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Ambiente e Tecnologia Dell'Architettura Galanti Legnante Abstract 2004

Ambiente e Tecnologia Dell'Architettura Galanti Legnante Abstract 2004

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Relazione del Prof. Vincenzo Legnante e del dell'arch. ddr. Giovanni Galanti al Convegno Nazionale ABITA "I percorsi della progettazione per la sostenibilità ambientale, Firenze 20-21 ottobre 2004.
Relazione del Prof. Vincenzo Legnante e del dell'arch. ddr. Giovanni Galanti al Convegno Nazionale ABITA "I percorsi della progettazione per la sostenibilità ambientale, Firenze 20-21 ottobre 2004.

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Convegno Nazionale ABITA
“I percorsi della progettazione per la sostenibilità ambientale” Firenze 20-21 ottobre 2004
LA QUESTIONE AMBIENTALE E LA TECNOLOGIADELL’ARCHITETTURA
 Vincenzo Legnante
1
& Giovanni Galanti
2
 
1
Dipartimento di Tecnologie dell’Architettura e Design “P. Spadolini”– Firenze
2
Ecolab: architetture ecologiche – Firenze
[una riga bianca 20p]
ABSTRACT
: Per valutare i cambiamenti che il tema della sostenibilità comporta sulla tecnologiadell’architettura, si ritiene utile un riesame del significato, del percorso e delle interpretazioni dellasostenibilità stessa; trattando dell’architettura sostenibile, inoltre, si propone una lettura degli interventiedilizi e delle tecnologie applicate strettamente connessa con le strategie sostenibili elaborate nel settore.
 
[una riga bianca 10p]
 
Ambito:
ricerca o didattica
 Keywords
: tecnologia, sostenibilità
 
[due righe bianche 10p]
 
1. IL
 
SIGNIFICATO
 
DELLA
 
SOSTENIBILITÀ
 
La sostenibilità rappresenta una delle sfidefondamentali per la ricerca scientifica e tecnologica,poiché sollecita mutamenti strutturali nel mondo dellaproduzione. Si appresta a divenire, inoltre, uno deitemi centrali dell’architettura contemporanea e deisettori tecnologici che si occupano dei processi ditrasformazione del territorio.Il contributo allo sviluppo di strategie e interventisostenibili per l’ambiente costruito è quindi un temaoggi rilevante per la tecnologia dell’architettura, comefurono, nel passato, temi come quello dellapartecipazione e del coinvolgimento degli utenti nelprocesso di programmazione e progettazione degliinterventi di trasformazioni del territorio o quello dellarazionalizzazione del processo di produzione edilizia.La progressiva integrazione dei temi ambientalinell’architettura imporrà al settore disciplinarel’assunzione di nuovi compiti e la necessità diacquisire nuove e solide competenze. Ma imporrà,soprattutto, un profondo cambiamento in tutti i settoridi attività riguardanti la tecnologia dell’architettura -dalla ricerca alla progettazione, dalla normazione allagestione - caratterizzato dal ruolo determinante di trefattori:a) la costante attenzione all’evoluzione, nellasocietà, delle connessioni tra natura e cultura;b) una visione dell’innovazione aperta tantoall’immaginazione quanto alla riscoperta;c) più in generale, un maggiore affidamento sullacreatività.Pertanto, data la rilevanza del tema, si rendenecessaria una verifica a tutto campo del significatodel termine “sostenibilità”, facendo riferimento almenoad alcune tra quelle più conosciute di un’infinità didefinizioni e interpretazioni. Inoltre, per la diffusioneche l’espressione ha avuto nelle attività economiche eproduttive, bisognerebbe anche disporre di elementi divalutazione chiari, che permettano di riconoscere gliinterventi realmente indirizzati alla sostenibilitàIl concetto di sviluppo sostenibile è relativamentenuovo ed emerge in un quadro di riferimento diversoda quello di trent’anni fa, quando le analisi del settorescientifico erano maggiormente focalizzate sulproblema dell’inquinamento prodotto dalla societàindustriale.Vincenzo Bentivegna nel 1972 sosteneva che:
“il ricupero dell’ambiente non è il ricupero del rapportouomo-natura, ma solo la ricostituzione, parziale,dell’insieme delle strutture ambientali che permettonodi continuare il processo di sfruttamento che ha portato alla degradazione ambientale. Lecontraddizioni che sono alla base di questo modo di appropriarsi della natura non vengono risolte, ma solotrasferite a un momento successivo” 
(Bentivegna,1972).L’inquinamento urbano nei paesi sviluppati, nelfrattempo, è sensibilmente diminuito; il fenomenopreoccupante, oggi, è il surriscaldamento globale, equesto, se vogliamo, ci segnala che gli effetti dellacontraddizione di cui parlava Bentivegna simanifestano adesso. La crisi ambientale è globale enon può essere affrontata in termini di rapporti di forzatra capitale economico e lavoro, anche perché daparte del pensiero alternativo al modello di produzionecapitalista – oggi messa da parte - le risorse dellanatura sono considerate una variabile indefinita cosìcome da parte dei teorici dell’attuale modelloeconomico.Christa Wolf descrisse ne
Il cielo diviso
, (
Der geteilteHimmel 
, 1963) il conflitto tra individuo e società - lasofferta separazione di due amanti a Berlino, un meseprima della costruzione del Muro, come conseguenzadei valori opposti e inconciliabili in cui essi siriconoscevano. Oggi, a quindici anni dalla caduta diquello stesso Muro, altri drammi rispecchiano la realtàdei conflitti umani, che si intrecciano con i problemiecologici: un’iniqua accessibilità alle risorse è causa,ad esempio, di profonde lacerazioni collettive, comequelle vissute dalle popolazioni che migrano da paesisempre più poveri, abbandonando affetti e radiciculturali per rifugiarsi ai margini delle economie inespansione dell’Occidente sviluppato.La portata del cambiamento culturale che oggidetermina la questione dello sviluppo sostenibile èmisurabile in un intervento di Jeremy Rifkin pubblicatoda
la Repubblica
lo scorso settembre. Rifkin, afflitto
 
Convegno Nazionale ABITA
“I percorsi della progettazione per la sostenibilità ambientale” Firenze 20-21 ottobre 2004
dall’eclissi del modello americano, elogia “
il nascenteSogno europeo [che] rappresenta le più alteaspirazioni dell’umanità a un futuro migliore
”.
Il Sogno americano
 – ci dice Rifkin -
è troppo centratosul progresso materiale personale e troppo preoccupato del benessere generale dell’umanità [],è diventato un vecchio sogno, intriso di una mentalitàlegata a una frontiera che è stata chiusa tanto tempofa
”. Rifkin guarda all’Europa, in cui nasce un progettoche rappresenta “
un impegno per la creazione di unnuovo schema storico di riferimento, che liberi l’individuo dal vecchio gioco dell’ideologia occidentalee, nello stesso tempo, leghi l’umanità a una nuovastoria condivisa, fatta di diritti umani universali e di diritti intrinseci della natura: ciò che chiameremoconsapevolezza globale
”.
2. IL
 
PERCORSO
 
DELLA
 
SOSTENIBILITÀ
Da oltre un decennio lo sviluppo sostenibile è alcentro dell’agenda politica internazionale e, almeno inEuropa, è un concetto integrato nelle politiche di tuttele istituzioni, da quelle comunitarie a quelle delleamministrazioni locali. Tuttavia si tratta di un concettocomplesso che oggi – forse anche per la rapidadiffusione, dal suo primo esordio istituzionale, nel1987, con il Rapporto Bruntland della CommissioneInternazionale Indipendente istituita in vista dellaConferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo di Riode Janeiro del 1992 – si presta a interpretazioniambigue, alla diluizione dei suoi contenuti. Più checostituire un paradigma, la sostenibilità individua unanecessità: indirizzare i modelli di produzione verso unpossibile equilibrio con la biosfera, in modo che losviluppo delle società umane non si traduca in unacrescente erosione delle basi di sostentamento dellavita sul pianeta, garantendo un futuro di benesserealle prossime generazioni e riducendo il divario trapaesi ricchi e paesi poveri.Da quando la sostenibilità è divenuto un concetto-guida, è stato sottoposto però a continue pressioniinterpretative. Gli economisti, ad esempio, si dividonotra l’idea di una sostenibilità debole e quella di unasostenibilità forte, in ragione inversa rispetto al gradodi convinzione sulla sostituibilità tra “capitale naturale”e capitale prodotto dall’uomo. Si registra, inoltre,un’ampia articolazione di posizioni ideologichenell’ambito dell’economia ambientale, in un arco cheva dal tecnocentrismo spinto fino all’ecocentrismo piùradicale, che sul piano etico corrispondonoall’attribuzione alla natura del solo valore strumentale,da una parte, o di un valore intrinseco, dall’altra. Nonmeraviglia, del resto, questa molteplicità di letture: lasostenibilità ambientale e i nuovi paradigmi che essasuggerisce rimangono, come abbiamo detto, uno deipochissimi riferimenti “forti” per le societàdell’Occidente sviluppato. Da un lato questesubiscono l’esasperazione del modello consumisticorivelando tutti i loro limiti di tipo “umanistico”, dall’altronon dispongono di strategie convincenti perchéconvivano mondi decisamente differenziati. Insostanza, la preoccupazione per la vitalità dellabiosfera rimane l’unico riferimento etico largamentecondiviso di fronte alla caduta delle ideologie e airischi di degenerazione nei conflitti internazionalisull’uso delle risorse.La sostenibilità, tuttavia, assumeva un unico requisitodi fondo: che il capitale naturale, l’insieme dellerisorse naturali del pianeta, non decresca nel tempo.Più che attraverso degli obiettivi, la sostenibilità èvenuta definendosi mediante una serie dicaratteristiche fondamentali, tra cui la coscienza deilimiti e capacità di autoregolazione, o l’inscindibilitàdelle sue tre dimensioni ecologica, economica esociale. La Dichiarazione di Rio su Ambiente eSviluppo introdusse 27 principi di riferimento per ogniazione proposta, che rappresentano il quadro deivalori fondativi della sostenibilità. Tra di essi, per leimplicazioni che hanno rispetto ai nostri temi, siricorda il principio precauzionale in assenza dicertezza scientifica e l’importanza degli scambi delleconoscenze scientifiche e tecnologiche nellacooperazione tra gli Stati.Il rischio che però l’espressione sviluppo sostenibileperda di significato è legato anche alla debolezza deirisultati rispetto agli impegni sottoscritti dagli oltrecento Stati che parteciparono alla Conferenza di Rio,come hanno dimostrato le defezioni al Protocollo diKyoto sulla riduzione dei gas serra (avviato nel 1997,ma non ancora ratificato) e gli esiti, dieci anni dopo,del Vertice della Terra di Johannesburg del 2002. Lanozione di sviluppo che esce confermata dai principaliindicatori economici, a dispetto degli impegni iniziali, èquella dell’espansione produttiva, mentre il peso deglielementi immateriali dello sviluppo (miglioramentodella salute e dell’istruzione, maggiore equità nellaripartizione delle risorse e nella distribuzione delreddito, ecc.) appare insufficiente.
3. SVILUPPO
 
SOSTENIBILE:
 
UN’ANTINOMIA?
Tra il IXX e il XX secolo la specie umana ha visto unacrescita di dimensioni mai viste prima: la popolazionemondiale si è quadruplicata, il Pil è cresciuto 14 volte,la produzione industriale 40 volte. La capacità dicarico dell’ecosistema non segue le regoledell’economia, le sue risorse naturali sono fortementeerose e la sua produttività nel tempo vincola semprepiù la crescita economica.Nei dieci anni trascorsi da Rio, il programma diimpegni presi ha registrato solo qualche piccolosuccesso: per citarne uno, dall’adozione delProtocollo di Montreal (1987) il consumo di sostanzedannose per la fascia dell’ozono (in prevalenzaclorofluorocarburi) si è ridotto dell’80% e laproduzione è prossima a sparire. Per quanto inveceriguarda l’energia, da una parte la strategiadell’efficienza ha permesso la diminuzione del 18%nell’utilizzo energetico per ogni 1000 $ di Pil prodotto,dall’altra questo parziale risultato è stato vanificatodall’aumento dei consumi energetici globali del 10%,concentrati soprattutto nei paesi industrializzati, in unasituazione nella quale le fonti rinnovabili di energiarappresentano solo il 3,8% della produzione globale.Di conseguenza, le emissioni di anidride carbonicache tra il 1965 e il 1998 sono raddoppiate, nell’ultimodecennio quasi non sono state ridimensionate (da1,15 a 1,13 tonnellate pro-capite).
 
Convegno Nazionale ABITA
“I percorsi della progettazione per la sostenibilità ambientale” Firenze 20-21 ottobre 2004
A Johannesburg 2002 la questione ambientale si èposta in termini paradossali: da una parte il problemaenergetico, al ritmo di crescita del 2% annuo (che sitraduce, rispetto al 1998, in un consumo doppio nel2035 e triplo nel 2050) impone rivoluzionari progressitecnologici e, probabilmente, la conversione a nuovicarburanti; dall’altra, agli obiettivi di Rio si aggiungonoquelli della dimensione sociale dello svilupposostenibile – o della “giustizia sociale” tra i popoli –diretti a controbilanciare gli effetti dellaglobalizzazione nei paesi in via di sviluppo, attuareuna più accurata ed equa gestione delle risorsenaturali, rivedere i modelli di produzione e consumo.Serge Latouche, docente di Scienze economicheall’Università di Parigi, considera lo “svilupposostenibile” una palese antinomia, al pari delleespressioni “guerra pulita” o “globalizzazione dal voltoumano”. “
 A ben vedere sostenibilità significa chel'attività umana non deve produrre un livello di inquinamento superiore alla capacità dell'ambiente di rigenerarsi. Non è altro che l'applicazione del principiodi responsabilità del filosofo Hans Jonas: «Agisci inmodo che gli effetti della tua azione siano compatibili con la continuità di una vita autenticamente umanasulla terra». Tuttavia, il significato storico e praticodello sviluppo implicito nel programma dellamodernità, è fondamentalmente contrario allasostenibilità così concepita. Si può definire lo sviluppocome un'impresa volta a mercificare i rapporti tra le persone e con la natura
”.Latouche rilancia l'idea della “decrescita” formulata daNicholas Georgescu-Roegen e il ricorso all’economiainformale delle società meno sviluppate ma più ricchedi rapporti sociali e convivialità. È chiaro che per isostenitori dell’ecologia profonda lo sviluppo è unacrescita materiale, e come tale poco disponibile adessere reinterpretato secondo l’ipotesi “riformatrice”lanciata dal padre dell’economia ecologica, HermanDaly.Ai fini del nostro discorso, si considerino, comunque, inodi fondamentali che sottendono la questioneambientale nell’epoca dello “sviluppo sostenibile”:come contribuire alla trasformazione del nostromodello di produzione – e consumo – in modo piùcompatibile con l’ambiente, con una sempre maggiorecapacità di prevenire le conseguenze negative delleattività umane sul funzionamento della biosfera. Inquesta ottica, le posizioni più radicali comunqueoffrono a coloro che poi effettivamente lavoranogiorno per giorno su questi temi, gli “anticorpi”indispensabili ad evitare una trasfigurazionemitizzante del concetto di sostenibilità, che non sipresta affatto a diventare una parola d’ordine, ma cherichiede piuttosto una costruzione e verifica continuadi paradigmi, obiettivi, azioni.
4. STRATEGIE
 
SOSTENIBILI
 
IN
 
ARCHITETTURA
 
E
 
DESIGN
Le diverse posizioni nel dibattito filosofico e scientificosulla sostenibilità sono rispecchiate anche nei diversiapprocci che contraddistinguono gli operatori dellatecnologia dell’architettura. Si dovrebbe riconoscere,anzitutto, che la questione ambientale è stata partenon indifferente dei fattori di evoluzionedell’architettura contemporanea già prima che lasostenibilità assumesse il “timone” dell’insieme delleauspicabili azioni di trasformazione dell’habitat umanonel rispetto dell’ambiente. Ci si riferisce in particolarea quelle esperienze di carattere alternativo raccolte daSergio Los e Natasha Pulitzer in una vasta ricercapubblicata nel 1977 e al riconoscimento dei valoriambientali dell’architettura regionale europea cheVirginia Gangemi, attorno agli anni ’80, tradusse intermini di “tecnologia appropriata”. L’integrazione inarchitettura delle tecnologie finalizzate a una parzialeo totale autonomia energetica, che oggi ritroviamonell’architettura sostenibile, attinge dalla selezione edalla maturazione di quelle stesse esperienze, cosìcome la rielaborazione delle culture tecnologichelocali, spesso consapevoli del rapporto conl’ambiente, oggi usufruisce di una metodologiaconsolidata.Più recentemente Pier Angiolo Cetica coglie però ladimensione che il tema della sostenibilità pone oggi alprogetto, come attività che mette in relazione risorse eobiettivi, asserendo la necessità di “naturalizzare” ilprocesso di antropizzazione “
utilizzando elementi e procedure esistenti in natura ad integrazione delletecniche impiegate nell’azione di urbanizzazione
”. Ilrapporto tra sostenibilità e progetto si configura comeraggiungimento di un più elevato livello di qualità, oltrela sicurezza, la funzionalità, la congruenza tecnico-economica, allo scopo di “
esercitare il controllodell’effetto degli interventi sull’ambiente planetario(universale) e sull’ambiente fisico e culturale specificodelle comunità coinvolte dagli interventi stessi 
 
(Cetica, 2003). L’innovazione della tecnologiadell’architettura, quindi, non è tanto e non solo unprocesso di trasferimento di sistemi elaborati in chiavecibernetica, ma il raggiungimento di uno stadio
qualitativo
corrispondente alla capacità dell’uomo dicondividere una prospettiva etica e culturale del suostare nel mondo.L’ipotesi di un sensibile cambiamento dell’attualemodello di produzione non sembra imminente – per quanto si avverta una sempre più diffusa avversioneagli eccessi del consumismo. Si va definendo piùchiaramente, con Amory Lovins & partners (2001) eMcDonough & Braungart (2003), l’idea di uncapitalismo naturale, che si propone di superarequello convenzionale affidano la riconversione versouna maggiore compatibilità ambientale proprio aquegli stessi fattori su cui si basa il sistema diproduzione e consumo. La “prossima rivoluzioneindustriale” si servirà su due strategie fondamentali diintervento sul flusso dei beni di consumo e deimanufatti:a) la strategia dell’eco-efficienza;b) la strategia dell’eco-efficacia.Elemento comune di entrambe le strategie èincrementare il ricorso alle fonti rinnovabili. Esse sidifferenziano, in realtà, sul modo di intervenire sulflusso lineare dei materiali, che resta tale nel primocaso, mentre è tendenzialmente ricondotto a ciclichiusi nel secondo.

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