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Di Girolamo L'Epica

Di Girolamo L'Epica

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L'EPICA
L'EPICA MEDIEVALE
La nozione di poesia epica è presente sin dalla filosofia greca al pensiero contemporaneo, mavaria il suo significato. Questo e da attribuirsi al suo rapporto con la realtà rappresentata, il contestoculturale e letterario. Si può comunque, tramite criteri di disposizione creativa, raggruppare un certonumero di elementi componenziali come manifestazione di poesia epica, pur appartenenti ad epochedifferenti. La triade dei generi basilari è composta da Lirica, Dramma ed Epica.I tratti componenziali dell'epica sono la storicità, in primis, vera o simulata, del tema, anche se siasmarrita ogni consapevolezza circa gli eventi e i personaggi in azione; il disporsi di un complesso diazioni intorno a uno scontro fra parti contrapposte, rappresentato come decisivo per un'interacomunità e i suoi ideali con un forte senso di destino collettivo; la presenza di un eroe in cui quellacomunità si riconosce, che per essa si batte e può morire e che nell'azione trova il senso del proprioonore. Da analizzare subito è l'anonimato che caratterizza i testi: la voce dell'autore come individuonon compare, il testo è destinato ad una dizione pubblica ad opera di un professionista dellanarrazione (aedo, giullare) che lo memorizza e che effettua la sua performance, con intonazionemelodica accompagnandosi con uno strumento musicale. Spesso la narrazione avviene in un luogodi culto o una reggia di corte. La realizzazione del verso presenta un carattere topico e formulare daconsentire amplificazioni e varianti. Così concepita l'Epica appare diffusa in varie culture lontanefra loro. Ogni testo sarà dunque da valutare in relazione al contesto culturale che gli è proprio.Il Medioevo europeo appare caratterizzato da una varia fioritura di testi eroici e celebrativi. Nellacultura monastica e medievale si erano tramandati i modelli epici latini; e alcune opere mediolatinead essi ispirate erano nel quadro di cui dobbiamo far conto: la tradizione germanica. Il prodotto piùsignificativo di quest'epica è l'
 Alexandreis
, in esametri dattilici, di Gautier de Chatillon. Fin dagliAnnales di Tacito ci è attestata un'attività poetico-celebrativa delle popolazioni germaniche, comerito collettivo di canto, auto-celebrazione nel ricordo delle gesta eroiche proprie e degli avi. Diquesta tradizione il poema più antico è il
 Beowulf 
, un testo anglosassone dell'inizio dell'VIII secolo,che canta le gesta dell'eroe in combattimenti con una creatura mostruosa e con un drago. Seguono icarmi dell'
 Edda
, di tradizione nordica, che ci provengono da un'area insulare, quella islandese. Llaredazione è posteriore alla
Chanson de Roland 
e ad altra epica francese. La forma originariadell'epica germanica sarebbe stata quella della canzone eroica bifronte, ossia poemi di 200 versi, in parte narrativi e in parte dialogici, caratterizzati dal continuo spostamento dell'angolo di visuale dalnarratore all'eroe che parla. Il testo epico germanico più famoso è sicuramente il
 Nibelungenlied 
(Larotta dei Nibelunghi); di 39 canti che rappresenta una sintesi di materiali epici di lunga tradizione. Ilmetro è una strofa di quattro versi lunghi rimati aabb. Nelle sue viicende si rintraccia una paraboladello sfacelo del feudalesimo tedesco nei secoli in cui gli imperatori stavano imponendo sempre piùdecisamente la loro politica accentratrice.É tutt'oggi in corso un intenso dibattito sulle origini del genere dell'epica romanza. Per moltotempo la filologia romanza ha seguito nozioni tipicamente romantiche come quella della popolarità/nazionalità delle nuove culture volgari, della spontaneie genuinità delle loromanifestazioni poetiche. Pareva che nell'epos si manifestasse appieno la specificità delle nuovenazioni, che in quei testi esse celebrassero i propri ideali e rinsaldassero le proprie tradizioni.Sempre più Roland e Cid saranno concepiti quali i poemi nazionali dei francesi e degli spagnoli,come il Nibelungenlied lo è dei tedeschi. Ma l'intervallo tra fatti cantati e testo costituiva un problema tormentoso, che la penuria dei documenti affidava ad astrazioni teoriche e deduzioni nonsempre comprovabili. La che vede nell'epica romanza la continuazione del genere delle popolazionigermaniche stanziatesi in territorio latino ha ancora alcuni sostenitori. Di fatto gli elementi accertatisono scarsi e appartengono all'ordine tematico. L'omogeneità del principio dominante dicodificazione formale sembra indicare con chiarezza che quest'area poetica rappresenta l'esito della progressiva diffusione, sia diretta che mediata, di un modello autorevole redatto in quella forma.Gaston Paris, Pio Rajna e Joseph Bedier hanno fatto da pietre miliari nel dibattito sull'originedella chanson de geste. La tesi sostenuta da Gaston Paris vede: le cantilene coeve ai fatti storici
 
come la base di una poetica ininterrotta che attraverso l'operato dei rapsodi (cantori professionisti)approda per gradi alla forma della canzone di gesta, così come quella elaborata da Pio Rajna chevedeva nei nostri poemi l'ultimo prodotto di una tradizione già formata in epoca merovingia estrettamente allacciata a remote tradizione germaniche. I due condividono la concezione romanticadella creazione spontanea e popolare di una ispirazione suscitata dall'impatto degli eventi storicisulla memoria collettiva. Joseph Bedier, spiega l'origine delle canzoni di gesta come il frutto dellacollaborazione di monaci e giullari maturato a partire dall'XI secolo sui rami tracciati dalle vie dei pellegrinaggi e delle fiere, spezzava la presunta tradizione ininterrotta di cantilene e poemi con cuisi giustificava la presenza nei testi dei personaggi di epoche così lontane: gli elementi delle chansonde geste riportabili alla storia carolingia andavano collegati a leggende fiorite attorno allafondazione dei monasteri e divulgate dai pellegrinaggi. M.Mila y Fontanals è il primo a dareindicazioni per una lettura storico-sociologica dei testi medievali a proposito del caratterearistocratico dell'epica e del suo declassamento successivo. La fortuna della teoria bédieriana cherespinge la tesi romantica di una ispirazione spontanea e popolare favoriva le ricerche sulle qualitàartistiche e letterarie dei poeti, sulle loro individuali capacità inventive: contro questa visioneindividualista, come scrive Roncaglia, non tardò la reazione del tradizionalismo, ravvivato da puntuali ricerche: la gravità storica degli eventi e quindi la loro intrinseca forza di choc psicologicosulla memoria collettiva, la precedenza dei dati leggendari sulle localizzazioni monastiche, lacontinuità d'una tradizione popolare parallela a quella colta e in concorrenza polemica con essa.Un nodo intrica la discussione: quello della natura della composizione epica medievale e della suatradizione: poesia nata allo scrittoio o tradizione orale fondata su schemi compositivi e artificimnemonici. Alcuni contributi documentati sono a favore della prima teoria. Un secolo e mezzo difilologia romanza ha chiarito che le letterature non sorgono in antitesi a quella latina dei monaci edel clero, ma ad integrarne alcune funzioni, a corroborarne la capacità di raggiungere un pubblicoincolto coinvolgendolo nelle manifestazioni del rito. In tutte le aree dell'Occidente romanzo silasciavano spazi bianchi nei codici latini, e in seguito venivano utilizzati per l'inserimento di glosseovvero documenti di ordine giuridico, che per opportunità specifiche inglobavano formule digiuramento o testimonianze in volgare. Interi testi volgari più antichi provengono da codici latinid'estrazione monastica. La maggior parte di testi contenenti canzoni di gesta è del XIII secolo, sonospesso di committenti laici, nessun manoscritto può ricondursi a uno di quei centri sulle vie deisantuari che, secondo Bedier, sarebbero stati i luoghi della collaborazione tra monaci e giullari edella genesi delle canzoni. Vige però una larga omogeneità fra la figura del santo e quella dell'eroe,ossia tra agiografia e canzoni di gesta. Ciò dura finché la piramide gerarchica della struttura feudalerimane salda e la canzone può concepirsi come indottrinante messaggio d'esortazione alla crociata(prima età feudale). A una prima grave crisi che si rivela nelle canzoni dei vassalli ribelli, incorrispondenza della seconda età feudale, segue una vera e propria frattura nei romanzi diargomento classico: i quali non si rivolgono alla comunità indifferenziata per rappresentare gli esititragici della crisi fra monarchia e feudalità. Effettuano un taglio e una scelta d'ordine culturale, privilegiando i settori più raffinati di un mondo ormai complesso. Da questo momento saràconcorrenza tra canzone e romanzo; la prima opporrà lunga resistenza, ma dovrà piegarsi acompromessi e inglobare tratti caratterizzanti il genere rivale.
L'EPICA NELL'AREA OITANICA: LE CHANSON E GESTE
 La produzione epica in lingua d'oil conta, su un arco temporale che va dall'XI al XIV secolo, unanovantina di canzoni di gesta, nella maggior parte anonime; questo numero va sensibilmenteaumentato se si tiene conto di tutte le varianti delle diverse redazioni, più i testi perduti di cui peròabbiamo testimonianze certe. La longevità della canzone di gesta permette di rilevare gli influssi, i prestiti, gli scambi, le interferenze, gli adattamenti che investono e di verificano nel genere epico.La molteplicità di forme, temi ed esiti pone il problema della classificazione delle chanson degeste. Jean Bodel (XII secolo) dichiara: non ci sono che tre materie: di Francia, di Bretagna e diRoma la grande. I racconti di Bretagna sono vani e divertenti, quelli di Roma saggi e istruttivi,
 
quelli di Francia sono veri come appare ogni giorno. Nello stesso periodo Bertran de Bar-sur-Aubedchiara: Non ci sono che tre gesta in Francia, la più nobile è quella del re di Francia l'altra è quelladi Doon dalla bianca barba e la terza fu di Garin di Monglane il fiero. Vengono dunque propostedue distinzioni basate essenzialmente sui contenuti. La canzone di gesta, cioè la
matere de France
,si differenzia dalle altre narrazioni in versi, il romanzo arturiano e quello di materia antica, per ilsuo contenuto veridico. Allo stesso tempo i diversi poemi possono essere concepiti ordinatamente intre costellazioni concepite sul principio del lignaggio. Importantissimo sul dibattito delle origini è ilvolume di Jean Rychner sull'arte epica dei giullari pubblicato nel 1955: seppur rivolto a dimostrarele origini orali dell'epica francese, esso è stato il primo studio centrato unicamente sull'analisi dellestrutture formali della chanson de geste, ovvero sul verso, la lassa, le formule, i motivi e il loroimpiego funzionale. L'analisi minuziosa del testo ha condotto a una sorta di compromesso: originescritta di un genere diffuso oralmente e quindi concepito secondo moduli che ne facilitino larecitazione. Jean Frappier si è concentrato sul rapporto fra storia e letteratura nella chanson degeste: il dato storico riferito all'età carolingia è frutto della trasfigurazione poetica della situazioneattuale; è l'attualità storica che l'autore proietta sul fondo di un leggendario passato. Si è puntatoanche sull'aspetto sociologico, che vede nell'epica francese il luogo di elaborazione letteraria dimolti e complessi problemi della società feudale: il conflitto di interessi fra grande aristocrazia e ifunzionari legati alla corona, il rapporto fra clan e lignaggio, il contrasto fra aristocrazia emonarchia nel momento in cui quest'ultima si rafforza proteggendo la nascente borghesia (canzonidei vassalli ribelli). La chanson de geste è stata analizzata anche in rapporto con altre formenarrative. Gli studiosi hanno cercato di evidenziare un sistema semantico del genere sul qualemeglio risaltino mutamenti e innovazioni. Gli studi di Alfred Adler ssono tesi ad illustrare come inessa sia rappresentato non un evento quanto piuttosto la situazione che determina una condizionestorica. Due sono le componenti fondamentali: la fede cristiana e soprattutto l'ideologia dell'ordinegerarchico-feudale della società. La chanson de geste presenta ed integra nel suo svolgimentoabbondanti materiali di provenienza eterogenea: in particolare, la sempre maggiore influenza delromanzo la spinge ad accogliere elementi favolistici e folklorici e temi avventurosi e sentimentali,assorbiti assai bene nel suo specifico formale.
Chanson de Roland 
 Primo monumento epico romanzo, databile intorno al 1070, è la
Chanson de Roland 
, la sua piùantica versione è quella anglonormanna e conta circa quattromila decasillabi disposti in lasseassonanzate di proporzioni contenute e calibratissima struttura. Rappresenta il modello peeccellenza del genere epico pur costituendo tuttavia una eccezione nel quadro delle chanson degeste, un modello che neanche i più antichi poemi riescono ad eguagliare. Il dato storico da cui prende spunto, un imboscata tessa dai baschi fra le gole pirenaiche alla retroguardia dell'esercito dire Carlo al termine di una breve spedizione in Spagna nel 778 in cui cadde viene completamentetrasfigurato nel poema. Il tema dominante è la sanguinosa lotta tra cristiani e pagani giustificata sul piano estetico e morale dal principio “i pagani hanno torto e i cristiani ragione”, la figura ieraticadel preveggente Carlomagno: sono elementi che concorrono a fare della Chanson de Roland la perfetta espressione della concezione del mondo della collettività cristiana impregnata di sentimentonazionale. Carlo, re dal potere indiscusso, unisce alla funzione regale quella paterna. La frequentecommozione e l'accorato planctus su Rolando, dotano l'imperatore di una trepida umanità. I sogni premonitori e le richieste divine accordate alzano Carlo su tutti i personaggi conferendogli un'aurasacrale. Carlo è l'intermediario fra cielo e terra, è il re sacerdote la cui missione è la milizia senzasosta contro i nemici della fede: fede e Francia s'identificano. Nella fabula e intreccio, sacrificiocristiano e conseguente sconfitta dei pagani si svolgono come in un rito circolare. Con formuletopiche l'autore detta i tempi della narrazione. In sei giorni si consuma il tradimento, la morte dei paladini, la vendetta, la punizione del traditore; tuttavia, inserendo una fitta e variata serie dianticipazioni e presagi, l'autore esclude ogni suspanse dall'incalzante susseguirsi degli avvenimenti.L'intera vicenda viene posta sotto il segno di una fatale provvidenza ineluttabile; le anticipazioni delnarratore trasformano la narrazione in una sorta di rituale codificato, rendendone partecipi i

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