I
–
Two girls, one coup.
I don't think in any language. I think in images.
Vladimir Nabokov
Vengo subito al punto: nell’ultimo numero di EMMA [4/297, autunno 2010] c’è un articolo che trovo –
sto cercando l’eufemismo adatto –
opinabile.
Il potere della lingua
, nella rubrica “riunificazione“ [?] è,
nonostante il titolo pretenzioso, un capolavoro di enumerazione di fattoidi obsoleti.Se si estirpa il fogliame di sofismi triti e ritriti si riesce a soffiare via la polvere che giace da decenni sui
testi usati per la ricerca: scoperte “scientifiche” (le virgolette sono d’obbligo) ci dovrebbero incoraggiarea combattere l’ancora onnipresente maschilismo. Obiettivo lodevole e condivisibile, non fosse
per la
scelta dell’arma. Pare che si dovrebbe confiscare al patriarcato lo strumento più forte per l’oppressione
della donna: la lingua. Porre fine alla fallocrazia lessicale significherebbe contribuire a un cambio diparadigma.Cazzate.Mi sono ritrovato fin troppo spesso a ripetere questa parola nel leggere questo esemplare alfa diantiscientificità. Un ammasso di studi e teorie che da decenni non trovano più spazio in nessun saggiodi linguistica, se non come tetri esemplari da fiera di paese. Nulla di cui meravigliarsi, quando si è caduti vittime di un corso chiamato
feministische Sprachwissenschaft
[= linguistica; letteralmente “scienza dellalingua”], chiaro segno che gli organizzatori del seminario rivelano una concezione quantomeno
discutibile di
femminista
, di
lingua
e soprattutto di
scienza.
Ad ogni modo, gli aspetti ideologici non miinteressano; come ogni credenza politica e religiosa, anche il femminismo deve soggiacere a ogni sortadi interpretazione ed è talvolta costretto a rinunciare a una fetta di pensiero critico a vantaggio
dell’autoconservazione.
Ciò che interessa a me è la lingua e la sua analisi, che dovrebbe possibilmente basarsi sui più recenti
risultati della ricerca. Nell’articolo (e presumibilmente anche nel seminario) si vede gius
to unopportunismo da discount che ha il solo scopo di adeguare i fatti alle ideologie, per motivare poi queste
ultime con un po’ di goffa
Provinzwissenschaft,
come già avvenuto di recente in altri dibattiti politici.
Questa prassi si schianta contro il muro del processo di argomentazione induttiva, che trae le sueconclusioni
dopo
aver raccolto ed esaminato i dati, non viceversa. Un’idiozia come la linguistica
femminista evoca al massimo la
Christian Science
di qualche movimento di svitati della Bible Belt, o la
“biologia marxista” con cui
voleva salvare l’Unione Sovietica dalla sua controparte
capitalista e dai suoi crociati Darwin e Mendel.Cazzate.
II
–
Just the same old Snowy Heights Institute of Technology
Altrettanto assurdo è il
«ductus negatorio della donna»
che sarebbe sopravvissuto alla caduta del Muro:come si fa ad affermare nel giro di poche righe che
«le lavoratrici venivano negate già ai tempi della DDR»
mache allo stesso tempo
«non erano in nulla inferiori ai loro colleghi maschi»
senza sentirsi nemmeno un pochinoincoerente?
«Stesso lavoro, stessi diritti, stessi doveri, stessa lingua»
dice il testo. Mmm, a me pare piuttosto la
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