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Fascismo parlamentarismo e lotta per Il comunismo in Gramsci_Critica_Marxista_2011_5

Fascismo parlamentarismo e lotta per Il comunismo in Gramsci_Critica_Marxista_2011_5

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laboratorio culturale
FASCISMO, PARLAMENTARISMO
E LOTTAPER ILCOMUNISMO IN GRAMSCI
Fabio Frosini
 La funzione del diritto e le dinamiche del potere nell’analisi gramscianadel fascismo e del comunismo sovietico. Il fascismo corporativista, rappresentante politico della rivoluzione passiva. Il carattere “democratico” e “popolare” del regime,terreno avanzato nella lotta per il comunismo.
Prenderò in considerazione il modo in cui Gramsci,analizzando la realtà contemporanea, pensa il nessotra il parlamentarismo, la sua crisi, e il conflitto so-ciale. In questa ricostruzione i termini in gioco sonoalmenotre:a)gliavvenimentipresenti,percomeven-gono valutati e commentati da Gramsci; b) il rappor-toreciprocotralecategoriedidiritto,potereeconflit-to (ciò che pone un problema teorico riguardante il ri-pensamento del materialismo storico nei
Quadernidel carcere
); c) le grandi tendenze che si profilano, se-condo Gramsci, nello spazio della «crisi organica» delsistemaegemonicomondiale,cioèilmodoincuiavan-za o potrebbe avanzare quella che egli chiama «rivo-luzione passiva».Ovviamente, entro questo quadro, e in tutti etre i momenti, Gramsci ha due punti di riferimentoprivilegiati:l’UnioneSovietica,comesfidaapertaal-l’egemonia mondiale della borghesia; e il fascismoitaliano, come la risposta più diretta – anche se nonnecessariamente la più lungimirante – alla rivolu-zione del 1917. La ragione che spinge Gramsci a con-centrare la propria attenzione anzitutto su Italia eUnione Sovietica è anzitutto politica, e ciò è com-prensibile
1
. È anche vero, però, che le dinamiche incorso nei due paesi sollevano ai suoi occhi anche pro-blemi di ordine
teorico
. L’intreccio tra la dimensionepolitica e quella teorica è, almeno per l’Urss, eviden-te: il modo in cui si andava concretizzando la ditta-tura del proletariato, l’emergere del “socialismo inun solo paese” e le polemiche contro la teoria della“rivoluzione permanente”, il primo piano quinquen-nale: tutto ciò sollevò nel corso degli anni ’20 e all’i-nizio dei ’30 in Urss e fuori dell’Urss grandi discus-sioni, che riguardavano l’eredità e il significato delleninismo, il banco di prova pratico del marxismo, ilrapporto tra l’internazionalismo proletario e gli in-
* Testo della relazione presentata al convegno “Gramsci Histó-rico. Seminário Internacional Comemorativo dos 120 anos de Na-scimento de Antonio Gramsci”, UniRio - Universidade Federal doEstado do Rio de Janeiro, 23-24 agosto 2011.1) Diverso e più complesso il discorso da farsi per gli Stati Unitid’America. Qui la valutazione di Gramsci va cambiando, e giunge aprospettare una forma di Stato direttamente funzionale alla forma-zionesocialecapitalista.Ma,aparteleevidentisuggestioniweberia-ne, la riflessione rimane relativa alle forme di estrazione del plusva-lore. Cfr. T. Maccabelli,
La “grande trasformazione”: i rapporti tra Stato ed economia nei
Quaderni del carcere, in F. Giasi (a cura di),
Gramsci nel suo tempo
, vol. II, Roma, Carocci, 2008, pp. 609-630.
 
30
 Fabio Frosini
teressi e la politica estera del primo Stato operaio,ecc.
2
.Ma anche per il fascismo si può fare, se si leg-gono i
Quaderni
, un discorso simile, nel senso che lapolitica del fascismo non viene considerata da Gram-scicomecompletamentericonducibilesottolacatego-ria di “reazione”, e neanche sotto quella, molto piùcomplessa e avanzata, coniata nel 1935 da TogliattipropriograzieallostimolochegliprovenivadaGram-sci, di «regime reazionario di massa»
3
. Essa era inve-ce per l’autore dei
Quaderni
un laboratorio in cui nonsolamentesidefinivalanuovastrategiadellaborghe-sia per uscire dalla crisi organica del dopoguerra, mache modificava in modo decisivo – per rispondere allasfida lanciata dal proletariato – le stesse categorieteoriche di tipo “liberale”, che avevano costituito l’os-satura del potere moderno
4
.
Il fascismo come rivoluzione passiva
Per dare un’idea dell’importanza oggettiva cheGramsci assegna al fenomeno fascista, prendiamo ilseguente giudizio, scritto nel maggio del 1932. Rife-rendosi all’ideologia fascista, egli afferma: «questaideologia servirebbe come elemento di una “guerradi posizione” nel campo economico (la libera concor-renza e il libero scambio corrisponderebbero allaguerra di movimento) internazionale, così come la“rivoluzionepassiva”loènelcampopolitico».Dique-sta guerra di posizione economica e rivoluzione pas-sivapolitica,chesecondoGramscièiniziatanelmar-zo 1921, «il fascismo» è il «rappresentante, oltre chepratico (per l’Italia),ideologico,perl’Europa»(
Q10I,9, 1229
)
5
.Come si vede, è una valutazione complessa, cheandspiegatapuntoperpunto.Cominciamodaidet-tagli: l’avvio della guerra di posizione nel marzo 1921corrisponde a due fatti importanti: la cosidetta “azio-ne di marzo”, cioè l’insurrezione armata di gruppi dioperai in alcune città della Germania centrale, orga-nizzata dal Partito comunista tedesco e altre forzealla sua sinistra, che si concluse con una durissimasconfitta; e il X Congresso del Partito comunista (bol-scevico) russo, in cui, con il
Rapporto sull’attività poli-tica del Cc del Pcr(b)
(8 marzo 1921)
6
, Lenin pose lebasidiunasvoltaradicalenelrapportotraoperaiecon-tadini,etraStatoedeconomia,chetrovòlasuaformu-lazione definitiva nel discorso
La Nuova politica eco-nomica
, letto il 29 ottobre 1921
7
. C’è dunque tral’«arresto della rivoluzione in Occidente» e «l’abbando-no precipitoso del comunismo di guerra» in Urss una«concomitanza oggettiva»
8
sulla quale il gruppo diri-gente dell’Internazionale comunista, e Gramsci, eser-citarono da subito un’importante riflessione teorica.La periodizzazione qui proposta è uno dei frut-ti di quella riflessione: con il 1921 si chiude la fasedella guerra di movimento e si passa a una forma dif-ferente di lotta politica, la guerra di posizione inter-nazionale. Il fronte comunista abbandona la duplicestrategiadell’attaccofrontaleall’interno(comunismodi guerra) e all’esterno (dilagare della rivoluzione inOccidente) e avvia un metodo di attacco poggiantesulla conquista “molecolare” delle masse e delle posi-
2) Un rapido ma puntuale panorama di queste discussioni, peril periodo 1923-1926, in L. Paggi,
Le strategie del potere in Gram- sci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese. 1923-1926
, Roma,Editori Riuniti, 1984, cap. 1. Di Paggi cfr. anche [
 Intervento
] in P.Rossi(acuradi),
Gramscielaculturacontemporanea
.Attidelcon-vegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967, Roma, Editori Riuniti 1969-1970, vol. I, pp. 187-190. Una raccolta documentaria preziosa è G. Procacci (a cura di),
 La «rivoluzione permanente» e il socialismo in un paese solo. Scrit-ti di N. Bucharin, I. Stalin, L. Trotsky, G. Zinoviev
, Roma, Edito-ri Riuniti, 1973
2
.3) Cfr. P. Togliatti,
Corso sugli avversari. Le lezioni sul fasci- smo
, a cura di F. M. Biscione, Torino, Einaudi, 2010, cap. 1.4) Su Gramsci e il fascismo è tutt’ora da consultare F. De Feli-ce,
Rivoluzione passiva, fascismo, americanismo in Gramsci
, in F.Ferri (a cura di),
Politica e storia in Gramsci
. Atti del convegno in-ternazionale di studi gramsciani, Firenze 9-11 dicembre 1977,Roma, Istituto Gramsci-Editori Riuniti, 1977-1979, vol. I, pp. 161-220, partic. pp. 189-197. Il saggio di S. Colarizi
Gramsci e il fasci- smo
, in F. Giasi (a cura di),
Gramsci nel suo tempo
, cit., vol. I, pp.339-359, è purtroppo pieno di errori e perciò inservibile.5) I rimandi ai
Quaderni del carcere
di Gramsci vanno intesicome riferiti alla Edizione critica dell’Istituto Gramsci. A cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, 1975. I numeri che seguono la let-tera
Q
segnalano il quaderno, il paragrafo, la pagina o le pagine.6) V. I. Lenin,
Opere complete
, vol. XXXII, trad. it. di R. Plato-ne e A. Pancaldi, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 154-155.7) Rapporto presentato all’apertura della VII Conferenza delpartito del governatorato di Mosca. Cfr. V. I. Lenin,
Opere comple-te
, vol. XXXIII, trad. it. di B. Bernardini, Roma, Editori Riuniti,1967, pp. 67-84.8) L. Paggi,
Le strategie del potere in Gramsci
, cit., p. 11.
 
31
laboratorio culturale
zioni di forza dentro la società: la Nuova politica eco-nomica sul terreno interno e il “fronte unico” su quel-lo internazionale
9
.Dall’altraparte,lepotenzecapitali-stiche rinunciano al liberismo e sperimentano formesempre più aspre di protezionismo e di neomercantili-smo.Ora,latesidiGramsciècheaquestastrategiacor-rispondasulpianointernolariorganizzazionefascista,corporativadelloStatoedelrapportotraeconomia,so-cietà e politica.Gramsci afferma che alla nuova strategia prote-zionistica nel commercio tra Stati corrisponde il fasci-smocomerappresentantepoliticodellarivoluzionepas-siva, e questo in Italia come regime, e in Europa comeispirazione ideologica. Ciò vuole dire che, nello spaziopolitico apertosi come contraccolpo “passivo” del 1917,il fascismo italiano rappresenta molto più che unarea-zione alla minaccia bolscevica: esso inaugura un ap-proccio alla questione del potere e della sua necessariariorganizzazione, che diventa
un punto di riferimento
per l’intero continente europeo.Del resto, il giudizio che ho appena commentatoètrattodauntestodel
Quaderno 10
,incui,riflettendosulsignificatoideologicodella
 Storiad’Europanelseco-lo XIX 
appena pubblicata (1932) da Benedetto Croce,Gramsci nota che quel libro narra un periodo di
restaurazione-rivoluzione, in cui le esigenze che trova-rono in Francia una espressione giacobino-napoleonicafurono soddisfatte a piccole dosi,legalmente,riformisti-camente,esiriuscoasalvarelaposizionepoliticaedeconomica delle vecchie classi feudali, a evitare la rifor-ma agraria e specialmente a evitare che le masse popo-lari attraversassero un periodo di esperienze politichecome quelle verificatesi in Francia negli anni del giaco-binismo, nel 1831, nel 1848 (
Q 10 I, 9, 1227-1228
).
E qui aggiunge una domanda: «Ma nelle condizioni at-tuali il movimento corrispondente a quello del liberali-smo moderato e conservatore non sarebbe più precisa-menteilmovimentofascista?»(
ivi,1228
)
10
.Nonèunin-terrogativo retorico, la riflessione rimane aperta.Gramscisichiedeinsommase,conla«religionedellali-bertà», che fa del liberalismo una storia ideale-eternadella modernità, Croce non giunga «a contribuire a unrafforzamento del fascismo, fornendogli indirettamen-teunagiustificazionemental(
ibidem
)
11
.Questanotarisale al maggio 1932. Pochi giorni più tardi, nella let-tera a Tatiana Schucht del 6 giugno, Gramsci dà unarisposta, definendo «l’operosità del Croce» come «la piùpotente macchina per “conformare” le forze nuove aisuoi interessi vitali (non solo immediati, ma anche fu-turi)cheilgruppodominanteoggi[cinell’Italiafasci-sta] possieda e che io credo apprezzi giustamente, no-nostante qualche superficiale apparenza»
12
.Tramaggioegiugno1932Gramscisviluppalase-guente tesi: il fascismo è comprensibile alla luce dellastoria d’Italia, in cui il Risorgimento è il capolavoro diunaclassedirigenteborghesecheèriuscitaaimpedirecheilpopolo-nazionediventassemai–comenellaFran-cia giacobina – il protagonista politico della “rivoluzio-ne nazionale”. In quanto tale, il fascismo è una vastae organica operazione di riassorbimento delle «forzenuove» – operai e contadini che nel dopoguerra per laprima volta si erano organizzati in massa sul pianosindacaleepoliticodentroiquadriconsuetidelpre-dominio borghese. Ma lo stesso Risorgimento è l’a-spetto nazionale di un più vasto fenomeno, che è la
 Restaurazione
: Risorgimento e Restaurazione soddi-sfano “a piccole dosi”, in modo “molecolare”, le spinteal cambiamento, e lo fanno proprio per impedire chele «forze nuove» acquistino protagonismo. Da ciò de-rivano due conclusioni:
9) Cfr. P. Thomas,
Fronte unico
, in G. Liguori, P. Voza (a curadi),
Dizionario gramsciano 1926-1937
, Roma, Carocci, 2009.10) Cfr. la prima stesura, ancora più esplicita: «Può avere que-sta trattazione [di Croce] un riferimento attuale? Un nuovo “libe-ralismo”, nelle condizioni moderne, non sarebbe poi precisamenteil“fascismo”?Nonsarebbeilfascismoprecisamentelaformadi“ri-voluzione passiva” propria del secolo XX come il liberalismo lo èstato del secolo XIX?» (
Q 8, 236, 1088-1089
).11) QuiGramscialludeimplicitamente–enellaletteracoevadel9 maggio 1932 (A. Gramsci,
Lettere dal carcere
, a cura di A. A. San-tucci,Palermo,Sellerio,1996,pp.574-575)einuntestodelmesesuc-cessivo (
Q 10 II, 22, 1260
) esplicitamente – alla recensione alla
Sto-ria d’Europa
di U. D’Andrea,
La storia e la libertà
, in
Critica fasci- sta
», 1932, n. 9, pp. 166-169, in cui si rimproverava Croce di usaremalamenteepericolosamentelasuaautoritàdiscrittoreedifilosofo,con il mostrare la storica consumazione, tra Sei e Settecento, dellafede nell’origine divina della monarchia, minando in questo modo lebasi dell’autorità anche nell’Italia attuale; ma d’altra parte si facevaosservare «chetravent’anniilCroce,vedendo ilpresente inprospet-tiva, potrà trovare la sua giustificazione storica come processo di li-bertà» (A. Gramsci,
Lettere dal carcere
, cit, pp. 574-575).12) Ivi, p. 586.

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