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La.sicilia.17.02.2012

La.sicilia.17.02.2012

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01/09/2013

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ACCORDO A BRUXELLES
agricoltura e pesca
Stop ai dazi doganali.
Sparisce il 55% delle tariffedoganali sui prodotti agricoli e della pesca delMarocco. La Via (Ppe): «E’ una sconfitta e anche tra gliitaliani c’è chi non ha difeso bene i nostri interessi»
L’Ue spalanca le porte al Maroccocon le imprese siciliane al collasso
Ora per limitare i danni bisognerà impegnarsi per evitare frodi e violazioni delle norme
Per il reattore nuclearel’Ue toglie un miliardoai fondi dell’agricoltura
S
TRASBURGO
. Sarà anche vero che la maggior oparte dei fondieuropei vengono stanziati per l’agricoltura, però è anche veroche tante decisioni europee, come quella di apriredefinitivamente le porte all’ortofrutta del Marocco finisconopoi per penalizzare questo settore. E ultimamente vengonotagliati anche i fodni se si pensa che recentemente è stato datoil via libera degli eurodeputati al nuovo quadro difinanziamento del valore di 1,3 miliardi di euro per la ricercasulla fusione nucleare del progetto Iter, nel periodo 2012-2013.La cifra di 1,3 miliardi di euroinclude 100 milioni di euro giàprevisti nel budget del 2012,mentre altri 840 milioni di euroarrivano dal capitoloagricoltura. Iter è un progetto diricerca congiunto fra Ue, Usa,Cina, Russia, India, Giappone eCorea del Sud, che impiegheràun reattore sperimentale. Lapiattaforma in costruzione di Iter si trova a Cadarach, in Francia,e dovrebbe essere pronta nel 2018. Nella fase di start up delprogetto, l’Ue è responsabile di circa il 45,5% dei costi dicostruzione, mentre Cina, India, Giappone, Corea, Russia e Usacontribuiscono con una fetta del 9,1% ciascuno. I costi totalidurante la fase di costruzione erano stimati a 13 miliardi di euroe il contributo Ue a circa 6,6 miliardi di euro. Altri 360 milioni dieuro sono necessari per il 2013, ma sarà necessaria un’ulteriorediscussione per la procedura di budget di quell’anno. In basealle posizioni espresse da Germania, Francia, Austria, GranBretagna, Olanda e Svezia, non è ancora chiaro infatti da qualevoce del bilancio arriveranno questi fondi.
IL CASO
ANDREA LODATO
C
 ATANIA
.
Poco dopo le 13, puntuale come sitemeva, è arrivata la notizia: via libera delParlamento europeo, ma plenaria divisa(369 sì, 225 no e 31 astensioni), all’accor-do su agricoltura e pesca con il Marocco.Sono 369 sì che spingono oltre l’orlo delbaratro dove già stava da tempo, partedell’agricoltura di alcuni paesi europei e,praticamente, il 90% delle imprese agrico-le siciliane. Inutilmente nelle ultime setti-mane si erano levate voci fortemente allar-manti sulle conseguenze che l’accordo conil paese africano avrebbe comportato per ilnostro sistema. Persino il relatore france-se, Josè Bovè, ne aveva proposto la boccia-tura considerandolo dannoso per gli agri-coltori europei. L’accordo Ue-Marocco ap-provato, in pratica e in estrema sintesi, li-beralizza, seppure in parte, il commerciodi prodotti agricoli e di pesca con il Maroc-co, ma proprio a conferma del fatto chedietro le buone intenzioni dell’Ue l’interoParlamento non può non intravedere i ri-schi denunciati da molti, è anche stataadottata una risoluzione che esprime unaserie di preoccupazioni legate alle possibi-lità di frodi e di violazioni delle normepreviste dal testo.L’accordo commerciale ha, in generale,l’obiettivo di aumentare il commercio fral’Unione e il Marocco e sostenere la transi-zione democratica che è iniziata dopo laPrimavera araba. La maggioranza dei de-putati che ha fatto passare l’accordo haspiegato che l’intesa dovrebbe aiutare a ri-solvere i problemi sociali, economici e disicurezza del Paese. Ma la minoranza chesi è espressa contro l’accordo, compreso ilrelatore del testo, il francese Josè Bovè(Verdi) che ha ritirato il suo nome dalla re-lazione, ha battuto anche dopo il tasto su-gli effetti negativi che l’accordo avrà suipiccoli agricoltori europei, per le condizio-ni precarie di lavoro e ambientali in Ma-rocco e per l’inclusione del territorio delSahara Occidentale, punto che violerebbeil diritto internazionale.L’accordo commerciale votato, rappre-senta una tappa verso un accordo di libe-ro scambio, stabilendo l’aumento dellequote di scambio per una serie di prodot-ti che potranno essere importati a tariffedoganali basse o pari a zero. Verrà infattieliminato immediatamente il 55% delletariffe doganali sui prodotti agricoli e dipesca marocchini (dal 33% attuale) e il 70%delle tariffe sui prodotti agricoli e di pescadell’Ue in 10 anni (rispetto all’1% attuale).Sono state previste misure di salvaguar-dia per i produttori europei: non sarannoliberalizzati produzioni di pomodori, zuc-chine, cetrioli, aglio, clementine e fragole esono previste delle quote di scambio chetengono conto della produzione stagio-nale europea per gli stessi prodotti in mo-do da evitare distorsioni sul mercato co-munitario. Il Marocco ha l’obbligo di ri-spettare, nell’esportazione dei propri pro-dotti gli standard sanitari europei.Ma come hanno reagito al voto gli euro-deputati siciliani, dopo settimane di appel-li e di allarmi? «Il voto di oggi è una scon-fitta per l’agricoltura italiana le cui respon-sabilità sono ben precise - dice Giovanni LaVia, europarlamentare del Pdl/Ppe. Du-rante la votazione sono state diverse ledefezioni tra le fila della deputazione ita-liana. Non si può difendere l’agricoltura diun Paese e di una regione a parole e poinon essere presenti al momento dei fatti.E’ giusto che i cittadini e gli operatori delsettore, prima di accusare in toto gli euro-parlamentari per non aver difeso i loro in-teressi, sappiano chi siano i deputati che fi-no alla fine hanno lavorato per scongiura-re tale accordo».«Ho votato contro l’accordo - dice Rosa-rio Crocetta, del Pd - poichè lo ritengo lesi-vo per il sud dell’Italia, per il sud d’Europae dello stesso popolo marocchino. L’ac-cordo è basato sulla tutela di interessi e po-teri economici forti, in cui vengono privi-legiati interessi delle industrie del centro-nord europeo a danno dell’agricoltura me-ridionale e dei consumatori marocchini».E anche in Sicilia scoppiano le reazioniall’accordo-beffa. La deputata regionaledel Pd, Concetta Raia, dice: «Il trattato conil Marocco condannerà la Sicilia a mortecerta, ma a Strasburgo non sembra im-portargliene. L’economia siciliana saràmessa in ginocchio e non ci saranno inter-venti, leggi o risorse che potranno limita-re i danni che subiranno migliaia di brac-cianti agricoli e imprese di settore. Si trat-ta di un lascia passare alla concorrenzasleale che i nostri produttori non potrannosostenere e assisteremo a una vera e pro-pria invasione di prodotti africani, sopra-tutto arance, zucchine, cetrioli, fragoleche quando non verranno spacciati perprodotti nostrani, saranno rivenduti aprezzi stracciati. Chiediamo al governonazionale di avviare politiche forti cheprevedano delle contromisure di tuteladella nostra economia».
Il via libera.
Cadono lelimitazioni per arance,clementine e carciofi
I NUMERI
Le esportazioni dal Marocco difrutta e verdura sono passate da478 mila tonnellate nel periodo2009-2010, a 529 milatonnellate nella stagione 2010-2011, con una crescita del 9%.Secondo il ministerodell’Agricoltura e della PescaMarittima del Marocco, questibuoni risultati derivano dallebuone condizionimetereologiche di tre stagioniconsecutive. A questo siaggiunge una congiunturafavorevole sul mercatointernazionale.
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LA SICILIA
il 
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ATTO
VENERDÌ 17 FEBBRAIO 2012
2.
 
O
PREVISTI INVESTIMENTI PER UN MILIARDO DI EURO L’ANNO
Nel «Piano verde» anchel’olio d’oliva, vino e ortaggi
GIORGIO PETTA
Arance, limoni, pomodori, fagiolini, me-loni, fragole, zucchine, cetrioli, carciofi,aglio, olio d’oliva, vino. Si mette maleper la Sicilia con il Marocco che, dopo ilvoto di ieri a Strasburgo, busserà anco-ra più forte alle porte dell’Ue con i suoiprodotti agricoli che costano meno diun terzo di quelli dell’Isola. Il bilanciodel disastro – per l’agricoltura italiana esiciliana in particolare – sarà comunquepronto nel giro di un semestre.Ci sarà da leccarsi le ferite se si pen-sa che il Governo marocchino – che conl’aiuto della stessa Ue ha lanciato unPiano verde per l’agricoltura che preve-de una spesa di un miliardo di euro l’an-no per almeno 10 anni – accelererà sulfronte delle esportazioni. Come nelcomparto degli agrumi. È già il 5° espor-tatore mondiale. Con l’obiettivo di grat-tare qualche posizione, con un aumen-to nel 2012 del 6% della produzione ri-spetto al 2011. E non è finita. Il Maroccofa parte delle "Top Ten" nell’export glo-bale delle orticole, con l’obiettivo di mi-gliorare la propria posizione. Nella pro-vincia di Guelmin, nel sud-est del Paese,sono pronti, infatti, 700 mila ettari perimpianti agrumicoli, olivicoli e orticoliin pieno campo. Le terre migliori e irri-gate sono a disposizione – con contrat-ti d’affitto pluridecennali (la terra restadi proprietà dello Stato) vantaggiosi eun sistema fiscale di favore – degli im-prenditori agricoli stranieri e delle mul-tinazionali.Per quanto riguarda l’olivicoltura, ilMarocco ha tutte le potenzialità per di-ventare un protagonista. Per il momen-to, con il suo 2,6%, occupa il 7° posto del-l’export mondiale di olio d’oliva, au-mentato, nel 2011, del 73%. Ma entro il2020 è previsto il raddoppio della su-perficie olivetata con 540 mila ettari dicui 136 mila irrigui per la produzione diolio e olive da mensa. Un altro progettoquinquennale (2010-2014) coinvolgerà3.600 contadini di sei Comuni ruralidelle province di Nador, Berkame eBriouch per un totale di 9.600 ettari. Ilprogetto prevede la realizzazione di set-te frantoi e lo Stato fornirà il supportoagli operatori per la promozione dell’ex-port.Per superare la ciclicità delle produ-zioni cerealicole, il Governo interverràcon l’impianto anche di mandorleti, car-rubeti, palmeti da dattero e vigneti, che(paradossalmente per un Paese musul-mano) si estendono già per migliaia diettari in altre aree del Paese.Altri interventi sono previsti nel set-tore dell’allevamento e lattiero-casea-rio. L’obiettivo di questa strategia – l’a-gricoltura rappresenta il 20% del Pil eoccupa il 44% dei 31 milioni di maroc-chini – punta all’aumento della produ-zione, all’incremento del reddito (at-tualmente 1.900 euro/anno pro-capite)e dell’occupazione (i disoccupati sono il9,6% della popolazione) nonché al mi-glioramento della qualità dei prodottiagro-alimentari. Il Piano verde coinvol-gerà il 10% della superficie agricola delMarocco nelle regioni di Draa, Boulma-ne e Tafilatet e favorirà il miglioramen-to delle condizioni di vita nella aree ru-rali, con un occhio rivolto alla riduzionedelle disparità sociali e della povertà (il19% della popolazione totale vive sottola soglia di povertà), all’alfabetizzazione(il 39% della popolazione è analfabeta),al miglioramento della sanità, al colle-gamento stradale dei centri isolati, allasoluzione del problema idrico (5 degli 8bacini idraulici sono in situazione criti-ca per il sovrasfruttamento delle faldefreatiche) e all’aggregazione degli agri-coltori: il 70% di essi dispone di una su-perficie inferiore a 2,1 ettari. L’agricoltu-ra del Marocco – primo partner com-merciale dell’Ue – è a due velocità: daun lato, le grandi imprese a capitale pri-vato capace di esportare sui mercatimondiali; dall’altro, i piccoli agricoltoriche sopravvivono in aree svantaggiate.Monarchia costituzionale, Paese sta-bile politicamente e finanziariamente,con Pil in crescita costante, il Maroccodall’ottobre 2008 ha uno status di parte-nariato speciale con l’Ue, ma il primoaccordo commerciale con la Cee risale al1969.
N - ENTI E
I danni del maltempo
Fnt:lirtti
Settori colpiti e perdite subite (in milioni di euro) a causa di neve e gelo dei giorni scorsiOrtofrutticoloZootecnicoe allevamentoFloricoloVallicolturae itticoOlivicoloe viticolo
3532303022202020151515111010432,20,5294,7
LazioAbruzzoMarcheSardegnaToscanaEmilia-RomagnaPugliaCalabriaPiemonteLiguriaBasilicataCampaniaLombardiaSiciliaFriuli-V.GiuliaMoliseVenetoUmbria
ITALIA
Prima stima di 300 milionidi danni nell’agricoltura
IN 15 GIORNI DI GELO KILLER
R
OMA
.Il gelo killer in 15 giorni hamesso in ginocchio la nostraproduzione agricola. Un danno cherischia di aumentare con il passare deigiorni, quando saranno fatte tutte lestime nei vari settori. Per adesso siparla di danni di circa 300 milioni dieuro all’agricoltura con migliaia dianimali da allevamento morti. LaColdiretti stila un primo bilancio delleconseguenze di «solo quindici giorni»di maltempo. E mette in contocentinaia di edifici rurali e di stallecrollate, la distruzione di quasiduecentomila tonnellate di verdure e ilcalo della produzione di latte: almenodi 25 milioni di litri. La classifica delleregioni che pagano di più il gelo e laneve vede in testa il Lazio, con undanno da 35 milioni. A seguire, i 32milioni dell’Abruzzo e i 30 di Marche eSardegna, Piemonte (15 milioni) e laSicilia con 10 (soprattutto nel settoreortofrutticolo, cerealicolo eallevamento). E’ stata comunquecolpita l’intera Penisola da Nord a Sud.«Di fronte ad una emergenza di taleentità – ha commentato il presidentedella Coldiretti, Sergio Marini – ènecessario attivare tutti gli strumentidisponibili e verificare le condizioni perun intervento straordinario del fondodi solidarietà dell’Unione europea peraffrontare un danno diffuso su tutto ilterritorio che è purtroppo destinato adincidere sulla ripresa del Paese». Ilbilancio è però parziale, perché i «dannialle piante – spiega la Coldiretti –potranno essere quantificatidefinitivamente nei prossimi giorni».Non solo: «sono destinati acompromettere le produzioni neltempo poiché occorrono anni primache si possa sostituire la pianta e quellanuova inizi a produrre».
GIANCARLO COLOGGI
Multinazionali.
Attratte dal Maroccocon affitti decennalidi terreni fertili e unfisco agevolato
«IMPATTO DEVASTANTE».
Concorrenza insostenibile
Un lavoratorein Marocco costa5 euro al giorno
Mille tonnellate di arance prodotte in quelPaese. Gli agricoltori siciliani: «Vergogna»
ANDREA LODATO
C
 ATANIA
.
Per capire la portata dellacatastrofe che si abbatterà sulla nostraagricoltura dopo il sì dell’Ue all’ac-cordo con il Marocco, basta far parla-re alcuni numeri, ancora prima di re-gistrare le reazioni accorate e in pienadepressione dei responsabili delle as-sociazioni di categoria. Il Marocco,tanto per capirci, ha creato 1.200 etta-ri di nuovi impianti per la produzionedi agrumi e secondo il Ministero del-l’agricoltura marocchino quest’annola produzione aumenterà del 6% ri-spetto alla stagione precedente, perun totale di 1,86 milioni di tonnellate.Per l’Associazione di produttori diagrumi del Marocco (Aspam), l’au-mento dell’offerta si tradurrà in unincremento dell’8% delle esportazioni.La produzione di arance marocchine,a tutt’oggi, è stimata in 975.000 ton-nellate il 52,3% del totale degli agru-mi. Questi sono alcuni numeri, limita-ti al settore agrumicolo, anche se ildanno va inquadrato a 360°. E, percominciare, Gerardo Diana, presiden-te regionale di Confagricoltura, parladi vergogna: «Vergogna per l’incapa-cità della deputazione nazionale a so-stenere unanimemente le ragioni del-l’agricoltura mediterranea, del gover-no nazionale, forte con i deboli e de-bole con i poteri forti, e di quella re-gionale incapace di salvaguardare unadelle poche risorse economiche ingrado di garantire sviluppo e occu-pazione. Il tutto è ora rimandato agiugno allorquando gli agricoltori sa-ranno chiamati a fare i conti con lanuova IMU per garantire la stabilitàdell’euro e la salvaguardia dei poterifinanziari. La Confagricoltura siciliana,nell’interpretare il malessere dell’in-tera categoria, non esclude la possibi-lità di attivare una serie di manife-stazioni di protesta, a partire da quel-la del prossimo primo marzo indettacon tutte le organizzazioni datoriali esindacali. Non siamo per le guerre trapoveri, ma l’accordo approvato daStrasburgo solo marginalmente aiu-terà il processo di sviluppo economi-co e democratico del Marocco: i700.000 ettari di terreno che sarannoimpiantati nel sud del paese con oli-veti, agrumeti ed ortaggi in pienocampo saranno infatti gestiti dai soli-ti santuari della finanza che hannogià deciso a "tavolino" dove delocaliz-zare gli investimenti agricoli. In pienacrisi economica l’agricoltura italiananon può essere svenduta dall’Europaper incentivare il processo di demo-cratizzazione dei paesi nord-africani.La stessa Europa dovrebbe garantire,con interventi compensativi, un cor-retto equilibrio tra i costi che soppor-tano le nostre imprese e quelle di que-sti paesi, oltre all’introduzione di pro-cedure produttive che rispondano al-le regole comunitarie ed a cui sonosottoposte le aziende italiane».Altrettanto pesante la reazione diColdiretti-Sicilia: «Uno scenario de-vastante per l’agricoltura siciliana - èil commento del presidente e del di-rettore della Coldiretti siciliana, Ales-sandro Chiarelli e Giuseppe Campio-ne - e ora bisogna attivare tutte le tu-tele per i produttori agricoli anche al-la luce dei diversi standard produttiviin termini ambientali, fitosanitari edi qualità dei prodotti originari delMarocco. Quest’accordo giunge in uncontesto già particolarmente difficiledal punto di vista economico e socia-le per il settore agricolo siciliano, unaccordo di liberalizzazione così con-cepito ha un impatto catastrofico su-gli agricoltori, in particolare nel sen-sibile settore dell’ortofrutta, con ri-percussioni drammatiche sull’occu-pazione nelle zone rurali e le aree in-terne della Regione».Si limita ad un laconico messaggioinviato al commissario all’Agricoltu-ra dell’Ue, Dacian Ciolos, la prima rea-zione dell’agronomo e produttoreagricolo Corrado Vigo, da mesi in trin-cea contro questo accordo: «Profon-damente deluso ed amareggiato miappresto a chiudere la mia aziendaagricola.Vorrei spedirle le chiavi dei cancel-li: gliele mando a Strasburgo o a casasua?».Che questo accordo rischia di farsuonare il de profundis per la nostraagricoltura lo spiega lo scenario in cuisi opererà ufficialmente da questomomento: se sino a ieri c’era chi, co-me è stato scoperto al mercato di Vit-toria, importava pomodorini, zucchi-ne, carciofi dai paesi africani dove lamanodopera costa 5 euro al giorno e,dunque, i prodotti pronti ad esserecommercializzati sono di gran lungapiù convenienti dei nostri, adesso cisarà il timbro dell’Ue su questi scam-bi, decisamente non alla pari.
O
L’INTERVISTA
Adolfo Urso:«Utile al Norddrammaticoper la Sicilia»
TONY ZERMO
Perché aprire le porte al Marocco, unPaese con cui abbiamo scarsi contat-ti? Non è la Tunisia dove almeno c’èun centinaio di aziende italiane. Lochiediamo ad Adolfo Urso, che è statoviceministro dello Sviluppo con dele-ga al commercio estero. «Questo ac-cordo è all’interno del programma eu-romediterraneo che fu varato a Bar-cellona nel 1995 per la creazione diun’area di libero scambio che avrebbedovuto coinvolgere entro il 2010 tut-ti i Paesi dell’Unione europea e quellidella sponda Sud, dal Marocco finoalla Turchia compresa, con la prospet-tiva di liberi scambi Sud-Sud, cioè traMarocco e Algeria, tra Marocco e Gior-dania. Un progetto che si è realizzatosolo parzialmente e con notevole ri-tardo».
Ammettiamo che sia realizzato. Nondanneggerebbe lo stesso la nostraagricoltura?
«Se il progetto fosse completo ci sa-rebbe grande convenienza, ma se fat-to a strappi e senza che sia stato crea-to tra loro, cioè Sud-Sud un rapportodi libero mercato, hai solo le conse-guenze negative a breve senza avere irisultati positivi a medio e lungo ter-mine».
Ma quali dovrebbero essere questi ri-sultati positivi, sia pure a medio lun-go termine?
«L’Europa avrebbe nuovi mercati libe-ri, il mercato libico, quello egiziano,quello turco e così via dove potereesportare tecnologie, montare fabbri-che, realizzare opere pubbliche, pon-ti, gallerie, treni. Faccio un esempio: laAnsaldo Breda, anche con il mio inter-vento, vinse nel 2002 l’appalto per ivagoni ferroviari del Marocco. E’ chia-ro che il primo impatto negativo è perla nostra agricoltura perché noi apria-mo senza che loro si siano aperti. In li-nea di principio è un processo giusto,il problema è che prima debbonoaprire i mercati tra di loro perché ilMarocco di per sé è un Paese troppopiccolo nonostante la sua estensioneterritoriale. Teniamo comunque pre-sente che la comunità marocchina inItalia è la seconda dopo quella rume-na ed è considerata operosa, impiega-ta con regolare busta paga soprattut-to nelle fabbriche del Nord».
In conclusione?
«Per il momento hanno aperto sol-tanto una porta e per i nostri agrumil’impatto sarà drammaticamente ne-gativo. Perché poi il problema di fon-do è che se il Nord prima o poi avrà daesportare molte delle sue produzioniin quei Paesi, la Sicilia è messa male.Non può mica esportare le sue arancein Marocco».
E’ parte del programmaEuromedvarato aBarcellonanel 1995
ADOLFO URSO
LA SICILIA
VENERDÌ 17 FEBBRAIO 2012
.3
il 
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ATTO
 
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OMA
.Il ministro delLavoro, Elsa Fornero, si dice«fiduciosa» nel negoziatosulla riforma del mercatodel lavoro. «Stiamolavorando bene», dice.Conferma i tempi per ilvaro, entro marzo, e ladeterminazione delgoverno a fare una riforma«vera» che sarà «a 360gradi». E scommettesull’apprendistato, su cuic’è già l’ok di sindacati eimprese, perché davvero diventi lo strumento principale,la forma tipica di ingresso dei giovani nel mondo dellavoro. Con l’obiettivo di allocare bene le risorse, in modoche «le cose migliori alle quali arriveremo non costino dipiù». Costi in termini effettivi e di burocrazia, su cui leimprese chiedono che non ci siano aggravi.E sull’estensione agli statali interviene il ministro dellaPubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi: «Oggi hoparlato con il ministro Fornero, dobbiamo vederci perraccordare il tavolo del lavoro pubblico col tavolo dellavoro privato. Le norme sul lavoro privato non sono maistate automaticamente estese al pubblico perché ci sonouna serie di vincoli per il pubblico che non ci sono nelprivato», spiega, portando l’esempio «più evidente»: nellaPa si può entrare solo per concorso.Il negoziato tra governo e parti sociali è ormai entrato nelmerito. «Siamo partiti con il piede giusto», sottolinea ilpresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che algoverno Monti riconosce di avere operato «fino ad ogginella direzione giusta». Non approva affatto, invece, lascelta della Fiom, le tute blu della Cgil, di proclamare losciopero generale dei metalmeccanici il 9 marzo anchecontro «la volontà di manomettere» l’articolo 18: losciopero «è una scelta legittima ma che noi noncondividiamo. Non risolve i problemi. In un momentocome questo bisogna cercare di lavorare insieme per lacrescita e l’occupazione», sostiene Marcegaglia.Al di là della questione dell’articolo 18, su cui la Cgilriconosce «le ragioni importanti» anche dell’iniziativadella Fiom e ribadisce ancora una volta il suo no a toccareuna «norma di civilità», il segretario generale di corsod’Italia sottolinea che da parte del governo «c’è unapproccio importante, perché si dice che le cose peggioridevono essere cancellate e si introduce un meccanismo diincentivi e disincentivi delle forme di precariato». Suitempi stretti della trattativa indicati da Fornero, Camussotorna a dire che «il tempo non è di per sé un valore. Cisono accordi che si possono fare in poche ore, altri che nerichiedono molto. Il problema è il merito». E quindil’articolazione in termini concreti, attraverso il confronto.Il ministro del Lavoro conferma che «c’è il massimoascolto» questa volta, a differenza della «severa» riformadelle pensioni che «abbiamo fatto senza un veroconfronto con le parti sociali» perché «non c’era iltempo». Ma, tiene a sottolineare, «il sindacato sa che al dilà dell’ascolto c’è la ferma decisione del governo di fareuna riforma vera». Che, intanto, punta sulla «verascommessa» dell’apprendistato, come inserimento ecome formazione, su cui l’Italia è «piuttosto in ritardo». Ilsuo utilizzo oggi è praticamente nullo: risulta appena del3% il ricorso al contratto di apprendistato nei primi seimesi del 2011, secondo i dati del Rapporto sulla coesionesociale messo a punto da Inps, Istat e dallo stessoministero del Lavoro.
IL MERCATO DEL LAVORO
ANNA RITA RAPETTA
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OMA
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Non ci sono prospettive occu-pazionali per giovani e donne in Ita-lia, un Paese dove un cittadino suquattro vive ai limiti della soglia dipovertà. La crisi continua a colpire. Lodicono con chiarezza i dati snocciola-ti ieri dal presidente dell’Istat, EnricoGiovannini, nel corso di un’audizionealla Camera. Gli under 30 sono i piùbersagliati. L’occupazione dei giova-ni tra i 18 e i 29 an-ni continua a cala-re: nei primi novemesi del 2011 hasubito una flessio-ne media del 2,5%.Il mondo del lavoroha scaricato circa80mila giovani. Unnumero consisten-te di disoccupatiche va ad aggiun-gersi ai 501milagiovani che hannoperso lavoro nel 2011. Sebbene il tas-so di disoccupazione sia sceso pas-sando dal 20,5 del primo trimestre2011 al 18,6 del terzo trimestre, ilpresidente dell’Istat fa notare che re-sta "almeno 11 punti percentuali al disopra del tasso di disoccupazionecomplessivo". Se poi si prende in con-siderazione la fascia di età compresatra i 15 e i 24 anni, la disoccupazionearriva a toccare quota 31%, la più altadopo la Spagna.A pagare il prezzo della crisi anchele donne. Il progressivo aumento del-l’occupazione femminile registratodal 1995 al 2008 non è bastato alledonne del Belpaese ad allinearsi ainumeri dei principali Paesi europei:circa 16 punti in meno rispetto aFrancia e Spagna. In Italia lavora me-no di una donna su due e nel Mezzo-giorno il rapporto diventa di uno atre. Le donne, inoltre, continuano adessere occupate in lavori precari piùfrequentemente degli uomini e re-stano in questo limbo anche più alungo.La questione del rapporto tra ledonne e il mercato del lavoro, secon-do l’Istat, ha bisogno di risposte con-crete. "Esiste una difficoltà delle don-ne a permanere sul lavoro in conco-mitanza con una gravidanza", spiegaGiovannini che riassume le criticitàdel sistema in un esempio: le dimis-sioni in bianco hanno riguardato800mila donne nel corso della lorovita.Tra le storture del sistema, il lavorosommerso. La rilevanza del fenome-no è diversificata tra le attività e in al-cuni settori raggiunge punte massi-me. Come nell’aggregato alberghi epubblici esercizi (56,8%) e nel lavorodomestico (52,9%).Non è difficile, così, spiegarsi i nu-meri sulla povertà. Nel 2010 circa unquarto delle famiglie italiane risulta arischio di povertà e di esclusione so-ciale. Siamo a quota 24,5%, al di sopradella media europea (21,5% se calco-lata sull’Eurozona, 23,5 nell’Ue a 27).Geograficamente, la zona che soffredi più è come al solito il Mezzogiornodove la quota delle persone a rischiopovertà sfiora il 40%. Non va megliotra gli stranieri dove l’incidenza arri-va al 51%. In difficoltà anche le fami-glie numerose, le madri sole e gli an-ziani soli.E pensare che, sempre secondo l’I-stat, le organizzazioni internazionaliattribuiscono il rallentamento del-l’economia a fattori psicologici. In-fatti, le famiglie tagliano i costi e iconsumi, le imprese rinviano gli inve-stimenti, e gli stranieri comprano,come dimostra l’incoraggiante datosulle importazioni che risale ai livel-li ante-crisi.
ELSA FORNERO
LE PREVISIONI DEGLI ECONOMISTI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA DICONO «NIENTE CRESCITA»
Bce: nel 2012 l’Eurozona arretra dello 0,1%
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OMA
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Niente crescita nell’Eurozonanel 2012, ma un arretramento dello0,1%, secondo le previsioni degli eco-nomisti delle istituzioni finanziarierilevate nel «Survey ofProfessionalForecasters» della Banca centrale eu-ropea, che (sintetizzando le stime di58 previsori esterni raccolte fra il 17e il 20 gennaio) indica un taglio del-le aspettative dal precedente +0,8%.Frena la crescita attesa per il 2013, al+1,1 dal precedente +1,6%. Ed è statarivista al rialzo la stima sull’inflazio-ne 2012, all’1,9% dall’1,8%.Dati riportati dal Bollettino mensi-le della Banca centrale, che prevedeuna ripresa economica «molto gra-duale» nel corso dell’anno, dopo averindicato che «è probabile che nelquarto trimestre del 2011 la crescitadel Pil (Prodotto interno lordo) intermini reali sia stata molto debole».E ammonisce: «Una combinazionedi riforme strutturali e disciplina dibilancio è essenziale per promuove-re la fiducia e instaurare un contestofavorevole alla crescita sostenibile».Considerando tra le priorità nell’Eu-rozona per le riforme strutturali, te-ma di stretta attualità in Italia, una ri-duzione delle rigidità del mercatodel lavoro.Per la Bce (Banca centrale euro-pea), «per quanto concerne le politi-che di bilancio, i governi di tutti iPaesi dell’area dell’euro devono con-tinuare ad adoperarsi al massimoper assicurare la sostenibilità deiconti pubblici. È fondamentale che«passi importanti nella giusta dire-zione».Quanto alle riforme strutturali,«sono fondamentali per potenziarela capacità di aggiustamento e lacompetitività dei Paesi dell’area del-l’euro, rafforzando quindi le prospet-tive di crescita e la creazione di postidi lavoro». Servono «riforme ambi-ziose e di ampia portata a favore del-la concorrenza nel mercato dei benie servizi». E «al tempo stesso dovreb-bero essere ridotte le rigidità nelmercato del lavoro e dovrebbe esse-re accresciuta la flessibilità salariale».In Eurozona la guardia è alta anchesul fronte del credito: «È essenzialeche i piani di ricapitalizzazione del-le banche siano attuati senza pro-durre andamenti sfavorevoli per ilfinanziamento dell’attività econo-mica» in area euro, avverte il bollet-tino mensile.«La solidità dei bilanci bancari saràun fattore chiave per agevolare unaadeguata offerta di credito». Prestitia società non finanziarie e famiglie«hanno continuato a ridursi» a di-cembre, e ci sono «indicazioni di unulteriore inasprimento delle condi-zioni per la concessione del creditoda parte delle banche».In attesa di poter misurare gli ef-fetti delle misure straordinarie sullaliquidità, indica quindi la Banca Cen-trale europea, «sarà indispensabileesaminare con attenzione i futuriandamenti del credito».
R. E.
tutti aderiscano agli obiettivi di bi-lancio che sono stati annunciati peril 2012».Questo «dovrebbe contribuire adancorare le aspettative su politiche dibilancio sane e a rafforzare la fidu-cia». Con il rafforzamento delle rego-le a livello europeo e in singoli ordi-namenti giuridici sono stati fatti
Ripresa molto graduale.
Essenzialeconiugare rigore e riformestrutturali, anche sul lavoro. Guardiaalta anche sul fronte del credito
R
OMA
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Diminuiscono le auto blu e le autogrigie con un calo rispettivamente del 13 edel 10 per cento rispetto al 2010 per untotale di 64.524 auto stimate e unrisparmio atteso di circa 300 milionil’anno. È quanto risulta del censimentosvolto da FormezPa su incarico delDipartimento della funzione pubblica. Untaglio inderogabile «per questo esecutivo»che considera «un atto di valore politicoriportare l’uso delle auto alle ristrettefunzioni di servizio eliminando ogniabuso» ha detto il ministro della Funzionepubblica Filippo Patroni Griffi.«Quella del risparmio sulle auto blu è unapartita importante, ma più importanteancora è far capire che le auto di serviziosono di servizio e non sono status symbol»,ha proseguito il ministro, consapevole che«soprattutto in un momento di crisi e disacrifici» le auto blu hanno finito perrappresentare «un privilegio e uninsopportabile spreco di denaro pubblico».Impegno che parte dalla chiarezza deinumeri di questo censimento, disponibilida ieri per chiunque ne abbia curiosità sulsito www.censimentoautopa.gov.it.Delle 64.524 auto possedute a diversotitolo dalle pubbliche amministrazioni,10.634 sono le auto blu in senso strettoconsiderate auto di rappresentanza conautista mentre le cosiddette auto grigiesono 53.890. Si tratta di auto di servizio efra queste ultime una fetta significativesono quelle delle Asl (fra le quali ci sono adesempio le auto per il trasporto sangue eper accompagnare i medici) che sono18.426.
Sono diminuite del 13% le auto bluAccessibile a tutti il registro online
ORA SONO 64.542, RISPARMIO DI 300 MLN L’ANNO
Cardinali preoccupati
La crisi colpisce anchel’economia del Vaticano
Città del Vaticano. La crisi colpisce ancheil sistema economico del Vaticano. Icardinali sono preoccupati, consapevolidi quanto il bilancio della Santa Sededipenda dalle offerte dei fedeli, la cuigenerosità deve fare i conti con iproblemi economici. E’ il primo datoemerso dal Consiglio dei cardinali per loStudio dei problemi organizzativi edeconomici della Santa Sede, riunito inVaticano sotto la presidenza delcardinale segretario di Stato TarcisioBertone. Una riunione di routinedell’organismo consultivo economicoche stavolta è coincisa il riemergere dellepolemiche sulla gestione delGovernatorato contenute in una letteraal Papa dell’attuale nunzio a Washingtonmons. Viganò e sugli strascichi dellainchiesta sullo Ior aperta dalla Procura diRoma nel 2010. Acquista dunque moltopeso la sottolineatura del consiglio deicardinali che ha «riconosciuto l’impegnoper il continuo miglioramentodell’amministrazione dei beni e dellerisorse della Santa Sede».
LA SICILIA
il 
F
ATTO
VENERDÌ 17 FEBBRAIO 2012
4.

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