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Dopo l'Ottantanove

Dopo l'Ottantanove

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Published by Franco Ferrari
Le Sinistre e l'Internazionale

Quaderno di Alternative
Le Sinistre e l'Internazionale

Quaderno di Alternative

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DOPO L’OTTANTANOVE
 LE SINISTRE E  L’INTERNAZIONALE 
di Franco Ferrari
 
 
Introduzione
La dimensione internazionale della sinistra è una delle caratteristiche peculiari che l’hannocaratterizzata fin dal suo sorgere. Nel secolo scorso la nascita di una organizzazione sovranazionale(pur se limitata quasi esclusivamente all’Europa) ha in buona parte preceduto la creazione di partitinazionali. Tutto ciò non ha però impedito che spesso le forze politiche della sinistra, in momentistorici cruciali, accantonassero i valori internazionalisti per aderire ad una visione nazionalista e avolte persino sciovinista del proprio ruolo. Il caso paradigmatico di questo percorso è stato offertodalla prima guerra mondiale, con l’adesione della maggior parte dei partiti socialisti esocialdemocratici allo spirito di guerra, a fianco della propria borghesia e contro i proletari dellealtre nazioni, la cui unità, secondo i proclami dei consessi dell’Internazionale socialista, avrebbedovuto impedire il ricorso alla guerra stessa.Con la scissione tra comunisti e socialdemocratici si sono costituite organizzazioniinternazionali rivali e tra loro molto diverse. Solo nel caso dei comunisti, almeno all’inizio,l’organizzazione internazionale doveva prevalere sulle sezioni nazionali, nella formulazione dellastrategia politica come anche nella stessa formazione dei gruppi dirigenti. Questa visione, peraltroinadeguata al radicamento di partiti nazionali di massa, subiva un processo degenerativo con ilprevalere della direzione sovietica all’interno del movimento, che produceva una subordinazionedelle sezioni nazionali agli interessi dello Stato-guida.Dopo la crisi dell’internazionalismo socialista seguito alla Grande guerra, i partitisocialdemocratici si radicavano sempre più nell’ambito nazionale cominciando a diventare partiti digoverno e l’organizzazione internazionale, pur se riformata (come Internazionale operaia esocialista), perdeva di importanza.L’analisi delle forme e delle strutture nelle quali si organizza l’internazionalismo delle forzedi sinistra oggi, non può non tenere conto di questa lunga e complessa storia (e non è questal’occasione per ripercorrerla nemmeno per cenni). Come d’altra parte non si può non tenere contoche da una quindicina d’anni si è diffusa, anche nel senso comune, la convinzione che esista unacrescente interdipendenza tale da globalizzare i problemi, ridurre il ruolo degli Stati nazionali eaccelerare e intensificare le comunicazioni tra tutti gli angoli del pianeta.Globalizzazione è ormai una parola usata in tutte le salse, anche se per chi si è familiarizzatocon l’analisi marxista del capitalismo, essa rimanda ad un movimento di fondo del capitalismostesso che è parte del suo nocciolo strutturale. E proprio da questo elemento Marx derivava lapropria visione della necessità (e non solo del valore di principio) dell’internazionalismo deiproletari.Oggetto di questo quaderno di documentazione è di offrire delle informazioni e dei dati sullesedi e strutture internazionali delle forze di sinistra, concentrandosi sugli anni che vanno dalla crisidei Paesi socialisti e dalla scomparsa del blocco dominato dall’Unione sovietica ad oggi.Naturalmente l’attività internazionale dei partiti non è riducibile agli incontri, colloqui, seminari equant’altro viene detto e scritto in tali sedi. Per molte forze politiche, soprattutto se hanno ruoli digoverno più o meno importanti, la presenza internazionale si svolge soprattutto attraverso altricanali. Resta però il fatto che è diffusa la consapevolezza che sia necessaria una collaborazione e unconfronto tra forze politiche al fine di elaborare, per quanto possibile, un atteggiamento o un sentirecomune di fronte ai problemi attuali.La scomparsa del blocco socialista non ha affatto determinato una cancellazione delpluralismo delle sinistre, benché sia indubbio che vi sia oggi una egemonia delle forzesocialdemocratiche. D’altra parte restano in campo forze consistenti che si considerano comeanticapitalistiche (e in questo elemento di fondo si differenziano dalla socialdemocrazia che simuove all’interno del capitalismo considerato un dato incontestabile) anche se queste non sono più
 
esclusivamente riconducibili ai partiti comunisti. Del resto non era più così da tempo, se siconsiderano gli apporti venuti da almeno trent’anni dalle correnti sorte nel terzo mondo e dallanuova sinistra. Il movimento comunista ormai rappresentava una realtà estremamente differenziatasul piano ideologico, politico e organizzativo ed era sempre più difficile considerarlo un insiemeomogeneo.La struttura del quaderno tiene conto di due livelli dell’attività internazionale delle sinistre.La prima è quella mondiale, la seconda è quella regionale. Al primo livello appartengono quattrodiversi poli. Il primo e certamente il più importante per numero di forze politiche interessate, per laloro influenza ed anche per la continuità dell’attività svolta, è quello socialdemocratico che siorganizza nell’Internazionale socialista. Come si vedrà alla luce degli avvenimenti dell’ultimodecennio questa organizzazione ha beneficiato di una consistente crescita nelle adesioni e puòpresentarsi come la sede di confronto e di raccordo fra la maggior parte delle forze di sinistra.Questo è certamente vero per tutta l’area della sinistra moderata anche se non mancano settorivicini a tesi anticapitalistiche, ma questi restano comunque minoritari. Si vedrà comunque che ilbilancio non è privo di ombre.Il secondo polo è dato dalle forze di ispirazione comunista le quali sono state attraversate dauna profonda crisi, come era inevitabile considerato che, nella grande maggioranza, erano rimastelegate ad una visione del mondo che continuava ad assegnare un ruolo centrale all’URSS e alblocco socialista. Molte di esse si erano rifiutate fino all’ultimo di vedere le degenerazioni esistentinel cosiddetto ‘socialismo reale’. Ma a differenza di quanto si poteva pensare alla luce degliavvenimenti del 1989-91, le forze comuniste sono tutt’altro che scomparse. Non solo per ilpermanere di cinque Stati che continuano ad essere retti da partiti che si definiscono comunisti emarxisti-leninisti (Cina, Corea del Nord, Vietnam, Laos, Cuba), quanto per la ripresa politica edelettorale di forze comuniste in diverse parti del mondo. Oggi vi sono partiti comunisti dotati di unseguito elettorale più o meno importante in diversi paesi quali: Francia, Spagna, Italia, Portogallo,Grecia, Cipro, Russia ed altri Stati dell’ex URSS, Repubblica Ceca, Sudafrica, Giappone, India,Cile. Manca una struttura di riferimento internazionale per i partiti comunisti, ma negli ultimi anni èaumentato il numero di incontri, seminari, conferenze oltre che una intensificazione delle relazionibilaterali, verificabile dalla presenza di delegazioni ai Congressi dei vari partiti. Come già primadell’89 manca però una concezione unitaria di quali debbano essere le relazioni tra i partiticomunisti e tra loro ed altre forze politiche anticapitalistiche.Il terzo polo è individuabile nella proiezione internazionale del movimento zapatistamessicano. E’ anche questa una iniziativa che si muove in controtendenza rispetto all’egemonialiberista a livello mondiale come anche dell’egemonia socialdemocratica nell’ambito della sinistra.A differenza delle altre iniziative prese in esame essa non si rivolge esclusivamente e nemmenoprevalentemente ad una sinistra fatta di partiti. I principali interlocutori dei due incontriintercontinentali fin ad ora svolti sono quelle aggregazione dette della società civile. L’iniziativazapatista, che configura quello che ho chiamato lo zapatismo globale, è quella che piùesplicitamente assume la rottura determinata dall’89.Il quarto polo, quello dell’estrema sinistra, in realtà non esiste in quanto tale perché sottoquesta denominazione si ritrovano correnti tra loro molto diverse. Sotto questa etichetta generica hoconsiderato due filoni molto diversi, che rientrano fra i prodotti di scissioni storiche del movimentocomunista, quello trotzkista e quello maoista. Sono tutti precedenti alla scomparsa dell’URSS e delblocco socialista ma di fronte ad uno sviluppo inaspettato hanno dovuto misurarsi con unasituazione politica nuova. In qualche caso hanno riformulato le proprie strategie, in molti altri sonorimasti strettamente ancorati alle formulazioni ideologiche prodotte nei decenni precedenti,frammentandosi al proprio interno in varie sottocorrenti.Il secondo livello riguarda le strutture esistenti a livello regionale, il Partito del SocialismoEuropeo, articolazione regionale della socialdemocrazia per i Paesi dell’Unione Europa, la sinistraalternativa europea (che raccoglie le forze a sinistra della socialdemocrazia nella stessa areageografica), e il Forum di S. Paolo. Quest’ultimo è il punto di raccolta della sinistra latinoamericana

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