s
Il
ricordo dolce che si è fissato in manieraindelebile nella mente di Giuliano fa veni-re la pelle d’oca anche a me - ed abbiamo appe-na commentato un sole settembrino incredibil-mente caldo, goduto dalla terrazza di un hotelnel centro di Roma: nel momento in cui glichiedo di «regalarmi una fotografia», un’istan-tanea, un ricordo del suo gruppo, gli
Chat Noir
,Giuliano Ferrari, batterista del trio, rievoca ilmomento dell’arrivo del pacco del disco
Découpage
, prodotto dalla Universal.In un momento di frenesia, di forte lavoro, dinervosismi, i tre musicisti si trovano a scartareil «loro disco» e tutto si scioglie magicamente,in una cena a base di vini e formaggi e comesottofondo, ripetutamente, la loro creazione.Non senza difficoltà, storcendo un po’labocca, così riesce a definire i tre musicisti: Lucaè la mente, Michele l’anima, Giuliano il cuore.Per quanto la creatività sia ben distribuita traloro e renda giustizia definire collettive le lorocomposizioni.
L’avventura degli
Chat Noir
è quella di tremusicisti colti, sobri e raffinati nati nel 1979:Michele Cavallari, Luca Fogagnolo eGiuliano Ferrari, rispettivamente pianista,contrabbassista e batterista di un trio jazznato nel 2002 che con questa formazione pro-segue, intraprende le sue scalate, fa le suescommesse.
Direi che siamo Chat Noir quasi dal primomomento. L’antefatto è che Luca e Michele,amici dai tempi del liceo, musicisti e appassiona-ti di jazz, in duo si dedicano agli studi del pianoe del contrabbasso. Presto nasce l’esigenza dellabatteria e mi unisco a loro: è un sodalizio di ami-cizia innanzitutto, di condivisione di passionisenza particolari aspettative.Si inizia pian piano a comporre; con lo studioassiduo degli standards si diviene più solidi,tanto da potersi avvicinare alle composizionimoderne. E si osa. Ci siamo inoltrati in generidiversi, senza perdere mai la bussola. Il nome nasce per un’illuminazione casuale,dopo pochi tentativi di ricerca. Ad agosto del2002 esce il coinvolgente disco del suonatore diliuto tunisino Anour Brahem, accompagnato da piano e fisarmonica, dal titolo
Le Pas du Chat Noir
. Quel disco lo abbiamo consumato; inoltrela suggestione ulteriore proviene dall’ormai famosa locandina del café francese di Toulouse Lautrec. Siamo gli Chat Noir.
Si ironizza sul numero di vite dei gatti,chiedo quante vite il trio abbia perso o gua-dagnato; Giuliano ribatte che si potrebbeprocedere a ritroso, partendo da zero edarrivando a sette. Un percorso fatto di tantecomponenti, positive e negative: fatica molta,ostinazione moltissima.
Mi sento di dare questo consiglio: i dischivanno spediti a decine, centinaia di copie. Sucento spedizioni, si riceveranno a dir tanto diecirisposte, e su dieci nove sono perdite di tempo. Ne resta una buona. È così facendo che si posso-no ricevere critiche costruttive, e in questo modosiamo arrivati all’etichetta Splasc(h) Recordsche ha prodotto il primo disco,
Adoration
(2006). Si riparte, stavolta con un biglietto davisita in tasca, con una consapevolezza di sé maggiore, con determinate recensioni all’attivoe l’attenzione di determinati giornalisti su di te.C’è il salto di qualità nel momento in cui laUniversal Music si accorge di te e produrrà
Découpage
(2007) e
Difficult To See You
(usci-to il 22 settembre e presentato il 29 settembreall’Auditorium Parco della Musica).
Accadeva dell’altro nel frattempo, perchéla vostra storia è fatta anche di cinema…
Il disco è stato spedito anche ad alcuni registi,tra cui Cristina Comencini, che girava all’epoca
La Bestianel Cuore
; le è piaciuto, ha scelto eutilizzato
Noir 451
tratto da Adoration che èentrato a far parte della colonna sonora. Il film è stato candidato agli Oscar, quindi per noi c’è stato un ritorno importante. Per il filmsuccessivo,
Bianco e Nero
, abbiamo compostotre inediti:
Conversation inBlue
,
Talkin’Slowly
,
You can Teach.
Poi c’è stata la collaborazione con FrancescaComencini per un meraviglioso documentariosul lavoro in fabbrica, fatto con immagini direpertorio strepitose dagli anni ‘50 ad oggi. Lanostra cover di
Via del Campo
è stata molto con-vincente.
Come definiresti, oggi, il vostro stile?
Potremmo sì definirci un trio jazz, ma nonclassico, soprattutto dal punto di vista dellastruttura dei brani. Sono composizioni dallastruttura della canzone rock, con il tema svilup- pato in più parti, echi derivanti dalla nostra pas-sione per la scuola del Nord Europa, norvegese;in più ci siamo alimentati di Beatles e Pink Floyd. Quindi laddove è necessaria una ritmica più rockeggiante, ammettiamo senza difficoltà diesserci allontanati dal jazz. In noi c’è il Miles Davis dei dischi degli anni ‘60, di quegli esempidi ricerca di un nuovo linguaggio jazzistico. Instudio di registrazione si procede alla manieratradizionale, registrando insieme gli strumenti principali. In più c’è la post-produzione: Lucausa il theremin - strumento analogico - più effet-ti sul contrabbasso, Michele il lap con cui produ-ce effetti che creano atmosfera ed interagisconocon il sound e in più fa un uso del pianoforte fil-trato (delay e distorsori). Io utilizzo percussionielettroniche che rendono particolari suoni, cometappeto sonoro o piccoli interventi elettronici.
La vostra musica sembra la risultante dicomponenti artistiche diverse: quali sono levostre ispirazioni?
Viviamo di stimoli non solo musicali; moltoscaturisce dai film e numerose sono le influenzenarrative. Ad esempio
Trilogy
, brano inserito in
Découpage
, è nato dalla Trilogia di New York diPaul Auster, al quale lo abbiamo peraltro spedi-to…
Elefante
, analizzando sempre lo stessodisco, è nato innanzitutto dalla
«
sensazione» procurata dall’immagine di un elefante in unnegozio di cocci.Passando a
Difficult to See You
il brano
Rovine Circolari
si rifà all’omonimo racconto di Borges;
To Build a Fire
ad un racconto inusua-le, surreale ed inquietante di Jack London.
La nostra chiacchierata volge al termine erimane in me la fissazione di ricapitolare: tredischi, più tre collaborazioni cinematografiche,più una presentazione da capogiro con il mar-chio Auditorium Parco della Musica. Non pote-vo scegliere momento migliore per questa inter-vista. Gli
Chat Noir
hanno davvero guadagnatosette vite.
Rossella Gaudenzi
LE SETTE VITEDEGLI CHAT NOIR
Fa venire la pelle d’oca anche a me.Che sia solo l’idea di fermare una delle loro vite mentre le altre sei impazzano
rue Diva.
Aben riflettere, difficilmente si troverebbeuna migliore definizione per Liza Minnelli. Diva vera,e tra le poche in circolazione oggigiorno. Solo per ilfatto di incarnare la New York che fu, sognante esensuale, fatta di lustrini e paillettes, di tendoni da palco-scenico, rossetto rosso e giarrettiere. Diva vera peressere nata e cresciuta tra star, da buona figlia d’arte:l’indimenticabile Judy Garland - incantevoleDorothy del mago di Oz - era una mamma celebread Hollywood, cantante di successo, tanto quantoil padre, lo stimato regista cinematograficoVincente Minnelli. I primi passi si muovononon sulla strada ma sul palcoscenico: confon-dere vita e finzione è inevitabile. Danza,recitazione e canto sono vita reale quantola scuola ed i giochi con gli altri bambi-ni. Quasi sembra segnato il destinodella piccola Liza che darà il meglio disé in scena, nello specifico nel musi-cal, ma una volta deposti i costumidovrà fare i conti con rapporti personalicomplessi, storie sentimentali turbolente.Non a caso, il titolo di uno dei suoi maggio-ri successi è
Life is a cabaret
. All’età di 16anni prende parte a New York allo spettacolo disuccesso
Best Foot Forward
: è la gavetta necessariaal grande salto che avverrà nel 1964, con l’esibizioneaccanto alla madre al concerto del London Palladium.Vince nel ‘65 un Tony Award, nel 1967 debutta al cinema e nel ‘69 viene già nominata all’Oscar.La consacrazione è legata al musical
Cabaret
(1972) e questa volta l’Oscar la premia meritatamente.Di nuovo alla ribalta nel ‘76 nel musical
New York, New York
di Martin Scorsese, nel quale interpre-ta una cantante di jazz innamorata perdutamente di uno scorbutico Robert De Niro che veste i pannidel musicista. Tutto ciò inframmezzato da duetti con Frank Sinatra, che la portano in giro per ilmondo. E accompagnato da alcool, droghe, amori, divorzi. Dopo quindici anni di assenza la Divatorna in Italia. Tra ottobre e novembre toccherà con il suo tour Roma, Torino, Firenze, Bari, Milano.
Auditorium Parco della Musica di Roma, 29 ottobre.
Rossella Gaudenzi
(...)
con l’uscita di
At this Time
, è riuscito atirar fuori forse uno dei suoi migliori lavori con-fermandoci ancora una volta che «laclasse non è acqua». Nato a KansasCity nel 1928, Bacharach negli anni50 e 60 è stato pianista, arrangiatoree leader della band che accompagna-va in tour
Marlene Dietrich
. Nel1959, ancora semi-sconosciuto comeautore di canzoni, ha conseguito ilsuccesso con
Heavenly
e
Faithfully
, eseguite daJohnny Mathis, che hannovinto entrambe il discod’oro.È iniziata così la suafortunata collaborazionecon Hal David con cui hascritto gran parte del suointramontabile repertorioche unisce il gusto raffina-to per la melodia e la sem-plicità diretta e immediatadel pop ad influenze jazz edechi soul chiaramente indivi-duabili nelle vocalist cheBacharach ha scelto con iltempo per i suoi brani,prima fra tutte la straordi-naria Dionne Warwick(ben 21 pezzi sono statiscritti soltanto per lei). Hacollaborato inoltre conBeatles, Elvis Costello, TomJones, Aretha Franklin, B.J.Thomas, Dusty Springfield,Drifters e innumerevoli sonogli artisti che ancora oggieseguono e riarrangiano isuoi brani.«
Questo disco inaugura per me un nuovo genere
»,spiega l’artista durante lapromozione di
At this Time
.«
Rob Stringer (proprietariodi SonyBMG e il primo alegarlo alla casa discografi-ca) mi ha chiesto di realizza-re un album cercando diespormi a qualche rischio in più. Mi ha detto ‘Non voglioun disco ricco di pezzi facili da mandare inradio. Anche se scrivi canzoni splendide finiraicomunque per restare deluso perché la gentedirà che non sono belle come quelle del pas-sato’. Perciò mi sono impegnato in un pro-getto completamente nuovo
».Realizzato grazie alla collaborazione conautorevoli artisti quali il re dell’hip-hop Dr.Dre, Denaun Porter e Prinz Board dei BlackEyed Peas, il disco include vere e propriemini-opere della durata di 7 minuti conarrangiamenti ricercati e messaggipolitici piuttosto espliciti. RufusWainwright e Elvis Costello gliospiti d’onore che prendono parterispettivamente ai brani
Go Ask Shakespeare
e
Who Are ThesePeople?
.Nato dopo anni di silenzio,
At This Time
è il suo primo albumdal contenuto dichiaratamentepolitico. «
Odio quello che stasuccedendo nel mondo
», con-fessa Bacharach.«
Voglio provare a racconta-re quello che penso. Dobbiamo porre fine alla vio-lenza perché ne stiamo per-dendo il controllo. Ho duebambini piccoli e uno di 19anni, mi chiedo che ne saràdel loro futuro
».In un mondo dominato dal-l’onnipotenza dell’apparenza,è senza dubbio rassicurante vedereche esistono ancora artisti che uti-lizzano la musica come puro mes-saggio e non come semplice esibi-zione o virtuose dimostrazioni dibravura, ma d’altronde musicistitalentuosi e «
ricchi
» come lui forsece ne sono un po’pochi in circola-zione.E nelle sue parole sembra quasidi riascoltare le note di
What theworld needs now is love.
28/10
ORE
21 A
UDITORIUMDELLA
C
ONCILIAZIONE
Via dellaConciliazione, 4 - Roma
WHAT BACHARACH NEEDS
Incarna la New York che fu, sognante e sensuale, fatta dilustrini e paillettes, tendoni da palcoscenico, rossettorosso e giarrettiere. We wanna be a part of it. Dell’unica, vera figlia del mago di Oz.
VERA DIVA VERA LIZA
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