurati dalla fantasia del poeta e resi poi irriconoscibili dalla trasposizione in un contestototalmente diverso. Esse in definitiva si rivelano l'estremo ricordo di antiche rotte oceaniche dei navigatori dell'età del bronzo: iriferimenti geografici forniti da Ornero ci consentono di ricostruirle puntualmente. Per di più, certi fenomeni in
 
apparenzaincomprensibili - quali le Rupi Erranti, il canto delle Sirene, il gorgo di Cariddi o le danze dell'Aurora
 
nell'isola
 
di Circe - una voltaricondotti alla loro originaria dimensione atlantico-settentrionale trovano immediatamente una spiegazione. Addio Grecia, addiomare Mediterraneo!In ogni caso, all'epoca in cui sono ambientati i poemi omerici doveva essere ormai prossimo al tracollo un periodo caratterizzato daun clima eccezionalmente caldo, durato per millenni: è accertato infatti che il cosiddetto "optimum climatico post-glaciale", contemperature che nell'Europa del nord furono molto superiori a quelle attuali, raggiunse l'acme verso il 2500 a.C. (fase "atlantica"dell'Olocene) e iniziò a declinare attorno al 2000 (quando comincia la fase "sub-boreale") fino ad esaurirsi completamente qualchesecolo dopo. Fu probabilmente questo il motivo che ad un certo punto indusse gli Achei a trasferirsi nel Mediterraneo (scendendo,forse, per il fiume Dnepr verso il mar Nero, come molti secoli dopo avrebbero fatto i Vichinghi, la cui cultura presenta singolariaffinità con quella achea): qui essi diedero origine alla civiltà micenea, notoriamente non autoctona della Grecia, la quale fiorì a partire dal XVI secolo a.C., in buon accordo quindi con le indicazioni climatiche.Il discorso potrebbe essere altresì ricondotto alla questione più generale dell'origine della famiglia indoeuropea, di cui i Miceneifacevano parte, tenuto conto del fatto che il loro insediamento in Grecia fu pressoché contemporaneo a quello degli Hittiti inAnatolia, degli Arii in India e dei Cassiti in Mesopotamia (per non parlare degli Hyksos in Egitto, a cui alcuni studiosi attribuiscono pure una provenienza indoeuropea, e dei Tocari nel Turtestlayn], riguardo ai quali va considerato che l'origine dell'età del bronzo inCina risale sempre alla stessa epoca). Insomma, alla base della diaspora degli Indoeuropei, a partire da una possibile patriaoriginaria nordica, potrebbe essere stato il tracollo del clima nell'Europa settentrionale a partire dall'inizio del secondo millennioa.C.. D'altronde, già alla fine dell'Ottocento il colto bramino indiano B. G. Tilak aveva ipotizzato
(The arctic home in the Vedas)
l'origine artica degli antichi Arii, "cugini" degli Achei omerici, sulla base dell'antico calendario vedico, che prevedeva un periodo disole continuo ed uno di notte perenne, intervallato da "albe rotanti" (alla cui presenza
l'Odissea
allude nell'isola di Circe. Sempre ilTilák in
Orione
dimostra che la primitiva civiltà aria risaliva al cosiddetto "periodo orionico", allorché l'equinozio di primavera haluogo in tale costellazione; ora effettivamente ciò avveniva tra il 4000 ed il 2500 a. , in corrispondenza con
199
optimumclimatico", allorchè la mitezza del clima rendeva abitabili anche le regioni artiche (le foreste di latifoglie si estendevano fino alCircolo Polare e la tundra, cioè il deserto gelato dell'Artide, era scomparsa anche nelle estreme re.gioni settentrionali). D'altrondenelle primitive tradizioni indoeuropee, quali
l'Avesta
iranico e
l'Edda
nordica, si parla esplicitamente del tracollo del paradiso primordiale a causa dei elo di un terribile inverno. Notiamo anche che, secondo certe datazioni, gli Olmechi arrivarono sulle costedel Golfo del Messico all'incirca nello stesso periodo: si potrebbe supporre che essi provenissero da qualche zona articadell'America
Settentrionale, dove
sarebbero stati in contatto con la civiltà proto-indoeuropea attraverso il Mare Artico (che alloranon gelava) e scesero verso il Messico quando la loro patria divenne inabitabile.Tornando al contesto baltico, dall'esame delle sue caratteristiche emerge un quadro straordinariamente congruente con la geografiaomerica e,
più
in generale, con l'intero mondo mitologico dell'antica Grecia, al punto di rendere assai improbabile che tutto questocolossale insieme di corrispondenze geografiche, climatiche, toponomastiche e morfologiche - a cui fanno riscontro le clamoroseincongruenze della collocazione grecomediterranea - sia da attribuirsi ad un mero gioco del caso- sussiste invece un imponentecomplesso di elementi tutti perfettamente coerenti fra loro e tali da giustificare l'avvio sui siti individuati, di ricerche archeologiche basati sui risultati e sulle indicazioni che scaturiscono da questa ricerca. Inoltre, questa ricostruzione del mondo omerico nonsoltanto rende conto delle sue straordinarie corrispondenze con quello baltico-scandinavo, a cui fanno riscontro le assurdità dellatradizionale collocazione mediterranea, ma spiega anche il fatto che la civiltà nucenea appare diversa - e nettamente più progredita- rispetto a quella omerica: evidentemente il contatto con le raffinate culture mediterranee ne favorì una rapida evoluzione. A tuttociò va. aggiunta la dimensione spiccatamente marinara di cui essa
è
 pervasa (come d'altronde lo
è
in generale la mitologia greca) ilche ben difficilmente si può spiegare con l'ipotesi di una provenienza continentale, mentre trova una splendida conferma
 
in quelletracce riscontrate in Inghilterra. Fu, insomma, lungo le coste baltiche che si svolsero le vicende narrate da Omero, presumibilmentecollocabili nella fase declinante dell`optiniurn climatico verso l'inizio del H millennio a.C., prima dello spostamento degli Acheiverso il Mediterraneo e del conseguente sorgere della civiltà micenea in Grecia (ecco perché già nell'antichità classica si era persaqualsiasi notizia attendibile sull'autore, o gli autori, dei due poemi). 1 migratori portarono con sé epopee e geografia: attribuironoinfatti alle varie località in cui si insediarono gli stessi nomi che avevano lasciato nella patria perduta, di cui perpetuarono il

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