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Ascoltare Lui: l’istruzione permanente del cristiano

Ascoltare Lui: l’istruzione permanente del cristiano

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Sermone sul testo di Marco 9>2/13
Sermone sul testo di Marco 9>2/13

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Categories:Types, Speeches
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05/13/2014

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Ascoltare Lui: l’istruzione permanente del cristiano
“Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo, Giovanni e li condusse soli, in disparte,sopra un alto monte. E fu trasfigurato in loro presenza;
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le sue vesti divennero sfolgoranti,candidissime, di un tal candore che nessun lavandaio sulla terra può dare.
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E apparve loroElia con Mosè, i quali stavano conversando con Gesù.
 
 
Pietro, rivoltosi a Gesù, disse: «Rabbì,è bello stare qua; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia».
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Infatti nonsapeva che cosa dire, perché erano stati presi da spavento.
 
 
Poi venne una nuvola che li coprì con la sua ombra; e dalla nuvola una voce: «Questo è il mio diletto Figlio;ascoltatelo».
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E a un tratto, guardatisi attorno, non videro più nessuno con loro, se non Gesùsolo.
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Poi, mentre scendevano dal monte, egli ordinò loro di non raccontare a nessuno lecose che avevano viste, se non quando il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti.
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Essi tennero per sé la cosa, domandandosi tra di loro che significasse quel risuscitare dai morti.
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Poi gli chiesero: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?»
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Egli disse loro:«Elia deve venire prima e ristabilire ogni cosa; e come mai sta scritto del Figlio dell'uomo cheegli deve patire molte cose ed esser disprezzato? 
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Ma io vi dico che Elia è già venuto e,come è scritto di lui, gli hanno anche fatto quello che hanno voluto»” 
(Marco 9:2-13).
Introdu zione: I maestri ed il Maestro
Che cosa vi ricordate del tempo in cui andavate a scuola? Quali ricordi avete dei vostri insegnantie professori? Erano dei buoni insegnanti? Sono sicuro che le vostre memorie più belle hanno ache fare con insegnanti che erano interessanti da seguire e stimolanti.Gli insegnanti sicuramente migliori sono, infatti, quelli che sanno stabilire un rapporto personalecon gli sudenti, insegnanti che davvero si prendevano cura di loro personalmente, cheeffettivamente imparino e che seguano da vicino il loro sviluppo umano, culturale e spirituale.Scommetto che vi starete domandando se insegnanti così veramente esistano!Questo “stile di insegnamento” può essere realizzato soprattutto da chi potremmo anche definireun
tutore
. Nell’antica Roma il tutore era colui al quale veniva affidata la crescita e la formazione deigiovani romani appartenenti a famiglie importanti ed oggi, in diverse nazioni, tutore è colui o coleiche ha la responsabilità di istruire un gruppo di studenti, non solo per farli apprendere il curriculumscolastico, ma anche di farli maturare umanamente secondo canoni di integrità morale e sprituale.Un altro termine interessante, a questo riguardo, è quello del
mentore.
Mentore è un personaggiodell'Odissea, al quale Ulisse affida il piccolo Telemaco prima di partire per la guerra di Troia. Per antonomasia il termine mentore significa oggi nel linguaggio comune consigliere fidato, guidasaggia, precettore.Mi sarebbe veramente piaciuto avere insegnanti così. Il più delle volte, però, si trattava per me diinsegnanti che, dopo aver fatto la loro lezione, pretendevano da noi dei risultati senza insegnartiveramente a studiare, senza tenere conto delle nostre singole capacità ed inclinazioni e che cilasciavano a noi stessi, abbandonati alle nostre risorse. Non sorprende quindi che molti fallisserogli studi e dovessero ripetere la classe. Allora non c’erano “insegnanti di sostegno” come oggi.Quanti fra voi vorrebbero avere avuto molti di più
veri 
insegnanti che si prendessero tempo per voi,1
 
un padre o una madre con queste caratteristiche, come pure dei
 pastori 
cristiani che veramente siadoperassero a promuovere a livello spirituale la vostra crescita spirituale?Il migliore insegnante possibile lo era veramente Gesù di Nazareth, il nostro Signore e Salvatore, ilMaestro per eccellenza, con la M maiuscola! Di Lui l’apostolo Pietro scrive
: “...eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime” 
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.Mi sarebbe proprio piaciuto vivere allora e seguire Gesù sulle polverose strade della Palestina,certo piuttosto “scomode” per tanti versi rispetto alla comodità delle nostre scuole, maindubbiamente sarebbe stato un insegnamento efficace!
D iscepoli pieni di speranze ma piuttosto perplessi 
Seguire Gesù come uno dei Suoi primi discepoli doveva essere stata veramente un’esperienzastupefacente e stimolante. Possiamo a mala pena immaginare che cosa avesse potuto essereseguire letteralmente Gesù, maestro o predicatore itinerante, con nessuna certezza terrena se nonle “grandi aspettative” che Egli sapeva suscitare nei Suoi discepoli.Aver fede in Gesù, confidare in Lui, significava certamente molto di più che quello chegeneralmente si intende oggi per “credere in Gesù”. Allora significava letteralmente abbandonarequelle che per noi sono le sicurezze di una casa, una famiglia o un lavoro, e lanciarsi inun’avventura dagli incerti risultati. Ho detto “incerti risultati”? Beh, i primi discepoli di Gesù eranocerti di ciò che Egli aveva loro promesso, anche se sicuramente anche in loro spesso balenavanodei dubbi. Erano umani né più né meno di noi. Essi, però, nonostante tutte le difficoltà cheincontravano avevano perseverato, benché anche non fossero pochi quelli che pure dopo un po’ sitiravano indietro
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.Fede in Gesù, per loro, significava veramente investire in Lui tutto quello che avevano, come fannooggi coloro che investono in borsa, magari su una promettente società, tutti i loro averi, sperandoin grandi profitti, anche se potenzialmente possono correre pure il rischio di perdere tutto. Gesùstesso aveva detto:
“Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle;e, trovata una perla di gran valore, se n'è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l'hacomperata
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. Avremmo noi, allora, seguito Gesù a queste condizioni? E’ sempre un miracolodell’irresistibile grazia di Dio quando questo avviene, perché, anche oggi, se uno si rendeveramente conto che cosa voglia dire seguire Gesù, quali ne siano i costi e le condizioni,credereste voi che, conoscendo come siamo fatti, una qualsiasi persona lo volesse veramentefare?Se indubbiamente le aspettative erano alte, quello che spesso confondeva e rendeva perplessi iSuoi stessi discepoli era Gesù stesso. Difatti spesso parlava della sorte non certo desiderabile allaquale stavano andando incontro e che, verosimilmente, avrebbe condannato al fallimento “tutta
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1 Pietro 1:25.
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“Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Perciò Gesù disse aidodici: «Non volete andarvene anche voi?» Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi andremmo noi? Tuhai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio»”(Giovanni 6:66-69).
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Matteo 13:45-46.
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l’impresa”. Poco prima dell’avvenimento della stessa Trasfigurazione, quello che stiamo oggiesaminando, è scritto che:
“Poi cominciò a insegnare loro che era necessario che il Figliodell'uomo soffrisse molte cose, fosse respinto dagli anziani, dai capi dei sacerdoti, dagli scribi, efosse ucciso e dopo tre giorni risuscitasse. Diceva queste cose apertamente” 
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. Pietro non riuscivaa comprendere il senso di tutto questo e troviamo come egli persino rimproveri Gesù per aver detto queste cose. Erano cose che, per lui, non erano nient’altro che puro disfattismo, parole chenon avrebbero certo incoraggiato i discepoli a perseverare. Ecco così che Gesù, “Gesù si voltò e,guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro dicendo:
«Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini»” 
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, in altre parole: “Pietro, tu ragioni comeragionerebbe il mondo, o persino come fa l’avversario, Satana stesso”.Come se, poi, questo non bastasse, Gesù, rivolgendosi ai Suoi discepoli ed alla folla circostante,dice
: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perchéchi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo, lasalverà” 
. Sicuramente i discepoli di Gesù, invece che queste cose, sognavano il trionfo dimarciare vittoriosamente in Gerusalemme, dopo aver sconfitto miracolosamente le corrotte classidirigenti di Isaraele e gli stessi occupanti romani, per sedersi poi accanto al trono di Cristo. Checos’erano allora tutto questi discorsi su sofferenza e croci? Il solo pensiero di finire in croce, lasorte che i Romani infliggevano a criminali e sovversivi, simbolo di indicibili sofferenze, eraqualcosa per loro di assolutamente terrorizzante, cosa da cui fuggire con la massima cura.Con queste prospettive, chi mai avrebbe voluto seguire Gesù? “Gesù, sei pazzo. No, grazie. Sec’è una via più facile e sicura va bene, ma questa proprio no! Eppure essi avrebbero dovutoimparare quello che Gesù avrebbe un giorno detto al governatore romano Pilato
: “Il mio regno nonè di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perchéio non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui” 
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.A queste “condizioni”, così, per il momento solo l’irresistibile grazia di Dio avrebbe potuto tenerecon Gesù quei perplessi discepoli – che per altro per la più gran parte, alla croce Loabbandoneranno.Eppure no, l’intenzione di Gesù non era quella di scoraggiare i Suoi discepoli, ma di dare loro “unalezione di realismo”, per altro scolpita nell’universale motto latino “Per aspera ad astra”
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, vale adire, se vuoi arrivare alle stelle, la via è dura e aspra.Gesù, però, non era irragionevole: Egli controbilanciava sempre questi ammonimenti da autenticiincoraggiamenti e la visione del certo trionfo finale. Egli lo fa quando dice
: “verrà nella gloria del Padre suo con i santi angeli” 
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.Egli non si limita, però, ad annunciare quanto avverrà nel futuro lontano. Ai Suoi discepoli Egli
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Marco 8:31-32.
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Marco 8:33.
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Marco 8:34-35.
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Giovanni 18:36.
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Marco 8:38.
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nicola_serio added this note
Hai perfettamente ragione fratello Paolo, quando affermi che: La teologia cristiana, l’etica, la filosofia e l’apologetica non dovrebbero essere riservate agli "specialisti" ma, ad ogni discepolo di Cristo impegnato nel migliore dei modi a dare gloria al suo Maestro e Signore. Non deve passare inosservato che i credenti hanno l'unzione dello Spirito che insegna loro.
lothar82 liked this

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