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1945. Arresto di Paolo Tacchi.

1945. Arresto di Paolo Tacchi.

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Published by Antonio Montanari
Parla Carlo Capanna. Intervista esclusiva, 1989, il Ponte di Rimini
Parla Carlo Capanna. Intervista esclusiva, 1989, il Ponte di Rimini

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Categories:Types, Research, History
Published by: Antonio Montanari on Jan 06, 2012
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01/06/2012

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Antonio MontanariIntervista al generale Carlo Capanna
«Così arrestai Tacchi a Padova»
Il gen. Carlo Capanna rievoca per il Ponte un episodiodel 1945, legato alla tragica vicenda dei Tre Martiri. Ildrammatico colloquio durante il viaggio ditrasferimento: «Che cosa dicono di me?», chiede ilrepubblichino. «La cosa più grave è l'impiccagione diquei ragazzi. C'è la denuncia del frate...». «Allora perme non c'è più niente da fare. Se scappo mi sparate?»
 
 Giugno 1945. Mentre Rimini comincia a progettare ilsuo futuro, dopo le immani distruzioni belliche chel'hanno resa la «nuova Cassino», si fanno i primi conticon il passato. Le ferite della guerra non sono soltantoquelle materiali. Le macerie si vedono. I dolori sononascosti. C'è ansia di giustizia.La pagina più tragica della guerra civile a Rimini,durante il periodo della cosiddetta Repubblica di Salò, èlegata ai Tre Martiri, impiccati in piazza Giulio Cesare il16 agosto 1944: Mario Capelli (23 anni), Luigi Nicolò(22) ed Adelio Pagliarani (19). Li hanno catturati ilsegretario del fascio repubblichino Paolo Tacchi ed unmaresciallo della Feldgendarmerie nazista.Appena iniziato l'attacco alleato alla Linea Gotica,Tacchi scappò da Rimini. Era il 31 agosto 1944. Con luic'erano altri fascisti e le manati di Tacchi, Ines Porcellinie Bianca Rosa Succi.In Lombardia Tacchi s'impegnò in rastrellamenti controi partigiani. Dopo la Liberazione fu arrestato a Como«per collaborazionismo e per aver determinatol'omicidio per impiccagione» dei Tre Martiri. Da Como,fu trasferito a Padova. Nella città del Santo, in quellaprimavera del 1945 presta servizio come ufficiale unriminese, Piero Albani.Albani è amico di un capo partigiano, Carlo Capanna,anch'egli riminese, conosciuto con il nome di battagliadi Oberdan. Sino al 10 maggio 1945, Capanna ha fattoparte dell'Office Strategic Service (Oss), il serviziosegreto americano che agiva in appoggio alle forze diliberazione e che era stato costituito da WilliamDonovan, amico personale del presidente Roosevelt esoprannominato Wilb Bill, Bill il Selvaggio. Dopo laguerra, il modello dell'Oss servirà per creare la Cia.Albani parte da Padova per avvisare Capanna a Riminidi una voce raccolta in «ambienti bene informati»,come si usa dire. Secondo questa informazione, Tacchistava per essere liberato: «La Dc cerca di tirarlo fuori»,riferisce Albani a Capanna.Capanna chiede subito al Commisariato di Ps di Riminiun mandato di cattura per Tacchi. Ottenutolo, corre aPadova per arrestare l'ex segretario repubblichino.Viaggia a bordo di un'auto militare Usa ed in divisa daamericano con i panni che indossava quando eranell'Oss.Carlo Capanna, ora generale dell'Aeronautica inpensione e medaglia d'argento al valor militare, ciracconta in esclusiva i momenti di quella vicenda. È laprima volta che l'episodio viene ricostruito nella suacompletezza. Un resoconto sommario era stato
 
pubblicato l'8 settembre 1945 da «Il Garibaldino»,periodico che Capanna redigeva con Nino Polverelli, ilquale firmò la testata come direttore e curava lecronache su Tacchi.Capanna è entrato nella Resistenza subito dopo l'8settembre 1943, quando è annunciato l'armistizio traItalia ed Alleati. Quel giorno se ne va dall'Accademiaaeronautica di Forlì, dove studiava, con un fucile, unapistola ed un grosso pacco di caricatori per il fucile. Ècon un gruppo di amici che lui stesso fa armare, inprevisione di tempi duri che non tarderanno adarrivare. Da Forlì, Capanna va a Meldola. Qui trova undeposito ai auto dell'Aeronautica, s'impossessa diun'Ardea e scende verso Rimini.A Cesena c'erano già i tedeschi. Verso Cervia, il gruppodi Capanna incontra un'autocolonna nazista. Con uncolpo d'acceleratore e sparando per ara, riescono adavere via libera. Superano anche un blocco aCesenatico, arrivano a Rimini al ponte di Tiberio.L'auto è senz'olio. Alla Fiat (situata allora all'angolo deibastioni occidentali, proprio vicino al Ponte), Sartini nonne ha, e manda Capanna in viale Principe Amedeo«dall'altro Sartini, quello del distributore», vicinoall'attuale grattacielo. Anche qui, niente olio, ma unbuon consiglio: «Andate all'aeroporto».«All'aeroporto, erano scappati tutti, la gente rubava apiù non posso. Per procurarsi la benzina, qualcunoaveva sforacchiato i serbatoi degli aerei. Un cacciatedesco sorvola la pista e ci mitraglia». Capannaabbandona l'auto e decide di tornare a Rimini in filobus.Indossa la divisa interna dell'Accademia aeronautica.Scende in piazza Giulio Cesare e va verso via Garibaldi,dove al 142 abitava la sua famiglia.Il padre lo accoglie sconsolato. Gli sussurra: «Vedicome ci hanno ridotto». Giuseppe Capanna è unantifascista di vecchia data, ricorda il figlio: «Lo hannoarrestati una prima volta nel '21. Sotto la dittatura,ogni volta che succedeva qualcosa a Mussolini, loportavano in galera, con Isaia Pagliarani, Bordoni,Naccari, Faini» che erano tutti in odore di opposizioneal regime. Nel 1924, uno di quegli arresti avviene inmodo diverso dal solito. Dopo che in casa gli hannomesso le manette, il figlio Carlo si avventa contro ilquesturino.Il 12 settembre 1944 è il giorno in cui Mussolini èliberato a Campo Imperatore sul Gran Sasso, daiparacadutisti del gen. Karl Student (il merito se lo

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