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Giambattista Vico

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Giambattista Vico
Principi di scienza nuova

PRINCIPI DI SCIENZA NUOVA
D'INTORNO ALLA COMUNE NATURA
DELLE NAZIONI

IDEA DELL'OPERA
SPIEGAZIONE DELLA DIPINTURA PROPOSTA AL FRONTISPIZIO
CHE SERVE PER L'INTRODUZIONE DELL'OPERA

Quale Cebete tebano fece delle morali, tale noi qui diamo a vedere una Tavola delle cose civili, la quale serva al leggitore per concepire l'idea di quest'opera avanti di leggerla, e per ridurla pi\u00f9 facilmente a memoria, con tal aiuto che gli somministri la fantasia, dopo di averla letta.

La donna con le tempie alate che sovrasta al globo mondano, o sia al mondo della natura, \u00e8 la metafisica, ch\u00e9
tanto suona il suo nome. Il triangolo luminoso con ivi dentro un occhio veggente egli \u00e8 Iddio con l'aspetto della sua
provvedenza, per lo qual aspetto la metafisica in atto di estatica il contempla sopra l'ordine delle cose naturali, per
lo quale finora l'hanno contemplato i filosofi; perch'ella, in quest'opera, pi\u00f9 in suso innalzandosi, contempla in Dio il
mondo delle menti umane, ch'\u00e8 'l mondo metafisico, per dimostrarne la provvedenza nel mondo degli animi umani,
ch'\u00e8 'l mondo civile, o sia il mondo delle nazioni; il quale, come da suoi elementi, \u00e8 formato da tutte quelle cose le
quali la dipintura qui rappresenta co' geroglifici che spone in mostra al di sotto. Perci\u00f2 il globo, o sia il mondo fisico
ovvero naturale, in una sola parte egli dall'altare vien sostenuto; perch\u00e9 i filosofi, infin ad ora, avendo contemplato
la divina provvedenza per lo sol ordine naturale, ne hanno solamente dimostrato una parte, per la quale a Dio,

come a Mente signora libera ed assoluta della natura (perocch\u00e9, col suo eterno consiglio, ci ha dato naturalmente
l'essere, e naturalmente lo ci conserva), si danno dagli uomini l'adorazioni co' sagrifici ed altri divini onori; ma nol
contemplarono gi\u00e0 per la parte ch'era pi\u00f9 propia degli uomini, la natura de' quali ha questa principale propiet\u00e0:
d'essere socievoli. Alla qual Iddio provvedendo, ha cos\u00ec ordinate e disposte le cose umane, che gli uomini, caduti
dall'intiera giustizia per lo peccato originale, intendendo di fare quasi sempre tutto il diverso e, sovente ancora,
tutto il contrario - onde, per servir all'utilit\u00e0, vivessero in solitudine da fiere bestie, - per quelle stesse loro diverse e
contrarie vie, essi dall'utilit\u00e0 medesima sien tratti da uomini a vivere con giustizia e conservarsi in societ\u00e0, e s\u00ec a
celebrare la loro natura socievole: la quale, nell'opera, si dimostrer\u00e0 essere la vera civil natura dell'uomo, e s\u00ec
esservi diritto in natura. La qual condotta della provvedenza divina \u00e8 una delle cose che principalmente s'occupa
questa Scienza di ragionare; ond'ella, per tal aspetto, vien ad essere una teologia civile ragionata della
provvedenza divina.

Nella fascia del zodiaco che cinge il globo mondano, pi\u00f9 che gli altri, compariscono in maest\u00e0 o, come dicono, in
prospettiva i soli due segni di Lione e di Vergine, per significare che questa Scienza ne' suoi princ\u00ecpi contempla
primieramente Ercole (poich\u00e9 si truova ogni nazione gentile antica narrarne uno, che la fond\u00f2); e 'l contempla dalla
maggior sua fatiga, che fu quella con la qual uccise il lione, il quale, vomitando fiamme, incendi\u00f2 la selva nemea,
della cui spoglia adorno, Ercole fu innalzato alle stelle (il qual lione qui si truova essere stata la gran selva antica
della terra, a cui Ercole, il quale si truova essere stato il carattere degli eroi politici, i quali dovettero venire innanzi
agli eroi delle guerre, diede il fuoco e la ridusse a coltura); - e per dar altres\u00ec il principio de' tempi, il quale, appo i
greci (da' quali abbiamo tutto ci\u00f2 ch'abbiamo dell'antichit\u00e0 gentilesche), incominciarono dalle olimpiadi co' giuochi
olimpici, de' quali pur ci si narra essere stato Ercole il fondatore (i quali giuochi dovettero incominciar da' nemei,
introdutti per festeggiare la vittoria d'Ercole riportata dell'ucciso lione); e s\u00ec i tempi de' greci cominciarono da che
tra loro incominci\u00f2 la coltivazione de' campi. E la Vergine, che da' poeti venne descritta agli astronomi andar
coronata di spighe, vuol dire che la storia greca cominci\u00f2 dall'et\u00e0 dell'oro, ch'i poeti apertamente narrano essere
stata la prima et\u00e0 del lor mondo, nella quale, per lunga scorsa di secoli, gli anni si noverarono con le messi del
grano, il quale si truova essere stato il primo oro del mondo; alla qual et\u00e0 dell'oro de' greci risponde a livello l'et\u00e0 di
Saturno per li latini, detto a "satis", da' seminati. Nella qual et\u00e0 dell'oro pur ci dissero fedelmente i poeti che gli d\u00e8i
in terra praticavano con gli eroi: perch\u00e9 dentro si mostrer\u00e0 ch'i primi uomini del gentilesimo, semplici e rozzi, per
forte inganno di robustissime fantasie, tutte ingombre da spaventose superstizioni, credettero veramente veder in
terra gli d\u00e8i; e poscia si truover\u00e0 ch'egualmente, per uniformit\u00e0 d'idee, senza saper nulla gli uni degli altri, appo gli
orientali, egizi, greci e latini, furono da terra innalzati gli d\u00e8i all'erranti e gli eroi alle stelle fisse. E cos\u00ec, da Saturno,
ch'\u00e8Chr\u00f3nos a' greci (e chr\u00f3nos \u00e8 il tempo ai medesimi), si danno altri princ\u00ecpi alla cronologia o sia alla dottrina
de' tempi.

N\u00e9 dee sembrarti sconcezza che l'altare sta sotto e sostiene il globo. Perch\u00e9 truoverassi che i primi altari del
mondo s'alzarono da' gentili nel primo ciel de' poeti; i quali, nelle loro favole, fedelmente ci trammandarono il Cielo
avere in terra regnato sopra degli uomini ed aver lasciato de' grandi benef\u00ecci al gener umano, nel tempo ch'i primi
uomini, come fanciulli del nascente gener umano, credettero che 'l cielo non fusse pi\u00f9 in suso dell'alture de' monti
(come tuttavia or i fanciulli il credono di poco pi\u00f9 alto de' tetti delle lor case); - che poi, vieppi\u00f9 spiegandosi le menti
greche, fu innalzato sulle cime degli altissimi monti, come d'Olimpo, dove Omero narra a' suoi tempi starsi gli d\u00e8i; -
e finalmente alzossi sopra le sfere, come or ci dimostra l'astronomia, e l'Olimpo si alz\u00f2 sopra il cielo stellato. Ove,
insiememente, l'altare, portato in cielo, vi forma un segno celeste; e 'l fuoco, che vi \u00e8 sopra, pass\u00f2 nella casa
vicina, come tu vedi qui, del Lione (il quale, come test\u00e9 si \u00e8 avvisato, fu la selva nemea, a cui Ercole diede il fuoco
per ridurla a coltura); e ne fu alzata, in trofeo d'Ercole, la spoglia del lione alle stelle.

Il raggio della divina provvedenza, ch'alluma un gioiello convesso di che adorna il petto la metafisica, dinota il cuor
terso e puro che qui la metafisica dev'avere, non lordo n\u00e9 sporcato da superbia di spirito o da vilt\u00e0 di corporali
piaceri; col primo de' quali Zenone diede il fato, col secondo Epicuro diede il caso, ed entrambi perci\u00f2 niegarono la
provvedenza divina. Oltracci\u00f2, dinota che la cognizione di Dio non termini in essolei, perch'ella privatamente
s'illumini dell'intellettuali, e quindi regoli le sue sole morali cose, siccome finor han fatto i filosofi; lo che si sarebbe
significato con un gioiello piano. Ma convesso, ove il raggio si rifrange e risparge al di fuori, perch\u00e9 la metafisica
conosca Dio provvedente nelle cose morali pubbliche, o sia ne' costumi civili, co' quali sono provenute al mondo e
si conservan le nazioni.

Lo stesso raggio si risparge da petto della metafisica nella statua d'Omero, primo autore della gentilit\u00e0 che ci sia
pervenuto, perch\u00e9, in forza della metafisica (la quale si \u00e8 fatta da capo sopra una storia dell'idee umane, da che
cominciaron tal'uomini a umanamente pensare), si \u00e8 da noi finalmente disceso nelle menti balorde de' primi
fondatori delle nazioni gentili, tutti robustissimi sensi e vastissime fantasie; e - per questo istesso che non avevan
altro che la sola facult\u00e0, e pur tutta stordita e stupida, di poter usare l'umana mente e ragione - da quelli che se ne
sono finor pensati si truovano tutti contrari, nonch\u00e9 diversi, i princ\u00ecpi della poesia dentro i finora, per quest'istesse
cagioni, nascosti principi della sapienza poetica, o sia la scienza de' poeti teologi, la quale senza contrasto fu la
prima sapienza del mondo per gli gentili. E la statua d'Omero sopra una rovinosa base vuol dire la discoverta del
vero Omero (che nella Scienza nuova la prima volta stampata si era da noi sentita ma non intesa, e in questi libri,
riflettuta, pienamente si \u00e8 dimostrata); il quale, non saputosi finora, ci ha tenuto nascoste le cose vere del tempo

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