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George Bernard Shaw

George Bernard Shaw

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George Bernard Shaw
Il credo politico di chiunque
Il Pratico Mondo per Edunet books
George Bernard Shaw
Il credo politico di chiunque
PARTE PRIMA

1. La natura umana \u00e8 incurabilmente depravata?
2. La questione agraria
3. Il sistema inglese dei partiti
4. I Parlamenti dei poveri
5. Democrazia: un passo avanti
6. Conoscere il nostro posto
7. L'eguaglianza
8. La proposta abolizione delle classi
9. Lo Stato e i bambini
10. I mostri generati dalla scuola
11. I misteri della finanza: la banca
12. Le illusioni del mercato monetario
13. Idee giuste e idee assurde in fatto di compensazione
14. Il vizio del gioco e la virt\u00f9 dell'assicurazione
15. Le illusioni della finanza di guerra

1. LA NATURA UMANA E' INCURABILMENTE DEPRAVATA?

Se la natura umana \u00e8 effettivamente depravata, leggendo questo libro non farete che
perdere il vostro tempo, e allora vi consiglio senz'altro di cambiarlo con un romanzo
poliziesco o con una piacevole opera classica, a seconda dei vostri gusti. Infatti, sebbene
questo libro sia in certo modo un romanzo poliziesco, dato che mira a scovare alcuni di
quegli errori che nello spazio di venticinque anni ci hanno regalato una stridente
sperequazione nella distribuzione del reddito nazionale e due guerre mondiali, sar\u00e0 meglio
per noi risparmiarci il vano tormento di acquistare piena coscienza di tali errori, se ci
mancano parimenti la capacit\u00e0 politica e la sincera volont\u00e0 di porvi rimedio. Meglio allora
attaccarci alle nostre illusioni, tenerci le nostre speranze e il nostro amor proprio,
continuando nei nostri vizi e facendo quante pi\u00f9 follie \u00e8 possibile, prima che esse ci
distruggano.

Riconosco senz'altro che gli argomenti a nostro sfavore sono suffragati dal fatto stesso che
proprio in questo momento le nazioni si stanno accanendo in un orrendo massacro
reciproco, in una lotta di distruzione. Basta leggere i "Viaggi di Gulliver" per apprendere
dal re di Brobdingnag come il semplice e nudo esame della storia d'Inghilterra possa
portare alla conclusione che l'umanit\u00e0 \u00e8 incorreggibilmente scellerata. Quando Swift si
tolse di dosso la maschera del re, descrisse un'Utopia governata da cavalli, nella quale gli
uomini erano poco pi\u00f9 che vermi, e non si chiamavano nemmeno uomini ma Yahoos.
Eppure Swift non conosceva fino in fondo le vere condizioni del genere umano, e
nemmeno Goldsmith, sebbene il suo "Deserted Village" dimostri come egli giungesse alla
conclusione che \u00abquando il commercio prende il sopravvento, l'onore va in malora\u00bb.

Solo nel diciannovesimo secolo, allorch\u00e9 Karl Marx strapp\u00f2 dalle intonse pagine dei nostri
rapporti ufficiali le relazioni dei nostri ispettori di fabbrica e rivel\u00f2 il capitalismo in tutta la
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sua atrocit\u00e0, il pessimismo e il cinismo si tinsero dei colori pi\u00f9 foschi. Marx dimostr\u00f2
irrefutabilmente che il capitale, nel perseguire quello che egli chiam\u00f2 "Mehrwerth" e che
noi traduciamo come plusvalore (esso comprende rendita, interesse e profitto
commerciale), \u00e8 spietato e non si ferma davanti a nulla: massacri e mutilazioni, schiavit\u00f9
bianca e nera, alcool e droghe, se questi promettono di fruttare uno scellino per cento in
pi\u00f9 che non i dividendi della filantropia. Prima di Marx vi era gi\u00e0 stata abbondanza di
pessimismo. Il libro dell'Ecclesiaste nella Bibbia ne \u00e8 pieno. Shakespeare, nel "Re Lear",
nel "Timone di Atene", nel "Coriolano", ne sub\u00ec il fascino restandone avvinto. Altrettanto
accadde a Swift e a Goldsmith. Ma nessuno di essi pot\u00e9 documentare il problema con fonti
ufficiali come fece Marx. Egli venne cos\u00ec a creare quell'esigenza di \u00abun nuovo mondo\u00bb che
non solo anima il moderno comunismo e socialismo, ma nel 1941 divent\u00f2 la parola
d'ordine perfino di zelanti conservatori ed ecclesiastici.

Essi convengono tutti che non si pu\u00f2 cambiare il mondo senza cambiare prima l'Uomo.
Essi lo chiamano un \u00abmutamento di cuore\u00bb. Ma la Bibbia ci dice che il cuore dell'uomo \u00e8
menzognero e disperatamente cattivo; e la storia sembra dar ragione alla Bibbia. Quanto
pi\u00f9 ci addentriamo nella questione, tanto pi\u00f9 ci appare evidente che non soltanto la Grecia
antica e Roma, ma anche una mezza dozzina di civilt\u00e0 anteriori, progredite e imponenti
come la nostra, decaddero e crollarono. A quanto sembra, l'incorreggibile cuore umano
non volle saperne dei mutamenti indispensabili per salvarle, dando cos\u00ec modo ai pessimisti
di convincersi che l'aspirazione a un mondo nuovo non ha probabilit\u00e0 di essere attuata
dall'attuale generazione di Yahoos, tutta occupata a massacrarsi di gusto in una guerra che
in fondo non \u00e8 soltanto maniaca ma insensata.

E tuttavia, se vale la pena di scrivere o di leggere questo libro, tutto questo pessimismo e
cinismo si rivela un puro abbaglio dovuto non soltanto all'ignoranza della storia
contemporanea, ma alle false illazioni che da quel poco che se ne conosce si sogliono trarre.
Non \u00e8 vero che tutte le atrocit\u00e0 del capitalismo siano l'espressione del vizio e del malvolere
degli uomini; al contrario, esse sono in gran parte il prodotto delle virt\u00f9 domestiche, del
patriottismo, della filantropia, dello spirito d'iniziativa, dell'amore del progresso, e di ogni
altra sorta di qualit\u00e0 di alto valore sociale. Gli avari e coloro che arraffano senza scrupoli
non sono appoggiati dall'opinione pubblica. Dal capitalismo pu\u00f2 risultare un inferno sulla
terra; ma \u00e8 un inferno lastricato di buone intenzioni. Il capitalismo non \u00e8 un'orgia di
scelleratezza umana: \u00e8 un'utopia che ha abbagliato e fuorviato molti uomini amabili e
dotati di spirito civico, da Turgot e Adam Smith a Cobden e Bright. I sostenitori del
capitalismo sono sognatori e visionari che, invece di fare il bene con intenzioni malvage
come Mefistofele, fanno il male con le migliori intenzioni. Con tale materiale umano
potremo anzi produrre una dozzina di nuovi mondi, una volta che avremo imparato sia i
fatti sia le lezioni di scienza politica che questi fatti ci insegnano. Giacch\u00e9 prima che un
buon uomo possa tradurre in atto le sue buone intenzioni, egli deve non soltanto accertarsi
dei fatti, ma ragionare su di essi.

Quanto \u00e8 detto qui sopra vale se miriamo a raggiungere la perfezione. In pratica tutto ci\u00f2
che possiamo fare \u00e8 raccogliere quanto pi\u00f9 materiale informativo \u00e8 possibile e in base ad
esso agire nella maniera pi\u00f9 illuminata che il nostro fallibile giudizio ci consenta. Anche il
nostro materiale informativo pu\u00f2 indurci in errore: pu\u00f2 essere a esempio onesto e accurato,
ma non pi\u00f9 attuale. Nozioni validissime nel 1066 per Guglielmo il Conquistatore possono
essere viete per un Primo Ministro nel ventesimo secolo. Se la cultura non \u00e8 andata di pari
passo col mutare dei fatti, quel Primo Ministro pu\u00f2 essere un anacronismo vivente. La
maggior parte dei nostri Primi Ministri lo \u00e8. Se le informazioni datano dal 1500, epoca in
cui i baroni feudali si erano in gran parte sterminati a vicenda, mentre che i fatti,
diventando commerciali, facevano appello di per se stessi all'avventuriero del Galles che

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