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Polimeri per il sole - Ignazio Licata - Oxygen 4/2008

Polimeri per il sole - Ignazio Licata - Oxygen 4/2008

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Articolo sulle nuove frontiere FV
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Polimeri per il sole
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Polimeri per il sole
di Ignazio Licata
Grazie ai nuovi polimeri fotovoltaici è possibile catturarela luce del sole e trasformarla in energia elettrica, utilizzando filmsottili con alto rendimento e minimo impatto ambientale.
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Crossing disciplinare e disruptive technology
Le cose più interessanti nella scienza avvengonoquando la frontiera di una disciplina ne incontraun’altra. In questi casi il punto di intersezione èin genere un problema specifico e ben definito,ma la condivisione della tradizionale “cassettadegli attrezzi” teorici e sperimentali può veloce-mente svilupparsi e ampliarsi fino ad assumerele caratteristiche di un nuovo campo di ricerca,con un suo stile e una sua metodologia, e arriva-re a un livello critico di maturità tale da innesca-re anche rapide evoluzioni tecnologiche. Questoprocesso viene indicato con il termine “disrup-tive technology”. La digitalizzazione dei dati o lebiotecnologie sono forse tra gli esempi più evi-denti di questo tipo di sviluppo scientifico.La necessità di nuove sorgenti di energiarinno- vabile compatibili con le crescenti esigenze del-la tutela ambientale è all’origine di un’area di at-tività fortemente interdisciplinare che coinvolgela fisica dei semiconduttori e delle superfici –quella che non troppo tempo fa era indicata da-gli studiosi dei “mattoni del mondo” con l’e-spressione ironica di Murray Gell-Mann “fisicadello stato sordido”, per via della complessitàdei fenomeni coinvolti –, l’ottica quantistica, lachimica per la sintesi dei composti organici e labiologia molecolare. Quest’ultima ha una posi-zione particolarmente rilevante, perché per laprima volta nella storia dell’umanità le cono-scenze scientifiche sono in grado di lavorare aldesign tecnologico di nuove strutture ispirando-si direttamente ai modelli naturali, come la foto-sintesi clorofilliana.Le nanotecnologie sono l’ambiente sperimenta-le dove le nuove soluzioni teoriche affrontano laprova difficile della realizzazione e della produ-zione tecnologica su larga scala. È in questo sce-nario d’avanguardia che oggi si sta sviluppandoun settore di altissimo interesse scientifico edeconomico per le prospettive che apre sull’eradel dopo-petrolio: quello della ricerca sui poli-meri fotovoltaici.
Le tre ere del fotovoltaico e il design quantistico
La conversione di energia solare in elettricità uti-lizzando l’effetto fotovoltaico è ben nota, e igrandi pannelli solari sono ormai familiari nelpaesaggio urbano di paesi come la Grecia e laTurchia, che godendo di una forte esposizionealla luce ne hanno fatto un uso intensivo. La pri-ma fase del fotovoltaico, a suo tempo, suscitò su-bito un forte interesse, ma due critiche decisivehanno fino a oggi limitato la diffusione di questotipo di tecnologia: l’alto costo del silicio purorende la realizzazione delle fotocelle poco eco-nomica (il fotovoltaico è costoso) e la scarsa effi-cienza della cella tradizionale nell’assorbire l’e-nergia solare impone l’uso di superfici troppoampie (il fotovoltaico è ingombrante).La forza di queste critiche ha cominciato a incri-narsi negli anni settanta con la seconda era delfotovoltaico, centrata sui progressi della microe-lettronica che hanno ottimizzato rapidamente laprogettazione di celle solari ad alta concentra-zione e migliorato i parametri produttivi con unrapporto efficienza/costo sempre più vantaggio-so. L’evoluzione del fotovoltaico ad alta concen-trazione è affidata oggi alle nanotecnologie, fa-se di punta della ricerca ben rappresentata dal-l’entusiasmo di Zhores Alferov, Nobel per lafisica nel 2000 e convinto sostenitore di un cam-biamento di rotta energetico planetario basatosulle nanotecnologie per il sole.Per comprendere il ruolo chiave del prefisso “na-no” bisogna capire che non si tratta soltanto diun salto di scala (tipicamente tra 1 e 100 nano-metri) ma di una vera e propria rivoluzione nel-la comprensione della materia. La possibilità dimanipolare, con estrema precisione, strutture
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Polimeri per il sole
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Le celle di Grätzelsono celle solari a colo-rante organico, doveil semiconduttore ècomposto di polimeriottenuti, ad esempio, dalamponi, mirtilli, more,foglie di limone o spinaci.Questa promettente in-venzione simula la foto-sintesi clorofilliana perpro d u rre energia elettrica,e si può applicare comeuna sorta di vernice-pla-stica su pareti, infissi,parasole e altri materiali,con un notevole vantag-gio in termini di esteticae ingombro rispetto aicomuni pannelli fotovol-taici. Sebbene i costi diproduzione siano abbor-dabili, la commercializza-zione non è prevista pri-ma di una decina d’anniperché non si è ancoraraggiunto un livellodi efficienza sufficiente.
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Polimeri per il sole
atomiche e molecolari su lunghezze di pochipassi reticolari tra i nuclei atomici in un solidoha richiesto la soluzione di formidabili problemidi fisica quantistica che si presentano quando silavora con i
quantum dots
, luoghi di intersezionetra i livelli energetici di due semiconduttori di- versi. Si tratta in pratica di studiare e controlla-re le proprietà di “atomi artificiali” che hanno unruolo chiave nella computazione quantistica enella realizzazione di stati esotici della materiacome il condensato di Bose-Einstein.Lo “stato sordido” di Gell-Mann si è rivelato unterritorio ricco di opportunità e sorprese, trasfor-mando la ricerca in questo campo in un vero eproprio lavoro di design quantistico per la pro-gettazione di nuovi materiali. La nanotecnologiaha permesso di realizzare celle fotovoltaiche afilm sottile e alta concentrazione (fino a 500-600 volte superiore a quelle di vecchia generazione)con un balzo nell’efficienza dal 40% a circa l’80%rispetto ai modelli precedenti. Si tratta general-mente di strati di materiale semiconduttore de-positato come miscela di gas su supporti comeil vetro o l’alluminio, che danno la necessaria “ri-gidità” alla struttura, con un utilizzo ridotto alminimo di materiale attivo e uno spessore di cir-ca 4-5 micron. Tra le più diffuse ci sono quellebasate su CIS (copper indium diselinide), CGIS(copper indium gallium diselinide, con un’even-tuale “S” in più per l’aggiunta di zolfo) e il più re-cente CdTE (telloruro di cadmio), realizzato sulmodello efficientissimo ma costoso dell’arse-niuro di gallio (GaAs) utilizzato nelle applicazio-ni spaziali.Secondo stime recenti e ampiamente condivise,sopra un’efficienza del 40% i nuovi modelli dicella a film sottile riducono le aree necessarie fi-no all’1% di quelle attualmente necessarie, e ilcosto su larga scala di un kilowatt di fotovoltai-co può diventare inferiore a quello prodotto conil nucleare o con l’energia termica. Va inoltreconsiderato che più di un terzo della popolazio-ne mondiale non ha infrastrutture energetichecentralizzate, e dunque la soluzione fotovoltaica,che per sua natura è “locale” e “diffusa”, potreb-be essere quella su cui puntare. Latecnologia dibase per le nanocelle ad alta concentrazione èmolto raffinata e resta relativamente costosa.Una nuova possibilità comincia a partire dagliinizi degli anni novanta con la terza era delfoto- voltaico: quella dei film a polimeri organici eibridi organico/inorganico.
Nano e organico: flexible power cells
L’idea centrale è semplice e rivoluzionaria: al po-sto di un semiconduttore inorganico come il si-licio, la cella viene realizzata con polimeri orga-nici o ibridi che possono esserelavorati nelle for-me più svariate e trattati come un gel, una vernice o una comune plastica per alimenti, inmodo da poter sfruttare i metodi produttivi tipi-ci della serigrafia e dell’industria della stampatradizionale. Sono casi in cui l’attività dei desi-gner quantistici ha affrontato la sfida più ardua.Un polimero è infatti una macromolecola costi-tuita da un gran numero di piccole molecoleconnesse tra loro da uno stesso tipo di legame. Ipolimeri organici nei sistemi viventi (struttureproteiche e polisaccaridi) o sintetici (materiaplastiche, nylon, polimeri biocompatibili come ipoliacrilati e i poliamminoacidi) sono quanto dipiù lontano possa esistere dalle strutture cristal-line conduttive. In questo caso il problema è direndere un polimero basato sul carbonio attivodal punto di vista fotoelettrico, lavorando sull’i-bridazione delle caratteristiche quanto-mecca-niche della struttura.Un modello esemplare è la cella Dssc o “di Grät-zel”, ideata dal professor Grätzel dell’Istituto ditecnologia dell’Università di Losanna, che tra-sforma l’energia solare in energia elettrica me-diante un processo molto simile alla fotosintesi
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