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Protagora: Il Mito di Prometeo

Protagora: Il Mito di Prometeo

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Published by Gianfranco Marini
testo del "mito di Prometeo" raccontato da Protagora nell'omonimo dialogo di Platone
testo del "mito di Prometeo" raccontato da Protagora nell'omonimo dialogo di Platone

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08/05/2013

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P
ROTAGORA
 
I
L
M
ITO DI
P
ROMETEO
 Tratto da: Platone, Protagora, Protagora racconta il mito di Prometeo
Argomento:
attraverso la narrazione del mito di Prometeo Protagora espone le sue tesisulla politica, la società e l’insegnabilità della “virtù”
 Riassunto:
 Zeus, per render loro possibile vivere in società, ha distribuito aidos e dike atutti gli uomini. Gli uomini hanno bisogno della cultura e dell'organizzazione politica perché sono creature prive di doti naturali, come artigli, denti e corna, immediatamente funzionali ai loro bisogni. Tutti partecipano di queste due virtù "politiche". Ma esse nonvanno viste come connaturate all'uomo, bensì come qualcosa di sopravvenuto, qualcosache è stato trasmesso in maniera consapevole, e non semplicemente attribuito in un processo cieco, "epimeteico", del quale si può render conto soltanto ex post: per questoè possibile insegnare aidos e dike agli uomini, mentre non si può "insegnare" a un toroad avere corna e zoccoli.
(tratto da filosofico.net,link )Parole Chiave:
tecnica, civiltà, politica, virtù, cultura, società, giustizia, democrazia, progresso, natura,
Tesi: la civiltà umana si fonda sulle tecniche e sulla giustizia e il rispetto reciproco chesono propri di tutti gli uomini. Quindi l’arte di governare non è tale per nascita o pernatura, ma può essere appresa da chiunque
Piero di Cosimo: Il Mito di Prometeo, 1510 - 1520
 
Ci fu un tempo in cui esistevano gli dei, ma non le stirpi mortali. Quando giunse ancheper queste il momento fatale della nascita, gli dei le plasmarono nel cuore della terra,mescolando terra, fuoco e tutto ciò che si amalgama con terra e fuoco. Quando le stirpi
 
mortali stavano per venire alla luce, gli dei ordinarono a Prometeo e a Epimeteo di darecon misura e distribuire in modo opportuno a ciascuno le facoltà naturali. Epimeteochiese a Prometeo di poter fare da solo la distribuzione: "Dopo che avrò distribuito -disse - tu controllerai". Così, persuaso Prometeo, iniziò a distribuire. Nella distribuzione,ad alcuni dava forza senza velocità, mentre donava velocità ai più deboli; alcuni fornivadi armi, mentre per altri, privi di difese naturali, escogitava diversi espedienti per lasopravvivenza.[
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] Ad esempio, agli esseri di piccole dimensioni forniva una possibilità di fugaattraverso il volo o una dimora sotterranea; a quelli di grandi dimensioni, invece,assegnava proprio la grandezza come mezzo di salvezza. Secondo questo stesso criteriodistribuiva tutto il resto, conequilibrio. Escogitava mezzidi salvezza in modo tale chenessuna specie potesseestinguersi. Procurò agli esseriviventi possibilità di fugadalle reciproche minacce e poiescogitò per loro faciliespedienti contro le intemperiestagionali che provengono daZeus. Li avvolse, infatti, difolti peli e di dure pelli, perdifenderli dal freddo e dalcaldo eccessivo. Peli e pellicostituivano inoltre unanaturale coperta per ciascuno,al momento di andare adormire. Sotto i piedi di alcunimise poi zoccoli, sotto altriunghie e pelli dure e prive di sangue. In seguito procurò agli animali vari tipi dinutrimento, per alcuni erba, per altri frutti degli alberi, per altri radici. Alcuni fece inmodo che si nutrissero di altri animali: concesse loro, però, scarsa prolificità, che diedeinvece in abbondanza alle loro prede, offrendo così un mezzo di sopravvivenza allaspecie. Ma Epimeteo non si rivelò bravo fino in fondo: senza accorgersene avevaconsumato tutte le facoltà per gli esseri privi di ragione. Il genere umano era rimastodunque senza mezzi, e lui non sapeva cosa fare. In quel momento giunse Prometeo percontrollare la distribuzione, e vide gli altri esseri viventi forniti di tutto il necessario,mentre l’uomo era nudo, scalzo, privo di giaciglio e di armi. Intanto era giunto il giornofatale, in cui anche l’uomo doveva venire alla luce. Allora Prometeo, non sapendo qualemezzo di salvezza procurare all’uomo, rubò a Efesto e ad Atena la perizia tecnica,insieme al fuoco - infatti era impossibile per chiunque ottenerla o usarla senza fuoco - eli donò all’uomo. All’uomo fu concessa in tal modo la perizia tecnica necessaria per lavita, ma non la virtù politica.
J.-S. Berthélem e J.-B. Mauzaisse Prometeo dà vita all'uomo 1802
[
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] Questa si trovava presso Zeus, e a Prometeo non era più possibile accedereall’Acropoli, la dimora di Zeus, protetta da temibili guardie. Entrò allora di nascostonella casa comune di Atena ed Efesto, dove i due lavoravano insieme. Rubò quindi la
 
scienza del fuoco di Efesto e la perizia tecnica di Atena e le donò all’uomo. Da questodono derivò all’uomo abbondanza di risorse per la vita, ma, come si narra, in seguito lapena del furto colpì Prometeo, per colpa di Epimeteo. Allorché l’uomo divenne partecipedella sorte divina, in primo luogo, per la parentela con gli dei, unico fra gli esseri viventi,cominciò a credere in loro, e innalzò altari e statue di dei. Poi subito, attraverso latecnica, articolò la voce con parole, e inventò case, vestiti, calzari, giacigli el’agricoltura.
Francesco Scaramuzza, Prometeo ruba il fuoco, 1840
 
Con questi mezzi in origine gli uomini vivevano sparsi qua e là, non c’erano città; perciòerano preda di animali selvatici, essendo in tutto più deboli di loro. La perizia pratica eradi aiuto sufficiente per procurarsi il cibo, ma era inadeguata alla lotta contro le belve(infatti gli uomini non possedevano ancora l’arte politica, che comprende anche quellabellica). Cercarono allora di unirsi e di salvarsi costruendo città; ogni volta che stavanoinsieme, però, commettevano ingiustizie gli uni contro gli altri, non conoscendo ancorala politica; perciò, disperdendosi di nuovo, morivano. Zeus dunque, temendo che lanostra specie si estinguesse del tutto, inviò Ermes per portare agli uomini rispetto egiustizia, affinché fossero fondamenti dell’ordine delle città e vincoli d’amicizia. Ermeschiese a Zeus in quale modo dovesse distribuire rispetto e giustizia agli uomini: «Devodistribuirli come sono state distribuite le arti? Per queste, infatti, ci si è regolati così: seuno solo conosce la medicina, basta per molti che non la conoscono, e questo vale ancheper gli altri artigiani. Mi devo regolare allo stesso modo per rispetto e giustizia, o possodistribuirli a tutti gli uomini?« «A tutti - rispose Zeus - e tutti ne siano partecipi; infattinon esisterebbero città, se pochi fossero partecipi di rispetto e giustizia, come succedeper le arti. Istituisci inoltre a nome mio una legge in base alla quale si uccida, come pestedella città, chi non sia partecipe di rispetto e giustizia».[
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] Per questo motivo, Socrate, gli Ateniesi e tutti gli altri, quando si discute diarchitettura o di qualche altra attività artigianale, ritengono che spetti a pochi la facoltàdi dare pareri e non tollerano, come tu dici - naturalmente, dico io - se qualche profanovuole intromettersi. Quando invece deliberano sulla virtù politica - che deve basarsi tuttasu giustizia e saggezza - ascoltano il parere di chiunque, convinti che tutti siano partecipidi questa virtù, altrimenti non ci sarebbero città. Questa è la spiegazione, Socrate. Tidimostro che non ti sto ingannando: eccoti un’ulteriore prova di come in realtà gliuomini ritengano che la giustizia e gli altri aspetti della virtù politica spettino a tutti. Si

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