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18122011 Il giovane Guttuso

18122011 Il giovane Guttuso

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Renato Guttuso i miei quaderni di scuola
Ladri di biciclette
Le straordinarie avventure
La valigia dell'attore
Io robot
Verde natal
Antonio Banderas
Renato Guttuso i miei quaderni di scuola
Ladri di biciclette
Le straordinarie avventure
La valigia dell'attore
Io robot
Verde natal
Antonio Banderas

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12/22/2011

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LA DOMENICA
DIREPUBBLICA
DOMENICA
18
DICEMBRE
2011
NUMERO357
CULT
La copertina
BACCALARIO eKINNEY
 Nuove tecnologiee libri per bambiniecco le e-storiedel futuro
Le recensioni
SIMONETTA FIORI
Quei raccontisulla bellezzadegli adolescentieccentrici
All’interno
L’intervista
LUCA FRAIOLI
Lo scienziatoHubert Reeves“Spiego le stelleai miei nipoti”
L’opera
 ANGELO FOLETTO
Luca Guadagninodebutto liricoUn grande Falstaff senza birignao
Il romanzo
 ALESSANDRO BARICCO
Una certa ideadi mondo:“Medici di cortee lezioni di libertà”
Verde Natal,il menuè vegetariano
I sapori
LICIA GRANELLOe UMBERTOVERONESI
Tutti i segretidel ladrodi biciclette
L’attualità
LUCA RASTELLO
È
statocome trovare un tesoro. Inaspettato e sorprenden-te. Più di cinquecento pagine di quaderni di scuola di Re-nato Guttuso, fitti di appunti sull’arte, sull’architettura,sulla filosofia, densi delle passioni di un ragazzo che nonpoteva immaginare che sarebbe diventato un artista fa-moso, ricco, potente. Cercavamo immagini per un filmdocumentario in occasione dell’imminente centenario della na-scita, quando l’anziana ma ancora vivace amica dell’artista, che ciaveva permesso di consultare le foto di famiglia nel suo piccolo ecaotico appartamento alla marina di Bagheria, si è ricordata: «Ma cisono anche dei quaderni di Renato!». Dopo un’affannosa ricerca trai ricordi di una vita, Flora, la figlia del poeta Ignazio Butitta, l’amicoda sempre di Guttuso, apre una vecchia scatola da cioccolatini emostra a uno stupito Antonino Russo, docente universitario di lin-guistica e germanistica a Palermo, e a chi scrive, le pagine del gio-vane Renato, rimaste sconosciute per più di ottant’anni.
(segue nelle pagine successive)
 
GIANCARLO BOCCHI
I
n S. Maria Novella si conserva il quadro della Trinità. [...]Nel centro Cristo mentre dall’alto tende l’eterno padre conle braccia aperte per raccogliere il figlio. Dinanzi alla cro-ce Maria e Giovanni e presso le colonne scannellate il com-mittente in ginocchio insieme alla moglie.Questa è l’opera che ci rimane di Masaccio, il quale fu uninnovatore del nuovo stile pittorico, perché rompendo la tradi-zione della scuola di Giotto, imita l’arte di Donatello per l’espres-sione, e introduce per la prima volta la prospettiva che ha appre-so da Brunelleschi.
Piero della Francesca
[...] L’ultima opera che volle lasciare a Borgo S. Sepolcro è il quadrodella Resurrezione: Cristo dai grandi occhi sorge dal sepolcro, su cuipoggia il piede sinistro, piantando sull’urna lo stendardo crociato.
(segue nelle pagine successive)
RENATO GUTTUSO
Temi sui grandi maestri,nudi e falce e martello Nel centenario della nascita
i quaderni di scuoladi un ragazzoche è già artista
Guttuso
   F   O   T   O   A   R   C   H   I   V   I   O   P   A   S   Q   U   A   L   I   N   O  -   P   A   L   E   R   M   O
Giovane
Il
Repubblica Nazionale
 
GLI APPUNTI
Sotto, alcunepagine dei quadernidi scuola di Guttusofitte di appuntisull’arte,sull’architetturae sulla filosofia
(segue dalla copertina)
acconta Flora Butit-ta: «Quando nel 1945morì la madre, Rena-to non poté parteci-pare ai suoi funerali.La casa fu liberata dalproprietario e alcuni effetti personalivennero affidati al podestà. Dopoqualche tempo Renato tornò a Baghe-ria per ritirarli. Insieme al pittore Ga-rajo, io lo aiutai. Fu per questo che mi re-galò i suoi quaderni di scuola, per sdebi-tarsi». Per lei «sono solo un ricordo», maquegli otto quaderni ora ritrovati raccon-tano molto dell’artista siciliano, una par-te importante della sua esistenza, un pe-riodo tra i meno conosciuti, di certo il piùdeterminante per la formazione delle sueidee sull’arte e sulla vita. Anni di povertà e disperanza. Di forti ideali e di scelte obbligate.Di passioni e d’incertezze.Tutto ha inizio a Bagheria, un paese di mil-le casette e una decina di sontuose ville nobi-liari, il giorno di Santo Stefano del 1911. MaGioacchino e Gina, i genitori, vogliono rega-lare al piccolo Aldo Renato Guttuso una set-timana di vita e lo registrano all’anagrafe diPalermo solo il 2 gennaio 1912.Il primo ricordo di Guttuso bambino èdrammatico. Un colpo di lupara rimbombanel vicolo sotto casa, dietro corso Butera. Dalbalconcino, ornato di vasi di gerani, Renatovede un uomo cadere a terra, morto. La vio-lenza della sua terra gli entra dentro per la pri-ma volta, lasciando un’impronta indelebilesulla sua sensibilità. La seconda scoperta diRenato è quella di avere due genitori moltodiversi tra loro. La madre è una donna sem-plice, che vorrebbe imporgli un’educazionecattolica. Ogni giorno cerca di trascinarlo amessa, in Cattedrale. Il padre è invece un an-ticlericale, figlio di un garibaldino mazzinia-no, un uomo dai modi eleganti e raffinati cheama l’arte, scrive di teatro e di cinema. È unagrimensore e porta spesso con sé il figlio ingiro per i campi insegnandogli ad amare «l’u-manità dolente e disperata» della Sicilia. Appena adolescente, Renato è di casa alcircolo anarco-socialista “Filippo Turati”,fondato da Ignazio Butitta a Bagheria, dovesi pubblica il foglio
La povera gente 
e si orga-nizzano le manifestazioni dei braccianti. È lasua prima scuola di antifascismo, proprionegli anni in cui il regime di Mussolini si vaconsolidando. A dodici anni scopre davantialla nuova casa di corso Diaz, sempre a Ba-gheria, «una miniera di colori, segni e figure»:è la bottega di Emilio Murdolo, pittore di car-retti siciliani, suo primo maestro. Da quelmomento Renato inizia a sfogliare con pas-sione i libri d’arte del padre, futura fonte d’i-spirazione per i quaderni del liceo.Intanto in casa Guttuso si tira la cinghia. Lamadre sogna «il figlio avvocato» e vede l’in-namoramento del ragazzo per l’arte comeun ostacolo alle proprie ambizioni. Gioac-chino, fine acquerellista, incoraggia invecela passione del figlio e gli suggerisce di fre-quentare gli altri artisti locali. Renato dàascolto alla madre, continua a studiare e no-nostante le difficoltà economiche vieneiscritto al liceo classico Umberto Primo diPalermo. Ma già a quindici anni inizia anchea scrivere di arte sul primo dei suoi quaderniora ritrovati, e apre il suo primo studio nelpiccolo abbaino che si affaccia sul terrazzinodi casa con vista sul golfo. Presto questo spa-zio angusto, ma panoramico e soleggiato, di-venta una “factory” frequentata dai giovaniartisti come Nino Franchina, Giuseppe Bar-
LA DOMENICA
s
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DOMENICA 18 DICEMBRE 2011
La copertina
Autoritratti
bera, Nino Garajo, e anche da Topazia Allia-ta di Salaparuta, giovane ed esuberante du-chessa, che studia all’accademia d’arte e di-pinge con talento. I due diventano insepara-bili, e si innamorano. Renato si presenta alpadre di Topazia a Villa Valguarnera, e chie-de ufficialmente al duca il permesso di fre-quentare la figlia. Iniziano le incursioni deidue giovani a Palermo sulla veloce limousi-ne guidata dallo chauffeur sudanese del du-ca di Salaparuta. Non pensano ci siano gran-di differenze tra loro, ma quando il gruppo diartisti si riunisce sulla terrazza di corso Diaza parlare di arte e di futuro, la madre di Rena-to non può offrire loro che una piccola fettadi melone per ciascuno.Il giovane, di idee antifasciste, a Palermo sitrova a fare i conti con un’altra realtà. Incon-tra un grande maestro di pittura nel futuristaPippo Rizzo, uno degli artisti di punta delmovimento di Marinetti, che predica la ri-volta contro Giotto, Raffaello e Tiziano. Ma ilgiovane Guttuso non la pensa allo stesso mo-do. Decine di pagine dei suoi quaderni sonodedicate non solo ai grandi della pittura an-tica, ma anche ai cosiddetti “minori”, che perlui “minori” non sono. I quaderni del liceo siriempiono di più di cento tra schizzi, disegni,studi di figure, che ora attendono di essereesaminati in modo approfondito. Tutte le al-tre materie lo interessano assai meno e i votiin pagella sono appena accettabili. Renatovorrebbe disegnare e dipingere, dipingere edisegnare. Sono proprio i suoi quaderni a ri-portare quest’urgenza, questa pulsione. Il-luminano un mondo fatto di grandi passio-ni, ma anche di scelte difficili e non più rin-viabili. «Non è più il tempo — scrive — deigiardini di limoni, delle notti di luna e dei di-scorsi antichi dei contadini di Bagheria».Non è più il tempo di far convivere pacifica-mente il “libero pensiero” del padre e ilconformismo della madre. C’è una vita da«vivere accanitamente». Ma quale, e dove?Il giovane Renato legge i discorsi di Leninsugli opuscoli dell’
 Avanti! 
diffusi clandesti-namente. Sui quaderni di scuola compareuna piccola falce e martello, vicino a figureindistinte e al disegno di un ometto trasfigu-rato alla George Grosz. Disegno autografo oforse frutto collettivo della “factory” baghe-rese. Compare anche un’annotazione, pro-babilmente dello stesso Renato, ma con cal-ligrafia stravolta: «Renato Guttuso Bagheria,
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 Riflessioni sulla filosofia e sull’architettura, lunghi componimenti sui padri fondatori da Masaccio a Michelangelo. Ma soprattutto decine e decine di schizzi,bozzetti, studi di figure che segnalano l’urgenza di disegnare e di dipingere
Nel centenario della nascita, i primi passi di un ragazzodiviso tra la Sicilia, la lotta degli umili e la pittura
I miei quaderni di scuola
disegna meglio con la mano sinistra...».Frequenta il coetaneo Franco Grasso, at-tentamente osservato dalla polizia politicafascista, animatore di un gruppo che si svi-lupperà nel Fuai, il Fronte unitario antifasci-sta d’ispirazione comunista. Ma poi, quan-do si iscriverà alla facoltà di legge per volontàdella madre, per usufruire dei servizi assi-stenziali e per poter partecipare alle esposi-zioni pubbliche deve accettare la tessera deiGuf, i Giovani universitari fascisti.Sono gli eventi che decidono per il ven-tenne. Solo dopo alcune mostre nel conti-nente e il successo ottenuto da due opereesposte alla Prima Quadriennale di Roma,nel 1931, Renato decide che non diventeràmai un avvocato. Abbandonerà gli studi uni-versitari e partirà per la capitale. Ormai ha intesta una sola cosa: fare l’artista. E artista di-venterà, sarà l’artista di punta della sinistraitaliana, il pittore acclamato ma anche criti-cato, l’amico di Picasso ma anche il difenso-re del realismo, l’uomo che amava i trasgres-sori ma che trasgressore non era. Perenne-mente al bivio nei suoi primi vent’anni, scel-se infine il Pci.
GIANCARLO BOCCHI
LE MATITE
Nudi,caricature,una piccolafalcee martello:schizzi,disegnie studidi figureritrovatisui quadernidi Guttuso
(Archivio AsbSi ringraziaFlora Butitta)Nella fotodi copertinaGuttusonel 1930nel suo studioromano
Guttuso
Renato
Repubblica Nazionale
 
Tema: “I tre grandi maestriche hanno cambiato l’arte”
RENATO GUTTUSO
(seguedalla copertina)
I
n terra dormono le guardie, di cui una è profondamente immerso nel sonno e sembra divederlo russare. Anche qui il paesaggio è formato di montagne sparse di alberi e cespu-gli. Con questa opera si chiude la sua faticosa vita.
Raffaello
[...] Egli pensò alla Sicilia perché anch’essa avesse qualche sua pittura. Fece per il Conventodello Spasimo dei frati di Monte Oliveto, a Palermo, un quadro ove dipinse lo spasimo di Cri-sto. La storia di questa tavola ha del miracoloso. Raffaello la spedì per nave ben chiusa; mala nave fu travolta da una tempesta e sbattuta dalle onde andò a frantumarsi sulla spiaggialigure. I genovesi videro una cassa, l’aprirono e vi trovarono il quadro intatto. [...]
Leonardo da Vinci
[...] Èl’unico che possa stare alla pari con Raffaello. Mentre la produzione di Raffaello è ab-bondante quella di Leonardo consta solo di otto opere, almeno quelle che noi abbiamo. Macerto molte altre opere egli dovette produrre, le quali se fossero a noi giunte ci avrebbero stu-pito. Egli ebbe un ingegno straordinario, perché non fu solo un insigne artista, ma anche in-gegnere, architetto, idraulico, matematico, fisico, naturalista, poeta, letterato. Egli quindi sidistrasse troppo dall’arte. Fu dotato di una strana caratteristica, cioè di non essere mai con-tento delle sue opere. [...] Mentre di ogni pittore possiamo trovare una derivazione, Leo-nardo non ha veramente alcuna educazione, tranne un po’ di Verrocchio. Infatti Leonardoquando era fanciullo molto prese dal maestro Verrocchio, il quale impose nell’arte un’or-ma profonda per essere stato anche il maestro del Perugino.[...]
Michelangelo
Egli fu uno dei più grandi artisti del mondo, specialmente per il fatto che non essendo nato perl’arte, con lo studio divenne sommo nell’architettura, pittura, e specialmente scultura. A tre-dici anni lasciava la scuola di lettere si recava nella bottega del Ghirlandaio per impararsi il di-segno e la tecnica dell’affresco, e lì rimase per un anno. In seguito frequentò la scuola di scul-tura, che si impartiva nei giardini dei Medici, ricchi di statue. Egli è il solo pittore che può sta-re accanto a Raffaello e Leonardo. Ebbe infinite schiere di allievi, tra i quali il Vasari. A ot-tant’anni moriva pianto da tutta Roma che vedeva in lui spegnersi uno dei più grandi artistidel mondo. Ed ora dopo la luminosa triade formata da Raffaello, Leonardo, e Michelangelo,l’arte comincia a decadere e non dà alcun artista che possa stare accanto ad essi.
(Brani tratti dal quaderno n.1, 1927)
IL DOCUMENTARIO
I quaderni giovanili di Guttusoe molti filmati inediti sarannopresentati nel film documentariodi Giancarlo Bocchi
La vita è arte
,che andrà in onda in occasionedel centenario della nascita dell’artista
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DOMENICA 18 DICEMBRE 2011
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Repubblica Nazionale

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