discriminazione non incluse nella legge Mancino.Tale vuoto di tutela appare ancora più illogico e ingiusto censurabile se si considera che la legge Mancinorichiama esplicitamente la CERD
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, Convenzione “gemella” della CEDAW
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, attuandola. Proprio in ragionedella medesima tutela riconosciuta dalle due Convenzioni all’art. 2 nei confronti della discriminazione digenere e di quella per motivi razziali, etnici, o nazionali, è auspicabile una equiparazione di protezione anchea livello nazionale. Questo solo ragionamento, da nessuna forza politica espresso in Parlamento né altrove,sarebbe stato di per sé sufficiente ad avvalorare con forza la necessaria modifica della L. Mancino, non soloper motivi di discriminazione sessuale, ma anche di genere. E riconoscere un disvalore penale ai discorsi diodio basati sul genere, oltre che sulla razza, sull’etnia, sulla nazionalità o sulla religione, avrebbe forse reso inostri politici meno propensi al costante utilizzo di
boutade
sessiste nel discorso politico.Il nodo centrale infatti, emerso con prepotenza grazie al sessismo spudorato di Berlusconi, èl’assenza in Italia della volontà di affrontare seriamente le questioni di genere in ogni ambito della vitapolitica e pubblica. Cioè si continua a negare l’esistenza di un rapporto stringente tra l'immaginario collettivosul ruolo della donna e la disciplina del suo corpo, dei suoi diritti, della sua libertà attraverso il diritto, maanche la concezione della politica stessa e del ruolo delle donne nella politica.Finchè l’Italia non sarà in grado di affrontare e sciogliere questo nodo, un ritorno ad una democrazia effettivanon sarà possibile, perché non può esserci democrazia là dove le donne non vengono considerate soggetti didiritto.Questi mesi ci hanno dimostrato con chiarezza quanto gli stereotipi legati al ruolo tradizionale della donnanella società (
Eva
, la tentatrice, - escort o prostituta di strada-,
Maria
, la donna di casa, la madre di famiglia,
Wonderwoman
, la donna che deve curare la casa, figliare, ma anche lavorare alla pari dell’uomo andando inpensione senza differenze di età) influiscano pesantemente non solo sul destino e sui diritti di donne ebambine, ma sulla società tutta.E’ un dato di fatto che il ruolo del movimento femminista è stato indispensabile per l'accesso aidiritti fondamentali da parte delle donne. Eppure, le riforme giuridiche approvate a partire dagli anni Settantagrazie al femminismo, si sono dimostrate insufficienti a garantire in concreto il godimento per le donne deldiritto a una vita libera da qualsiasi forma di discriminazione e violenza. Infatti, alle modifiche normativenon è seguito un cambio culturale. Gli stereotipi sul ruolo della donna nella società sono ancoraprofondamente radicati, e riscontrabili in molti dei discorsi politici, dei programmi dei governi, delleproposte di legge, degli arresti giurisprudenziali.Questi stereotipi “minano alla base la condizione sociale delle donne, e sono all’origine dellaposizione di svantaggio occupata dalle donne in vari settori, compreso il mercato del lavoro e la vita politicae pubblica” (Osservazione Conclusiva n.15/2005 del Comitato CEDAW all’Italia).Nonostante ciò ci venga evidenziato dagli organismi internazionale, in Italia ancora manca la capacità dicogliere la specificità della differenza di genere quale derivazione di una disparità di potere secolare trauomini e donne. Il patriarcato esiste, ma ci si ostina a non riconoscerlo nelle forme in cui si manifesta.Sulla base di una concezione cattolica e familista fortemente radicata, la differenza di genere vienericondotta nell'alveo delle discriminazioni di cui sono vittima i “soggetti deboli”, così che le politiche di pariopportunità si risolvono in politiche assistenzialistiche e di tutela, anche mediante il ricorso allo strumentopenale.Dagli anni Settanta del secolo scorso si è determinato un netto spostamento di prospettiva dal c.d. paradigmadell'oppressione al c.d. paradigma della vittimizzazione
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: mentre la condizione pervasiva dell'oppressionerichiede riforme di tipo strutturale, ovvero azioni rivolte a eliminare ostacolo al godimento effettivo deidiritti, come richiesto dalla CEDAW, la condizione soggettiva della vittimizzazione riduce il problema a unadebolezza individuale, da tutelare, o a una situazione di rischio individuale, da arginare mediante l'utilizzodello strumento penale.L'assenza di un approccio di genere, la prevalenza di un approccio morale, ha determinato unaprofonda incoerenza tra quella che è la
ratio
posta a fondamento degli interventi politici e normativi inmateria di pari opportunità
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e quello che dovrebbe essere il significato stesso delle pari opportunità, che, inattuazione dell'art. 3 Cost., dovrebbero costituire la “
longa manus
” dello Stato per attuare la CEDAW, le
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Convenzione ONU per l’eliminazione della discriminazione razziale.
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Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne.
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Vedi Pitch (1989), Minow (1993), Bodelon (2009).
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Il caso più eclatante riguarda la violenza di genere. A fronte di statistiche che evidenziavano impietosamente la tragica realtà della violenzamaschile sulle donne come predominante in ambito domestico, e con esiti spesso letali, tanto che la prima causa di uccisione per le donne è risultatoproprio il conflitto di genere (c.d. femminicidio), il Governo puntava l'attenzione sulle violenze sessuali commesse da stranieri su strada,e inseriva nelpacchetto sicurezza misure repressive di carattere penale e di controllo del territorio.