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NTSKK - Codice Segreto Rivoluzione

NTSKK - Codice Segreto Rivoluzione

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Published by Gianluca Dettori
The story of Netsukuku (Italian)
The story of Netsukuku (Italian)

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17/04/10 13:44NTSKK - codice segreto rivoluzionePagina 1 di 6http://www.wired.it/magazine/archivio/2010/02/storie/ntskk---codice-segreto-rivoluzione.aspx
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Di Gianluca Dettori|02 febbraio 2010
Foto: cover
Conosco
Andrea Lo Pumo
lo scorso aprile, al barcamp
Working Capital
nell'università di Catania: un ragazzinosmilzo di ventuno anni, zainetto in spalla e felpa con cappuccio. Andrea è un matematico, appena laureato a pienivoti. Con l'espressione svagata e a tratti fissa nel vuoto, sembra un mash-up tra un hacker svedese e il premio Nobel John Nash, ma con sano accento siciliano e una grande visione che ha chiamato
Netsukuku
.«Netsukuku non vuol dire niente, in realtà: è la storpiatura della parola giapponese che significa rete», mi diceAndrea. «Mi è piaciuta perché quando l'ho cercata non esisteva su Google: il suo potente motore non riusciva atrovare neppure una pagina con quella parola. L'idea mi è venuta nel 2004 ed è nata dai dibattiti che facevamoall'interno diFreaknet, una libera associazione di Catania di cui sono socio da quando ho 13 anni, attiva nelladivulgazionedella cultura informatica e nella valorizzazione dell'hardware storico». Freaknet è un centrodi aggregazione, probabilmente qualche telegiornale lo etichetterebbe come "centro sociale": una realtà nata negli anni prima di internet che fin da subito si presentò come Bbs (Bulletin board service)indipendente, sganciata dal circuito mondiale Fidonet. Dal 1998 è il primo hacklab nato in Italia: un laboratorio diinformatica aperto a chiunque, che utilizza solo software libero. Si interessa anche di trashware (cioè la pratica direcuperare vecchio hardware e rimetterlo in funzione installandoci software libero) e sta realizzando a Catania il"Museo dell'informatica funzionante", con lo scopo di recuperare, classificare e riparare computer vintagerendendoli nuovamente operativi: vero modernariato della tecnologia come l'Eclipse Data General, il Pdp-11 o ilCommodore 64.>>>«Freaknet è un polo di attrazione per sviluppatori e appassionati di tecnologia come me», continua Andrea:«Discutiamo di file sharing, peer to peer, digitalizzazione dell'informazione e uso delle reti wireless. Alcuni anni fa
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NTSKK - codice segreto rivoluzione
 
17/04/10 13:44NTSKK - codice segreto rivoluzionePagina 2 di 6http://www.wired.it/magazine/archivio/2010/02/storie/ntskk---codice-segreto-rivoluzione.aspx
concentrammo la nostra attenzione sul fatto che l'enorme diffusione del wi-fi e di tecnologie simili rende disponibilisul pianeta milioni di piccole reti wireless locali a larga banda. Potremmo immaginarle come centinaia di "bolle diconnettività" intorno a noi». Erano gli anni in cui nascevano le prime community wireless indipendenti comeFunkfeuer a Francoforte, la Metropolitan Area Network di Seattle, Ninux a Roma, Amsterdam Wireless. Unfenomeno che conta ormai centinaia di reti locali in tutto il mondo.>>>«Una sera, durante un dibattito, nacque un'ipotesi: sfruttando le tecnologie peer to peer e i dispositivi wi-fi, èpossibile affrancarci dagli internet provider per rendere l'accesso al web completamente libero e aperto a tutti? Sipuò costruire una rete locale e anonima in grado di mettere in collegamento tutti i nostri oggetti wireless e direggersi anche senza il collegamento alla "grande internet"?». La risposta, in teoria, è semplice: serve una rete che siregga esclusivamente tra gli stessi utenti, una rete p2p nella quale non ci siano server centrali di smistamento deltraffico, i cosiddetti router. «Cioè una rete distribuita, autogestita e autoconfigurante», spiega Lo Pumo. «Ma chepreveda il supporto e la possibilità di collegamento alla "grande internet" e sia in grado di utilizzarne gli stessiprotocolli e gli stessi servizi. Ogni bolla, così, potrebbe diventare una rete internet indipendente perfettamentefunzionante. Facendo quattro calcoli a mente, però, è emerso chiaramente che, utilizzando le tecnologie disponibili,una rete di questo tipo non era possibile». Le tecnologie del momento, infatti, sono in grado di supportare solo finoad alcune centinaia di nodi, mentre ogni nodo della rete Netsukuku che Andrea ha in mente deve essere in grado dicollegarsi a miliardi di altri e di indirizzare verso di loro le sue informazioni. Occorre che ogni punto della retepossa smistare il traffico verso tutti. Leggere una mappa così vasta richiede, però, un computer troppo potente.>>>Ma Andrea non si rassegna e questo diventa il suo chiodo fisso. All'epoca studia al liceo scientifico PrincipeUmberto e così, a soli diciassette anni, inizia a esplorare i sistemi di routing, buttandosi sui libri per studiarne ifondamenti teorici. «Mi ha sempre entusiasmato la possibilità di dare libero sfogo alla creatività scrivendo software,ma più andavo avanti e più mi rendevo conto che per risolvere il problema dovevo approfondire notevolmente lemie competenze matematiche e così, finito il liceo, ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Matematica dell'universitàdi Catania. In questo modo, mentre esploravo gli algoritmi sui libri, rilasciavamo su web la versione beta delprogramma».Netsukuku è quello che nel linguaggio tecnico viene chiamato meta-protocollo. Un sistema che, utilizzando alcuneteorie del caos e dei frattali, riesce a far funzionare ogni nodo mantenendo la mappa della rete entro pochi kilobytedi memoria. «Il nostro software gira su Gnu/Linux ed è rilasciato come free software (con licenza Gnu/Gpl):chiunque può liberamente scaricarlo, usarlo, modificarlo e ridistribuirlo». Una volta installato Netsukuku, ognicomputer può eseguire le operazioni necessarie per creare una rete autoconfigurante, autonoma e ampia quantointernet. Il protocollo è in grado di supportare fino a un miliardo di nodi teorici grazie alla sua mappa moltoleggera, ma non è mai stato testato su larga scala. Ha un suo sistema di nomi di dominio alternativo che rimpiazza imitici Domain name server (Dns) di internet. Si chiama Andna (A Netsukuku domain name architecture), acronimoche in Wikipedia è stato ribattezzato Abnormal Netsukuku Domain Name Anarchy.>>>«In pratica il mio algoritmo è costruito per vedere la rete come un frattale», spiega Lo Pumo, con linguaggio damatematico. «I frattali sono strutture matematiche che hanno la caratteristica di poter essere compresse all'infinito,perché ogni loro parte è formata dal frattale stesso. L'indirizzamento dei pacchetti di dati si basa su una particolaretopologia della rete, a struttura cosiddetta gerarchica, a differenza di quella attuale di internet che è una topologiapiatta». Con questa architettura, Netsukuku riesce a costruire una rete internet locale perfettamente funzionante traoggetti che hanno un dispositivo wireless, collegandoli tra loro. «I pacchetti di dati sono indirizzati tramite unospeciale metodo di calcolo che ho inventato e che si basa sulla casualità, chiamato Qspn (Quantum shortest pathNetsukuku). L'agire della casualità gli consente di trovare le rotte più efficienti per raggiungere il destinatario».>>>La visione di Andrea è quella di una internet a banda larga wireless creata e gestita direttamente dagli utenti, senza bisogno di un operatore di telecomunicazioni in mezzo. È sufficiente che il software sia attivo e che gli oggettiwireless entrino in prossimità: a quel punto si crea tra loro una di quelle "bolle" di internet che Andrea aveva in testada tempo. Queste bolle si autocreano, si assestano e indirizzano i dati di tutti sulle rotte giuste. Una bollaNetsukuku è quindi una piccola internet, locale e wireless, perfettamente funzionante. Ed è sufficiente che uno
 
17/04/10 13:44NTSKK - codice segreto rivoluzionePagina 3 di 6http://www.wired.it/magazine/archivio/2010/02/storie/ntskk---codice-segreto-rivoluzione.aspx
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qualunque degli utenti di questa bolla sia collegato al web per mettere tutti in comunicazione con la grande rete.In Netsukuku viene meno la differenza tra reti private e reti pubbliche, poiché automaticamente, se abbiamo ilsoftware attivo, entriamo in comunicazione con gli altri. Le bolle si propagano e si collegano ad altre. È lademocrazia applicata a internet.>>>Ma c'è di più. In linea teorica, una rete di questo tipo non può essere né controllata né distrutta, perché è totalmentedecentralizzata, anonima, distribuita. Tutto funziona in modo autonomo. Andrea e gli sviluppatori della communitydi Netsukuku che hanno realizzato il codice (rigorosamente con licenza free software) assicurano che il programmapuò essere eseguito anche su computer a basse performance, netbook, access point, dispositivi embedded etelefonini, perché usa una quantità minima di risorse e di memoria. L'idea di Netsukuku, se realizzata su larga scala,potrebbe contribuire a portare internet in molti più luoghi, riducendo significativamente il digital divide. Se non èdemocrazia questa...>>>L'uscita in rete della notizia si è diffusa rapidamente al di fuori di Freaknet, in molte altre community, suscitando ungrande interesse tra blogger, sviluppatori ed editoria specializzata e nel 2006 viene anche citata in un report dell'Itu,l'ente mondiale per la standardizzazione degli aspetti tecnici e operativi delle telecomunicazioni. Andrea è incontatto con diversi sviluppatori e ne coordina il lavoro: alcuni, per esempio, hanno condotto una tesi di laurea sulsistema Netsukuku, altri ne stanno analizzando il codice rigo per rigo, contribuendo così a debuggarlo. Lacommunity di centinaia di cracker e sviluppatori ha già prodotto 47mila righe di codice C, 7500 di linguaggioPython e 6800 di documentazione.>>>Esistono, a oggi, solo pochi sistemi di rete scalabile ad hoc, come viene definita Netsukuku. Sono progetti ancora infase di studio in alcune università e la maggior parte di loro ancora lontani dall'avere applicazioni pratiche.Netsukuku ha già superato con successo alcuni test e simulazioni, che hanno evidenziato le potenzialità del sistemae fornito risultati apprezzabili e di qualità. Andrea si è laureato lo scorso luglio e il suo sogno è di portare acompimento il lavoro di questi anni per renderlo disponibile a milioni di persone.>>>Così decide di inviare il suo progetto a Working Capital, il programma di Telecom Italia a sostegno dell'innovazioneitaliana. Quando con Salvo Mizzi, responsabile del programma, presentiamo la storia di Andrea Lo Pumo alcomitato di investimenti, sappiamo di essere in una casistica nuova. Un progetto estremamente interessante e digrandissimo profilo (ancor di più per chi, come Telecom, è nel business dell'accesso a internet) ma non finanziabile:Netsukuku non è una startup ma un progetto ancora in fase di prototipo. Ma quello che Andrea vuole veramente èla possibilità di completare le proprie ricerche. Così si decide comunque di portare il dossier Netsukukuall'attenzione del comitato presieduto da Franco Bernabè. E il Comitato delibera: Andrea Lo Pumo è ammesso asettembre all'università di Cambridge e sta iniziando il master in Advanced Computer Science, finanziato daTelecom Italia. Sulla scia del suo esempio il gruppo Telecom decide di assegnare altre 32 borse di studio a progettisimili da scovare nel prossimo anno e mezzo.>>>Netsukuku potrebbe cambiare internet come la conosciamo oggi, oppure no. La storia e le statistiche del venturecapital insegnano che ci sono molte più probabilità che questo non succeda, a dire il vero. Ma di una cosa possiamoessere certi: di gente come Andrea Lo Pumo la nostra penisola abbonda e non c'è ragione per cui la prossima Googlenon possa nascere da un barcamp di Catania.
 

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