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Il.corriere.della.sera.Ed.nazionale.24.02.2012

Il.corriere.della.sera.Ed.nazionale.24.02.2012

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Roma, Piazza Venezia 5Tel. 06 688281
VENERDÌ 24 FEBBRAIO 2012
ANNO 137 - N. 46
Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
In Italia con "Style Magazine"
EURO1,50
Fondato nel 1876 www.corriere.it
Giannelli
Con il
Corriere 
Nel 2030In Parlamento
L’amministratore delegato del Lingotto propone un patto per la competitività. «Camusso? Parla troppo di noi, poco con noi»
Marchionne, la Fiat e l’Italia: vi racconto tutto
LADENUNCIADELCAPODELLAPOLIZIA
L’intervista
LAVIOLENZASOTTOTRACCIA
S
i ridimensiona il pianodi tagli ai consigliprovinciali previsto daldecreto salva Italia chelimitava a dieci il numerodegli eletti. Le Provincesaranno divise in trecategorie: quelle con piùdi 700 mila abitantiavranno 16 consiglieri;quelle con popolazione da 300 a 700 mila abitanti, 12consiglieri; quelle sotto i300 mila abitanti, 10consiglieri. Le novitàriguarderanno 86 enti per un totale di 1.066 eletti.Non saranno più scelti daicittadini, ma dai sindaci edai consiglieri comunalidi quel territorio. Tuttipresteranno un serviziocivico a titolo gratuito,fatto salvo il rimborsospese.
A PAGINA
11
Ibrahimovic:confermatalasqualificaIradelMilan
di
GIOVANNIBIANCONI
LE
P
ROVINCE
R
ESISTONO(PERÒ DEVONO
D
IMAGRIRE)
M. A. Calabrò
a pagina
30Cesare Rimini
a pagina
55
Salterà la sfida scudetto con la Juve
      P     o     s      t     e      I      t     a      l      i     a     n     e      S     p     e      d .      i     n      A .      P .   -      D .      L .      3      5      3      /      2      0      0      3     c     o     n     v .      L .      4      6      /      2      0      0      4     a     r      t .      1 ,     c      1 ,      D      C      B      M      i      l     a     n     o
Oggi in edicola a
9,90 euro
più il prezzo del quotidiano
È razzista direche sono un uomosenza patria
Esporteremo negliUsa o dovremochiudere 2 impianti
     L     A     P     R     E     S     S     E
S
arà la prova balistica a stabilire se sono stati i maròitaliani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre
(nella foto agli arresti domiciliari)
a uccidere ipescatori della comunità di Moothakara a bordo della petroliera italiana a Kochi, in India.
 
APAGINA
21
     4     P     R     E     S     S     D     A     T     V
Marco Del Corona
e
Dario Di Vico
a pagina
23
APAGINA
65
Napolitanoaipartiti:noagliemendamentifuoritema
ManiPuliteLeimmagini
I nostri giovani in posti chiave del museo
di
GIUSEPPESARCINA
di
MASSIMOMUCCHETTI
S
e il capo della poliziadecide di utilizzareparole forti comequelle che ha pro-nunciatodurantelasuaaudi-zione alla Camera a proposi-to dei pericoli che possonoderivare dalla violenza deglianarco-insurrezionalisti,non è il caso di sottovalutareil segnale che ha voluto lan-ciare.Nonperessereallarmi-sti, ma per meglio misurarsicon la realtà che ha descrit-to, e che di tanto in tanto simanifesta con qualche mes-saggio esplosivo o fuoco dipiazza.Perattrezzarsicon glistrumenti di comprensioneadeguati di fronte a ciò cheè accaduto e può accadere.Per non stupirsi alla prossi-ma manifestazione che do- vesse sfociare in tumulti oin scene di guerriglia urba-na, come fossero fulmini aciel sereno. Perché il cielo,dice il responsabile tecnicodella sicurezza in Italia, nonè sereno.Manganellièuninvestiga-tore esperto, oltre che un af-fidabile alto funzionario del-loStato.Haparlatodi«assas-sinio» messo nel conto daisovversivi del nostro tempoperché loro stessi hanno uti-lizzato quel termine, in undocumentomessoincircola-zionevia Internet. Non ci so-no, a quel che si sa, indaginiche hanno svelato progettispecifici. Ma il fatto stessoche si discuta anche di que-sto salto di qualità, tra chinell’ombra spedisce pac-chi-bombaocolvoltocoper-to tenta di incendiare le cittàcom’è accaduto a Roma nel-l’ottobre scorso, è un sinto-mo che qualcosa potrebbemutare anche nei progetti dichi ipotizza di lanciare unamolotov o commettere unomicidio «senza alcuna ge-rarchia di importanza». Eche più avanti, nello stessodocumento,annuncia:«Con-tinuiamo a percorrere tuttele strade che possano afflui-re nel fiume rivoluzionario.Scontridi piazza,lotte popo-lari, progetti di lotta radicalepiùcircoscritti,contribuisco-notutti a darnuova linfa allenostre pratiche d’attacco».Sono solo parole scritte, enellapratica finora imilitan-ti dell’anarchismo più estre-mononhannomaimostratodi cercare il morto. Però leparole scritte hanno un pe-so, e se un insegnamento sipuò trarre dalla stagione delpiombo che per fortuna ditutti non sembra nemmenoall’orizzonte, è che a forza dilanciare proclami, prima opoiqualcunochetentaditra-sformarli in realtà si puòsempre trovare. Ma il conte-sto, rispetto a tre o quattrodecenniaddietro,ètalmentediverso che ogni paragonenon pare proponibile.Tuttavia, proprio il conte-sto di oggi nonè immune datensioni e conflitti nei qualisi possono inserire coloroche vogliono alzare lo sogliadello scontro oltre le fisiolo-giche contrapposizioni. At-traverso la violenza di stradaolespedizioniesplosiveveri-ficatesi nei mesi scorsi. E leconseguenzepossonodiven-tare imprevedibili, anche aldi là delle intenzioni di chile mette in pratica.Per questo il monito delcapo della polizia — presoper quello che è, nelle sueesatte dimensioni — non vatrascurato.Senzadrammatiz-zare,manemmenominimiz-zare. Soprattutto da partedelle forze politiche, tutte,pronteaindignarsioinvoca-re strette repressive dopoogni disordine che supera illivello di guardia. Manganel-li parlava prima di tutto a lo-ro. E parlava a chi dovesseprendere sotto gamba il cli-maches’èpalesatoconleag-gressioni al procuratore Ca-selli, anch’esse fortunata-mente solo verbali a partequalche intemperanza piùeclatante.Nonèindiscussio-ne il diritto di contestare al-cunché, le opinioni come iprovvedimenti giudiziari.Ma di pretendere di eserci-tarlo evocando la violenza, ocercando di impedire la li- bertà di espressione. Magariper rivendicare altre libertà.Questo no.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ilcalibrodeiproiettilipuòscagionareimarò
di
DINOMARTIRANO
Il Tribunale che usa la neuroscienza
Seilgiudicepuòleggerenellamentedelteste
P
er la prima volta una tecnicadi neuroscien-za, sperimentata dal giu-dicesulla vittima diun re-ato con il suo consenso eapplicata nel Tribunale diCremona, entrainun pro-cessonon a motivareatte-nuanti, ma a fondare una condanna: 1 anno a uncommercialista per mole-stie sulla stagista.
APAGINA
29
Il più pagato tra i dirigenti è Manganelli
di
GIANANTONIOSTELLA
di
LUIGIFERRARELLA
«TroppeaziendestataliLaCinarischiailcrac»Ildivorzioinunannovabeneancheaifigli?
COSTA
e
M. COLOMBO
Dal recupero dell’eva-sione sgravi per i redditibassi, arriva l’Ici sui benidella Chiesa. Scontrini,Iva, spesometro «legge-ro»:nasceil nuovomodel-lo fiscale. Piano sul welfa-re. Il ministro Fornerochiede, dal 2017, ammor-tizzatori per tutti, ma pa-gati da aziende e lavorato-ri. Gelo dei sindacati.
Le regole.
Monito delpresidente Napolitano aipartiti: no agli emenda-menti fuori tema. Il presi-dente del Consiglio Monti,cheierihaincontratoilpri-mo ministro MarianoRajoy, ha detto delle nuo- ve regole spagnole: «Sonomolto impressionato per ciò che è già stato fatto subanche e lavoro».
Passiindietro.
ABruxel-les, nella conferenza delcommissario europeo agliAffarieconomicicomenel-le parole del presidentedellaBce, Draghi,rinnova-ta l’urgenza della riforma.Si accende lo scontro sulleliberalizzazioni. Monti:niente passi indietro.
DA PAGINA
5
APAGINA
15
Nuovo fisco e piano sul lavoro
«G
li Usa hanno fatto quan-to l’Europa si è illusa dipoter evitare: chiudere un certonumero di fabbriche. E questooffre una straordinaria oppor-tunità alla Fiat. Negli Stati Uni-ti, un terzo della domanda diauto potrà essere soddisfattasolo da Messico, Canada o dal-l’Europa. E Chrysler non riapri-rà i siti ceduti alla liquidazio-ne. Dunque, è Fiat che potràesportare negli Usa. Questopenso di fare per l'Italia ed èper questo che trovo insopporta-bilmente razzista dipingermicome un uomo senza patria». Nel colloquio con il
Corriere
,l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, offreun patto ai sindacati e al gover-no: «L’indebolimento dell’euroverso il dollaro aiuta, non chie-derò più rottamazioni, ma ser-vono costi competitivi, l’utiliz-zo pieno e flessibile degli im-pianti e una regia nel rapportotra l’industria e la ricerca». Fiat Auto ha lasciato Termi-ni Imerese. Oggi ha Mirafiori,Cassino Atessa, Melfi e Pomi- gliano. «Credo che ogni stabili-mento starà al suo posto. Ab-biamo tutto per cogliere l’oppor-tunità degli Usa, ma se non ac-cadesse dovremmo ritirarci dadue siti dei cinque in attività».
ALLE PAGINE
2
E
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Sorpresa,«lesitalienallaguidadelLouvre
Sono57glialtifunzionaridelloStatocheguadagna-no più del primo presidente della Cassazione, 294 mi-la euro, cifra limiteimposta dal decreto salva Italia. Inbase all’elenco consegnato alla Camera dal ministroPatroniGriffi,lo stipendiopiù altoè quello di AntonioManganelli, capo della polizia: 621 mila 253,75 euro.
ALLE PAGINE
16
E
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Guerzoni, Stringa
I 57 manager di Statoe lo stipendio da tagliare
I due militari fermati in India
     B     L     O     O     M     B     E     R     G     /     G     E     T     T     Y     I     M     A     G     E     S     /     J     O     S     H     U     A     R     O     B     E     R     T     S
La riforma
Gli ammortizzatori cambiano dal 2017, gelo delle parti sociali. Lite sulle liberalizzazioni
«O
h, les italiens!».Gli sbuffi d’impa-zienza di Nicolas Sarkozy aitempi dello scontro sul-la Bce sono al Louvre so-spiri di ammirazione:«Oh, les italiens!». E nonsolo per Leonardo e Raffa-ello e Giotto e Botticelli eBeato Angelico e tutti glialtrigeni lacuiluceillumi-na sfolgorante le gallerie.
CONTINUA A PAGINA
31
 
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2Primo Piano
Venerdì 24 Febbraio 2012
Corriere della Sera 
#
Parlal’amministratore delegatodi Fiat-Chrysler:l’Europa si era illusa di poter evitare sceltedolorose ora inevitabili
«Le fabbriche italiane saranno salve
Barak ObamaCi auguriamoun risultato ugualeal Congressoe alla Casa Bianca
Susanna CamussoParla troppo diMarchionne e di Fiatsui media e troppopoco con noi
Mario MontiIn pochissimotempo, ha datol’idea di un Paeseche sta svoltando
 Alberto BombasseiSe lo appoggio inConfindustria saràun referendum suFiat? Non m’importa
soloseesporterannoinAmerica»
Ferdinand PiëchÈ un grandissimo,ma dell’Alfa Romeo vuole solo il marchioe non glielo daremo
«Masenzacosticompetitividovremoritirarcida2stabilimentisu5»
SergioMarchionne
54
«H
a visto? Chrysler ha ritirato la do-manda dei prestiti federali per leauto ecologiche». Il colloquio conSergio Marchionne, amministratore delegatodella Fiat, parte dall’America e sull’America fi-nirà.
Dottor Marchionne, perché decidere oraquando Gm vi aveva rinunciato tempo fa?
«Perché ora Chrysler non ha più bisogno diquei dollari...».
Tre miliardi al tasso dello 0,1%.
«Allafineeravamoscesia 2,mailtassod’in-teresse basso si accompagnava a vincoli sugliaumenti di capitale e agli investimenti fuoridagli Usa. Troppi per mettersi le manette».
 Adesso avete le mani libere.
«Sì, i prestiti dei governi di Stati Uniti e Ca-nada li abbiamo restituiti nel 2011, versandomezzo miliardo di dollari quale risarcimentodegli interessi che avremmo dovuto pagare sefossimo rimasti debitori fino alla scadenza».
Tiferete per la riconferma del presidenteObama che vi diede Chrysler?
«Ci auguriamo un risultato elettorale chia-ro, con la stessa maggioranza al Congresso ealla Casa Bianca. Sennò si fatica a governare».
Sembra neutrale. Con Obama lo Stato è in-tervenutonell’economia.Socialismo,accusa-no i repubblicani. Lei che pensa?
«L’intervento dello Stato non può esseregiudicato in assoluto. Io condivido i valoriamericani, il primato dell’iniziativa privata.Ma nel 2008 l’economia intera stava andandoallamalora.Il
bailout
dell’autoèstatonecessa-rio perché il sistema finanziario non era più ingrado di affrontare i fallimenti. Ora i fondiTarp sono stati quasi tutti rimborsati».
Come vede il 2012 per l’America?
«Sono molto ottimista».
Con tutto quel debito pubblico?
«In quel concorso di bellezza che è la vita spesso vince la meno brutta».
E l’Italia?
«Non siamo in condizioni floride. E però ilnuovo governo, in pochissimo tempo, ha datoal mondo l’idea di un Paese che sta svoltando.Unsuccessoincredibile.Eroa Washingtondu-rante la visita del premier Mario Monti. Ha avuto un’accoglienza straordinaria: Monti èstato un’ora a colloquio con il presidente Oba-ma, ha riscosso grandissima attenzione al Pe-terson Institute, il
think tank
più importante.L’America è un animale enorme, che tende a percepiretuttiglialtricomepiccoli.Nonèfaci-le che dia tanta importanza ai suoi ospiti...».
Silvio Berlusconi attaccava i giudici dal-l’estero.E leinon certo incoraggiava i capita-liinternazionalidicendo che la Fiat non pote- va investire in Italia per colpa della Fiom.
«Un momento: io non ho mai parlato maledell’Italia.Hosolo riconosciutoquello che non va perché era serio farlo nell’interesse della Fiat,che èungruppomultinazionale,e,seper-mette, del mio Paese».
Se in America le chiedessero: dimmi, Ser-gio, adesso conviene investire in Italia?
«Conviene investire man mano che le rifor-me del governo Monti vanno avanti».
Tra queste spicca la riforma del mercatodel lavoro. Che cosa pensa dell’articolo 18?
«Che ce l’ha solo l’Italia. Meglio assicurarele stesse tutele ai lavoratori in uscita in modidiversi, analoghi a quelli in usonegli altri Pae-si. Diversamente, le imprese estere non capi-scono e non vengono qui a investire».
E la Fiat che fa?
«La Fiat sta investendo».
E’ soddisfatto degli accordi sindacali?
«Sì. Ora possiamo lavorare».
Come mai allora, 14 mesi dopo il referen-dum, la produzione di Mirafiori scende da70 mila a 54 mila auto l’anno quando se nedovrebbero produrre 280 mila? Il progettoFabbrica Italia, presentato nell’aprile 2010 apalazzo Chigi, appare in ritardo.
«Pomigliano è ripartita. Venga a visitarla: vedrà una fabbrica modello...».
Senza più iscritti Fiom tra i neoassunti.
«Falso. Si legga il
Giornale
. Riporta le parole
on records
di lavoratori che erano iscritti alla Fiom e non ne vogliono più sapere. Ma abbia-modeciso di nonparlare piùdi FabbricaItalia.Siamo l’unica azienda al mondo da cui si pre-tendono informazioni così di dettaglio. Gli in- vestimenti li comunichiamo man mano li fac-ciamo.Elifacciamoinbasealmercato.AMira-fiori,nonsilavoraperriempireipiazzalidivei-coli invenduti. Ma Mirafiori tornerà a regimeentro la fine del 2014 con un modello Fiat euno Chrysler».
E’ sano che sindacalisti dal seguito nontrascurabilesiano costrettia uscire daglista-bilimenti portandosi via gli scatoloni come ibanchieri della Lehman dopo il crac? Perfi-no negli anni di Valletta le commissioni in-terne davano cittadinanza a tutti.
«Lasciamolastoriaaglistorici.Ilquadroan-che giuridico era diverso. La Fiom si trova inquesta situazione in seguito al referendum del1995 sulle rappresentanze sindacali, che essa stessa aveva sostenuto, e perché non firma quando pure l’accordo è stato approvato dalla maggioranza assoluta dei lavoratori».
In un Paese che ha avuto il terrorismo ros-so è saggio isolare il sindacalismo radicale?
«Onestamente, non vedo oggi rischi analo-ghi a quelli di oltre trent’anni fa».
E se il governo regolasse il diritto di scio-pero e le rappresentanze sindacali attuandogli articoli 39 e 40 della Costituzione, e dun-que riaprendo le porte delle fabbriche alle si-gle che raggiungono un certo quorum?
«Chesenso ha schierarsisulleipotesi?Qual-siasi riforma non potrà prescinderedall’esigibilità degli accordi approvati dalla maggioranza dei lavoratori. La Fiat sarà coe-rente con le intese raggiunte con tutti gli altrisindacati e convalidate dalla magistratura. Sesi assume le sue responsabilità, la Fiom puòrientrare già adesso. Ma temo che MaurizioLandini stia facendo una battaglia politica».
Difende, dice, i diritti dei lavoratori.
«C’è forse un sindacalista che dica il contra-rio? In pratica, vedo un Landini più rigido,molto di più del suo predecessore, Gianni Ri-naldini, con cui si poteva dialogare».
Ha mai cercato un chiarimento?
«Ci sono stati incontri riservati con espo-nenti della Fiom. La sinistra più intelligenteha provato a ricucire. Ma è andata male. Nonpossonopretendereche, neifatti,sconfessiCi-sl, Uil, Ugl e Fismic».
In Cgil c’è ora Susanna Camusso.
«Con Epifani si riusciva a ragionare di più.CamussoforseparlatroppodellaFiatedi Mar-chionne sui media e troppo poco con noi».
 Vorrà evitare che nasca una quarta confe-derazione a egemonia Fiom.
«Iosonounmetalmeccanicochefaautomo-bili.E faticaa capirechi consideraParlamentiisindacati.InAmerica,ilcapodellaUawcoman-da e sa prendere impegni. Lo stesso accade inGermania con l’Ig Metal. E, mi creda, non so-no sindacati comodi».
L’Italia ha la sua storia.
«Di troppa storia si muore».
mila
Le auto previste per il 2012nello stabilimento di Mirafiori
L’intervista
«Imieipiani»
Il gruppo,
i numeri
Quale dei dueimpianti chiudere?Marchionne citala «Scelta di Sophie»
(
“Sono Elliott Erwitt, e lo sono da un certo numero di anni.”
 
     S     H     O     W     R     O     O     M    :     G     A     L     L     E     R     I     A     D     E     L     C     O     R     S     O     2 ,     M     I     L     A     N     O   -     T     E     L .    +     3     9 .     0     2 .     7     6     3     1     8     4     9     6
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3Primo Piano
Corriere della Sera 
Venerdì 24 Febbraio 2012
#
GliincontrisegreticonlaFiom?Lasinistrapiùintelligentehaprovatoaricucire.Landini?PiùrigidodiRinaldini
4,1 1,3 6
La sua dichiarazione pro Bombassei el’eventuale rientro in Confindustria non ri-schiano di trasformare il dopo Marcegagliain un referendum sulla Fiat?
«Alreferendumnonciavevo propriopensa-to. Ma riflettendoci non mi interessa molto.HovolutosemplicementedirechestimoBom-bassei come persona e come imprenditore echecredosiaingradodicambiareradicalmen-te Confindustria che, come tutto il Paese, deveessere profondamente modernizzata».
 Veniamoai bilanci.Parlatedirecordperil2011, ma Fiat e Fiat Industrial assieme fannounutiledellagestioneordinariadi4,1miliar-di, pari al 4,8% dei ricavi aggregati quandonel 1989 il gruppo Fiat portò a casa, a mone-ta attualizzata, 4,8 miliardi di euro, pari al9% dei ricavi di allora.
«Nel1989c’eranobusinesspoigradualmen-teceduti:Telettra,Snia, Impresit,sistemiferro- viari, Avio. Nel loro insieme, contribuivanoper 700 miliardi di lire al risultato operativoconsolidato di 4.670 miliardi. A parità di peri-metro e a moneta inflazionata, quel marginesarebbe di 4 miliardi di euro. Dunque...».
Beh, nell’89 non c’era Chrysler.
«Consolidi allora 
pro forma
Chrysler per 12mesievedràcheilrisultatodellagestioneordi-naria arriva a 5 miliardi di euro: 3,3 miliardiFiat Spa e 1,7 Fiat Industrial».
Ma su ricavi ancora maggiori. Dunque, imargini restano minori, fatale per i produt-torigeneralistieuropei.Concentriamociper-ciò su Fiat Spa, il cui cuore è appunto l’auto.Ebbene, senza l’apporto diChrysler e la riva-lutazione delle azioni Chrysler ottenute sen-za esborso monetario, e con un’aliquota fi-scale media del 24%, l’utile netto consolida-to di Fiat Spa supera di poco i 300 milioni.Non è molto…
«Nel 2011, l’aliquota fiscale media è del 24%percrisentedell’impattoquasinullodeipro- venti atipici. Con un carico fiscale normalizza-to in relazione ai diversi Paesi dove operiamo,e senza Chrysler e i proventi atipici, l’utile sa-rebbe di 700 milioni...».
Escludevo la quota delle minoranze. Manon è questo il punto. Con trasparenza, leiavverte che l’auto non è ancora a posto. Ed èquesto il grosso problema per l’Italia.
«In effetti, ipotizzando Chrysler quale parteintegrante del gruppo Fiat per l’intero 2011 enon solo per i 7 mesi citati, si può stimare chele attività automobilistiche in America Latina dianoil37%delrisultatodellagestioneordina-ria e quelle nordamericane il 52%. Il resto delgruppo perderebbe appunto 500 milioni già a livello operativo se non potesse compensarecon i risultati positivi di Ferrari, Maserati ecomponentistica».
Non crede che la Fiat Spa abbia anche undebito troppo grande e troppo costoso? Nel2011 ha pagato 1,3 miliardi di oneri finanzia-rinetti,pari al 55%del risultatodella gestio-ne ordinaria.
«L’esborsocheleicitacomprendepurecom-ponenti di natura contabile per 200 milioniqualilavalutazionedegli equityswapel’attua-lizzazione dei fondi pensione. Fiat-Chrysler ha debiti finanziari per 26,8 miliardi di euro. Ma una ventina restano liqui-di».
Gli impieghi liquidi, sisa,rendonomenodiquan-to costi il debito. Quantomeno?
«Quasi 700 milioni».
Non converrebbe ridur-re tanta liquidità?
«Maleisifida deimerca-ti finanziari?».
Molto poco.
«E allora dovrà ricono-scere che questa liquidità èla nostra polizza contro un
credit crunch
; il suo costo èil premio assicurativo».
 Vedere tanta liquidità ferma in un Paeseche ha avuto la Parmalat...
«Ma come si permette?! Si tratta di disponi-bilità liquidabili in tempi brevissimi e investi-te con controparti solide. Nessun legame conFGACapital(lajoint-ventureconilCreditAgri-cole per il finanziamento delle vendite,
ndr
)con le posizionibancarie dei concessionari.Non ci sono Gmac nel nostro perimetro, tantoper capirci (Gmac era la «banca» commercialedi Gm che la tirò a fondo,
ndr
). Il fatto è che la liquiditàserveperchéèfinitoiltempodeicon- vertendi!».
Spieghiamo. Si chiamò convertendo unprestito di 3 miliardi che si convertiva dopo3 anni in azioni e che nel 2002 salvò la Fiat.
«Oggi le banche, con gli accordi di Basilea,non potrebbero fare un prestito di quel tiponemmeno se volessero».
Quanto pagano il denaro Fiat e Chrysler?
«La prima il 6%, confermato anche nell’ulti-ma emissione obbligazionaria in franchi sviz-zeri, e l’altra poco più dell’8%».
PerchéquestadifferenzaseChryslerème-glio di Fiat? Il mercato si preoccupa perchéhaunpatrimonionettonegativoper3miliar-di di dollari e uno netto tangibile negativoaddirittura per 8 miliardi?
«Ilpatrimonionettocontabile diChrysler ri-sentedeglioneristraordinari sostenuti alriav- viodell’attivinel2009.Egliintangiblespesa-no per il 13% del totale di attività, impianti emacchinari per il 41%. Sono solo questionicontabili. Oggi il business fa profitti e cassa, le vendite aumentano del 26% in un mercato checresce del 10%, ed è ciò che conta».
Chrysler dovrà pagare pensioni per circa32 miliardi di dollari e ha attività finanziarieper25,5 miliardi.Unosquilibriopesantechenon viene ricompreso nel debito.
«La quota 
unfunded
del fondo pensioni nonè un debito finanziario, ma un impegno versoi dipendenti da onorare nel tempo. Molte im-prese americane hanno quote
unfunded
neifondi pensione. D’altra parte, l’1% in su o ingiù nei tassi rivaluta o svaluta di 3 miliardi leattività finanziarie del fondo Chrysler».
Le decisioni della Federal Reserve conta-no più delle vostre, verrebbe da dire. Ma sela Fiat sale all’80% del capitale Chrysler, di- venta responsabile in via surrogatoria dieventuali inadempienze del fondo pensioni.
«Sarebbe un problema solo se Chrysler ver-sasseinstato di insolvenza. GliOrganizationalDocuments di Chrysler, comunque, assicura-no che Fiat non sarebbe soggetta a tali obbli-ghi in maniera inattesa. Ma oggi Chrysler va bene, ne abbiamo il 58% e il resto appartieneal fondo Veba dei sindacati».
Che rimarranno soci ancora a lungo?
«Non troppo a lungo. O compreremo noiquelle azioni (abbiamo un’opzione) o trovere-mo assieme il modo di ricollocarle».
Quale futuro per Fiat-Chrysler?
«Le ipotesi sono tre: a) un’offerta pubblica delle azioni Chrysler; b) Fiat compra e sale al100%;c)si fala fusioneFiat-Chryslerchecom-porterebbe l’automatica quotazione di Chry-sler e diluirebbe sia Veba che Exor».
Qual è l’ipotesi più probabile?
«La meno probabile è la prima».
Dottor Marchionne, Giovanni Agnelli non volle rinunciare al controllo sull’auto. Lei ri-conobbeconglianalisticheFiatAutodatan-tianninonripagavailcostodelcapitaleinve-stito dai soci. Qual è il suo mandato?
«Ilmiomandatonel2004 eramoltosempli-ce: salvare un’azienda quasi fallita. E ci siamoriusciti. Poi di rendere la Fiat redditiva. E il ri-sultato del 2011, pur in una situazione econo-mica molto difficile, mi pare testimoni chel’operazione è ampiamente riuscita».
L’entità dei suoi compensi fa discutere.
«I miei compensi hanno una parte fissa euna variabile costituita da opzioni sulle azioniFiat, e dunque legata alle quotazioni del titolo.E’ questa che ha indotto a certi calcoli. In real-tà, nel 2004, quando nessuno ci credeva, mi èstato assegnato lo stesso numero di opzioniche aveva Giuseppe Morchio, e un prezzod’esercizio più alto. Per quattro anni su ottonon avevano alcun valore. Se oggi ce l’hanno,dipende dall’andamentodel titolo di cui bene-ficiano tutti i soci».
Ma c’è un’enorme sproporzione tra i com-pensideitopmanagerequelli deldipenden-te medio. Un tempo non era così.
«Trent’anni fa non si era ancora creato unmercato delle competenze manageriali comequello attuale».
Lo
spread
tra le obbligazioni Volkswagene quelle Fiat è superiore al differenziale tra iBtp e i Bund tedeschi. Come mai?
«Ciascun debitore ha la sua storia».
Infatti,loStatoitalianohavaratolamano- vra per risanare iconti pubblici. LaFiatfaràunaumen-to di capitale?
«Non serve. Nel2012investiremool-tre 7 miliardi, ma senza aumentare ildebito. Useremosemmai un po’ del-l a n o s t r liquidità…».
Eintantozerodi- videndo alle ordi-narie
.«E’ il momentodirafforzareilpatri-monio.Piùin generale,si devecapire chel’au-to è un business che, quando tira, genera mol-tacassa.Giànel2007ilgruppoFiatavevaazze-rato il debito industriale netto».
Ne avete abbastanza per reggere la sfidadella multipiattaforma Volkswagen per 20modelli diversi?
«Fiatspende in ricerca e sviluppo il 5,3% deiricaviLa mediadeiproduttorigeneralistieuro-peièdel5,7%.Celastiamogiocando.Lamulti-piattaforma Volkswagen rientra nei processidistandardizzazioneerazionalizzazionecomu-ni a tutti i produttori, anche se c’è chi ha co-minciato prima e chi, come noi, un po’ dopo.Ferdinand Piëch è un grandissimo. Ma con lesue 10 architetture, Fiat-Chrysler riuscirà a non sacrificare le prestazioni delle vetture disegmentosuperioreeanoncaricarecostiinso-stenibili su quelle di segmento inferiore. Giànel 2014 metà dei nuovi modelli Chrysler eFiat verranno da una piattaforma comune».
Ford e Gm varano piattaforme da 2 milio-ni di pezzi.
«Oltreilmilionele economiedi scalatendo-no a esaurirsi».
Ma dove sono questi nuovi modelli?
«La Fiat ha scelto di rallentare il lancio deinuovi modelli per la scarsità della domanda inEuropa».
I concorrenti fanno il contrario.
«Ed ecco che Peugeot-Citroen, Opel, Re-nault e la stessa Ford Europe perdono soldinel Vecchio Continente».
Come voi, del resto. Ma almeno hanno di-feso le quote di mercato.
«Ragionando così non si va lontano. Guar-diamoavanti.LadomandadiautomobiliinEu-ropaèdestinataarimanere bassaancoraa lun-go. Almeno fino al 2014. Le case generalistehanno troppa capacità produttiva…».
Secondo il
Financial Times
, Renault e Psasfruttano gli impianti al 62%, Fiat al 50%. Volkswagen al 75%.
«Volkswagen è un caso a parte. Ha comin-ciato 20 anni fa a scalare il mondo e ci sta arri- vando. La Francia invece si era illusa di poter reggeretale e quale,magaricon isussidistata-li. Ora anchePhilippe Varin, ilmio collega del-laPsa, poneil problema dell’eccessodi capaci-produttiva inEuropa.MalaFiatha unastra-ordinaria opportunità negli Stati Uniti. Chehannofatto quanto l’Europa siera illusa di po-ter evitare: chiudere un certo numero di stabi-limenti per abbassare i costi fissi in relazionealla domanda attesa nella produzione di mas-sa. Le linee premium, dove eccellono Bmw,Audi, Mercedes, Porsche, ma anche le nostreFerrari e Maserati, sono tutto un altro film...».
L’Europa come la Detroit del 2005?
«Ricordosolo cheChryslerperdeva venden-do quasi 3 milioni di automobili, oggi pareg-gia con 1,5 milioni e nel 2012 ne venderà 2,4 milioni. La domanda sta rifiorendo…».
Chrysler riaprirà i siti dismessi?
«No, quelli sono finiti alla 
car.co
in liquida-zione. Le fabbriche della nuova Chrysler stan-nogiàmarciandoa pienigiri.Potremoaumen-tarne un po’ la capacità produttiva. Ma ormainegliUsa c’èun terzo della domanda che potràessere soddisfatta solo dal Messico, dal Cana-da o dall’Europa. Gli stabilimenti Fiat italianihanno l’opportunità di esportare negli StatiUniti. Questo penso di fare per l’Italia ed è per questo che trovo insopportabilmente razzista dipingermicomeunuomosenzapatria:svizze-ro, canadese, americano, italiano a seconda delle comodità polemiche».
Che cosa ci vuole adesso?
«L’indebolimento dell’euro verso il dollaroaiuta, ma servono costi competitivi. Sa perchégli Usa funzionano con un costo orario del la- voropiùaltodiquelloitaliano?Perchésiutiliz-zano in modo pieno e flessibile gli impianti.L’Italia deve tenerne conto».
Ma bisogna anche avere il prodotto. LaChrysler ha avuto la tecnologia Fiat...
«Chrysler è tornata al profitto ristrutturan-dosi, e cioè con le sue forze. Il primo modelloatecnologiaFiatèlaDart.Cheabbiamocomin-ciato a vendere adesso».
Grazie agli accordi, Fiat ha avuto il 35% diChryslerin cambiodell’accesso atuttelesuetecnologieda partedella casa diAuburnHil-ls. Il governo americano le valuta miliardi didollari. Nel bilancio Chrysler sono iscritteper 320 milioni di dollari.
«Confermo i numeri di Chrysler».
Che danno a Fiat 120 milioni di guadagno.
«Ilprezzo delletecnologiedipende dallecir-costanze in un cui vengono scambiate».
La Fiat inventò il common rail e lo vendet-te per poche decine di miliardi di lire.
«Non giudico quelle scelte. Non c’ero. Nellecondizioni in cui è oggi la Fiat non lo vende-rei. Magari ci farei una licenza».
L’Italiahaancoraun
cluster
dell’autocom-petitivo oppure no?
«La storia è grande, ma anche la Grecia era ilbacinodellademocrazia.Esistonoancoradif-fusecompetenze.Nonmancanotentatividiag-gregazione. Ma manca una regia. E oggi anchelaChryslerstadimostrandoinaspettatecapaci-tecnologiche. Lo dico sempre ai nostri inge-gneri: non si vive sugli allori».
Chi dovrebbe essere il regista?
«Senedovrebbeoccuparechiguidalapoliti-ca industriale del Paese».
LaFiatnonèriuscitaarilanciarel’AlfaRo-meo. Perché non la cede a Volkswagen?
«Perché non la vogliamo vendere. E in ognicaso Piëch vorrebbe solo il marchio».
Non si prenderebbe un sito produttivo?
«So quel che dico. E l’Alfa ci serve in Ameri-ca».
In Brasile, Serbia, Usa la Fiat trova diversima sempre rilevanti aiuti da parte degli Sta-ti. Che cosa si attende dal governo italiano?
«Miattendo soprattuttoche nondia altriin-centivi alle rottamazioni. E’ vero, in passato liabbiamo chiesti anche noi. E abbiamo fattomale. Anche perché hanno sostenuto al 70% le vendite dei concorrenti».
La Fiat Auto ha lasciato Termini Imerese.Le restano Mirafiori, Cassino, Atessa, MelfiePomigliano.Senonfunzionasseroleespor-tazioni verso gli Usa, quanti sarebbero i sitieccedenti?
«Tutti gli stabilimenti staranno al loro po-sto. Abbiamo tutto per riuscire a cogliere l’op-portunitàdi lavorare in modo competitivo an-cheper gliStati Uniti,ma se nonaccadessedo- vremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attività».
Quali?
«Ricorda 
Sophie’s choice
? Nel film, alla fer-mata del treno il nazista chiede a Sophie unodei suoi due figli. In caso contrario li avrebbeammazzati tutti e due. Sophie resiste, ma alla finedevescegliereepassa ilrestodellasuaesi-stenza con l’incubo di quella decisione. Dun-que, per favore, non me lo chieda».
Massimo Mucchetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
miliardi
L’utile della gestione ordinarianel 2011 di Fiat e Fiat Industrial
miliardi
Gli oneri finanziari netti di Fiatspa, il 55% dell’utile ordinario
per cento
Il costo del denaro per FiatMentre per Chrysler è di poco più dell’8%
Italocanadese
È cittadino canadese,residente in Svizzera ma ènato in Italia, a Chieti dafamiglia di origine istriana, ilcinquantanovenne SergioMarchionne, amministratoredelegato Fiat dal 2004 (nellafoto con John Elkann) e ceo diChrysler dal 2009
La carriera
Laurea in filosofia,poi in legge e masterin business administration,prima di approdareal Lingottoil manager guidavala Sgs di Ginevra
      A      N       S      A      /      E      P      A      /      D      A      V      I      D      B      A      N      K       S
«Con le regole di Basileale banche non potrebbero più
 
salvarci come nel 2002. Perciòconservo 20 miliardi in cassa»
Tute blu
Il leaderMaurizio Landini
il personaggio
italia: 515249535254
Codice cliente:

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