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inchiesta_rifiuti_2012

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03/21/2012

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La provincia dei rifiuti
di Filiberto MaydaNevica a Parona, nevica a Sannazzaro de' Burgondi. Neve in questi due piccoli comunidella Lomellina che distano l'uno dall'altro non più di una ventina di chilometri. Nevica,eppure il cielo è solo nascosto da una sottile nebbia alta. A trasformare l'aria in fiocchibianchi è un fenomeno dovuto alla condensazione di vapori emessi da due grandi impianti,che fanno paura: il termodistruttore di Parona e la raffineria dell'Eni. La gente del posto ciha fatto l'abitudine, ma c'è ancora chi prima si stupisce e poi si spaventa. E mette insiemestorie e fatti che raccontano come la Lomellina, terra di riso e di cascine, si stiatrasformando nella pattumiera della provincia di Pavia, in una delle zone che politica edaffari hanno deciso di eleggere territorio dei rifiuti e dell'inquinamento. La Lomellina,d'altro canto, ha una serie di vantaggi: non è densamente abitata, ha buone vie d'accessoper quanto riguarda il trasporto su asfalto, ha una situazione di povertà industriale e didisoccupazione che rendono difficile contestare anche il peggiore dei progetti se portasoldi e magari qualche posto di lavoro. Lomellina, terra di discariche e di inceneritori. Nonlo diciamo noi, lo dice l'Arpa Lombardia, presentando la situazione ambientale dellaprovincia di Pavia: “Il numero di imprese industriali vede la provincia di Pavia all’ottavoposto nel panorama regionale, con una concentrazione delle attività, di tipologiaestremamente varia, in Lomellina, ove si localizza anche il maggior numero di discariche”.I numeri possono aiutare. E sono solo i numeri recenti, quelli disponibili tra le carte diun'amministrazione provinciale che negli ultimi vent'anni ha fatto di tutto salvoprogrammare la gestione e la raccolta dei rifiuti. Sono quelli degli impianti di trattamentorifiuti e in esercizio nel 2011 appena trascorso, la bellezza di 110, ossia uno ogni 5.000abitanti, uno ogni 26 chilometri quadrati. Insomma, in una giornata limpida ci si potrebbeguardare attorno certi di posare lo sguardo, prima o poi, su un piccolo o grande impianto. Veniamo ai numeri più dettagliati, dunque. Ci sono 9 impianti autorizzati per trattamento erecupero fanghi in agricoltura, 10 autorizzati per solo stoccaggio di rifiuti, 7 pertermodistruzione, 7 di discarica, 5 di compostaggio, 19 di autodemolizione, 10 di selezionee cernita, 53 di recupero rifiuti vari, 3 di depurazione rifiuti liquidi, 4 di inertizzazione, 10piattaforme per rifiuti urbani, 53 piazzole ecologiche di Comuni, 1 gassificatore. “Questiimpianti – spiegano all'assessorato provinciale alle politiche ambientali - possono essereautorizzati contemporaneamente a più di una delle citate attività contemporaneamente”. Vi sono poi quelli autorizzati ed in esercizio: 7 impianti mobili di triturazione rifiuti e 81impianti di recupero in procedura semplificata. Negli ultimi 3 anni sono stati rilasciati (nonconsiderando le autorizzazioni di rinnovo e per varianti sostanziali agli impianti) atti diiscrizione al registro impianti di recupero per 14 nuovi impianti in procedura semplificata eautorizzazioni per 34 nuovi impianti in procedura ordinaria (vi sono comprese quelle per lepiazzole per rifiuti urbani e gli impianti mobili). Negli ultimi 3 anni, infine, sono staterespinte 2 istanze di iscrizione in procedura semplificata, cancellati 2 impianti dal registrodei recuperatori in semplificata e revocate 2 autorizzazioni per impianti in proceduraordinaria.Sono, come vedremo, affari importanti, spesso milionari. L'utile, in questi progetti, èaltissimo, la tecnologia richiesta spesso non supera quella artigianale, i costi bassi. Ma inprovincia di Pavia la conquista del territorio è anche per la produzione di energia elettricaalternativa. Ecco gli impianti fotovoltaici e a biomasse autorizzati al 31 luglio 2011:Digestore anaerobico Consorzio Powerfeed (Albuzzano e Costa de’ Nobili), La Pratolina(Badia), Alfa Alfa (Barbianello), Santa Caterina (Bastida Pancarana), Bosia Roberto(Carbonara), Bioflora e Valorizzazione ambientale (Dorno), Della Giovanna (Corana),
 
Castello (Gambarana), Marchetti Paolo Angelo (Gambolò), Genzone Energia (Genzone), LaDarsena (Giussago), Ardemagni (Gravellona), Fri-El Grupellum (Gropello), Gorgona(Landriano), Belvedere (Lomello), Tavazzani (Marzano), Federico Radice Fossati (MezzanaBigli), Fri-El Mortara (Mortara), Cairo (Pieve del Cairo), Rgp Lombardia (San Giorgio), IlCascinino (Sant’Angelo Lomellina), Ghiselli (Sartirana), Av Green (Valle Lomellina), Alan(Zinasco) Fotovoltaico a terra Gelc e Ca Energy (Alagna), G&G, Butterfly e Montana(Arena), Piffer (Barbianello), Revi, Italcave, Cei Ugo, azienda agricola “Cei Ugo”, Irma Solare Arizzi Fonderie San Giorgio (Casei Gerola), Masone (Casteggio), Agrisun (Castelnovetto),M&T Solare (Ceretto), Corte Nuova (Cervesina), Sv VII (Costa de’ Nobili), Sir Power e PrinaMassimo (Dorno), Comune di Ferrera Erbognone, Toninelli Roberto (Langosco), MattiImmobiliare (Lungavilla), Ecotechno (Montebello), Afelio (Ottobiano), Curti Ezio (Pieve delCairo), Afib (Robbio), Quaglia (Rosasco), Agropadana e Simply Energy (Santa Cristina),Icna e Anci (Trivolzio), Montana (Trovo), Il Gelso (Stradella), Sempio Marta (Valeggio) VillaMeris (Verrua), Vicos Costruzioni, Bi.Esse e Savi (Vigevano), Fabbrica Energia (Voghera),Wolf 424 e Poweo (Zeme) Fotovoltaico integrato in capannone Solar Plus (Stradella)Fotovoltaico su capannone Lomellina Risorse (Gambolò) Gassificatore Contagri Cegni(Santa Margherita), Centro Energia Pulita (Vistarino), San Vittore (Vigevano) IdroelettricoIcg (Ceretto) Impianto di combustione Area Uno (Confienza), Enac (Cura Carpignano),Parboriz e Società italiana truciolati (Mortara), Biolevano (Olevano), Riso Scotti (Pavia)Impianto di combustione motore endotermico Casteggio Energia (Casteggio), Oxon Italia(Mezzana Bigli), Er (Olevano) Modulo verde Orc integrato nell’impianto industriale Societàitaliana pellets (Corana) Recupero biogas da reflui industriali “Egidio Galbani” diCorteolona, Recupero biogas processo industriale Casteggio Lieviti (Casteggio).Un ultimo dato numerico: negli ultimi dieci anni la Regione Lombardia ha esaminato per laprovincia di Pavia 82 procedure di diverso tipo che sono poi state autorizzate. Lo scenarioè impressionante. Per tornare alla “neve” di Parona, basti dire che intorno al paese, a farala al termodistruttore, ci sono un'industria di prodotti chimici, una di produzione divernici, una fonderia di alluminio e una di ghisa.
Parona, centraline, uova e diossina. E soldi spesi male
Sulle pagine della Provincia Pavese compare questa lettera, scritta da un ex residente diParona: “Rileggo sul giornale in questi giorni articoli che per me sono brucianti. Egregiosindaco Colli, Lei offende la sua intelligenza: si meraviglia di quello che succede nel suoComune e dà la colpa all’Asl che non la informa? E’ come tenersi in casa un maiale (contutto il rispetto per il nobile suino) e chiedersi come mai si sente puzza di animale.Si faccia ogni tanto un bel giro non dico sul territorio ma tra le vie del paese, farebbedelle belle scoperte. Mi era piaciuta Parona mi sentivo “integrato” ma... c’erano tanti ma.Ora abito ancora a Vigevano, in periferia, in una cascina, preferisco l’aroma della stallavicina, so cos’è e da dove proviene: meglio che sentire l’aria inquinata e vedere come èridotto il paese delle offelle”. E in effetti, dalle analisi dell'Asl, siamo nell'inverno del 2011,si trovano delle uova, coltivate da agricoltori di Parona, nelle quali vengono rilevate traccedi diossina. Il sindaco vieterà il consumo sia di uova sia di pollame allevato in paese. Certoche Parona soffre di questa situazione, di questo inquinamento continuo. I dati, ancorauna volta, valgono più delle analisi: a Parona l'aria è più inquinata rispetto a Milano.Sembra un paradosso, ma chi dovesse arrivare da Milano lascerebbe una metropoli menoinquinata in alcune zone, come Città Studi. Senza che il sindaco di Parona, Silvano Colli(per legge responsabile della salute dei suoi concittadini) abbia ancora preso
 
provvedimenti per contenere l’emissione di polveri sottili nell’aria. Anzi, Colli, tirandosiaddosso anche le critiche di Comuni confinanti, come Vigevano, nega che si tratti di unproblema specifico di Parona, tutto quel Pm10 ad alte concentrazioni: “Il Pm10 non èstatico, gira nell’aria. Gli altri non hanno il problema semplicemente perché non hanno lecentraline di rilevamento, quindi non lo sanno” è la giustificazione di Colli. Ma come sispiega che a metà dicembre 2011 non ce ne sia stato uno solo, a Parona, con le polverisottili entro il limite di 50 microgrammi al metro cubo, secondo i dati rilevati dallacentralina dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale)? Tra l’altro, dal 9dicembre, tutti i giorni il Pm 10 a Parona ha superato i 100microgrammi al metro cubo, ildoppio della soglia limite. Il sindaco ha una sua idea: colpa dei camion posteggiati male. Einfatti, poco prima della fine dell'anno, ha istituito il divieto di parcheggio per i camion invia della Miseria: potrebbero “falsare il monitoraggio della centralina dell’Arpa posta nellevicinanze”. L’ordinanza è “per motivazioni di carattere ambientale e di tutela della salutepubblica”. La centralina di monitoraggio delle polveri sottili (anidride solforosa, Pm10 ediossido di azoto) gestita dall’Arpa controlla la situazione dell’aria riferita all’intero territoriocomunale e ne misura la media giornaliera. Risultato? Nessuno, il Pm10 è rimasto altocome al solito e come per tutto l'inverno del 2011. A metà febbraio 2012 si raggiunge unvero e proprio record negativo: 225 microgrammi al metro cubo di polveri sottili, oltrequattro volte la soglia limite. Qualche giorno dopo, poi, le analisi dell'istituto Negri diMilano confermano la presenza, oltre i limiti normali, di diossina (nell'aria) e di cromo(nell'acqua).Difficile vivere a Parona? Beh, un po' come a Sannazzaro o Ferrera Erbognone, dovequanto arrivi l'odore della raffineria dell'Eni si annuncia subito, forte. Ma in quei paesi,negli ultimi dieci anni, sono entrati milioni e milioni di contributi dell'Eni, che – diciamo così – s'è fatta perdonare la sua presenza non solo attraverso i posti di lavoro e tutto l'indottodi una così grande azienda, ma anche con versamenti ai Comuni sotto diverse forme, inmodo comunque trasparente. A Parona, per i cittadini, è andata un po' diversamente. Qui isoldi arrivati dalla costruzione dell'inceneritore sono finiti in diversi inutili rivoli. Mal spesi,diranno i giudici della Corte dei Conti.Tutto inizia con la costruzione del termovalorizzatore, insomma l’inceneritore, nel lontano2000. Con Lomellina Energia, infatti, si firma una convenzione che prevede un primofinanziamento di opere pubbliche per 3 milioni di euro. Cifra importante, ma neppureclamorosa: sarebbe stato sufficiente prendere i soldi e appaltare le opere. Invece vienecostruita una società di scopo, la Parona Servizi Spa. E passi, diranno dunque i giudici, èprevista dalla normativa. Insomma, con quei soldi Parona Servizi fa le opere. Non è così.In realtà la società va a cercare finanziamenti bancari, inizialmente, per un sommacomplessiva di 6 milioni di euro, quindi il doppio di quanto comunque sarebbe arrivato daLomellina Energia. Qui nasce il pasticcio finanziario, poco “trasparente”, faranno notare igiudici, anche perché a versare i soldi alla società, al 100% del Comune, sarà il Comunestesso. Per la Corte dei Conti siamo di fronte ad un gioco di prestigio contabile, “unospostamento dell’indebitamento dal bilancio comunale al bilancio della società partecipata”.Non solo. Quando la Parona Servizi va a cercare soldi dalle banche, non avendo alcunpatrimonio, ottiene dal Comune le garanzie. Di fatto, se non pagasse le rate, nerisponderebbe l’amministrazione comunale. Con questa operazione, aggirando i divietinormativi sugli indebitamenti degli enti locali, “l’indebitamento formalmente ricade sullasocietà ma gli oneri passivi derivanti da detta esposizione debitoria, in violazione di legge,vengono sostenuti dal Comune sotto forma di erogazione di contributo alla suapartecipata”. Non solo: questo comportamento “espone il Comune a una sua

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