3Primo Piano
Corriere della Sera
Martedì 21 Febbraio 2012
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SEGUE DALLA PRIMA
Tutto, all’Umberto Primo, può suc-cedereononsuccedere;
shula bula
,di-cevano nel carcere turco di
Fuga dimezzanotte
,tuttoècosìecosà:madal-lamalattiaumiliatae malassistita per-sino la fuga è esclusa. Poteva succede-re che nessuno s’accorgesse di Mi-riam, la cinquantenne con l’Alzheimer legata al lettino forse per quattro gior-ni, forse a fin di bene, chissà. Se ne so-no accorti due senatori, Ignazio Mari-no e Mimmo Gramazio, in una visita a sorpresa, ed è nato il putiferio di que-ste ore. L’ennesimo.Perché sta nel dna del Policlinicoromanoilparadossodiconiugarepro-fessionalitàd’eccellenzaecarenze me-diorientali. «Qua nei giorni della ne- ve hanno menato sei infermieri, ed ècolpa vostra, sì, di voi giornalisti!»,ringhia un sindacalista con la faccia da corsaro nero: «A furia
de legge
cheli
legamo
, se ribellano e
ce menano
.Questo per noi che ci lavoriamo è unreparto punitivo,bello mio,benvenu-to! Ma ’sta storia della donna legata eincoma è
’na caz.
..sestavoquaquan-do è venuto Gramazio
je
lo dicevo, èamico mio, lo voto». La cinica bono-miadei camici bianchi, sempre insuf-ficientinelnumeroauncompitosem-pre più gigantesco, ha battezzato«piazzetta» — come a Capri, come a Portofino... — questo luogo di transi-to delpronto soccorsoche puòdiven-tare anticamera del dolore o della salvazione e che troppo spessoprevede soggiorni a tempoindefinito. Da qui si va aireparti, quando e comesi può,
shula bula
.Alle sei del pomerig-gio il cartello della ra-gazza dell’Est è strac-ciatoin unangolo. Un vecchio con gli occhicerchiatiagonizzanel-la barella accanto, ilrespiro un sibilo. Unragazzo nordafricanoprega,berretto intesta,coperta macchiata sullespalle. Diciotto malati inattesa di giudizio stannonel centro della «piazzetta»,carni esposte al passaggio dichiunque,pannoloni,smorfieden-tro maschere d’ossigeno, dignità pia-gate.Miriam era nel secondoletto del-lafila di sinistra, orac’èuna vecchietta con la faccia mezzo insanguinata, san-guerappresod’indifferenza.Mentrear-rivano gli ispettori del ministro, ungiovane finanzierecaduto inmotorinoin via XX Settembre sta già in barella spinale da tre ore col suo possibiletrauma cranico, ne aspetterà altre dueprima che qualcuno si occupi di lui:«Nel frattempo un barbone è venu-to a dormirmi nella barella accan-to». Quando il direttore generaleera ancora Ubaldo Montaguti (ora sostituito da Antonio Capparelli,devotoalpotenteediscussoretto-re Luigi Frati) un clochard vennea morirci, qui: infarto dopo dieciore di attesa nel nulla, i giudici diran-no se è stato omicidio colposo. Nel ’92un giovane tossico riuscì a bucarsi inbarella e stramazzò nei vialetti appena qua fuori. Storie vecchie o vecchissi-me. Che naturalmente tracimano, nonriguardano solo l’ambulatorio ma di- ventano narrazione e identità del-l’ospedale intero, come i tunnel dei ri-fiutie dellavergogna,isospettiditraf-fico d’organi, le cattedre fantasma, lemazzettesullepompefunebri,lalegio-nella, l’operazione di cataratta sfociata in cecità per quattro anziani nel ’98,l’enterite necrotizzante per quindicineonati nel ’99, la mitica senzatettoche s’era fatta casa nei sotterranei, in-somma cronache e leggende un po’
noir
diuna grandeistituzione capitoli-na nata nel 1888, scandali stratificaticome ere geologiche.Alle sei del pomeriggio sono qua-rantaquattroin tuttole anime del pur-gatorio della «piazzetta»: un po’ an-cheneicorridoi,che dellapiazzettaso-noivicoli,un po’ammonticchiatesul-le sedie, chi ce la fa a reggersi. «Tremedici e tre infermieri per quaranta pazienti e passa, qua facciamo i doppiturni, ai giornalisti bisognerebbe ta-gliare la testa», strilla Marina, cardio-loga stimatissima, vent’anni di servi-zio vissuti come una fede, l’indigna-zione di chi ce la mette tutta sempre.Oggi, come sempre, si aspettano lettinei reparti, ma mai che bastassero,specieadesso chenehannotagliatise-imilaingiroperilLazio.«Meneservo-no in media trenta liberi al giorno,stiamo
attufati
per colpa della domenica, è semprecosì, la domenica si di-mette poco e il lunedì èun casino. Ma stiamo rie-mergendo», sintetizza ilgran capo di questo lim-bo, Giuliano Bertazzoni,responsabile di Medicina d’urgenza. Se il Policlini-co è una metafora nazio-nale,con lasua federazio-ne di ospedalini e baroniefuori controllo e le suequaranta sale operatoriesparse in una superficiegrandequantomezzocen-tro di Milano, Bertazzonine incarna il
genius loci
.«Fratiano» di ferro (di-cono che il Magnifico ab-bia seminato parenti e fe-deli come mattonelle dellinoleum qua attorno),piccolettoemercuriale,simpaticoedi-sponibilissimo, soffre un po’ e mostra un dito gonfio: «Vede?, il mio labrador me l’ha strappato col guinzaglio, sta-mattina». Ben altri dolori incombo-no... «Dolori? Certo bisogna fare qual-cosa per l’emergenza. Ma che ci andia-mo di mezzo io o i miei medici è una vergogna». Allora di chi è la colpa?Franco Rapa, caposala, «l’unico grassoetondo,miriconosconosubito»,allar-ga le braccia: «Ma quali colpe? Qualipazientilegati? Sedobbiamofarequal-cosa di illegale, secondo lei, lo faccia-mo qua, in mezzo a cinquanta perso-ne?». Nella «piazzetta» però ci si muo- ve a stento... «E se la prenda con l’ar-chitetto che l’ha disegnata! Qua nonsiamo ad Auschwitz, qua facciamo ilmassimoperglialtri»,sbuffaBertazzo-ni. Un’idea per tutelare dignità e pri- vacy era saltata fuori: mettere i medicial centro e le barelle nelle stanzette la-terali; ma serviva personale, perché èpiù facile controllare i malati tutti am-mucchiati che seguirli nelle stanze,dunquenientedi fattoalmenoper ora.«Volevo fare pure l’
Obi
, per l’osserva-zionebreveintensiva,ma gliinfermie-ri servono! E non me li danno! E chiu-donoil San Giacomo, chiudono il San-t’Eugenio, e tutti vengono qua da noi!». Il dito lussato dal labrador sem-brainfinericondottoaproblemamino-re per chi deve gestire un posto in cuila distribuzionedelpotere pare pensa-ta proprio per generare paralisi: pureper spostare una sedia ci mette bocca la facoltà di Medicina della Sapienza,ma i soldi sono della Regione e tocca tener conto perfino del demanio e diuna fetta di tutela archeologica. I tele-foni di Bertazzoni trillano senza sosta né pietà, annunciando una serata lun-ga e piena di dispiaceri. Lui guarda con nostalgia la pagina d’un quotidia-noromanoincorniciataconunasuain-tervista, titolo sobrio: «Lottiamo ogniminuto per la vita, ma certi pazientinon lo capiscono». Sospira: «’Ste bellecosenon melescriveretepiù,eh?».Pa-redifficile.«Maalmenononmassacra-temi. Oh, dico: mio figlio lavora conSantoro...». È l’ultimo jolly da tentare,poi la notte del Policlinico inghiotteanche Bertazzoni.
Goffredo Buccini
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Precedenti e
polemiche
«Non può bere fino alle 17». Poi il biglietto si perde sul pavimento
Sopra sporcizia e degrado nei sotterraneidell’Umberto I nel 2007
(foto L’Espresso)
.Sotto un paziente sottoposto a massaggiocardiaco per terra al Pronto soccorsodel San Camillo
Lo scandalo
Il caos nella sala di ricovero provvisorio. «Qui nei giorni della neve hanno picchiato sei infermieri»
Nel limbo della «piazzetta»con le istruzioni sui fogliettini
Tre medici e tre infermieri per quaranta pazienti e passa, qua facciamo i doppi turni, ai giornalisti bisognerebbe tagliare la testa
Marina, cardiologa
Il racconto
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Il blitz dei senatoriin tre ospedali
I senatori DomenicoGramazio (Pdl) eIgnazio Marino (Pd),entrambi eletti nelLazio, ieri verso lesette, l’orario di cambioturno, hanno effettuatoun sopralluogo neiprincipali Prontosoccorso di Roma: SanCamillo, San Giovannie Policlinico Umberto I
La situazione«intollerabile»
Il blitz è stato decisodopo lo scandalo del SanCamillo. Nei primi dueospedali la situazione èapparsa «in parte ancoradi sofferenza» ma con«tentativi di reagire»,quella del Policlinico èstata definita invece«totalmente indecente»e «intollerabile»
Le inchiestee i controlli
La procura, già dopo ilcaso del San Camillo,aveva apertoun’inchiesta sui Prontosoccorso di Roma.Anche la denuncia sulladonna in coma rimasta4 giorni su una barellaall’Umberto I è andataad arricchire il fascicolo.Il ministero della Saluteha inviato gli ispettori
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"assicurata" con i lenzuoli in-torno alle braccia a norma dilegge, dopo avere chiesto ilpermesso aifamiliari, come di-mostra la cartella clinica. Loscriva: i pronto soccorso sonoal collasso per colpa dei tagliai posti letto».Dopo l’inattesa visita deise-natori, però, in meno diun’ora, salta fuori un letto per Miriam nelreparto di neurolo-gia «B». Rimane ilpazzesco so- vraffollamento del pronto soc-corso: e a testimoniarlo, dueore dopo, ci sono, come mo-stra il computer aggiornato intemporeale,i 44 malatiinatte-sa di un ricovero, accampatisu barelle e sedie, tra corridoiesale al pianoterra del Diparti-mento di emergenza.AncheRenataPolverini,pre-sidente della Regione Lazio, èconvinta che Miriam sia stata «gestita correttamente» e invi-ta i cittadini «a fidarsi della sa-nità pubblica e soprattutto ditutto il personale altamentequalificato, medico e non me-dico». Ma Leoluca Orlando,presidente della Commissio-ne parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, commen-ta: «La situazione è drammati-ca nel Lazio e nelle altre regio-ni sottoposte a piano di rien-tro dal deficit. Perciò bisogna tutelare il diritto alla salute:troppo spesso, per far quadra-re i conti, si effettuano tagli intermini di personale e postiletto».
Francesco Di Frischia
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seguirsi di telefonate e contatticon il presidente della RegioneRenata Polverini, che dovrà pre-sentargli una relazione, e col subcommissario alla Sanità.Ma c’è una terza patata bollen-tissimadamaneggiareconequili-brio. Ed è la crisi spaventosa delPoliclinico universitario Gemelli,a rischio commissariamento, bi-sognosodi unsalvataggio di cen-tinaiadimilioni.Manonditratta-menti di favore sul piano degliaiuti economici. È stato apertountavolodi lavoropressoilmini-stero della Salute. Primo incon-tro definito soddisfacente. Sem-braci sia un accordo «suidue cri-teridifondodelsostegnoaunPo-liclinico di importanza centrale estrategica per la sanità regionalee nazionale e la necessità di man-tenere rigore organizzativo e dibudget».
Margherita De Bac
mdebac@corriere.it
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Gli accessi ai Prontosoccorso degli ospedaliitaliani registrati in mediaall’anno ogni mille abitanti(dati ministero della Salute)Le prestazioni erogatesono in mediaun milione e 200 milaGli ospedali pubblicipresenti Italia, secondo i datidel ministero della Salute.Di questi 427 hanno unPronto soccorso: 196 condipartimento d’emergenzae accettazione di primo livello,119 di secondo livello
Scritto a mano
Un biglietto scrittoa mano e appesoalla barelladi una pazientedel Pronto soccorsodell’Umberto Iraccomanda:«Non può né berené mangiare finoalle 17». Dopoqualche ora il fogliettofinisce per terra(Benvegnù-Guaitoli)
Indignato
Il ministrodella SaluteRenatoBalduzzi(Ansa)
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italia: 515249535254
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