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Considerazioni sul neonato coordinamento regionale per il Lavoro

Considerazioni sul neonato coordinamento regionale per il Lavoro

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03/23/2012

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Considerazioni sul Neonato coordinamento regionaleper il Lavoro
Come abbiamo già anticipato nel precedentedocumento, che cercava di delineare alcuni di punti dipartenza necessari per muovere una critica e costruire un’opposizione all’attuale governo Monti,l’attacco che si sta prospettando da mesi a questa parte, richiede una risposta adeguata.L’attuale governo, che di tecnico ha avuto esclusivamente una denominazione durata qualchesettimana, ha immediatamente impostato una manovra di tagli orizzontali, che a partire dalle pensionifino alla sanità, sta colpendo tutti, senza distinzioni di sesso, età, professione e categoria. L’unicadistinzione che l’attuale governo è riuscita a portare avanti, è quella tra due classi: tra padroni,affaristi, speculatori e politicanti di turno da un lato, e lavoratori, studenti, disoccupati e pensionatidall’altro. Ne sono un esempio in tal senso la volontà ben precisa di non prendere provvedimenti sullapatrimoniale, così come sulle spese militari (solo nel 2012 spenderemo oltre 23 miliardi, oltre ad altri15 miliardi da sprecare nei prossimi anni per 131 cacciabombardieri F-35) e sulle spese della politica(che non sono solo gli stipendi dei parlamentari, ma che vanno dalle auto blu ai jet privati pagati con isoldi dei contribuenti), così come ne sono un esempio le liberalizzazioni promesse su larga scala per finanziare la piccola e media impresa, sulla quale l’attuale governo cerca di puntare per rilanciareun’economia sempre più comatosa. E questo è solo il primo passo di quello che ci è stato promessoe già ampiamente anticipato. Le dichiarazioni dello stesso Mario Monti spiegano i prossimi puntiprogrammatici di questo governo: il macigno che schiaccerà definitivamente lavoratori dipendenti,pubblici e privati, arriverà in primavera, quando verrà varata una grande manovra che metterà indiscussione tutte le conquiste ottenute dai lavoratori e dai sindacati per decenni, andandocompletamente a riformare il mercato del lavoro. Qualche piccola anticipazione ci è arrivata dalcontenuto dell’accordo Marchionne, il cui allargamento a tutti gli stabilimenti Fiat è previsto per Gennaio 2012: a partire dal primo del mese, 86.200 lavoratori del gruppo Fiat avranno un nuovoaccordo, grazie all’intesa firmata tra Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Capi e Quadri Fiat.L’accordo prevede in particolare l’aumento di 80 ore di straordinario, l’aggiunta del sabato comegiornata lavorativa, l’accorciamento della pausa pranzo da 40 a 30 minuti, e la sostituzione delle RSUcon le RSA (Rappresentanti Sindacali Aziendali) che saranno nominati esclusivamente tra i sindacatifirmatari dellaccordo (dal quale è esclusa la FIOM).Il piano è chiaro ormai da tempo: aumentare la produttività di ogni singolo lavoratore, riducendo alminimo la democrazia sindacale, eliminando di fatto ogni possibilità di rivendicazione da parte deglioperai. L’accordo Marchionne è però solo il preludio di quello che verrà esteso su ogni posto dilavoro, dove lo sfruttamento e la precarizzazione aumenteranno ulteriormente, e dove le conquistesindacali saranno un miraggio da ammirare sui libri di storia. Tutto questo in nome di quellaresponsabilità nazionale che ci propinano come principale valore che ogni cittadino deve assumereper poter uscire dalla crisi più tremenda in cui il capitalismo sia mai incorso, una crisi che ha finito per arricchire i soliti dirigenti, imprenditori e politicanti, e che ora fanno pagare proprio a chi dellemirabolanti cifre speculate negli anni, non ha visto neanche un centesimo.La borghesia italiana ha trovato quindi le modalità con le quali salvaguardare i propri profitti eprivilegi, eliminando ogni possibilità di democrazia reale nell’intero paese, insediando a capo delgoverno personaggi privi di alcun tipo di consenso popolare.Di fronte ad uno scenario simile è la situazione in cui versa il movimento operaio in Italia (così comein gran parte del resto d’Europa) è tutt'altro che rosea. La frammentazione del fronte di classe haraggiunto i massimi storici, non permettendo ad alcuno di incanalare una rabbia sempre più forte egeneralizzata, consentendo esclusivamente giornate campali come le date del 14 Dicembre e del 15Ottobre, puntando come spesso negli ultimi anni solo ed esclusivamente alla costruzione di giornatedall’enorme impatto mediatico, ma che non lasciano alcunché nei percorsi quotidiani che ogni realtàin lotta costruisce. Come abbiamo già ribadito più volte, se da parte della borghesia c’è un’unitàd’intenti che supera le varie differenze e ne ricompatta il fronte garantendo l’assalto più volte descrittoche stiamo subendo, dall’altra si continua a vedere un andare avanti alla cieca, senza alcuna meta oobiettivo, non riuscendo neanche minimamente a superare un settarismo che non permette
 
eventualmente di unire anche solo sommandole, le varie forze cosiddette di classe. Ne sono unesempio ancora vivo nei nostri occhi le giornate di mobilitazione a Pomigliano d’Arco, fuori i cancellidella FIAT, in opposizione alla kermesse organizzata da Sergio Marchionne per presentare la nuovapanda. Ancora una volta nessuna sigla sindacale è riuscita a capitalizzare il decennale lavoro di lottaportato avanti nella fabbrica, riuscendo a garantire solo minimamente lo svolgimento dellacontestazione, a causa dei continui e ripetuti scontri tra le varie sigle partecipanti.Proprio per questo è fondamentale sottolineare anche da parte nostra la centralità che ha e deveavere il percorso che sta nascendo a Napoli e in Campania del Coordinamento Regionale per ilLavoro. Il percorso del coordinamento nasce tempo addietro e ultimamente è riuscito a mettere inpiedi un lavoro di unità e collaborazione tra le varie realtà aderenti, che comprendono movimentisociali in lotta, vertenze lavorative, gruppi politici e sindacati. La prima assemblea pubblica dipresentazione delle varie realtà aderenti, tenutasi il 20 Dicembre nell’aula magna della facoltà diIngegneria, ha visto un’aula stracolma (più di 400 partecipanti) dove hanno preso la parola le piùsvariate realtà: dagli operai dell’Irisbus di Avellino ai disoccupati di Banchi Nuovi e dei precari Bros,dai lavoratori della Sepsa agli operai della FIOM di Pomigliano, per non citare tutte quelle vertenzesul lavoro esplose in Campania nell’ultimo mese come quelle dell’Astir, dell’Arpac o della Sis.Come Laboratorio Politico Iskra ci siamo posti fin dai primi incontri preparatori dell'assemblea tra ipromotori di questo percorso, poiché esso, se verrà portato avanti da tutte le sue componenti conconvinzione e con capacità di superare le rispettive logiche di parrocchia, può esprimere una forzad’urto non indifferente. L’unità dei vari soggetti in lotta c'è già nei fatti: gran parte dei promotori delcoordinamento sono protagonisti di vertenze che vedono come loro comune controparte la regioneCampania, e negli ultimi mesi sono riusciti ad esprimere forme di conflittualità anche molto radicali.Tuttavia, sin quando queste lotte si svilupperanno in maniera slegata l'una dall'altra, la controparteistituzionale e padronale continuerà gioco facile, secondo il più classico schema del “divide et impera”.I primi passi mossi dalle realtà aderenti a questo percorso ci lasciano ben sperare sulla praticabilità diun concreto cambio di marcia: se è vero che la drammaticità della situazione attuale ci impone distringere i tempi e rilanciare la lotta unitaria già nei prossimi giorni, siamo al tempo stesso convintiche questo percorso non possa e non debba ridursi alla riproposizione di singole scadenze unitarie ogiornate dal semplice carattere mediatico, ma deve in primo luogo rappresentare un momento diconfronto permanente ed orizzontale tra le vertenze e le realtà in lotta, in secondo luogo unostrumento di agitazione e di intervento diretto capace di coinvolgere anche chi non è ancora in lotta.In sostanza pensiamo che occorra un percorso che parta dall'immediato ma sia capace di guardare inprospettiva, che si ponga sin da ora l'obiettivo di assediare quotidianamente i palazzi della Regione,del Comune e della Provincia, ma che nel caso in cui riterremo di non avere di fronte degliinterlocutori validi, sia capace di portare questo percorso di lotta fino ai palazzi del potere nazionale aRoma.La piazza il 15 Dicembre, che come Laboratorio Politico Iskra abbiamo contrbuito a costruire, el'approvazione popolare con cui sono state accolte iniziative di lotta quali il blocco dei tornelli dellastazione della cumana di Montesanto e della cassa dei ticket dell’Ospedale Pellegrini, è stata il primosegnale tangibile di come l’attuale governo, come tutto questo sistema economico e sociale, nonabbia alcun consenso da parte dei proletari, e che questi ultimi spesso per mobilitarsi hanno solobisogno di trovare un punto di riferimento credibile nel quale veicolare la propria rabbia e sfiducia neiconfronti dello stato attuale di cose: i movimenti di lotta napoletani, che a sole due settimanedall’insediamento del nuovo governo sono scesi in piazza per contestare immediatamente le manovrevarate da Monti e dal suo manipolo di esecutori, hanno ora di fronte il compito, impegnativo mairrinunciabile, di colmare questo vuoto.
“Contribuire allo sviluppo politico e all’organizzazione politica della classe operaia: ecco il nostrocompito principale e fondamentale. Chiunque respinga questo compito in secondo piano,s’incammina per una via sbagliata e arreca un grave pregiudizio al movimento.” (Lenin, Che Fare?)
Laboratorio Politico Iskra

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