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Come Prepararci a Lasciare Il Corpo

Come Prepararci a Lasciare Il Corpo

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Published by: Mario Leonardo Sammarco on Mar 02, 2012
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 1
COME PREPARARCIA LASCIARE IL CORPOCesare Boni
Questa lezione sul morire, è tratta dal libro
Dove va l’animadopo la morte?
di Cesare Boni, pubblicato da HelveticaEdizioni. Cesare Boni è stato docente alla Scuola di Specializzazione in “Psicologia del Ciclo della Vita” ed hainsegnato nei Corsi di Perfezionamento dell’Università
 
Statale “Federico II°” di Napoli. E’ stato organizzatore erelatore di numerosi convegni universitari internazionali sullaconoscenza della vita e della morte in Italia e all’estero. Haconfrontato i suoi studi e le sue esperienze col Prof. Moody,
 
la Prof.ssa Kubler Ross e i maggiori studiosi occidentali di questa fase dell’esistenza.
Come prepararci a lasciare il corpo
di Cesare Boni 
Come possiamo rendere la nostra mente amica per evitareche ci crei dei problemi in punto di morte? La
Bhagavad Gita
 
 
(8.5) assicura tutti dicendo: “
Comunque, se al momentodella morte esci dal tuo corpo ricordando me soltanto, allorati fonderai con me
”. Per poter pensare soltanto a Dio almomento della morte, la paura della morte deve avertrovato soluzione da tempo. Ciò non avviene con unaconoscenza teorica della morte, ma soltanto con una praticacostante di meditazione che ci permetta non solo diconoscere la via che porta allo stato trascendentaledell’Essere, ma di avere col nostro Sé assoluta familiarità.
Ho visto il mio signore con gli occhi del mio
 
cuore e gli ho chiesto: “Chi sei?”. Egli mi harisposto: “Te”. (Al-Hllaj, Sufi persiano).Espongo me stesso alla morte ogni giorno(S.Paolo, I° Corinti. 15.31)
 
 2
Solo così le paure, le ansie, le angosce, il dolore del distaccosaranno da lungo tempo superate e la via luminosa cheporta all’incontro col Divino trascendente si aprirà di fronte a
 
noi. “L’ultimo pensiero ed emozione sono di enorme impatto sul
 
nostro immediato futuro dopo la soglia della morte”. Questa
 
è la ragione veramente essenziale dell’accompagnamento delmorente. Insieme ad un’opera umana e ad un desideriomeraviglioso di esprimere compassione, l’assistenza almorente dovrebbe servire per indirizzare la sua attenzione
 
sulla vera natura della morte, cioè la realizzazione delDivino. Dovremmo tutti morire con un pensiero soltanto: lacertezza e la splendida aspettativa di unirci a Dio.
L’ultimo pensiero al momento della morteha un effetto causale di grande importanzasul nostro futuro. (Sogyal Rinpoche).Se (il morente) percepisce ciò che è senzasuono, senza tatto, senza forma,imperituro, senza sapore, eterno, senzaodore, senza principio né fine, che sta al di
 
là del grande (Atman), che è duraturo,l’uomo è liberato dalle fauci della morte.(Katha Upanishad, 1.3.15).L’uomo che quando viene la fine diventa
 
equanime, anche per il breve tempo di unrespiro, raggiunge me e si realizza perl’eternità. (Mahabharata).Quando ci dividiamo in mente e materia,
 
nell’intervallo che precede il nuovo sviluppodel corpo successivo, la mente e insieme alei tutte le sue fantasie sono prive disostegno materiale. Quando questo avviene
 
la mente è immersa nella sua naturatrascendentale. Se riusciamo a riconoscerenel bardo questa essenziale condizione delanatura della nostra mente avremo grandipossibilità di ottenere l’illuminazione.(Padmashambhava).Chi mi ha conosciuto e chi ha conosciuto lanatura degli esseri materiali e degli esseridivini e conserva tale conoscenza anche almomento della morte raggiunge l’unionecon me. (Bhagavad Gita, 7.30).
 
 3
Chiunque al momento della morte si ricordadi me soltanto, raggiunge subito la miadimora, senza alcun dubbio… Senza dubbiosono i pensieri, i ricordi del morente
 
all’istante di lasciare il corpo chedeterminano la sua condizione futura… Chiall’istante della morte fissa tra lesopracciglia la sua energia vitale con
 
devozione profonda e si assorbe nel mioricordo verrà certamente a me. (BhagavadGita, 8.5-10)Conquistare la paura della morte,
 
conquistare la morte è della più alta utilitàin tutti i sadhana spirituali. Uno deiraggiungimenti del sadhana della Yoga èaffrontare la morte senza paura e con gioia.Il più alto dovere di uno Yogi è prepararequi e ora una morte piena di pace. (SwamiShivananda, Bliss divine, 121).Pensate a Dio nel momento della morte e lorealizzerete. (Ananda Mayi Ma).La nuova incarnazione è determinata daipensieri che il defunto ha al momento della
 
sua morte. (Narada Upanishad).L’ultimo pensiero di un uomo determina ilsuo futuro destino. L’umo desidera sempremorire in pace con la sua mente fissa in Dio.
 
Per questa ragione si canta al capezzale diun morente la Bhagavad Gita o i VishnuSahasranama (i mille nomi di Vishnu), peraiutare il morente a dimenticare i suoiattaccamenti e pensare a Dio. E’ tuttaviadifficile conservare la coscienza di Dio inquei momenti se non si è disciplinata lamente con le pratiche nel periodo della vita.
 
Non viene dalla pratica di un paio di giorni odi una settimana o di un mese. SwamiShivananda, Bliss divine 119).

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