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Maria Serena Peterlin Ricci
La classe non \u00e8.doc
( note scolastiche dietro la lavagna rotta )
praticomondo network
www.praticomondo.net/scuola/index.html
Commenta nel Blog di Maria Serena Peterlin Ricci :
http://notecellulari.splinder.com
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Prefazione

"La classe non \u00e8.doc - Note scolastiche " parla di ragazzi e di scuola.
Gli avvenimenti e le storie, le persone e i luoghi sono veri e vissuti; l'interpretazione
che se ne \u00e8 data \u00e8, e non potrebbe che essere, semiseria.
Il titolo gioca sui molteplici significati sia della parola "classe" sia del suffisso ".doc"
che, come noto, sigla i documentiwo rd, ma anche le denominazioni di origine
controllata; a sua volta l'espressione "Note scolastiche" sottintende sia le note
disciplinari, vergate da esasperati professori sui registri di classe, sia la musica, vecchia
e nuova, che si sente suonare a scuola, sia le annotazioni della scrivente.

"La classe" a cui allude il titolo non \u00e8 infatti, come dice il noto proverbio, "acqua" ma
un bellicoso e scatenato gruppo di ragazzi di un Istituto Tecnico Telematico ai quali,
per la durata di un triennio, la professoressa di Lettere fa lezione di Italiano e Storia
lasciandosi coinvolgere da un coacervo di sentimenti ed emozioni, di sgomento e
determinazione al dialogo che si susseguono in un continuo alternarsi di concrete
fatiche ed illusori entusiasmi.
Si ripropone dunque l'argomento scuola, che da qualche parte si vorrebbe considerare
addirittura inflazionato; ma questo racconto ha l'ambizione di rappresentare una verit\u00e0
diretta e critica e non ritoccata, di svelare meccanismi non sempre cos\u00ec nobili e austeri
come si pretenderebbe, di ammettere anche la presenza della mediocrit\u00e0 e del disamore
in una professione che si vorrebbe invece, per definizione, missionaria.

Di solito l'attenzione generale nei confronti della scuola si risveglia per lamentare il
costo dei libri di testo, gli episodi di teppismo o di bullismo, il dilagare delle
tossicodipendenze e le difficolt\u00e0 di comunicare tra generazioni, l'overdose di
videogiochi, videofonini e televisione: tutte situazioni dalle quali sgorga la domanda
rituale: "... E la scuola cosa fa? perch\u00e8 non se ne occupa?".

Il libro vorrebbe obiettare che per quasi tutte le suddette realt\u00e0, che peraltro hanno
radici ben profonde e intrecciate, la scuola, pur giustamente chiamata in causa, non ha
e non pu\u00f2 avere bacchette fatate, e che non si avvicina n\u00e9 si comprende davvero il
mondo giovanile o alla scuola quando se ne parla solo per allestire le difese d'ufficio
dei propri ruoli (di genitori o di esperti di turno ecc) o per giudicare ed etichettare le

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funzioni degli insegnanti e i comportamenti dei ragazzi in base a convinzioni pregresse.
Tantomeno si riesce a capire cosa accade nella scuola se la si guarda con occhi
nostalgici e rievocativi che si lasciano sfuggire le velocissime evoluzioni dei costumi e
delle realt\u00e0 quotidiana.
Il racconto suggerisce di guardare senza pregiudizi, n\u00e9 schermi, n\u00e9 eccessive
aspettative ad una fascia d'et\u00e0 complessa, irruente e, come qualcuno vuole,
indisponente, ma spesso del tutto indifesa e che chiede inutilmente spazio ed ascolto
pi\u00f9 che denaro o vestiti.
"La classe non \u00e8.doc - Note scolastiche" \u00e8 un per certi versi, un appello (non un atto
d'accusa) alla responsabilit\u00e0 degli adulti (dei professori, ma non solo) e vorrebbe
attirare l'attenzione sugli sfondi e sui protagonisti di vicende quotidiane di una scuola
nella quale si mette in gioco e si influenza, nel male e nel bene, la crescita dei nostri
giovanissimi concittadini europei globalizzati.
Nel racconto le vicende di giovani tra i sedici e i diciannove anni, che si intrecciano
con quelle di insegnanti (e dirigenti) nel corso di un triennio scolastico superiore, sono
raccontate nella quotidianit\u00e0, senza la presunzione di esaurire l'universo giovanile e
scolastico, ma con l'attenzione e la passione verso storie e sentimenti vivi e reali.
I ragazzi che hanno ispirato il racconto, e ne sono i protagonisti, hanno letto il libro e,
come altri loro coetanei cui \u00e8 stato fatto leggere, vi si sono riconosciuti. Sono stati
felici di essere stati capiti e raccontati.
L'autrice ha creduto che questa storia fosse cos\u00ec emblematica rispetto alla verit\u00e0 da non
poter essere taciuta, e che ne comprendesse e ne rappresentasse molte altre.

Maria Serena Peterlin Ricci
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