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Roerich e Shambala

Roerich e Shambala

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07/03/2011

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Francesco LamendolaSulle orme di Nicholas Roerich,alla ricerca di Shamballa
Archeologo, antropologo, pittore, disegnatore, costumista, scrittore, viaggiatore,diplomatico, conferenziere ed esperto di occultismo: tutto questo, e altro ancora, è statoNicholas Konstantinovic Roerich: un personaggio che sembra uscito dalla fantasia di unromanziere e i cui dipinti, effettivamente, ricordano un po' le atmosfere oniriche evagamente surreali descritte in certi racconti del soprannaturale di H. P. Lovecraft.Era nato a San Pietroburgo nel 1874 e, incoraggiato dal pittore Mikhail O. Mikhesine,aveva incominciato a dipingere, iscrivendosi poi alla Accademia di Belle Arti. Nello stessotempo conduceva anche gli studi di legge, per volontà del padre, che era avvocato. Nel1898 ottenne una cattedra nell'Istituto Imperiale Archeologico; tre anni dopo si sposò conElena Ivanovna Shaposnikov, nipote del celebre musicista Mussorgskij, che gli diede duefigli.Ai primi del Novecento, Roerich era già una figura di spicco nel mondo culturale dellacapitale russa, interessandosi a svariate discipline, tra le quali l'archeologia, la pittura, lascenografia. Fra le altre cose, disegnò le scene e i costumi per l'impresario teatrale SerghejDagilev e per il balletto di Igor Stravinsky
La sagra della Primavera.
Membro, dal 1909, dell'Accademia imperiale russa di Belle Arti, nel 1917 fu anche, per un brevissimo periodo, presidente del Comitato di artisti creato dallo scrittore Maksim Gorki,che si riuniva nello storico Palazzo d'Inverno a San Pietroburgo (ribattezzata nel 1914, alloscoppio della prima guerra mondiale, Pietrogrado, per ragioni di germanofobia).Dopo la Rivoluzione di Ottobre, Roerich dapprima trasferì la sua famiglia in Finlandia;poi, nel 1920, decise di accettare l'invito del direttore dell'Istituto d'Arte di Chicago edemigrò negli Stati Uniti, che divennero la sua seconda patria.Nel 1923 alcuni suoi ammiratori fondarono il Roerich Museum, che si arricchì di un grannumero di opere dell'artista; mentre egli partiva, insieme alla moglie, per un lungo viaggionelle regioni più interne e meno conosciute dell'Asia Centrale, visitando l'India, il Sikkim,il Tibet, la Cina e la Mongolia.
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Nel corso di quel viaggio, come si vedrà nel brano qui sotto riportato, egli si imbatté anchein alcune testimonianze relative alla presenza di Gesù Cristo nella regione dell'Himalaya e,addirittura, nel suo presunto sepolcro, nella città di Srinagar, nel Kashmir, tuttora veneratocome quello di un grande santo venuto a predicare dal lontano Occidente. Ma, di questoargomento, avremo occasione di riparlare in una sede più appropriata.Tornato in America, nel 1928 Roerich fondò un Centro di ricerca per gli studi Himalayani,le cui finalità erano l'approfondimento dell'etnografia e dell'antropologia di quella regionedell'Asia, sulla base del ricco materiale raccolto sul campo.Nel corso del viaggio in Asia Centrale egli non aveva, peraltro, interrotto la sua attivitàartistica; si calcola che in quegli anni abbia dipinto non meno di 500 tele, su un totale dicirca 7.000 opere realizzate nel corso della sua intera vita. A queste bisogna aggiungerequalcosa come 1.200 testi letterari di vario genere: per cui il
corpus
della produzionecomplessiva di questo genio eclettico, sia nell'ambito artistico che in quello scientifico, èveramente enorme e tale da lasciare sbalorditi.Roerich si era anche notevolmente impegnato a livello umanitario e filantropico, tanto cheper ben due volte, nel 1929 e nel 1935, il suo nome era stato fatto quale candidato alPremio Nobel per la Pace.In particolare, egli si era adoperato affinché le nazioni giungessero a un trattatointernazionale che si impegnasse, in caso di guerra, al rispetto dei musei, delle biblioteche,delle cattedrali e delle università, le quali avrebbero dovuto godere di una immunitàsimile a quella accordata alle strutture sanitarie della Croce Rossa. La cosa giunse acompimento con la stipulazione, nel 1935, del cosiddetto patto Roerich, sottoscritto aWashington dai governi degli Stati Uniti e di una ventina di Paesi latino-americani.Nicholas Roerich si è spento nel dicembre del 1947 e le sue ceneri sono state sepolte aipiedi dell'Himalaya, in vista delle grandiose montagne che aveva tanto amato, e che avevaritratto in decine e decine di quadri pervasi da una misteriosa atmosfera di spiritualità eanimati da un vivo e suggestivo senso del colore.Recentemente sono stati tradotti e pubblicati in italiano due volumi di scritti relativi al suogrande viaggio esplorativo fra le montagne e i deserti dell'Asia Centrale, che hannoriproposto i temi ormai «classici» relativi alla mitica Shamballa e al regno sotterraneo diAgharti, di cui aveva parlato, a suo tempo, anche il viaggiatore polacco FerdinandOssendowski, specialmente nel suo celebre libro
Bestie, uomini, dei
.Roerich tratta l'argomento con l'atteggiamento positivo dello studioso di etnologia, maanche con la passione del mistero che lo ha accompagnato in tutto il corso della sua vita,spingendolo a intraprendere studi di occultismo dei quali non sappiamo molto.
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Tutto quello che si può dire con certezza è che il suo maestro di pittura, Kundizi, era ancheun iniziato al sapere esoterico e dovette istruire il suo allievo, oltre che nel campo dell'arte,anche in quello delle dottrine occulte; e, inoltre, che in diversi luoghi dell'Asia Centrale,Roerich venne accolto dai monaci buddhisti non come un semplice viaggiatore - curiosoed erudito fin che si vuole, ma pur sempre distaccato - bensì come un maestro di saggezza,degno della massima considerazione.Scrive, dunque, Nicholas Roerich in
Shamballa, la risplendente
(titolo originale:
Shamballa: inSearch of the New Era
 , 1930; traduzione italiana di Daniela Muggia, Edizioni Amrita, Torino,1997, vol. 2, pp. 43-49,
 passim
):
In ogni città, in ogni accampamento dell'Asia ho cercato di scoprire quali ricordi la memoria popolare custodiva con più ardore. Attraverso questi racconti conservati e preservati, si puòriconoscere la realtà del passato. (…)Tra le innumerevoli leggende e fiabe di vari paesi si possono trovare storie che raccontano di tribù perdute e di popoli che vivono all'interno della Terra. Da tutte le parti, e in luoghi diversi e moltolontano gli uni dagli altri, la gente parla di fatti identici. Ma correlandoli fra loro ci si accorgeimmediatamente che non sono altro che capitoli di un'unica storia. All'inizio sembra impossibileche possa esistere un legame scientifico fra questi mormorii distorti, raccontati alla luce dei fuochidi bivacchi del deserto. Ma in seguito, si comincia a cogliere la bizzarra coincidenza di queste molteleggende, raccontate da popoli che non si conoscono neppure di nome. (…)In Kashmir si racconta della tribù perduta di Israele; certi eruditi rabbini potrebbero spiegarvi cheIsraele è il nome di coloro che cercano, e che non sta ad indicare una nazione, ma il carattere di un popolo. In rapporto con queste credenze vi mostreranno, a Srinagar, la tomba del grande Issa: Gesù.Potrete sentire la storia dettagliata di come il Salvatore fu crocifisso, ma non morì, e di come i suoidiscepoli portarono via il corpo dal sepolcro e scomparvero. Si dice che in seguito Issa si sia ripreso,e abbia passato il resto della vita in Kashmir a predicare il Vangelo. Si dice che, da questa tombasotterranea, emergano vari profumi. A Kashgar, dove la santa madre di Issa si rifugiò dopo lacrudele persecuzione subita da suo figlio, vi mostreranno la tomba della Vergine Maria. Ovunquetrovate storie diverse di viaggi e spostamenti molto significativi; e a mano a mano che avanzate conla vostra carovana, questo vi procura il massimo piacere e una grande cultura. (…)Ogni imboccatura di grotta suggerisce che qualcuno vi sia già penetrato. Ogni corso d'acqua,soprattutto quelli sotterranei, volge l'immaginazione verso i passaggi sotterranei. In diversi puntidell'Asia Centrale si parla degli Agharti, il popolo dell'interno della Terra. Molte leggendedelineano essenzialmente la stessa storia, che racconta come i migliori abbandonarono la terratraditrice, cercando salvezza in contrade nascoste in cui acquisire nuove forze e conquistare potentienergie.
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