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 Relazione all’Assemblea provinciale del PD
Mestre, Auditorium della Provincia di Venezia – 29 novembre 2008
 L’Italia è un paese migliore della destra che lo governa
. Questa frase, che ha scandito lagrande manifestazione del 25 ottobre al Circo Massimo, e che solo poche settimane fa potevaapparire, a chi non è addentro alla politica, un appello a “rinserrare le fila”, ha dispiegato oggi tuttala sua verità.La situazione economica e sociale del nostro paese, infatti, sta accusando e sempre piùaccuserà le conseguenze di una crisi che, nata finanziaria, sta divenendo oramai reale e industriale,tanto che l’OCSE pronostica, per l’Italia, uno scenario recessivo con conseguenze in termini didiminuzione del PIL e di incremento sui livelli di disoccupazione.Si tratta, come è già stato detto da autorevoli commentatori e analisti, della peggiore crisiche il mondo abbia conosciuto nella storia recente, e che rischia di perdurare per almeno un biennio,segnando in misura pesante i sistemi economici e del
welfare
delle maggiori economie mondiali ed’Europa.Di fronte a questo orizzonte, che avrebbe dovuto esigere risposte pronte ed adeguate, e cheha visto i tentativi autorevoli ad esempio di Francia e Germania di costruire una
governance
unitariaper mitigare gli effetti della crisi e impostare politiche di ripresa e sostegno, il Governo dicentrodestra ha preferito rinnovare l’antica e inutile abitudine ad un assistenzialismo di secondoordine, che ha nella
social card 
il suo risultato finale, ma che testimonia della sostanziale incapacitàdel centrodestra di avviare misure strategiche giacché fondate su una visione di paese e del suofuturo.Di fronte all’ovvia necessità, davanti a tale condizione economica, di tutelare i redditi medi eincentivare la piccola e media impresa a reggere sul mercato della competizione nazionale einternazionale, di impostare politiche di innovazione strutturale del sistema economico e industriale,di allargare gli orizzonti dei sistemi di
welfare
e di offerta dei servizi, il Governo Berlusconi scegliela strada – tutta intrisa di un malinteso
solidarismo familista
– dell’erogazione di misura
unatantum
, per nulla o in poco in grado di mutare la capacità del nostro paese di reggere il passo con igrandi sistemi sociali ed economici del pianeta.Ogni cultura, nazione, comunità sociale, quando si è trovata di fronte a crinali decisivi dellapropria storia e vita, quando si è trovata a decidere su sé stessa, è riuscita a darsi un avvenireproprio nella misura in cui ha saputo mettersi in gioco e ha trovato il coraggio di una classedirigente che ha scelto di cambiare, innovare, riformare.Del resto, uno splendido esempio di questo atteggiamento è l’elezione, poco più di un mesefa, di Barak Obama a Presidente degli Stati Uniti d’America, che ha consentito a tutta la comunitàinternazionale di mettere piede in regioni non ancora esplorate dalla storia, e di cominciare apercorrerle, solo che se ne abbia, appunto, il coraggio e la volontà.Ecco, è proprio di questo, di coraggio e volontà che la destra che governa oggi l’Italiamanca. Certo, non della volontà di perseguire, proteggere e tutelare piccoli interessi di patronaggio,ma della determinazione forte e convinta di darsi un’idea di paese, un progetto di futuro per esso, edi perseguire con tenacia e determinazione le azioni che si rendessero necessarie per costruire taleprogetto, cercando la collaborazione convinta con le opposizioni, con le forze sociali e sindacali,con i corpi intermedi che animano e vivificano la realtà italiana.
 
- 2 -A dispetto di tutto ciò, invece, assistiamo quotidianamente ad una lenta opera dismantellamento, erosione e demolizione delle politiche e delle architetture istituzionali chepotrebbero consentire a questo paese di ritrovare, appunto, un progetto per sé e su di sé.Cancellata del tutto dall’agenda del centrodestra è infatti la grande scommessa delleliberalizzazioni, che aveva rappresentato uno dei principi cardine dei governi di centrosinistra e chestava avvicinando davvero l’Italia all’Europa, liberando competitività e premiando le reali capacitàe i reali talenti delle persone e delle società.Ridotto a mero feticcio è il tema del federalismo fiscale, impiegato per blandire la Legamentre il taglio dell’ICI ha provocato e sta provocando, in assenza dei trasferimenti, drammaticiproblemi di bilancio per gli Enti Locali costretti a ridurre e limitare i servizi alla cittadinanza. (
suquesto, bene ha fatto il Presidente della Provincia di Venezia, Davide Zoggia e molti parlamentariveneti e veneziani del PD, a sostenere e motivare il movimento trasversale per l’attribuzione aiComuni del 20% del gettito IRPEF 
).Su tutto, danno scandalo le misure di Legge approvate e in discussione in materia diistruzione, formazione, università e ricerca, che riducono questi comparti semplicemente a serbatoidi cassa su cui operare per ottimizzare i bilanci dello Stato. Dall’impoverimento della scuolaconsegue e deriva, senza eccezione alcuna, il depauperamento del sistema paese, sia nella speciedella sua competitività che in quella della coesione dei suoi legami di cittadinanza.Non è un caso, del resto, che le cosiddette economie emergenti di India e Cina sicontraddistinguano per un investimento in formazione e ricerca cospicuo e rilevante e che il
 president elect 
Obama abbia posto, tra i suoi obiettivi, di investire nell’assunzione e qualificazionedei docenti, richiedendo loro risultati alti e certificabili.Che ne è di un paese che abdica alla “costruzione” della propria classe dirigente, dei propriingegneri, dei propri insegnanti? Ne è semplicemente quello che fotografa l’
 Economist 
nel suoultimo numero, ove l’Italia è pietrificata al 40° posto nella competitività internazionale, dopo paesicome Thailandia e Lettonia, (e sedicesima su diciotto a livello europeo) e in cui, citandotestualmente il periodico anglosassone
“una maggiore stabilità governativa e l’apertura di unanuova fase di concertazione potrebbero rivelarsi ingredienti adatti a modificare il quadro attuale esfatare così le previsioni poco rose per il sistema Italia”
.Se tutto questo è vero, allora è chiaro che il Partito Democratico deve esaltare la proprianatura di progetto
alternativo
in radice al disegno di governo della destra, mettendo in campo suogni tema, a partire da quelli più avvertiti dalla popolazione, le proprie proposte concrete, e creandoa partire da esse un forte movimento di elaborazione, discussione e mobilitazione, a tutti i livelli.Sono i temi delle politiche dei redditi e contro il caro vita, della tutela delle famiglie, delsostegno alle piccole e medie imprese, degli investimenti nel capitale immateriale della conoscenzaa dovere essere ricollocati al centro, e a partire da essi tocca a noi riappropriarci dei luoghidell’iniziativa politica e, soprattutto, della restituzione pubblica delle proposte del PD.Questo compito compete a noi tutti, al livello nazionale come a quelli locali, anzi: sonoconvinto che proprio dai territori, dalle radici mobili e vive di base del PD debba e possa partire unrinnovato segnale di vigore e di forza nell’affermazione del progetto di paese che il PD ha perl’Italia.Per fare questo, noi dobbiamo restituire ancor più il nostro Partito alla nostra gente, a tutte lecomunità civili e sociali che abitano la nostra Provincia. Da qualche settimana abbiamo infittito lanostra agenda politica, costruendo molte iniziative politiche, per le quali ringrazio di cuore tutti
 
- 3 -coloro che nei circoli, vi hanno contribuito: dai temi della scuola (sono state oltre 20 le iniziativeorganizzate in poco più di un mese) a quelli delle economie sul tessuto economico localeorganizzate con perizia dai circoli del miranese e del mirese, passando attraverso la costituzione deicircoli nelle aree del lavoro (
che hanno registrato straordinarie affluenze alle relative primarie –150 lavoratori per il circolo Veritas, 580 per quello “mobilità e trasporti”
). Ancora, a gennaio siterrà nella nostra città la
conferenza programmatica regionale
sui temi della sicurezza, giustizia eintegrazione, e, soprattutto, dovremo moltiplicare le già numerose occasioni e feste deltesseramento che abbiamo avviato in queste settimane, per permettere a tutti coloro che lodesiderano di fare una scelta esplicita di adesione al nostro Partito.E quindi, il primo banco di prova cui siamo chiamati a rispondere e tendere è proprio ilprossimo appuntamento elettorale della primavera 2009, al cui interno saremo chiamati al rinnovodel Parlamento Europeo e, soprattutto, alla conferma del governo di centrosinistra della Provincia diVenezia con la Presidenza di Davide Zoggia e al confronto elettorale in 16 città della nostraprovincia, delle quali 3 sopra i 15.000 abitanti.Dobbiamo avere ben chiara questa consapevolezza, e cioè che da ogni singolo successo inogni Amministrazione comunale e provinciale dipenderà, in parte, l’affermazione della validitàgenerale della nostra alternativa culturale e politica.Per quanto riguarda le elezioni provinciali, la strada che abbiamo di fronte è quelladell’apertura di una straordinaria campagna di ascolto e di incontro sui territori, che Davidespiegherà con compiutezza dopo di me. La bontà della scelta della Direzione che si tenne il 28luglio 2008 di indicare in Davide Zoggia il candidato del PD alla guida della Provincia dal 2009 al2014 è stata confermata da quanto è accaduto in seguito.La candidatura di Davide è stata infatti condivisa da parte dell’intiera coalizione di governoattuale, senza distinzione tra le diverse forze politiche, che si sono dette disponibili ad arricchire ilprofilo programmatico del progetto di governo 2009-2014. Dopo questa conferma la candidatura diDavide si è inoltre rafforzata e si sta rafforzando in queste settimane negli incontri con le categorieeconomiche, le forze sociali e civili che si stanno infittendo e moltiplicando, e dalle quali riceviamoogni volta un sì convinto e sicuri nei confronti del nostro candidato.Inoltre, la popolarità del nostro candidato presso l’opinione pubblica raggiunge livelli dispicco, del tutto inusuali per una città capoluogo. Quanto attestano i sondaggi e le rilevazioni chesono state compiute fin qui è che non solo non esiste quel divario di decine di migliaia di voti chequalcuno ha propagandato (più ad uso interno che per altro), ma che ci sono tutte le condizioniperché, se lavoriamo tutti insieme, il risultato sia ampio e decisivo, a nostro vantaggio.Alla presenza di un candidato forte e riconosciuto nel nostro campo, fa riscontro nell’altro la
 presenza di un’assenza
, o meglio, di un punto interrogativo. Stupisce infatti, di fronte a moltabaldanza nell’esibire sondaggi o presunti tali, che il centrodestra non abbia fatto la cosa più ovvia eopportuna: presentare alla popolazione di questa provincia il suo candidato e iniziare un confrontopubblico con noi, con il nostro candidato, sui progetti di governo per il nostro territorio, sulle ideedi sviluppo e tutela delle economie, sulla gestione dei processi complessi come quelli in temaambientale o dei trasporti.Certo, per fare tutto ciò il centrodestra dovrebbe avere quella compattezza e saldezza cheoggi non ha, traviato dalla rivalità interna tra PdL e Lega e dall’atteggiamento di attendismo assuntodall’UdC. Compattezza e saldezza che ha invece dimostrato la coalizione di centrosinistra che, allaprova del governo nel quinquennio 2004-2009, ha dimostrato capacità di tenuta, di coesione, di

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