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Eugenio Montale

Eugenio Montale

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EUGENIO MONTALE
e IL CORRELATIVO OGGETTIVO, di Francesca De SantisIl 1916, anno in cui esce la raccolta “Ossi di Seppia” , è lo stesso anno della pubblicazione del “Porto Sepolto” diUngaretti. Tuttavia, fra i 2 modi contemporanei di fare poesia, intercorrono delle differenze; se Ungaretti ricorre alladistruzione del verso tradizionale, Montale invece lo elabora in modo originale. Ungaretti vuole mettere in evidenzal’importanza di ogni singola parola perché vede in essa la possibilità di raggiungere l’assoluto:per questo i suoi versidiventano frammentari, brevi, a volte formati anche da una singola parola.Montale invece ritiene che la parola non possa arrivare immediatamente all’assoluto ma che invece debba primaconfrontarsi inesorabilmente con la realtà. Per questo, l’utilizzo dell’analogia intesa in senso simbolista e adoperatada Ungaretti, non può essere impiegata: nell’analogia infatti, si esprimono sensazioni indefinite e indeterminateaccostando fra loro realtà antitetiche e lontanissime. La parola di Montale al contrario, indica con precisione oggettidefiniti, stabilendo fra loro trame e legami.La poetica di Montale è quindi una “poetica delle cose”: alle realtà generiche ed astratte dei simbolisti, il poetacontrappone il colore e il sapore dei suoi “Limoni”(poesia che infatti può essere definita il manifesto della poeticaMontaliana). Se nell’analogia spesso i 2 termini di paragone sembrano entrambi infiniti, in Montale invece si notasubito che uno fra essi è un ente concreto ritrovabile nella realtà quotidiana. Gli oggetti divengono degli emblemi incui è trascritto in modo oscuro il destino dell’uomo.Si parla in Montale di “correlativo oggettivo” in quanto anche i concetti e i sentimenti più astratti trovano la loroespressione (si “correlano”) in oggetti ben definiti e concreti.Questo procedimento erastato utilizzato da Eliot, poeta di cui lo stesso Montale aveva tradotto delle poesie. SecondoEliot, il correlativo oggettivo consiste nello “spersonalizzare sentimenti e idee attraverso una catena di oggetti o dieventi”Il correlativo oggettivo di Montale può essere inoltre definito come un procedimento vicino all’allegoria Dantesca inquanto tutti gli elementi della natura posso rappresentare condizioni spirituali e morali (proprio come le tre Fiere diDante nell’Inferno): se nella Commedia, l’allegoria trova una completa risoluzione nella menta divina, nella poeticadi Montale, il correlativo oggettivo è espressione della condizione di dolore in cui l’uomo vive.La poesia di Montale non dice cosa sia la realtà e quale sia la sua essenza assoluta perché è impossibile da scoprire:essa riflette infatti una realtà cifrata e inconoscibile. La poesia di Montale è quindi la poesia della conoscenza innegativo:“Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,si qualche storta sillaba e secca come un ramoCodesto solo oggi possiamo dirti,ciò che non siamo,ciò che non vogliamo”“Non chiederci la parola”Tuttavia la poesia conserva la sua utilità in quanto testimonianza del continuo cercare e interrogarsi dell’uomo difronte al suo destino.Un chiaro esempio del correlativo oggettivo e della visione del mondo di Montale ci è offerto dalla poesia “Il maledi vivere”Spesso il male di vivere ho incontratoera il rivo strozzato che gorgogliaera l'incartocciarsi della fogliariarsa, era il cavallo stramazzato.Bene non seppi, fuori del prodigioche schiude la divina Indifferenza:era la statua nella sonnolenzadel meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.Il poeta riconosce, in alcuni elementi della natura, il dolore e la sofferenza che fanno parte del destino dell’uomo eche si manifestano in ogni cosa sotto gli occhi impietosi della “Divina indifferenza”.
 
Eugenio Montale nasce a Genova nel 1896, studiada ragioniere, partecipa come sottotenente alla prima guerra mondiale. Dopo la guerra entra incontatto con il gruppo torinese di Piero Gobetti per il quale pubblica nel 1925 “Ossi di seppia”, la sua prima raccolta di poesie. Montale firma ilmanifesto antifascista elaborato da Croce e nel1927 si trasferisce a Firenze e comincia acollaborare alla rivista “Solaria”. Nel 1929 divieneil direttore del gabinetto letterario “Viessaux”, maviene destituito nel 1938 perché non iscritto al partito fascista. Durante la guerra aderisce al CLN.e al Partito d’azione e ospita nella sua casaUmberto Saba e Carlo Levi perseguitati per motivirazziali. Nel 1949 viene pubblicata “La bufera ealtro”. Dopo un lungo silenzio, nel 1971, esce laraccolta poetica “Satura” e nel 1975 riceve ilPremio Nobel per la letteratura, pronunciando, presso l’Accademia di Svezia, il discorso “E’ancora possibile la letteratura?”. Muore a Milanonel 1981.
All'inizio degli Ossi di seppia, questapoesia costituisce nel contenuto, nellinguaggio e nei modi stilistiche losottendono, la prima messa a punto diuna poetica "in fieri", con caratteri giàben delineati. In questo senso lapolemica contro i poeti laureati, conquella sua ambivalenza di toni e diconcetti tra l'uso compiaciuto di unaterminologia rara e preziosa e il rifiutodi una simile maniera di poetare, sipresenta con il doppio valore di sceltaletteraria e di indicazione biograficaprecisa. "L'inizio - scrive Solmi -contiene, implicitamente, un'ars poeticache è, nel suo fondo, quella dellagrande fase moderna della poesia che sisuol chiamare con termineDecadentismo. Nel rifiutare lapredilezione dei luoghi comuni dellapoesia aulica è contenuto il rifiuto diogni aulicità...". Cosí anche i residuicrepuscolari e dannunziani ancoraavvertibili nel linguaggio (nel profumoche dilaga / quando il giorno piúlanguisce, rami amici, dolcezzainquieta) sono poi riscattati e capovoltinella ricerca di una verità, di unadimensione umana nuova che penetri ilsegreto delle cose e liberi l'individuodall'oppressione e dal soffocamento chelo minacciano nelle città rumorose dovel'azzurro si mostra soltanto a pezzi, inalto, tra le cime.(da "Tutte le opere" a cura di GiacintoMeglio se le gazzarre degli uccellisi spengono inghiottite dall' azzurro:piú chiaro si ascolta il susurrodei rami amici nell' aria che quasi non simuove,e i sensi di quest' odoreche non sa staccarsi da terrae piove in petto una dolcezza inquieta.Qui delle divertite passioniper miracolo tace la guerra,qui tocca anche a noi poveri la nostra partedi ricchezzaed é l' odore dei limoni.Vedi, in questi silenzi in cui le coses' abbandonano e sembrano vicinea tradire il loro ultimo segreto,talora ci si aspettadi scoprire uno sbaglio di Natura,il punto morto del mondo, l' anello che nontiene,il filo da disbrogliare che finalmente cimettanel mezzo di una veritàLo sguardo fruga d' intorno,la mente indaga accorda disuniscenel profumo che dilagaquando il giorno piú languisce.Sono i silenzi in cui si vedein ogni ombra umana che si allontanaqualche disturbata DivinitàMa l' illusione manca e ci riporta il temponelle città rumorose dove l' azzurro simostrasoltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.La pioggia stanca la terra, di poi; s' affolta

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