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2011-11-06 La Foto Perfetta 1

2011-11-06 La Foto Perfetta 1

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La Domenica di Repubblica
La Domenica di Repubblica

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LA DOMENICA
DIREPUBBLICA
DOMENICA
6
NOVEMBRE
2011
NUMERO351
CULT
La copertina
FUMAROLI, SIMONEE VANNUCCINI
Dai circoli di letturaai club sul web benvenuti nell’eradel “social reading”
Il libro
All’interno
L’intervista
GIULIANO ALUFFI
Michael Connelly“Scrivo perchésolo nei giallisi risolvono i delitti”
La mostra
FABRIZIO D’AMICO
Gastone Novellile scandalose biennalidi un sovversivo
Lo spettacolo
RODOLFO DI GIAMMARCO
Marco Paolinidiventa Galileo per raccontarel’intraprendenza
Roth-Zweig,come combatterele bestie feroci
Le lettere
JOSEPH ROTHE STEFAN ZWEIG
Uno per cento,anatomiadel super ricco
L’attualità
JEAN-PAUL FITOUSSIE FEDERICO RAMPINI
Tanti scattima alla fine solo unoverrà scelto
Dai proviniMagnumle immaginiche hannofatto la Storia
Foto
 perfetta
sequenza, nelle stesse minuscole dimensioni dei negativi. «Non siintinge nelle padelle il naso degli invitati a cena», diceva. I provinierano la cucina del fotografo, il suo laboratorio esclusivo e segreto,la tomba dei suoi errori e delle sue indecisioni. Che indiscrezionegigantesca allora questo volumone di Kristen Lubben,
 Magnum:la scelta della foto
, quattro chili e cento autori dell’agenzia che dasessant’anni è l’Olimpo del fotogiornalismo, il loro lavoro così co-me uscì dalla fotocamera, fotogramma per fotogramma. Ferdi-nando Scianna, il primo italiano ammesso lassù, ha accettato conriluttanza di metterli in piazza: «È come esporre i meandri del tuoinconscio a uno psicanalista imbecille...».Ma che avventura emozionante. Sfogliare queste pagine minia-te come un codice medievale (procurarsi una lente d’ingrandi-mento) è più che frugare nei cassetti, è entrare negli occhi del foto-grafo, dentro la sua testa, nelle sue scarpe.
(segue nelle pagine successive)
Gatti e giardinil’amore selvaggionel romanzodi Mercè Rodoreda
ELENA STANCANELLI
irati! Su, voltati! Quanto abbiamo desiderato ve-derla in faccia, la ragazza che danza sola, di schie-na, nel suo diafano vestitino fatto di garza, pace,amore e musica sul palco del Venice Rock Festival,California, anno di grazia 1968; ma lei non potevavoltarsi, era solo una fotografia, una splendida fo-to di Dennis Stock, simbolo di una generazione. Einvece il miracolo è lì, sulla pagina, da non crederci: lei si volta, len-tamente, fotogramma 27, fotogramma 28, ecco finalmente il suoviso... Ma è una delusione. Né bella né brutta, espressione un po’fumata, gesti impacciati: tutta la magia è svanita.Chissà se è giusto frugare nei provini dei grandi fotografi, sbir-ciare nella sequenza delle foto imperfette, sbagliate, scartate, tut-te tranne la Prescelta, quella che diventerà un’icona. Forse no: ave-va ragione Stock, in fondo. Mica è un caso se Henri Cartier-Bres-son, pontefice dell’immagine unica, non li faceva vedere a nessu-no, i suoi rullini stampati a contatto, con tutti gli scatti insieme in
MICHELE SMARGIASSI
La
 
G
   F   O   T   O   D   I   T   H   O   M   A   S   H   O   E   P   K   E   R   /   M   A   G   N   U   M   /   C   O   N   T   R   A   S   T   O
Repubblica Nazionale
 
LA DOMENICA
s
30
DOMENICA 6 NOVEMBRE 2011
La copertina
Foto perfetta
I
(seguedalla copertina)
l provino è il manoscritto del foto-grafo, il suo brogliaccio di lavoro. Clic,clic, scorrere la striscia perforata è rivi-vere la marcia di avvicinamento del fo-tografo al suo soggetto, la manovra del-la sua cattura, il colpo che lo intrappola. Anzi i colpi, plurale: perché qui si vede,senza più scuse, che il “momento decisi-vo” non è una botta di fortuna, non èun’illuminazione divina, è una ricerca avolte spasmodica a volte paziente, sempreaccanita, dell’istante in cui il mondo si di-spone nella posa giusta davanti alla lente.Le grandi fotografie della storia hannotante sorelle rinnegate. C’è dunque un se-condo momento decisivo, forse ancora piùdecisivo, quello in cui il fotografo stampa lesue miniature, le scorre con lo sguardo, le pa-sticcia a matita grassa rossa con crocette e cer-chietti: questa no, questa no, eccola: questa sì.La posizione di una mano, il convergere dellelinee, la perfezione sono questione di millime-tri. «Di solito è buono il secondo scatto», spiegaScianna davanti alla foto del suo cane che si mor-de la coda a Varanasi, «il primo scatto è per il sog-getto, il secondo è per la messa in forma. Tuttiquelli successivi sono solo per placare l’ansia del-la riuscita». Ciascuno ha la sua “quota di sicurez-za”. Per la sua donna con la testa di cane, ElliotErwitt scattò quasi quaranta foto praticamenteidentiche, per prevenire la delusione: «È depri-mente vedere i provini». La stampa a contatto deinegativi era il momento della verità. E anche quelladel suo ribaltamento: nel celebre
Dibattito in cucina
tra Nixon e Kruscev (in realtà era una fiera di elettro-domestici a Mosca) il dito puntato del presidente Usa sul petto del lea-der sovietico diventò l’icona dell’orgoglio maccartista, eppure nel restodella pellicola di Erwitt i due sono a colloquio bonario e sorridente. Mafu quella sola foto a uscirne.E dopo, che ne è dei provini? Carta da macello. Robert Capa li perde-va (se avessimo i provini del
 Miliziano caduto
, il mistero di quell’iconasarebbe svelato). Cartier-Bresson li ritagliava «come ci si taglia le un-ghie,
allez-hop
!». Le
planches-contact 
delle foto celebri che tornano inquesto libro sono sopravvissute solo perché furono l’interfaccia tra il fo-tografo, l’agenzia e i grandi rotocalchi. E questo ci svela un altro segre-to: spesso a laureare “la” foto fra le tante non era affatto l’autore. I foto-reporter di guerra spedivano i rullini ancora non sviluppati alle loroagenzie, e lì era qualcun altro che li visionava. Stupirà apprendere cheuna parte delle icone immortali di Magnum fu scelta da un certo Jimmy Fox, photoeditor dell’ufficio di Parigi, il cui nome non dice niente a nes-suno, ma che di quelle foto è quasi un co-autore.Figli dell’era Leica, prodotti intermedi, scarti di lavorazione, alla finei provini sono assurti anche ad oggetto d’arte, sotto le mani di WilliamKlein o del nostro Ugo Mulas. Scoperti dagli appassionati per il loro va-lore filologico, sono diventati in Francia oggetto di sei film-interviste adaltrettanti maestri. Ma per i fotografi continuano ad essere oggetto dipudore, per paura che rivelino troppo. Proprio per questo MartineFranck si faceva mostrare quelli dei colleghi: «Per capire come lavora-no». Non a caso, per decenni, i giovani candidati all’ammissione in Ma-gnum dovevano esibire i loro provini come test: Cartier-Bresson, giu-dice implacabile, voleva vedere solo quelli. È nel tracciato della visioneche si vede il talento, più che nel risultato.Ora è finita, sia chiaro. Le fotocamere digitali non fanno più veri pro-vini. Questo libro «è il loro epitaffio», si rassegna Martin Parr con rim-pianto: «Mi hanno insegnato tantissimo sui miei successi e sui miei er-rori». Ora tutto avviene sul campo, immediatamente dopo il clic, conuno sguardo veloce al display: buona, la tengo; brutta, la cancello subi-to. Non resteranno tracce dell’itinerario degli sguardi: solo momentiisolati. Ma la post-fotografia ci riserva ben altre sorprese: il provino a se-lezione automatica. Nella pubblicità di un notissimo
brand 
di fotoca-mere, la nuovissima macchinetta “intelligente” in persona ci promet-te: «Sarò io a proporti la migliore fra venti foto registrate». Brava! Poi fal-la vedere ai tuoi amici robot, a loro piacerà.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La costruzionedi un’icona
MICHELE SMARGIASSI
Questo no, questo neppure, questo sì Dietro ogni scatto celebre ce ne sono tanti scartati.
Ora, dagli archividell’agenzia Magnum, eccoi provini dei più grandi maestri
 Ed ecco come veniva scelta proprioquell’immagine che avrebbe fatto epoca
   F   O   T   O   M   A   R   C   R   I   B   O   U   D   /   M   A   G   N   U   M   /   C   O   N   T   R   A   S   T   O
Repubblica Nazionale
 
s
31
DOMENICA 6 NOVEMBRE 2011
IL LIBRO
Magnum, la scelta della foto
di Kristen Lubben(Contrasto, 508 pagine,98 euro) sarà in libreriadal 10 novembre
«Mi sonoarrampicatosul palcoUna ragazza,che sembrava esserein pieno sballo,volteggiava davantiai musicisti, ballavamentre io scattavoQuesta fotografiaè diventata il simbolodell’epoca hippie»
DENNIS STOCK
 Venice Beach, California1968
LA TOUR EIFFEL
 A sinistra, la celebrefoto dell’imbianchinosulla Tour Eiffeldi Marc Riboud(Parigi, 1953)con a fianco i provinida cui è trattaIn copertina,Muhammad Alì,di Thomas Hoepker(Chicago, 1966)
Hippie
«Sono tutteistantanee,inclusa quellaselezionata,come potete vederel’unica che valgala pena stampareÈ un ritrattodi famiglia:la mia prima figlia,la mia prima mogliee il mio primo gatto»
ELLIOTT ERWITT
New York1953
Madre e figlia
«Nel 1966 alcuniamici mi chiesero:“René, possiamo farciun poster?”. Quandotornai all’Avana, vidila mia foto stampatasu maglietteal ministerodell’InformazioneDissi alloraa chi le vendeva:“Quella foto è mia!” »
RENÉ BURRI
L’Avana1963
Il “Che”
«Come si può vederedai provini,a metà rullomi concentro solosul giovane,un punk della zonaOvest, che cominciaa urlare e catturala mia attenzioneLui urla, io afferrola mia Leica e scatto»
RAYMOND DEPARDON
Berlino1989
Il Muro
   F   O   T   O   R   E   N    É   B   U   R   R   I   /   M   A   G   N   U   M   /   C   O   N   T   R   A   S   T   O   F   O   T   O   D   E   N   N   I   S   S   T   O   C   K   /   M   A   G   N   U   M   /   C   O   N   T   R   A   S   T   O   F   O   T   O   E   L   L   I   O   T   T   E   R   W   I   T   T   /   M   A   G   N   U   M   /   C   O   N   T   R   A   S   T   O   F   O   T   O   R   A   Y   M   O   N   D   D   E   P   A   R   D   O   N   /   M   A   G   N   U   M   /   C   O   N   T   R   A   S   T   O
Repubblica Nazionale

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