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Kronstadt 65

Kronstadt 65

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k
ronstadt
65
periodico mensileNumero 65Mercoledì 22Febbraio 2012ISSN 1972-9669
S
ulla lottizzazione “PuntaEst” in via Vallone a Paviaè lecito sospettare irregola-rità. E la violazione dellanormativa sembra estendersi ben oltre il mancato pagamentodegli oneri di urbanizzazione. Èil caso di fare chiarezza, riepilo-gando i fatti.19 ottobre 2007. La Società Coo-perativa Atena – costituita solodue settimane prima, in origineper offrire residenze e servizi astudenti e professori – forma-lizza la sua richiesta al Comu-ne; una proposta peraltro inlinea con il Piano regolatore ge-nerale (Prg). La pratica accludeuna relazione tecnica in cui Ate-na precisa che «l’intervento pre-vede la realizzazione di ununico complesso edilizio acorte chiusa, nel rispettodell’ambiente in cui la strutturava a inserirsi»; che le residenzesaranno destinate «agli stu-denti, ai docenti e agli operato-ri universitari», insieme aservizi mensa, biblioteca, archi-vi ed uffici, palestra e una salaper le riunioni. Per la gestionela società ipotizza unaconvenzione con l’Isu (ora Edi-su) – l’ente per il diritto allo stu-dio – e con tale garanzia ilpermesso viene infine rila-sciato il 15 giugno 2010.
O
rientarsi nella StazioneCentrale è pratica-mente impossibile. Tro-vata la giusta via, miincammino sul binario 21. Daquesto binario, durante ilVentennio, partivano i treni di-retti ad Auschwitz. Ancora unavolta questo binario porta versouna realtà non troppo felice.Tra i tanti negozi e le banca-relle è immediatamente ricono-scibile un ufficio sindacale,occupato per protesta, sulla cuiparete è appeso uno striscioneche recita "Siamo tutti sullatorre
!
". Raccolgono firme e distri- buiscono ai passanti dei comuni-cati scritti dopo alcuneassemblee interne. Conti-nuando a camminare lungo il binario si arriva in una zonapiù cupa e triste, la zona nellaquale termina la stazione e ini-zia un ammasso confuso di bi-nari e di strutture ferroviariesempre più vecchie. Ad unadistanza di circa cinquanta me-tri si trova la torre del faro. "Ita-lia, sei più divisa senza i treninotte. 800 licenziati". Questa èla frase scritta sullo striscioneappeso alla torre da tre operaidella società Servirail Italia-Newrest-Wagons Lits, che laoccupano per protesta contro illicenziamento di 485 lavoratori(800 in tutta Italia) nel settoredei treni notte.
L
a notizia che riporta cheil costo del lavoro difacchinaggio è di 5 euronon è esatta. Le compagnie ocooperative di servizi paganodai 13 ai 16 euro l'ora [...].Qualsiasi speculazione sull'acca-duto è fuori luogo".Questo il comunicato stampacomparso il 13 dicembre sulweb di Assomusica, associazio-ne degli organizzatori e produtto-ri di spettacoli di musica dalvivo che rappresenta la lobbydelle 100 imprese che copronocirca l'80% degli eventi live inItalia. Il giorno precedente alPalasport di Trieste l'enormescheletro di alluminio della co-pertura del palco su cuiavrebbe dovuto esibirsi Jova-notti collassa inghiottendoFrancesco Pinna – 20 anni, stu-dente- lavoratore – che, dafacchino, era impegnatonell'allestimento della struttu-ra. Altri sette operai rimangonoferiti nell'incidente.
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di Stefano Ronchi
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di Matteo Pirasdi Walter Veltri
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Mobilioprecari?
S
iamo in Europa ma nonsiamo Europei. Non nelmodo di intendere la vitain collettività, almeno. Il no-stro è uno dei paesi con il piùalto tasso di corruzione politi-ca, per esempio, ma ancheuno di quelli con la minore li- bertà di stampa (ReporterSenza Frontiere parla di “unadozzina di giornalisti sotto pro-tezione” resistiti alle dimissio-ni di Berlusconi).Non solo in questi campi, maanche in quello delle garanziesociali vantiamo primati in ne-gativo.In Danimarca, senz’altroesempio d’eccellenza, il li-cenziamento può arrivareanche con pochi giorni d’antici-po ma al lavoratore vienesempre garantita un’indennitàdi disoccupazione tra il 70% eil 90% dello stipendio – assicu-rata per un massimo di quattroanni, se necessario – mentrel’ufficio pubblico del lavoro sioccupa, entro tre mesi, di stila-re un piano di lavoro individua-le, tramite il quale portare acasa un nuova occupazioneche, probabilmente, sarà mi-gliore della precedente.Dunque non solo è più sempli-ce, dopo il licenziamento, esse-re riassunti: questa puòdiventare un’opportunità di mi-glioramento e, nel periodo didisoccupazione, è “lo Stato” apensare al sostentamento. Èquesta la “mobilità”, ben di-versa dalla “precarietà” di cuisi parla in Italia, nonostante,per populismo o per realismo,diventino spesso sinonimi,entro i nostri confini nazionali.Da noi, se si perde un lavoro,non si sa quanto tempo sarà ne-cessario per trovarne un altro.E questo non perché leaziende tendano ad assumerecon contratti a tempo determi-nato piuttosto che dare postifissi, ma perché proprio non as-sumono. Anzi, licenziano inmassa, spesso per spostarsi inaltre nazioni, e nel periodo didisoccupazione non c’è “loStato” a sostenere il lavoratore;a ben pensarci, solo per l’eva-sione fiscale, perdiamo ognianno più di 120 miliardi di eu-ro. Viene piuttosto naturalesentirsi “precari”, soprattuttose si perde il lavoro a quarantao cinquant’anni.Siamo in Europa ma non sia-mo europei.
 Emme
 
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periodico mensileNumero 65Mercoledì 22Febbraio 2012
locale
 Il comune di Pavia finanzia i progetti degli oratori pavesi con 20.000 euro. Ecco dove finisco gli aumenti del parcheggio.
I
n principio era rosso, rosso barbabietola. E dolce, comelo zucchero che vi si estrae-va. In quel di Casei Gerola esiste-va una fiorente realtàindustriale che dava lavoro di-rettamente a 300 persone e conun indotto di 5000 personecirca. Un bel dì, l'Unione Euro-pea decise di imporre un limitealla quantità di zucchero che fos-se possibile produrre (un po' co-me succede per le cosiddette"quote latte") e dai 19 zuccherifi-ci italiani funzionanti ne rimase-ro solo 6. Sorge quindi ladomanda: ma se esistevano 19zuccherifici funzionanti, perchéridurli? È una logica che è fuoridalla concezione di liberomercato. La chiusura dello stabi-limento è stata sovvenzionatadall'UE, direttamente con il paga-mento di 500/750 Euro (a se-conda del periodo in cui sismetteva di produrre) permancata tonnellata prodotta pa-gando l'azienda per non pro-durre e favorendo gli oligopoli alivello europeoNonostante le ampie proteste lostorico stabilimento è stato chiu-so.Nel frattempo nuovo progetto èstato elaborato, ossia la tra-sformazione del vecchioimpianto in una centrale a bio-masse. Avete capito bene: untermovalorizzatore a cereali, uninceneritore di sorgo coltivatoappositamente per uno scopoenergetico, un rogo di pianteche potevano essere verdure, ri-so, grano ed invece altro non èche sterpaglia da incendiare.Su questa nuova attività sonostati investiti ben 75 milioni dieuro per 25 lavoratori (in media3 milioni di euro ad assunzione)ed è stata più volte bloccata, mavale la pensa ricordare cheall'inizio era previsto il più gros-so outlet d'Europa (4000 di-pendenti).L'impianto, al quale è stato datoil via dai "piromani" di Piazza Ita-lia, dovrebbe bruciare 90.000tonnellate di sorgo all'anno: se-condo alcuni studi tale quantitànon è sostenibile e quindi neces-sariamente si andrebbe a brucia-re altro materiale, piùprecisamente rifiuti in quantol'impianto sarebbe già predispo-sto a tale scopo.Tralasciando i fattori di “spinta”del progetto, andiamo ad ana-lizzare rapidamente alcune que-stioni:in Italia non conviene produrrecereali per sostenere il fabbiso-gno alimentare, poichè le produ-zioni destinate al settoreenergetico sono maggiormenteconvenienti economicamenteed i contributi europei a questotipo di agricoltura non migliora-no la situazione.Già il pavese è stato scottatodallo scandalo “Scotti energia”se ne prevede un bis oppure vo-gliamo vedere il livelloabnorme di polveri sottili che sisono accumulate come ogni au-tunno nella pianura?Sempre nel Bel Paese si po-trebbe ottenere 4,5 milioni ditonnellate di bioetanolo di se-conda generazione sui 10 milio-ni di tonnellate di benzinanecessaria alla nazione solo da-gli scarti di produzione...edintanto vogliamo bruciare coltu-re potenzialmente utili.Pavia e l'Italia necessitano diuna politica agricola ed indu-striale basata sulla circolazionedi beni e servizi autoctoni, se leistituzioni non comprendonoche il territorio e il saggiosfruttamento delle sue enormipotenzialità è il nostro bene piùgrande allora occorre un radica-le ricambio della classe diri-gente e delle sue politiche. Chela si finisca con il cemento, congli sprechi e con il piegarsi alle bieche logiche del mercato
!
 Andrea Michielon
La camera ardente del pavese: l'inceneritore dei sogni di Casei Gerola
I
n questa vicenda gli attoriprincipali sono tre: l’Acta, ilCLIR e il comune di Ferre-ra Erbognone.L’Acta è una società nata nel2010, la quale ha intenzione dicostruire una discarica di ce-mento-amianto (eternit) in pie-na Lomellina. Fra i socidell’Acta ci sono due aziende: Argitek (che dovrebbe fornire il40% del capitale necessario alprogetto) e Tirsi (che mette-rebbe invece il 22,5%).Il CLIR (Consorzio LomellinoIncenerimento Rifiuti) è la socie-tà che si occupa di raccogliere egestire i rifiuti di 41 comunidella zona. Anch’essa vuolepartecipare alla costruzionedella discarica, stanziando il25% dei fondi.Ferrera Erbognone è, infine, illuogo in cui dovrebbe aver sedela nuova discarica, molto vicinoal comune di Sannazzaro, dovegià si trova una delle raffineriedell’Eni, che certo non contribui-sce a mantenere l’aria pulita.Ma di cosa si tratta, esatta-mente? Il primo dato interes-sante è quello delle dimensionidella discarica: si tratterebbe diestrarre più di 950 mila metri cu- bi di terra, formandoun’enorme buca capace ci conte-nere 720 mila tonnellate dieternit (secondo le stimeattuate in Lombardia nel 2008,sono presenti circa 900 mila me-tri cubi di cemento-amiantosparsi sul territorio). Altro elemento di non pococonto è il “giro di affari” che c’èattorno a questo progetto: pocopiù di 15 milioni di euro in usci-ta (da spendere tra acquisto delterreno, realizzazione della disca-rica e costi di gestione) contropoco meno di 65 milioni previ-sti in entrata, provenienti intera-mente da chi pagherebbe perliberarsi dell’eternit. Facendoun rapido calcolo, il guadagno sa-rebbe altissimo: quasi 50 milio-ni e mezzo di euro facili facili.Già ad una prima occhiatasembra abbastanza chiaro,dunque, che alla base del pro-getto ci sia un interesse di torna-conto economico per ognunodei soci finanziatori.Ciò che ulteriormente fa discute-re, a riguardo, è la scelta fatta inmerito alla sede per costruire ladiscarica: innanzitutto le abita-zioni più vicine al sitoadocchiato da Acta e CLIR sonoa soltanto un paio di chilometridi distanza. Troppo pochi perproteggere gli abitanti dallepolveri dannose che l’amiantodisperderebbe: eventi gravi co-me gli incendi non sono poi co-sì rari, ma basterebbedepositare in discarica del mate-riale danneggiato per disperde-re fibre tossiche. E non solonell’aria. Bisogna tener contodel fatto che quella di Ferrera èun’area principalmente agrico-la; basterebbe una piccoladisattenzione nelle operazionidi deposito del materiale eanche il terreno e le falde acqui-fere, sottostanti alla discarica,verrebbero inquinatedall’amianto. Di certo,insomma, non basterebbero lecoperture di plastica sottile chesi utilizzano oggi per “protegge-re” il terreno delle discariche oimballare il materiale deposi-tato. Le conseguenze principalidella scelta di questo sito per co-struire la discarica sarebberodunque almeno due: una svaluta-zione economica delle abitazio-ni che la circondano e unapotenziale contaminazionedell’aria e dei prodotti agricolidella zona.Un ultimo sguardo, infine, valanciato al trasporto dei materia-li, naturalmente su mezzo pe-sante. Si calcola che la discaricaprovocherebbe il passaggio dicirca 30 mila camion pieni dieternit, il che significherebbe,molto probabilmente, circa 400incidenti stradali: non una fata-le eventualità ma qualcosa chestatisticamente dovrebbe accade-re.Molti, dunque, i rischi mal’amianto si dovrà pur mettereda qualche parte. Come fare?Esistono diverse proposte,avanzate da aziende ed universi-tà, per inertizzare l’amianto e po-terlo dunque renderecompletamente innocuo. Unodi questi metodi è l’inertizzazio-ne termica: l’amianto viene sotto-posto ad altissime temperatureche ne distruggono la struttura fi- brosa e lo rendono riciclabileper altre costruzioni (in Franciae in Germania, ad esempio, do-ve questo metodo è già uti-lizzato e il materiale vienetrattato a temperature di alme-no 1600°C, esso si riutilizza percostruire rilevati stradali). L’uni-versità di Modena e Reggio Emi-lia ha brevettato, nel 2009, unmetodo di inertizzazione termi-ca ancora più sofisticato [1] chepermette di sfruttare temperatu-re comprese tra i 1200°C e i1300°C. Il sistema di forni ne-cessario al processo sarebbecompletamente isolato dunque,almeno teoricamente, nondannoso per l’uomo.Sembra quindi esserci almenouna valida alternativa alla disca-rica, più costosa e laboriosa,certo, ma anche più sicura, chepotrebbe risolvere definitiva-mente il grave problemadell’eternit in Italia. [2]
 Emme
[1] Per approfondire: http://bit.ly/Acvh-qW[2] Contro la discarica sono nati comitatispontanei di informazione e sensibilizza-zione al problema.Gruppi Facebook:- La nostra Sannazzaro- Comitato #nodiscaricamianto MezzanaBigliUlteriori info:- comitatoperlomello.it- vigevanosostenibile.org- avani.it- osservatorioamianto.jimdo.it
Se costruissero una discarica di eternit vicino a casa tua?
Il caso di Ferrera ErbognoneChe cos’
è
il cemento-amianto?
L
'amianto un minerale naturale di struttura fibrosa,resistente al fuoco, termoisolante e fonoassorbente. Nellecostruzioni viene legato ad altri materiali come ilcemento, il gesso o la gomma; “eternit” è il nome del compostocemento-amianto, materiale piuttosto fragile e friabile.Di per sé l’amianto non è pericoloso ma, se danneggiato, rilascianell’aria le fibre di cui si compone: sono queste ad essere nociveper la salute dell’uomo.Le malattie causate da questo minerale possono manifestarsianche nell’arco di 20 o 30 anni; l’esposizione all’amianto puòcomportare un aumento del pericolo di contrarre formetumorali alle vie respiratorie o l’asbestosi, una malattiadegenerativa che ostacola lo scambio di ossigeno con il sangue.
 
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periodico mensileNumero 65Mercoledì 22Febbraio 2012
locale e esteri
"è probabile un attentato alla sua vita, Santo Padre
!
" - Lettera di Emilio Fede a Berlusconi
S
i possono dire molte cosesulla Repubblica PopolareDemocratica di Corea(conosciuta ai più come Coreadel Nord) tranne che ci sia unaverità immutabile ed un'unitàdi vedute. Un po' come il"superstato" dell'Oceaniadescritta da George Orwell in1984 la verità sulla Corea delNord e suoi suoi leader cambiaa seconda delle esigenze delmomento, in una sorta dipragmatismo di stato nel qualeogni deviazione viene punitacon la prigioni a o con la morte.Rispondere quindi alladomanda "chi è quell'uomo (oquel semidio secondo i suoicompatrioti) morto il 17dicembre 2011?" è pertantoun'impresa piuttosto ardua. Maprocediamo con ordine: l'uomoconosciuto come Kim Jong Il oCaro Leader nacque aKhabarovsk, nell'estremo estdell'Unione Sovietica il 16febbraio 1941 con il nome diYuri Irsenovic Kim, figlio delGrande leader Kim Il Sung (inrusso Ir-Sen da cui ilpatronimico Irsenovic) cheall'epoca proprio in Russiaconduceva una strenuaresistenza clandestina control'occupazione Giapponese dellaCorea.Finita la Seconda GuerraMondiale e la Guerra di CoreaKim Il Sung a sua volta primoPresidente e Leader indiscussodello Stato est-asiatico, istituì unregime di tipo stalinistaincentrato sulla chiusura totaledel Paese e sul culto dellapropria personalità talmenteefficace che dopo la suascomparsa avvenuta nel 1994egli venne nominato unico edeterno presidente dellaRepubblica.Secondo i biografi nordcoreaniperò l'avvento della venuta almondo di Kim Jong Il peròdifferisce alquanto da ciò che èricavabile dai grigi e pocofantasiosi registri della burocrazia sovietica: essasarebbe infatti avvenuta sulsuolo coreano, per la precisionesul monte Baitou, in un caldogiorno di Febbraio edannunciata da un passerottoparlante e due arcobaleni.Sempre secondo i biograficoreani Kim Jong Il conduceuna impeccabile carrieraaccademica corredata da piùlauree e dottorati conseguiti conil massimo delle votazioni e conla pubblicazione di operescritte monumentali in diversicampi dell'umano scibile. Giàdagli anni '80, terminata la suafase di studioso, lo vediamogravitare attorno ai vertici dellapolitica del paese, tant'è chediventerà progressivamentePresidente dell'Assemblea delPopolo, generale di Corpod'Armata, capo dello StatoMaggiore ecc.La preparazione per l'apoteosidella sua carriera sarà ultimataquando nel 1992 Kim vienenominato semiufficialmente"erede designato" dalsenescente padre, mentre ilculmine vero e proprio del suopotere lo si vedrà nel 1994allorchè - dopo la morte delpadre - assumerà il comandodella nazione.Ma kim jong Il per quanto siaun degnissimo figlio di ungrandissimo uomo politico,filosofo, scienziato e giuristacome Kim Il Sung proprio inquanto "leaqder successore" delpiù grande Leader della storiadell'umanità potrà e dovràessere sempre a lui secondo,tant'è che egli stesso in tributo asuo padre assumerà il sempliceappellativo di caro leader,poichè la grandezza assolutasarà sempre e solo attribuibileal fondatore della patria. Ma infondo gli va bene lo stesso.Durante il suo regno durato ben17 anni la Corea proseguirà lepolitiche iniziate dal precedentepresidente-imperatore,ulteriormente chiudendosi almondo proprio in un epocacruciale (siamo negli anni dimaastricht, di Clinton, deglisviluppi delle prime apertureeconomiche della Cina poplare)in cui la società globalizzatarichiedeva una sempremaggiore integrazione edapertura di idee e di frontiere.Kim jong il condurrà la suanazione ad un isolamentopressochè totale persino neiconfronti degli altri statisocialisti, confermandone lavocazione indiscussa di stato-caserma in cui ogni libertà aicittadini viene repressa, ognimomento della vita può e deveessere controllato dallo stato-partito e ogni pensierodev'essere rivolto al Capo, unessere divino, perfetto einarrivabile.Certo l'isolamento (chiamato incoreano Juche ovverosiaautarchia, che è anche il nomedell filosofia politica ufficialedel governo) sarà pagato carodalla Corea con l'arretratezza,con le carestie del 1997 e del1998 che condurranno allamorte per fame di milioni diindividui, ed in generale con ildiscredito internazionale.Di tutto questo però a Kimimporta relativamente poco: luiinfatti vive blindato in villefaraoniche provviste di ogniconfort, ama recarsi alle parateoceaniche in piazza e neglistadi, adora i suoi conti insvizzera, il suo treno superlussocon il quale si reca in visita daHujintao e da Putin (odial'aereo), ammira i soldati inrivista che fanno il passodell'oca con le loro uniformitirate a lucido e le grandi operecon cui ha adornato la capitalecostruendo un'utopiaurbanistica che neanche il piùardito e folle architettodell'unione sovietica stalinianaavrebbe mai osato sognare.Ma Kim Jong Il, per quanto ilsuo genio sia divino, è e rimaneun essere umano con un corpoumano, e, secondo alcunigossip trapelati dai servizi disicurezza americani, è unessere umano che conduce unavita sregolata di notti insonni,di ubriacature a base di liquorifrancesi, e si ammala. Dal 2008le sue apparizioni si fannosempre più sporadiche e il suosolitamente pingue aspettodiviene sempre più smunto.Con alterne riprese e ricadutetira avanti per altri tre anni,nonostante i servizi diintelligence giapponesi loavessero dato per morto a causadi un ictus addirittura nel 2003,e come si sa tutto può esserevero o falso quando riguardaciò che accade nel "regnoeremita" della corea del nord.Quel che è certo è che la suamorte lascia il Paese privo diuna guida spirituale, e chi siaveramente il suo figlio esuccessore, ovvero quelpaffutello e taciturno ragazzospuntato fuori all'improvvisochiamato Kim Jong Un nessunolo sa ancora, anche se già èprovvidenzialmente comparsoun curriculum fatto di prodezzeintellettuali ed accademichedegne di un grande studioso dicaratura internazionale.Dove andrà la RepubblicaDemocratica di Corea in questiprossimi anni è altrattantodifficile stimare: se si aprirà al(semi)libero mercato come ilsuo grande vicino al Nord, cioèla Cina, o se proseguirà nellasua isolata ostinazioneisolazionistica, se continuerà adattaccare briga sul nucleare, aprovocare la corea del sud, ilgiappone e gli stati uniti o sefinalmente si deciderà per unapolitica più distensiva sonotutte gigantesche incognite checaratterizano questo piccologrande punto interrogativodella politica internazionale.
 Daniele Bianco
La scomparsa di un Caro Leader 
Ma – prevedibile colpo di scenadegna di una fiction migliore –subito dopo, il 5 luglio, i terrenidestinati all’intervento sonovenduti alla Punta Est (societàcon capitale sociale di soli20.000 euro) al prezzo di2.026.586 euro. In un periodo dicrisi drammatica, avere a disposi-zione importi così consistenti èun vero e proprio miracolo.Di miracolo in “miracolo”: alla ri-chiesta di voltura dal vecchio alnuovo proprietario è allegatauna inedita relazione tecnicache descrive il nuovointervento: non più residenzeper studenti ma – udite udite –70 appartamenti di varie me-trature, da rivendere «sul liberomercato in assenza di limitazio-ni alla vendita o godimentodelle unità immobiliari»; lamillantata convenzione con l’Edi-su è accantonata e ne vienesottoscritta un’altra con AngeloBugatti, direttore del diparti-mento di Ingegneria Edile e delTerritorio, ovvero con l’estenso-re del Piano di Governo del Terri-torio in preparazione. Insomma,robetta, quel tanto che serve arendere meno evidente la viola-zione del Prg (Piano regolatoregenerale) che indica l’area aservizi. Stando a questoaccordo, l’Università siavvarrebbe del complesso edili-zio per «individuare una metodo-logia, basata sull’analisi diparametri ambientali, urbanisti-ci e sociali al fine di fornire indi-cazioni utili alle Amministrazioni Pubbliche perla scelta degli interventi più effi-caci per migliorare la qualitàdella vita». Sono parolone altiso-nanti, ovvero aria fritta. Tutto le-cito? La Convenzione avrà unadurata di 5 anni «senza rinnovo»e prevede il recesso sia da partedella Società – purché avallatada giustificati motivi e con il pre-ventivo assenso del Comune –sia del Dipartimento «non pri-ma – e ci mancherebbe – del rila-scio delle agibilità». Dettoaltrimenti, il Dipartimento puòrecedere senza dover motivarela decisione. A sua volta,nell’”Atto Unilaterale d’Obbligo”,la Società si impegna a metterea disposizione del Dipartimentouna unità immobiliare per l’atti-vità di ricerca e a rinnovare,alla scadenza, la Convenzionecon il Dipartimento o a sottoscri-vere un nuovo accordo con altriistituti di ricerca «fino allaeventuale variazione della disci-plina di zona di piano urbanisti-co». Detto altrimenti: una voltaapprovato il Pgt ancora in elabo-razione, l’area sembra destinataa passare da servizi alle moltopiù lucrose residenze private.8 marzo 2011. Chiamato a espri-mere un parere, lo “Sportello uni-co per l’Edilizia” ammette chein questo modo le unità immobi-liari sarebbero «liberamente alie-nabili e concedibili ingodimento a qualsivoglia titoloin favore di qualsiasi soggetto,persona o ente, pubblico o pri-vato in assenza di vincolo alcu-no», confermando il contrastotra quanto sottoscrittonell’accordo e le destinazionid’uso ammesse in zona dal Prgvigente, già che la trasformazio-ne «liberalizzerebbe le unitàrendendole di fatto residenzialia tutti gli effetti». Come leggia-mo, essa «non si concilierebbecon il mancato pagamento delcontributo di costruzione dovu-to per l’attività residenziale»;vale a dire che il Comune non sa-rebbe neppure nella condizionedi vantare la contribuzione, in ra-gione del fatto che la pretesa dimaggiori oneri di urbanizzazio-ne «implicitamente andrebbe adattestare la fattibilità di una desti-nazione che invece non ècompatibile con le destinazionipreviste dalla zona». Lo“Sportello” ha inoltre rilevatoche il parere favorevole dell’Aslallegato alla pratica (23 di-cembre 2010) riguarda un altrofabbricato residenziale della“Punta Est” in zona Cravino…Errore materiale o altro? Alle puntuali segnalazioni dello“Sportello”, il dirigente del setto-re urbanistica Arch. Moro ha cu-riosamente replicatoriproponendo le stesse argo-mentazioni utilizzate dalla Socie-tà. Bella simmetria. E se lastessero contando e cantando incoro?Il 19 maggio 2011 – attenzionealla data – lo “Sportello unicoper l’edilizia” ribadisce il parerenegativo, confermando così le os-servazioni precedenti. Lo stessogiorno Andrea Moro, senzatroppo indugiare su quelle ri-serve, ritiene di dover «disco-starsi dalle risultanzedell’istruttoria» e rilascia unpermesso per «modificheinterne, realizzazione di canti-ne e mutamento tipologico diattività», scelta di cui il diri-gente comunale porta quindiogni responsabilità.Il 9 novembre finalmente si èsvegliata la Commissione comu-nale Ambiente e Territorio –meglio tardi che mai – che hachiesto al Direttore Generale diindagare sulla autorizzazione acostruire rilasciata dal discussodirigente.Proponiamo allora che l’indagi-ne abbracci ogni altra autorizza-zione rilasciata dall’architettoMoro (è lo stesso dirigente che,prima di essere tacitato da unasentenza del Tar, nel 2010 avevaavallato la cementificazione diuna parte del Parco della Verna-vola), al quale sarebbe forse pru-dente revocare l’incarico.
Walter Veltri
 Alla fiera di Punta Est
continua dalla prima 

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