BOMBE, PROIETTILI E… TANTO INCHIOSTRO
Morte di un commissario scomodo
Correva l’anno 1972 quando, il 17 maggio, immediatamente dopo le tormentate elezioni politiche, ilcommissario Luigi Calabresi della Squadra Politica della Questura di Milano venne assassinato daignoti killer davanti alla sua abitazione in via Cherubini. Se inizialmente le indagini siconcentrarono sulla pista “nera” e dei traffici di armi, e specificamente su Gianni Nardi delle SAM(Squadre d’Azione Mussolini) che sarebbe successivamente salito alla ribalta delle cronache per la presenza del suo nominativo in una lista di elementi “reclutabili” nell’organizzazione paramilitareatlantica GLADIO e per la riesumazione del suo cadavere quando vennero avanzati dubbi e sospettisull’incidente stradale a Malaga in Spagna in cui presumibilmente perì nel 1976. La vicendagiudiziaria ed investigativa del caso Calabresi si è invece conclusa con la condanna di alcuni exmilitanti della più rilevante e prestigiosa organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra, LottaContinua con condanne comminate ad Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Ovidio Bompressi eLeonardo Marino, quest’ultimo con pena ridotta poiché l’inchiesta venne originata nel 1988 dallasua “confessione” e dal suo “pentimento” offerti ai carabinieri. Al di là della annosa disputa circal’innocenza o la colpevolezza degli ex “lottacontinuisti” e, soprattutto, del leader del gruppo,Adriano Sofri con la consueta demarcazione fra “destrorsi” e “sinistrorsi”, l’assassinio delcommissario rimane per larga parte avvolta nella nebbia più fitta a partire dai moventi dei killer edei loro mandanti. Generalmente questo delitto viene menzionato come il primo vero attentato degliAnni di Piombo, l’inizio della catena di atti terroristici mirati di matrice perlopiù riconducibile aigruppi e gruppuscoli dell’estrema sinistra. Ad uno sguardo più attento, invece, il delitto delcommissario Calabresi è annoverabile fra i “delitti eccellenti”, gli omicidi di magistrati, carabinieri, poliziotti, politici, banchieri, giornalisti eliminati perché sapevano troppo di questioni scottanti che,assolutamente, non potevano essere comunicate alla pubblica opinione. Un omicidio che a meriporta alle mente anche quelli del manager dell’ENI Enrico Mattei e del Presidente della DConorevole Aldo Moro; dei banchieri massoni e piduisti Roberto Calvi e Michele Sindona; delgenerale dei Carabinieri e prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa e dei magistrati palermitani in prima linea contro la mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; del giornalista – spia Mino Pecorelli e dello scomodo artista ed intellettuale Pier Paolo Pasolini. Personalitàculturalmente e caratterialmente assai differenti ma accomunate dal fatto che ognuno poteva metterein pericolo e difficoltà l’establishment finanziario – politico – criminale rivelandone dettagli e particolari inediti. Il commissario Calabresi non faceva eccezione: era sicuramente a conoscenza diqual che accadde la sera del 15 dicembre 1969 alla Questura di Milano quando l’anarchico PinoPinelli precipitò da una finestra. Negli ultimi mesi della sua vita il suo attivismo investigativo si erafatto frenetico quasi presagisse la fine incombente. In particolare stava cercando di fare luce sullastrage di piazza Fontana, sulla morte misteriosa dell’editore “rosso” Giangiacomo Feltrinellirimasto apparentemente dilaniato da un ordigno in un “incidente sul lavoro” e, soprattutto, suitraffici di armi che alimentavano le bande terroristiche e le altre organizzazioni criminali operantinel nostro paese. La morte di un commissario scomodo poteva far comodo a molti…
La violenta campagna di stampa
Dopo la tragica fine dell’anarchico Pinelli per il noto “incidente” capitato in via Fatebenefratelli, ilcommissario Calabresi, dirigente della Squadra Politica, venne identificato come il principaleresponsabile di quella morte e battezzato “Gigi Finestra” anche a causa della durezza e1