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jules michelet
la strega
pubblicato il 1 dicembre 1862
introduzione

sprenger afferma (prima del 1500): "si deve dire l'eresia
delle streghe, non degli stregoni; questi contano poco". e
un altro, sotto luigi tredicesimo: "per uno stregone
diecimila streghe".

"natura le ha fatte streghe." e' il genio proprio alla donna, e
il suo temperamento. nasce fata. per il normale ricorso
dell'esaltazione, \u00e8 sibilla. per l'amore \u00e8 maga. per acume,
malizia (capricciosa spesso e benefica), \u00e8 strega, e d\u00e0 la
sorte, almeno lenisce, inganna i mali.

ogni popolo primitivo ha il medesimoo principio; lo vediamo
dai viaggi. l'uomo caccia e lotta. la donna gioca d'ingegno,
immagina; genera sogni e dei. dei giorni \u00e8 veggente;
possiede le ali infinite del desiderio e del sogno. per meglio
valutare i tempi, osserva il cielo. ma alla terra non offre
meno cuore. gli occhi chini sui teneri fiori, giovane e fiore
anch'essa, ne fa conoscenza personale. donna, chiede loro
di guarire chi ama.
semplice e commovente inizio di religioni e scienze. pi\u00f9
avanti tutto si separa; vedremo sorgere lo specialista,
ciarlatano, astrologo o profeta, negromante, prete, medico.
ma in principio, la donna \u00e8 tutto.
una religione potente e vitale, come il paganesimo
greco,ha inizio dalla sibilla, termine nella strega. la prima,
vergine bella, in pieno sole, lo cull\u00f2, gli diede incanto e
aureola. pi\u00f9 tardi, decaduto, malato, nelle tenebre
medievali, tra le lande e i boschi, la strega lo ripar\u00f2, dalla
sua coraggiosa piet\u00e0 gli venne il nutrimento, di cui
continu\u00f2 a vivere. ecco che, per le religioni, la donna \u00e8
madre, amorosa custode e nutrice fedele. gli d\u00e8i sono
come gli uomini; le nascono e muoiono in grembo.

quanto la fedelt\u00e0 le costa! regine, magi di persia, circe
maliarda, sublime sibilla, che siete ormai? che barbara
metamorfosi. quella che, dal trono d'oriente, insegn\u00f2 le
virt\u00f9 delle piante e il cammino delle stelle che, al tripode di
delfi, splendida del dio di luce, porgeva oracoli al mondo
prostrato, questa, mille anni pi\u00f9 tardi, la si caccia come
fosse una bestia selvaggia, \u00e8 inseguita agli angoli delle
strade, umiliata, straziata, lapidata, piegata sui carboni
ardenti.
non bastano i roghi al clero, n\u00e9 al popolo le villanie n\u00e9 i
sassi al fanciullo, contro la disgraziata. il poeta (fanciullo
anch'esso) la lapida con un'altra pietra, ancora pi\u00f9 crudele
per una donna. suppone, chiss\u00e0 perch\u00e9?, che fosse sempre
laida e vecchia. alla parola strega, appaiono le orrende
vecchie di macbeth. ma i crudeli processi mostrano il
contrario. molte morirono proprio perch\u00e9 giovani e belle.

la sibilla prediva la sorte, la strega la fa. ecco la grande,
autentica differenza. lei chiama, cospira, opera il destino.
non \u00e8 l'antica cassandra che tanto bene conosceva
l'avvenire, lo lamentava, l'attendeva. lei lo crea. pi\u00f9 di
circe, di medea, possiede la verga del miracolo naturale, e
per sostegno e sorella ha la natura. tratti del prometeo
moderno son gi\u00e0 suoi. con lei ha inizio l'industria,
specialmente l'industria sovrana, che guarisce, rinnova
l'uomo. al contrario della sibilla, che sembrava osservare
l'aurora, lei osserva il tramonto: ma \u00e8 proprio il grigio
tramonto ad offrire (come sulle vette delle alpi) molto
prima dell'aurora, un'alba precoce del giorno.
il prete intuisce tutto il pericolo, il nemico; la temibile
rivalit\u00e0 \u00e8 in lei, che lui mostra di disprezzare, la
sacerdotessa della natura.
dagli d\u00e8i antichi, ha fatto degli d\u00e8i. accanto al satana del
passato, vediamo nascere in lei un satana del futuro.
il solo medico del popolo, per mille anni, fu la strega. gli
imperatori, i re, i papi, i baroni pi\u00f9 ricchi avevano qualche
dottore di salerno, qualche moro, qualche ebreo, ma la
gente di ogni condizione, e si pu\u00f2 dire tutti, non consultava
che la saga o saggia donna. se non guariva, la insultavano,
la dicevano strega. ma in genere, per rispetto e paura

insieme, la chiamavano buonadonna o belladonna, dal
nome che si dava alle fate.
le capit\u00f2 quel che ancora capita alla sua pianta prediletta,
la belladonna, e a benefici altri veleni che usava, antidoti
dei grandi flagelli del medioevo. il bambino, il passante
ignaro, maledice quest'erbe grigie senza conoscerle. i loro
colori ambigui lo colmano di terrore. arretra, passa alla
larga. eppure non sono che "consolanti" (solanee), che
somministrate con discrezione, hanno guarito spesso,
calmato tanti mali.
potete trovarle nei luoghi pi\u00f9 sinistri, isolati, infidi, tra
macerie e rovine. anche in questo somigliano a chi le
usava. dove avrebbe potuto vivere, se non tra le lande
selvagge, l'infelice, cos\u00ec perseguitata, la maledetta, la
proscritta, l'avvelenatrice che guariva, salvava? la
promessa del diavolo e del male incarnato, che ha fatto
tanto bene, ad ascoltare il gran medico del rinascimento.
quando paracelso, a basilea nel 1527, bruci\u00f2 tutta la
medicina, dichiar\u00f2 di non sapere nulla, oltre a quanto
imparato dalle streghe.

meritavano una ricompensa. l'ebbero. le si pag\u00f2 in torture,
in roghi.

si scovarono tormenti appositi, si inventarono sofferenze.
venivano condotte a giudizio in massa, e condannate per
una parola. mai si fu tanto prodighi di vite umane. per non
parlare della spagna, classica terra dei roghi, dove non c'\u00e8
moro n\u00e9 ebreo senza strega, se ne ardono settemila a
tr\u00e8viri, non so quante a tolosa, a ginevra cinquecento in tre
mesi (1513), ottocento a w\u00fcrtzburg, quasi in una infornata,
millecinquecento a bamberga (due minuscoli vescovadi).
ferdinando secondo in persona il bigotto, il crudele
imperatore della guerra dei trent'anni, fu costretto a
sorvegliare i suoi zelanti vescovi. non avrebbero
risparmiato un solo suddito. nella lista di w\u00fcrtzburg trovo
uno stregone di undici anni che andava a scuola, una
strega di quindici, a baiona due di diciassette,
dannatamente graziose.
si noti che in certe epoche, al solo nome di strega, l'odio

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