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Anno XV - 1

Anno XV - 1

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02/08/2012

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La presente pubblicazione non è in vendita ed è riservata ai soli membri del Rito. Stampato in proprio
Antico e Primitivo Rito Orientale di Misraim e MemphisSovrano Gran Santuario Adriatico
II
LLRRIISSVVEEGGLLIIOO INIZIATICO 
Anno XV Gennaio 2004N°.1
 I  I 
 n principio potestà - facoltà - poteri divini creò – crea – creerài cieli e la terraela terra era – è – sarà vuota e sterminata vastità e tenebra su superficie d’abissoe potestà - facoltà - poteri divini aleggiante su superficie delle acquee disse – dice -dirà potestà - facoltà - poteri divini fu –sia –saràlucee fu – è – saràluce
 
 2
II
LLRRIISSVVEEGGLLIIOO IINNIIZZIIAATTIICCOO 
intuizioni della conoscenza e conoscenza delle intuizioni
Redazione
 Direttore Responsabile: Renato Salvadeo – via Bacchiglione 20 – 48100 Ravenna
SSOOMMMMAARRIIOO 
DELLA GIUSTIZIA
 
- Il S
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G
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H
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G
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- pag. 3
ALBERO
 
- Bruno - pag. 4
CORDONI E NODI
 
- G.P. - pag. 5
LE DUE ENERGIE
(IL SOLE E LA LUNA)
 
- Isabella Soldati - pag. 9
IL GIURAMENTO
 
- S.C. - pag. 12
Racconti, dissertazioni, poesie fantastiche ed un pochinoesotericheMEDITAZIONE
- R.S. - pag. 13
 
 
IILLRRIISSVVEEGGLLIIOOIINNIIZZIIAATTIICCOO 
3
DD
eellllaaGGiiuussttiizziiaa 
Il S.
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. G.
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. H.
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. G.
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. 
II
l primo libro della Bibbia sulla “Genesi” dellamanifestazione, ispirato da Dio a Mosé, ci dicechiaramente che Dio non èné buono né cattivo, Dio èessenzialmente “giusto”.Infatti, per ogni attocreativo Egli emette duegiudizi: uno nellaformazione della propriadecisione di cosa creare el’altro, dopo la creazione, suciò che ha creato. Infatti,alla fine d’ogni “giorno”creativo, la Genesic’informa che “Dio vide che(ciò che aveva creato) erabuono”.L’uomo, essendo stato crea-to ad immagine e somiglian-za di Dio, ha il dovere diseguirne l’esempio. Se vuole rimanere nello statodi centralità nel quale Dio lo ha messo, egli deveemettere un giudizio preventivo su ciò chedesidera fare e, poi, un altro giudizio su ciò che hafatto assumendone la responsabilità.L’Uomo deve coltivare in sé la giustizia, eglideve sapere giudicare sé stesso e tutto ciò che loriguarda, specie le proprie azioni. Per poteregiudicare Egli deve avere consapevolezza di ciòche fa. In primis deve avere coscienza di sé stesso,deve sapere rispondere alla domanda: “ Chi sonoio”.Il cosiddetto “peccato” d’Adamo e d’Eva non èstato l’orgoglio né la disubbidienza e tanto menoil sesso, ( che nell’eden non c’era e si èconcretizzato nel momento in cui Dio ha dato loroil corpo fisico), è stato, invece, l’ingiustiziacommessa nell’emissione di un giudizio su unascelta di fare o non fare. Dio aveva dettoall’Androgeno, (cioè ad Adamo e ad Eva quandoerano Uno, quando erano uniti e formavanol’Androgeno) che, se avesse mangiato il fruttodell’albero della conoscenza, sarebbe morto. Evanon poteva valutare né assumere la responsabilitàdella scelta in quanto il titolare dell’azione-decisione era Adamo.Adamo non era in condizioni di deciderealcunché, cioè di giudicare, poiché egli nonsapeva cosa fosse la “conoscenza” così come nonsapeva che cosa fosse la “ morte”, non avevaalcun dato sulla scelta che era stato spinto a fare.Umilmente avrebbe dovuto riconoscere di nonessere in condizioni di scegliere e dovevaastenersi. Infatti, per tutto il tempodell’Androgenia, si era astenuto.Dopo che l’Uno divenne Due, Adamo si appiattìsulla decisione presa indebitamente da Eva emangiò il famoso frutto.Passato dallo stato edenico allostato terrestre, egli hacontinuato a sbagliare,allontanandosi sempre di più dalproprio centro. Invece di seguirel’esempio che Dio gli avevadato, invece di imparare agiudicare le proprie azioni, egligiudica le azioni degli altrisenza sapersi mettere nei “panni “ degli altri.Fino a quando non avrà presocoscienza della propriacentralità e non starà nel propriocentro, l’Uomo non puògiudicare gli altri perché ilsuo giudizio non sarà maioggettivo e neutrale, sarà, invece un giudiziosoggettivo e partigiano e di conseguenza,ingiusto.Gesù, chiamato anche il Maestro Giusto,conscio della carenza di centralità dell’uomo,disse che” ciascuno deve guardare la trave che c’ènel proprio occhio e non la pagliuzza che c’ènell’occhio del vicino”. Ma l’uomo continua arifiutare le proprie responsabilità e a commettereingiustizie, accumulando Karma e perdendotempo ed energie preziose.Carissime Sorelle e carissimi Fratelli, meditiamonel profondo del nostro cuore e ed invertiamo latendenza: cominciamo, finalmente, a giudicarenoi stessi, astenendoci dall’emettere giudizi suglialtri. Non dimentichiamo che siamo tutti Fratellied abbiamo il dovere di renderci giustizia l’unl’altro.
Il S.
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. G.
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. H.
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. G.
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Maat

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