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San Tommaso D\u2019Aquino
Il dizionario del pensiero
Battista Mondin.
Dizionario enciclopedico del pensiero
di S.Tommaso D'Aquino,
Edizioni Studio Domenicano, Bologna.
Accidente

Proviene daacc idere che, in latino, significa giungere, sopraggiungere, accadere. Gi\u00e0
l\u2019etimologia denuncia la natura precaria dell\u2019 accidente, la sua in-sussistenza, la sua
incapacit\u00e0 di esistere per proprio conto e quindi la sua appartenenza ad altra cosa che funge

da soggetto dell\u2019 accidente.

Il primo studio sistematico di questo aspetto della realt\u00e0 \u00e8 stato effettuato da Aristotele
nella Metafisica (libro E). Qui egli divide l\u2019ente in due grandi classi, quella delle sostanze
(che possono essere materiali e immateriali) e quella degli accidenti. Della sostanza egli d\u00e0
la celebre definizione: "E' il sostrato primo di ogni cosa, perch\u00e9 essa \u00e8 ci\u00f2 che non viene
riferito ad altro, mentre tutto il resto viene ad essa riferito". Quanto all\u2019accidente, non
possiede l\u2019essere in proprio ma lo riceve dalla sostanza; per questo motivo "lo veniamo a
conoscere solamente in quanto afferriamo il soggetto che lo possiede, cio\u00e8 la sostanza".
Ogni sostanza materiale \u00e8 dotata di molti accidenti, Aristotele li riduce a nove principali:

qualit\u00e0, quantit\u00e0, azione, relazione, passione, luogo, tempo, situazione, abito.
S. Tommaso fa suo in larga misura l\u2019insegnamento aristotelico. In un trattatello intitolato
De natura accidentis egli sottolinea l\u2019importanza dello studio di questo argomento: "Poich\u00e9

ogni conoscenza umana prende il via dai sensi, e l\u2019oggetto proprio del sensi sono gli
accidenti, ne consegue che gli accidenti danno un grande apporto alla conoscenza
dell\u2019essenza di una cosa (ad cognoscendum quod quid est) (De nat. a. acc., n. 464). Con
questa affermazione S. Tommaso fa piazza pulita del pregiudizio che vede nell\u2019a. qualche
cosa affatto secondaria, qualche cosa di superfluo di cui la sostanza potrebbe fare
impunemente a meno. In effetti tutte le realt\u00e0 materiali sono circondate da un nutrito stuolo
di accidente di cui non si possono mai disfare, pena la loro stessa esistenza.

S. Tommaso osserva che dell\u2019accidente si danno due accezioni principali: quella logica
(\u00e8 il quinto predicabile) e quella metafisica (\u00e8 il gruppo delle nove categorie o
predicamenti). Dei due sensi quello che lo interessa maggiormente \u00e8 il secondo. Precisato

che per accidente si intende ci\u00f2 che non \u00e8 in s\u00e9 ma risiede in un\u2019altra cosa che funge da
soggetto, 1'Aquinate passa a chiarire qual \u00e8 lo statuto ontologico dell'accidente. Esso non \u00e8
privo di essere, perch\u00e9 se fosse privo di essere, sarebbe nulla, non una qualit\u00e0, una quantit\u00e0,
uno spazio, un luogo, una relazione ecc. Ma non dispone di un atto d\u2019essere suo proprio.
L'accidente deriva l\u2019essere direttamente dalla sostanza, alla quale l\u2019essere compete
direttamente e primieramente: mentre all\u2019accidente appartiene mediatamente e
secondariamente. Per questo motivo l\u2019essere si predica dell\u2019accidente analogicamente (De
nat. acc., n. 465). Pertanto lo statuto ontologico dell\u2019accidente \u00e8 quello dell\u2019inerire (inesse):
"Natura accidentis est inesse, sive inhaerere ipsi rei" (ibid., n. 466). Per\u00f2 c\u2019\u00e8 una gerarchia

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nella condizione di inerenza alla sostanza: prima viene la quantit\u00e0. poi la qualit\u00e0, quindi lo
spazio, la relazione. ecc. Tuttavia S. Tommaso ammette che ci sono accidenti, come la
qualit\u00e0 e l\u2019azione, che possono radicarsi direttamente nella sostanza attraverso la forma e
non attraverso la quantit\u00e0 e la materia (dr. ibid, n. 468).

Pur ricevendo l\u2019essere dalla sostanza, la quale \u00e8 la sorgente, la causa dei propri
accidenti e non soltanto il loro soggetto, l\u2019accidente non si rapporta alla sostanza a mo\u2019 di
potenza bens\u00ec di atto. Infatti l\u2019accidente integra, determina, perfeziona. la sostanza. Si tratta
per\u00f2 di attuazioni, determinazioni, perfezioni, forme accidentali e non sostanziali (cfr. DE
Malo. q. 4. a. 2, ad 9). Per questo motivo c\u2019\u00e8 sempre proporzione tra la sostanza e i suoi
accidenti: "Accidens non excedit suum subiectum, scilicet non extendit se ultra suum

subiectum" (II Sent., d. 27, q. 1, a. 6. ad 1).

In teologia S. Tommaso ricorre alla distinzione reale tra sostanza e accidenti per rendere
comprensibile il mistero della presenza reale del Cristo nell\u2019Eucaristia. Nel mistero
eucaristico viene meno la sostanza del pane e del vino e il suo posto viene preso dal Corpo
e dal Sangue di Cristo, mentre rimangono intatti gli accidenti del pane e del vino. "In
questo sacramento tutta la sostanza del pane si converte in tutta la sostanza del Corpo di
Cristo, e tutta la sostanza del vino in tutta la sostanza del Sangue di Cristo. Perci\u00f2 questa
non \u00e8 una conversione formale ma sostanziale. N\u00e9 rientra tra le specie delle mutazioni
naturali, ma con termine proprio pu\u00f2 dirsitransustan ziazion e" (III, q. 75, a. 4).

In sede metafisica il miracolo, eucaristico d\u00e0 luogo a due difficolt\u00e0; una riguarda la
possibilit\u00e0, la seconda la coerenza.

Allapri ma l\u2019Angelico risponde che Dio provvede direttamente a dare agli accidenti
quell\u2019essere che normalmente viene comunicato loro dalla sostanza. Infatti "la causa prima
dispone di un influsso sull\u2019effetto della causa seconda che \u00e8 pi\u00f9 veemente dell\u2019influsso
della causa seconda stessa. Per cui anche quando cessa l\u2019influsso della causa seconda
sull\u2019effetto, pu\u00f2 tuttavia ancora permanere l'influsso della causa prima; per es. tolto il ra-
zionale resta il vivente e tolto il vivente resta l\u2019essere. E poich\u00e9 la causa prima degli acci-
denti e di tutti gli esistenti \u00e8 Dio, mentre la causa seconda \u00e8 la sostanza, essendo gli acci-
denti causati dai principi della sostanza, Dio pu\u00f2 conservare nell'essere g1i accidenti.
quando \u00e8 stata tolta la causa seconda, ossia la sostanza. E pertanto si deve concludere che
Dio pu\u00f2 far si che esistano accidenti senza soggetto (sostanza)" (IV Sent., d. 12. q. 1, a. I,
sol. 1).

Allaseconda difficolt\u00e0. relativa alla coerenza e alla legittimit\u00e0 di dare ancora il nome di
accidente a realt\u00e0 che effettivamente non hanno pi\u00f9 la propriet\u00e0 essenziale che li caratte-
rizza, quella dell\u2019inesse, S. Tommaso risponde distinguendo tra l\u2019essere e il modo di essere.
Il modo di essere naturalmente proprio dell\u2019accidente \u00e8 indubbiamente l'inesse; ma ancor
pi\u00f9 importante per la natura stessa dell\u2019accidente \u00e8 di non avere in suo proprio atto d'essere
ma di riceverlo dalla sostanza. Ora, questo secondo elemento rimane salvo anche nel
miracolo eucaristico: gli accidenti delle specie eucaristiche non hanno l'essere in proprio
ma lo ricevono direttamente da Dio (cfr. IV Sent., d. 12, q. 1, a. 1, sol. 1 ad 1).

(Vedi: SOSTANZA, TRANSUSTANZIAZIONE)
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