Welcome to Scribd, the world's digital library. Read, publish, and share books and documents. See more
P. 1
Storia, religioni e filosofia dell'India e dell'Asia centrale

Storia, religioni e filosofia dell'India e dell'Asia centrale

Ratings: (0)|Views: 7,170|Likes:
Published by Alessandra Sardina

More info:

Categories:Types, Research, History
Published by: Alessandra Sardina on Dec 30, 2011
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as DOC, PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

06/23/2013

pdf

text

original

 
L’India
L’India ha la forma di un triangolo con la base rivolta in alto, delimitata sui due lati dall’OceanoIndiano e sulla base dai grandi massicci asiatici, cioè i contrafforti del Himālaya, a nord-est, e lacatena dell’Hindu-kush a nord-ovest. I monti del Vindhya separano la parte settentrionale,pianeggiante e attraversata dal fiume Gange, da quella meridionale caratterizzatadall’altopiano del Deccan; la costa meridionale è fronteggiata dall’isola di Ceylon o Sri Lańka.Politicamente l’India comprende diversi stati: il Pakistan, l’Unione Indiana, il Bangla Desh, ilBhutan, il Nepal e Sri Lańka.L’India è sempre stata una realtà disomogenea dal punto di vista razziale, linguistico e storico.Ma tuttavia ha un’unità culturale che è di carattere religioso, intendendo per “religioso” quelvasto fenomeno di natura socio-religiosa che sta alla base dell’Induismo. Culturalmente esisteun concetto di Grande India che investe diversi territori giungendo alla Cina, al Giappone eall’Indonesia, dove grazie alla diffusione del Buddismo, si è diffusa anche la cultura indiana.Prima del 1947, quando con l’indipendenza si formarono 2 grossi Stati, ossia il Pakistan(inizialmente distinto in Pakistan occidentale e Pakistan orientale o Blanga Desh, poiquest’ultimo indipendente dal 1971) e l’Unione Indiana, parlare di storia dell’India implicavaparlare di tutta l’India o, come la chiamano gli Indiani, del
 Jambudvīpa
“Continente dellamelarosa”, o del
Bhāratavarṣa
(dall’eroe Bharata che diede origine a due stirpi: due cuginirivali Pandava e Kaurava) che indica la zona settentrionale dell’India, noto anche come
āryāvarta
, “Dominio degli Arii”, cidei popoli indoeuropei che invasero l’India e che,chiamando se stessi
ārya
, chiamarono il territorio da loro conquistato
 Āryāvarta
. Ma comunquesia, più noto è il nome India, che deriva da un termine indiano e cioè
sindhu
,( in persiano la sdiventa h e in greco l’h si perde e viene sostituita da un accento aspro) “fiume”, che designaquello che è l’odierno fiume Indo che scorre nella zona nord-occidentale dell’India, oggiappartenente al Pakistan. Alimentato da 5 fiumi, che in esso confluiscono e con cui costituiscela zona del Pañjab, o “terra dei 5 fiumi”, l’Indo fu l’arteria vitale della cultura che da esso preseil nome, ossia la cultura della valle dell’Indo.Altro fiume fondamentale per la storia dell’India è sicuramente il Gange, che con il suoaffluente Jumna forma la zona del Doāb,o “Terra dei due fiumi”.Ricostruire la storia dell’India non è mai stata un’impresa facile.
 Al-Bīrūnī 
, che fu in Indiaintorno al 1000, sotto
Mahmūd di Ghazna
, nel suo
Kitāb al-Hind
, lamentava la scarsa attenzionededicata dagli indiani all’evento storico, la trascuratezza nella registrazione degli eventi e lesuccessioni dei re, e la tendenza a introdurre l’elemento fiabesco nella narrazione storica. Perquesto, spesso per la ricostruzione della storia dell’India si rivelano più importanti le fontioccidentali (relazioni di viaggiatori stranieri, mercanti, pellegrini, diplomatici ed infine storici)che cmq danno un’idea dell’India come una terra fantastica e piena di stranezze.
Popolazioni
Sono poche le notizie sugli originari abitanti dell’India; la mancanza di fonti chiare non ciconsente purtroppo di seguire una corretta cronologia della storia delle culture della Valledell’Indo.Si presume che le prime culture indiane fossero formate da abitatori di foreste, cacciatori,raccoglitori di radici, simili alle popolazioni dell’Australia e della Nuova Guinea.Nella valle dell’Indo, prima dell’avvento degli Arii e in un periodo che risale intorno al 4300circa a.C., sembra si sia verificata una graduale espansione di comunità agricole, che hannodato avvio alla formazione di centri proturbani che hanno determinato il costituirsi di una verae propria civiltà urbana che raggiunse il suo apogeo intorno al 2000 a.C. per poi tramontareverso il 1500 a.C. È questa la “civiltà della valle dell’Indo” o “civiltà di Mohenjo Dāro e diHarappā” dai due siti più importanti che sono stati individuati: l’importanza di questa civiltà si èrivelata una delle più grandi culture dell’oriente antico.Secondo alcuni studiosi questa cultura si sarebbe originata nell’Asia occidentale e, attraverso ilBelucistan e l’Afghanistan, queste popolazioni sarebbero passate nell’India nord-occidentaleportandovi le idee fondamentali della civiltà numerica, tra cui la scrittura, l’organizzazionecivica, l’uso dei sigilli, la lavorazione dei metalli. Il fiorire di questa cultura sarebbe avvenuta trail IV millennio (Belucistan e Afghanistan) e il III-II millennio (Lothal nel Gujarat) con la faseintermedia di Mohenjo Dāro e Harappā che costituisce l’apogeo.Contemporanea alla civiltà numerica della Mesopotamia, questa civiltà, della quale icontinuatori sono i
Draviḍa
, non è testimoniata né da testi letterari né da epigrafi, ma solo dasigilli non ancora decifrati.La scrittura delle culture dell’Indo rappresenta infatti per gli studiosi uno dei maggiori problemi,in quanto numerose discussioni sono sorte a proposito della sua interpretazione.
1
 
Per quanto riguarda i sigilli, ad esempio, le loro figure e segni sono state interpretate in chiaveStorico-Religiosa; tra tutti possiamo citare il “dio cornuto”, in cui è stato riconosciuto il signoredegli animali
Paśupati,
così come talvolta è stato raffigurato il dio Śiva e proprio per questo
 
èstato considerato un “ Proto-Śiva”.Basata sul commercio, sull’agricoltura e sull’allevamento, la cultura della valle dell’Indo apparecaratterizzata da una popolazione di razza mediterranea, di statura non elevata, di carnagionescura e capelli crespi, che viveva in grandi città, fornite di servizi idrici e fognari, con stradeampie e con case piccole, tutte uguali costruite con mattoni cotti, e dalla cosiddetta“cittadella”, sede del potere religioso e politico, dove si trovano alcuni edifici più grandi tra cuispiccano i “grandi bagni”, con funzione religiosa. Tra i reperti si ricordano numerose statuettein terracotta o pietra dura, e numerosi sigilli. Il crollo della cultura dell’Indo sarebbe avvenutointorno al 1500 a.C. Le ipotesi sulla fine di questa civiltà sono state numerose. Un’ipotesiiniziale la collegava alla venuta degli Arii ( i quali si autodefinivano “distruttori di città”) equesta ipotesi sembrerebbe confermata da strati che rivelano una fase di distruzione, e dascheletri, soprattutto di guerrieri, insepolti. Altri studiosi pensano invece che essa siascomparsa prima dell’arrivo degli Arii e collegano il suo crollo con fattori climatici, inondazioni,spostamenti del corso dei fiumi che avrebbero indotto questo antico popolo a cercare nuoveterre.Nel 2°millennio, tribù arie cominciarono a penetrare in India attraverso valichi di nord-ovest. Laloro fu una vera e propria migrazione, che durò parecchi secoli e numerose tribù a ondatesuccessive giunsero in India attraverso la valle di Kabul o come è chiamata l’angolo delletempeste, perché da qui sono passati gli invasori. Man mano che avanzavano sottomettevanola popolazione locale o la ricacciavano verso sud, nel Deccan. Altre popolazioni, di razzamongola, affini a quelle del Nepal e dell’altopiano del Tibet, dovevano però essere diffuse nellazona nord-orientale, più o meno fuse in seguito con i
Draviḍa
.
Ārii Vedici
Le popolazioni penetrate in India facevano parte di un gruppo più ampio di tribù indoeuropeeche avevano a lungo risieduto fuori dall’India, nel vicino Iran. Distaccatasi dal gruppo originario,le tribù giunte in India, sebbene parlassero dialetti affini e avessero tradizioni e religioni simili aquelle del vicino Iran, nel corso dei secoli e vivendo in ambienti diversi, andarono sempre piùdifferenziandosi.Gli Arii che invasero l’India in varie ondate dopo il II millennio a. C. erano un popolo forte evigoroso.Non più nomadi, essi vivevano in villaggi o, in caso di attacchi, in fortezze su luoghi elevati. Laloro principale ricchezza era costituita da mandrie di bestiame, pecore e capre, maconoscevano anche il cavallo che veniva usato per il carro. Le greggi fornivano latte, caglio eburro, più raramente carne, poiché gli animali venivano uccisi solo nei sacrifici più importanti.Si conoscevano bevande alcoliche ricavate dal succo di piante come il soma o da cereali (
surā
).Il commercio era basato su scambi e la vacca era l’unità di valore. Il popolo era dedito allacaccia, alle corse dei carri e al gioco. Vi era una differenziazione sociale che vedeva al vertice ilre (
rājan
), capo della tribù aiutato da una sorte di cappellano (purohita), una classe diguerrieri(
kşatra
) e il popolo(
viś 
). La donna godeva di una posizione onorevole e di una libertà.La conoscenza che noi abbiamo di questo popolo ci deriva dal
Rgveda
(si pronuncia: Rigveda).Dai testi vedici, infatti, si viene a conoscenza della provenienza degli Arii, dal Nord-Ovest, edella resistenza locale che trovarono al loro arrivo. Nonostante fossero numericamenteinferiori, gli Arii riuscirono ad imporsi grazie alle armi di bronzo, gli archi e i carri leggeri daguerra.Veda, significa “conoscenza”, “scienza” e, sebbene il termine designi più propriamente lequattro raccolte (
samhita
) più antiche (ossia
Rgveda, Yajurveda, Sāmaveda
e
 Atharvaveda
),venne in seguito applicato a tutti i testi della letteratura sacra di cui si voleva sottolinearel’origine divina e che perciò rientravano nella
śruti
, “rivelazione”, distinti dai testi che sonoopera dell’uomo che costituiscono la
smrti
, “tradizione”.Il
Rgveda
è una raccolta di 1028 inni dedicati alle varie divinità del pantheon vedico; lo Yajurveda è una raccolta di preghiere; il Sāmaveda è una raccolta di canti che venivanointonati durante il sacrificio e, infine, l’Atharvaveda è una raccolta di formule magiche,imprecazioni e scongiuri, che servivano per prevenire eventuali effetti negativi del sacrificio. Leraccolte erano destinate ciascuna ai quattro sacerdoti (hotr, advaryu, udgatar e brahman) cheoffrivano il sacrificio.Gli inni del Rgveda, dedicati in gran parte a divinità o gruppi di divinità, appaiono distribuiti indieci libri o mandala, alcuni dei quali (in particolare i libri II-VII) vanno ricondotti alle variefamiglie sacerdotali e per lo più costituiscono la parte più antica; più recenti sono quelli
2
 
contenuti nel Libro X e una cinquantina di inni del Libro I.. La loro composizione dovetteavvenire in un arco di tempo molto ampio, che probabilmente arriva fino al 1000 a.C. per gliinni del periodo più recente.Come in genere avviene presso i popoli primitivi, questi testi dovettero essere trasmessi alungo oralmente, di generazione in generazione, con scrupolosa esattezza, dato il valorereligioso che essi avevano, grazie a particolari tecniche mnemoniche, fin quando non furonofissati per iscritto. Il linguaggio usato per tramandare questi testi, che proprio per ciò che sichiamava vedico, fu uno dei tanti dialetti importati dalle tribù arie. Il vedico però non dovevaessere una vera e propria lingua popolare: la ricchezza di allitterazioni, di assonanze, di figureretoriche, il ripetersi, di formule inducono a pensare che essa dovesse essere una lingua colta,di prestigio, forse la lingua dei sacerdoti cantori. Ma, col passare del tempo, essa anevolvendosi, perse alcune formazioni, si arricchì di neologismi e di nuovi significati, sicché,probabilmente per preservare i testi vedici che, data la loro sacralità non potevano esseretravisati, si sentì ben presto l’esigenza di regolamentare e fissare la lingua. Ciò avvenne intornoal V-IV secolo a.C. per opera del grammatico Pānini, che raccolse e descrisse la lingua, che daallora fu detta samskŗta (sanscrito), «elaborato, regolato, perfetto» nelle sue Aşţādhyāyī, «Gliotto capitoli [di regole grammaticali]», in modo cosintetico e al tempo stesso coparticolareggiato che la sua opera costituisce la più concisa, ma anche la più completa edesauriente grammatica del mondo. Con sanscrito, quindi, s’intende più propriamente questaseconda fase della lingua, distinta dal vedico e codificata da Pānini.Da quando fu codificato da Pānini, il sanscrito è rimasto sempre identico fino a oggi, ed esso èstato tenuto sempre in massima considerazione in India, dove, tuttora, è considerato la linguacolta e letteraria per eccellenza e il simbolo dell’indianità e dell’unità di tradizione e di culturadel popolo indiano. Oggi, in India, accanto al sanscrito, vi sono numerosi idiomi che possonoricondursi a tre gruppi principali: lingue munda, parlate dai gruppi sparsi che fannopresupporre la diffusione di queste lingue, in periodo preistorico, su un’area assai vastafrantumata successivamente dall’arrivo prima dei Dravida, poi degli Ari; lingue dravidiche,diffuse soprattutto nell’India meridionale, tra le quali le più importanti sono il canarese, il tamil,il telegu e il malayalam e le lingue indoeuropee. Queste non derivano direttamente dalsanscrito, ma sono l’esito dei numerosi dialetti importati dalle triarie nell’India, cheevolvendosi, costituirono, in contrapposizione al sanscrito, i pracriti (prakŗta, “popolare” o“naturale”) detti secondari, per distinguerli dalla fase più antica, o medio-indiani. Alcuni diquesti sono noti perché documentati da iscrizioni (come i dialetti delle iscrizioni di Ashoka) operché sono stati usati per scopi letterari: così il pāli, che fu la lingua scelta dai buddisti perscrivere i propri testi canonici, o la māhārāstrī, che divenne la lingua ufficiale del Giainismo, ola śaurasenī che venne usata per certe parti del dramma.. Ma, mentre questi pracriti,divenendo lingue letterarie, cristallizzavano la loro evoluzione, dagli altri dialetti parlati si sonoevoluti i moderni idiomi dell’India, le lingue neo-indiane o pracriti terziari, quali la hindī, lalingua Ufficiale dell’Unione Indiana, l’urdu affine alla hindī, ma ricca di tratti arabi e iranici, cheè la lingua ufficiale del Pakistan, la sindhī, la marāthī, la bengāli, la rājasthanī, la panjabī ealtre. Tornando agli inni del Rgveda, essi sono tutt’altro che poesia primitiva o espressione di unareligione primitiva. Essi furono composti da poeti-sacerdoti per i sovrani loro protettori, peressere recitati o cantati nei sacrifici. E poiché dall’esecuzione del rito e dalla creazione di innisempre nuovi i sacerdoti ne ricavavano ampie remunerazioni o generosi compensi in vacche,non stupisce che essi fossero scritti in una lingua ricercata, ed è possibile che la necessità diessere originali inducesse all’uso di un linguaggio figurato e talvolta oscuro. Inoltre, man manoche si andò affermando la convinzione che l’inno avesse il potere di obbligare gli dèi a fare ciòche era richiesto col rito, si finì con l’attribuire un potere speciale anche agli epiteti e alleallusioni enigmatiche. Col passare del tempo le raccolte vediche e i Brāhmana, testi liturgici inprosa che a quelli si ricollegano, mostrano che i sacerdoti avevano acquistato un’importanzasempre maggiore nella società.Non sembra dal Rgveda che vi siano stati dèi locali o di tribù, anche se è pensabile che pressoqualche tribù possa essere stata riservata un’adorazione particolare a qualche divinità o che,nel corso del tempo, qualche divinità possa aver perduto la sua preminenza. Dal Rgveda, si hal’impressione che le divinità siano comuni a tutto il popolo.Perlopsono sentiti come divinii grandi poteri della natura che influiscono sul benedell’uomo, ovvero gli oggetti e i fenomeni in cui tali poteri si manifestano. Sono tra questi ilsole datore di vita, il cielo luminoso, l’aurora, la tempesta, cui si ricollegano l’acqua e la pioggiaimportantissima per questi popoli. Il culto non era riservato al fenomeno o all’oggetto naturale
3

Activity (14)

You've already reviewed this. Edit your review.
1 hundred reads
Franco Clementi liked this
Enio Faustinoni liked this
targiuseppe liked this
logicalunit liked this
lothar82 liked this
Shion Galasso liked this
Vincenzo Cancemi liked this
Vincenzo Cancemi liked this
Vincenzo Cancemi liked this

You're Reading a Free Preview

Download
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->