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La politica sociale del fascismo (Italiano)

La politica sociale del fascismo (Italiano)

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Published by MussoliniFascismo
NON È POSSIBILE esaminare la politica sociale del Fascismo se non si tiene conto del profondo travaglio spirituale che, sbocciato dal sangue dei martiri nelle aspre battaglie della guerravittoriosa e della rivoluzione redentrice, ha dato luogo alla costruzione di un «ordine nuovo»destinato a lasciare tracce indelebili nella vita e nella storia dei popoli come degli individui.Per la sua struttura politica, per la sua coscienza civile, per la sua volontà di vita, per la saggezzae la lealtà della politica mussoliniana nei rapporti internazionali, l'Italia è oggi il centro storico delmondo.Questo, certo, per il potenziamento pratico ed effettuale raggiunto dalla Nazione italiana, grande blocco demografico, compatto nella sua coscienza unitaria, ordinato secondo una disciplina serratae spontanea; ma altresì, e soprattutto, per quel senso di continuità che, sopito nell'Italia di ieri, èstato ripreso, risuscitato e potenziato da un Capo, legittimo continuatore della perenne funzionestorica di Roma.Ma il suo fascino ed il suo prestigio non sono in dipendenza ed in relazione soltanto di una seriedi fattori materiali, di realizzazioni pratiche, di opere concrete, esteriori, contingenti o durature; nonsono soltanto in relazione ed in dipendenza dell'esempio di unità, di coerenza e di coraggio che ilnostro popolo offre a tutto il mondo, affrontando e risolvendo da solo i difficili problemi della suavita materiale; ma altresì in funzione della potenza dell'idea fascista che è idea di giustizia sociale,di solidarietà civile e di unità nazionale.Il concetto che presiede allo Stato fascista corporativo è soprattutto un concetto unitariospirituale, sociale ed economico. L'economia non è un mondo a sé, fuori della vita degli individui edei popoli, non è una costruzione astratta della vita dello Stato, ma è parte di tutto il complesso dellavita della Nazione.Il fenomeno economico-sociale non è un'astrazione ideologica bensì un fatto reale operato dagliuomini i quali compiono determinate azioni sotto l'influenza dei loro istinti, delle loro virtù, delleloro passioni, dei loro sentimenti; che possono variare da luogo a luogo e da individuo ad individuo,ma che rimangono integri nella loro ragione di essere: e di cui lo Stato, disciplinatore di tutte leenergie, non può ignorare l'esistenza.Gli uomini sono condotti ogni giorno a compiere azioni spirituali, economiche e sociali; e questeazioni formano il substrato della vita degli individui e dei popoli. Per l'esplicazione della sua attività politica, e della sua potestà legislativa, lo Stato deve incessantemente attingere a queste fonti.In questa aderenza sono la sua ragione di essere, la necessità della sua funzione, la vitalità dellasua forza e della sua potenza. Se lo Stato, nella manifestazione della sua sovranità, dà valore preponderante ad uno solo dei tre elementi ai quali gli individui, i gruppi e le categorie inspirano leloro azioni per dimenticare o soffocare gli altri elementi, non avremo uno Stato unitario e organico,come lo concepisce il Fascismo, bensì uno Stato di parte, esangue, servo degli interessiindividualistici o schiavo di ideologie collettivistiche.Chi consideri l'ordinamento dello Stato fascista, deve anzitutto riconoscere la perfettarispondenza e l'intelligente armonia fra i suoi istituti, i suoi organi, le sue leggi e i principi che necostituiscono la solida base ideologica. Principi, occorre precisare, espressi dal lungimirante proposito di adeguare la realtà — nei suoi aspetti modificabili — ai fini medesimi dello Stato, e nongià suggeriti da uno schema mentale, magari suggestivo, come può essere la costruzione astratta,ma arbitrario e fuori della vita.Lo Stato fascista pone ad inizio e fondamento della sua funzione in tutti i campi della vita del popolo, la seguente dichiarazione della Carta del Lavoro:«La Nazione italiana è un organismo avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza edurata a quelli degli individui divisi o raggruppati che la compongono. È una
NON È POSSIBILE esaminare la politica sociale del Fascismo se non si tiene conto del profondo travaglio spirituale che, sbocciato dal sangue dei martiri nelle aspre battaglie della guerravittoriosa e della rivoluzione redentrice, ha dato luogo alla costruzione di un «ordine nuovo»destinato a lasciare tracce indelebili nella vita e nella storia dei popoli come degli individui.Per la sua struttura politica, per la sua coscienza civile, per la sua volontà di vita, per la saggezzae la lealtà della politica mussoliniana nei rapporti internazionali, l'Italia è oggi il centro storico delmondo.Questo, certo, per il potenziamento pratico ed effettuale raggiunto dalla Nazione italiana, grande blocco demografico, compatto nella sua coscienza unitaria, ordinato secondo una disciplina serratae spontanea; ma altresì, e soprattutto, per quel senso di continuità che, sopito nell'Italia di ieri, èstato ripreso, risuscitato e potenziato da un Capo, legittimo continuatore della perenne funzionestorica di Roma.Ma il suo fascino ed il suo prestigio non sono in dipendenza ed in relazione soltanto di una seriedi fattori materiali, di realizzazioni pratiche, di opere concrete, esteriori, contingenti o durature; nonsono soltanto in relazione ed in dipendenza dell'esempio di unità, di coerenza e di coraggio che ilnostro popolo offre a tutto il mondo, affrontando e risolvendo da solo i difficili problemi della suavita materiale; ma altresì in funzione della potenza dell'idea fascista che è idea di giustizia sociale,di solidarietà civile e di unità nazionale.Il concetto che presiede allo Stato fascista corporativo è soprattutto un concetto unitariospirituale, sociale ed economico. L'economia non è un mondo a sé, fuori della vita degli individui edei popoli, non è una costruzione astratta della vita dello Stato, ma è parte di tutto il complesso dellavita della Nazione.Il fenomeno economico-sociale non è un'astrazione ideologica bensì un fatto reale operato dagliuomini i quali compiono determinate azioni sotto l'influenza dei loro istinti, delle loro virtù, delleloro passioni, dei loro sentimenti; che possono variare da luogo a luogo e da individuo ad individuo,ma che rimangono integri nella loro ragione di essere: e di cui lo Stato, disciplinatore di tutte leenergie, non può ignorare l'esistenza.Gli uomini sono condotti ogni giorno a compiere azioni spirituali, economiche e sociali; e questeazioni formano il substrato della vita degli individui e dei popoli. Per l'esplicazione della sua attività politica, e della sua potestà legislativa, lo Stato deve incessantemente attingere a queste fonti.In questa aderenza sono la sua ragione di essere, la necessità della sua funzione, la vitalità dellasua forza e della sua potenza. Se lo Stato, nella manifestazione della sua sovranità, dà valore preponderante ad uno solo dei tre elementi ai quali gli individui, i gruppi e le categorie inspirano leloro azioni per dimenticare o soffocare gli altri elementi, non avremo uno Stato unitario e organico,come lo concepisce il Fascismo, bensì uno Stato di parte, esangue, servo degli interessiindividualistici o schiavo di ideologie collettivistiche.Chi consideri l'ordinamento dello Stato fascista, deve anzitutto riconoscere la perfettarispondenza e l'intelligente armonia fra i suoi istituti, i suoi organi, le sue leggi e i principi che necostituiscono la solida base ideologica. Principi, occorre precisare, espressi dal lungimirante proposito di adeguare la realtà — nei suoi aspetti modificabili — ai fini medesimi dello Stato, e nongià suggeriti da uno schema mentale, magari suggestivo, come può essere la costruzione astratta,ma arbitrario e fuori della vita.Lo Stato fascista pone ad inizio e fondamento della sua funzione in tutti i campi della vita del popolo, la seguente dichiarazione della Carta del Lavoro:«La Nazione italiana è un organismo avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza edurata a quelli degli individui divisi o raggruppati che la compongono. È una

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Published by: MussoliniFascismo on Feb 23, 2012
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