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Ricordo di Giorgio Celli - Fausto Curi Poetiche n.1/2011

Ricordo di Giorgio Celli - Fausto Curi Poetiche n.1/2011

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Ricordo di Giorgio Celli - Fausto Curi Poetiche n.1/2011
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Poetiche 
, vol. 13, fasc. 1-2011, pp. 149-153
F
austo
C
uri
Ricordo di Giorgio Celli
È
noto che vi sono medici, avvocati, magi-
strati, psicologi, e perno qualche econo
-
mista, che coltivano la poesia, pubblican
-
do piccoli libri di versi presso piccoli editori. Sitratta quasi sempre di prove dignitose, che, senon innovano la scena letteraria, mostrano unbisogno non superciale di comunicare e unsincero amore della parola poetica. Difcile dire
che cosa rappresentino la poesia, e, più in gene-
rale, la letteratura nella vita di tutti costoro. Èprobabile che, per quanto importanti, esse sol
-
lecitino a degli esercizi assai utili dal punto divista psicologico, i quali costituiscono nientepiù che una sorta di liberazione dalla costritti
-vità e dalla ripetitività della professione. Che ri-
mane pur sempre, da ogni punto di vista, l’at
-
tività prevalente e necessaria. Sia detto con ri
-
spetto, siamo insomma di fronte a dei nobili di
-lettanti.Profondamente diverso il caso di GiorgioCelli. Nato nel 1935, professore di Entomologia
nell’Università di Bologna, egli, senza che mail’interesse per la scienza e l’esercizio della pro
-
fessione scientica nissero per lui in secon
-
do piano, ha presto mostrato che la letteratu
-
ra, nelle sue diverse ramicazioni (poesia, pro
-
sa, teatro), rispondeva a un’autentica vocazio
-
ne, costituiva una vera e propria seconda pro
-
fessione. Uomo di parola pronta, agevole e spes
-
so pungente, ironico e non di rado sarcastico,dava l’impressione, per una sorta di pudore deisentimenti, di voler celare sotto una mascheradi ilarità e di scetticismo un amore serio e pro
-
fondo della letteratura. Credo che il suo proble
-
 
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austo
C
uri
150
ma fosse quello di persuadere noi letterati dinon essere affatto un dilettante (e nessuno dinoi ha mai creduto che lo fosse) e al tempo stes
-
so di esibire un comportamento ora distacca
-
to ora ironico, una
nonchalance 
e un
amor vi- ta
indubbiamente autentici ma anche tendentia mostrare che, certo, scienza e letteratura era
-
no cose serie, serissime, ma che, per quanto loriguardava, scienza e letteratura egli non pote
-
va assumerle seriamente se non in modi ludici.Non dico che celasse in sé una sorta di vergognadella letteratura (che altri, negli anni ’60, certa
-
mente pativano), ma è probabile che avvertissel’esigenza di ngere, in primo luogo a sé stes
-
so, l’impossibilità di un impegno totale, assolu
-
to, da cui era invece sinceramente animato.Un aspetto molto particolare dell’esperienza
di Celli stava in ciò: le
due culture 
, quella scien
-
tica e quella umanistica, non solo conviveva
-
no pacicamente in lui, ma, almeno nella pri
-
ma fase della sua milizia di scrittore, non si me
-
scolavano l’una con l’altra. Ciascuna stava asé, non inuenzava (se non dentro limiti abba
-
stanza ristretti da parte della scienza) l’eserci
-
zio dell’altra. Si potrebbe immaginare infatti chel’approccio all’invenzione letteraria da parte diuno scienziato comportasse un estremo rigorerazionale, un’idea di scrittura sottratta a ogni
inclinazione patetica e onirica, perfettamente
controllata. Se si apre
Il pesce gotico 
(1968), laprima opera poetica di Celli, ci si avvede subitoche l’apporto della cultura scientica non va in
-
vece oltre un non determinante contributo les
-
sicale e che il cuore dell’operazione linguisticasta in un calcolato abbandono alle risorse dellavita inconscia. La quale continua a essere pre
-
sente e vivace nel secondo libro,
Morte di un bio- logo 
(1969), anche se il controllo critico è orapiù incisivo. Del resto questa predilezione perla vita inconscia aveva solide basi culturali: non
 
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solo Freud, ma anche Breton e il surrealismo.Non sorprende, quindi, che Celli, insieme congli amici poeti Adriano Spatola e Corrado Costa,sia stato il cultore e l’alere di una scrittura po
-
etica neosurrealista, che, con il concorso di unpoeta dell’intensità di Antonio Porta, e con il so
-
stegno di Nanni Scolari, ha trovato la sua più si
-
gnicativa espressione nella rivista “Malebolge”.Impossibile, ora, dar conto di tutta l’attivitàdi Celli e delle numerose opere che egli ha pub
-
blicato. Non si può tacere però che il genere let
-
terario da lui preferito e più frequentato è sta
-
to il teatro, dove probabilmente meglio si sonoespresse le sue abbondanti e irrequiete risor
-
se verbali. Conviene aggiungere che molti suoi
testi teatrali sono stati rappresentati, come,per esempio,
Il sonno dei carnefci 
e
Lazzari- no da Tormes 
, andati in scena rispettivamen-
te nel 1975 e nel 1977 al Festival dei due Mon
-
di di Spoleto; e come
Le tentazioni del professor Faust 
, che nel ’75 ha ottenuto il Premio Piran
-dello ed è stato oggetto di rappresentazioni an-che a Leningrado. In campo teatrale, non sono
mancati dunque a Celli i riconoscimenti. Credoperò che fosse un suo segreto cruccio non vede
-
re riconosciuta altrettanto visibilmente la su at
-
tività poetica. Che attende ancora un lettore at
-
tento ed equo.Può darsi che io non ricordi bene, ma nonmi pare che nel Gruppo 63 Celli abbia esercita
-
to quel ruolo di protagonista che non gli è man
-
cato in altri contesti e in altre occasioni. Proba
-
bilmente, più delle nostre discussioni, dedicatea questioni diverse, che dovevano apparirgli unpo’ astratte e noiose, ciò che gli interessava ve
-
ramente era costituire e sviluppare, con Spatolae Costa, una sorta di sottogruppo neosurreali
-
sta. Da questo punto di vista, “Malebolge” meri
-
ta davvero una rilettura da parte di qualche gio
-
vane studioso.

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