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38145520 Oscar Wilde Il Ritratto Di Dorian Gray

38145520 Oscar Wilde Il Ritratto Di Dorian Gray

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06/28/2013

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I
Lo studio era intriso d'uno splendido odore di rose, e quando la lieve brezza estiva frusciavatra gli alberi del giardino, dalla porta aperta penetrava il pesante profumo delle serenelle, oquello più delicato dei rosaspini.Sdraiato nell'angolo di un divano coperto di stoffe persiane, e fumando, secondo la suaabitudine, un numero indefinito di sigarette, Lord Henry Wotton poteva vedere i fiori diun'acacia, colorati e dolci come il miele, quei rami fragili che pareva potessero appenasopportare una bellezza tanto splendida; e di quando in quando l'ombra fantastica di unuccello volante si proiettava e scorreva sulle pesanti tende di seta, con una specie difuggitivo effetto giapponese, facendogli ricordare quei pittori di Tokio, dal viso di giadapallida, che pur servendosi d'un'arte necessariamente statica, cercano di rendere il sensodella velocità e del moto. Il cupo ronzio delle api che si muovevano tra le lunghe erbe nonfalciate del prato, o rotavano monotonamente attorno agli stami dorati dei caprifogli,rendeva ancor più opprimente la immobilità dell'ora. Lo strepito di Londra pareva lavibrazione delle note basse di un organo lontano.In mezzo alla camera, su un cavalletto, era il ritratto a figura intera di un giovane disingolare bellezza; di fronte, poco lontano, sedeva l'autore; il pittore, Basil Hallward, la cuiimprovvisa scomparsa alcuni anni or sono suscitò tanto interesse nel pubblico, e originòmolte strane congetture.Mentre il pittore considerava la forma preziosa e piacente che aveva creato sulla tela, unsorriso gli illuminò il volto, e parve cristallizzarsi. Ma improvvisamente egli si alzò in piedi,e, chiusi gli occhi, si pose le dita sulle palpebre, come per trattenere nella fantasia un sognocurioso dal quale temeva di risvegliarsi.
 
«È il vostro più bel lavoro, la migliore opera che abbiate mai fatto, Basil» disse Lord Henrylanguidamente. «Dovete mandarla al Grosvenor l'anno venturo. L'Accademia è troppo vastae volgare. Il Grosvenor è il solo locale adatto a un'esposizione.»«Non credo che lo esporrò mai» disse l'altro, gettando il capo all'indietro in un particolareatteggiamento che faceva tanto sorridere i suoi amici d'Oxford. «No, non lo esporrò.»Lord Henry aggrottò le sopracciglia, e lo guardò stupefatto a traverso le sottili volute difumo azzurro che si svolgevano in fantastiche spire dalla sua greve sigaretta oppiata. «Nonlo esporrete? E perché mai, mio caro Basil? Avete ragioni particolari per far questo? Sietestranissimi individui voi pittori. Fate tutto il possibile per farvi un nome; e quando l'aveteconquistato par che cerchiate di perderlo. Questo è assurdo da parte vostra; al mondo nonc'è che una cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé. Un ritratto simile viaprirebbe molta strada tra i giovani d'Inghilterra, e riempirebbe i vecchi di gelosia, ammessoche i vecchi siano sensibili a una passione.»«Sapevo che avreste riso di me» egli rispose, «ma, proprio, non posso esporlo. Vi horinchiuso troppo di me stesso.»Lord Henry si abbandonò sul divano e rise.«Sì, lo sapevo che avreste detto così; ma, comunque, è vero. Troppa parte di voi stesso.Davvero, io non sapevo che poteste essere così vanitoso; e non riesco a scorgeresomiglianza alcuna tra voi, il vostro viso delineato e forte, i vostri capelli neri come ilcarbone, e questo giovane Adone che par fatto d'avorio e di petali di rosa. Ma, mio caroBasil, quello è Narciso, e voi – senza dubbio avete un'espressione intelligente, ed altri pregisimili – ma la bellezza, la bellezza vera finisce dove comincia l'espressione dell'intelligenza.L'intelligenza pura, è una ipertrofia, e distrugge l'armonia di ogni viso. Dal momento in cuiuno si mette a pensare, diviene o tutto naso, o tutta fronte; certamente brutto. Guardate gliuomini che hanno fatto strada in una professione culturale. Sono decisamente brutti! Trannenaturalmente gli uomini di Chiesa. Gli uomini di Chiesa però, non pensano. A ottant'anni unvescovo continua a dire ciò che gli fu insegnato quando ne aveva diciotto, e naturalmenteconserva sempre un aspetto piacente. Il giovane misterioso amico, di cui non mi avete maidetto il nome, ma il cui ritratto mi interessa profondamente, non pensa mai. Ne sono certo. Èuna creatura irragionevole, bellissima, che dovrebbe sempre esserci vicino in inverno,quando non abbiamo fiori da guardare, e in estate, quando abbiamo bisogno di qualche cosache ecciti il nostro spirito. Non illudetevi, Basil; non gli assomigliate punto.»«Voi non mi capite, Henry. Senza dubbio io non gli assomiglio; questo lo so bene. Del restoassomigliargli non mi farebbe piacere. Alzate le spalle? Dico la verità. C'è una fatalità cheincombe sopra ogni nobiltà di corpo o di spirito, la stessa fatalità che nella storia pare inagguato sul cammino dei re. È meglio non essere diversi dal proprio simile. Il brutto el'idiota godono la parte migliore del mondo. Possono mettersi comodamente a sedere, eassistere allo spettacolo. Se non potranno mai godere della vittoria, tuttavia è risparmiataloro la coscienza della sconfitta. Vivono come ognuno di noi dovrebbe vivere,imperturbabili, indifferenti e senza inquietudini. Non fanno male agli altri, né gli altri ne
 
fanno a loro. La vostra nobiltà e la vostra ricchezza, Harry; il mio spirito, qualunque essosia, e la mia arte, per quel tanto che può valere; la bellezza di Dorian Gray – sono doni deglidèi; ma proprio per causa loro noi tutti soffriremo terribilmente.»«Dorian Gray? È questo il suo nome?» chiese Lord Henry e si avvicinò a Basil.«Sì, questo è il suo nome. Non volevo dirvelo.»«E perché?»«Non saprei spiegare. Quando una persona mi piace infinitamente non rivelo mai il suonome. Mi parrebbe di perderne una parte. Mi sono abituato ad amare in segreto. Credo chequesta sia la sola cosa che possa farci sembrare misteriosa e meravigliosa la vita moderna.Le cose più comuni divengono deliziose, se appena si sappia nasconderle. Quando parto daLondra non dico mai dove vado. Se lo facessi, perderei tutto il mio piacere. È un'abitudineassurda, ne convengo, ma in questo modo ci si illude di attribuire qualche senso romanzescoalla vita. Pensate che io sia un po' sciocco, nevvero?»«Niente affatto» rispose Lord Henry. «Niente affatto, mio caro Basil. Non dimenticate chesono sposato, e che tra le cose più attraenti del matrimonio, c'è questa: rendereassolutamente necessaria ai coniugi una vita d'inganni. Non so mai dove sia mia moglie, emia moglie non sa mai quel che io faccia. Quando ci vediamo – capita a volte che ciincontriamo, o invitati allo stesso pranzo, o dal duca – ci diciamo le cose più assurde con lamaggior serietà. Mia moglie è bravissima in questo, molto migliore di me. Ha una esattamemoria delle date, mentre io le confondo tutte. Ma anche quando mi sorprende in apertacontraddizione con me stesso, non mi fa scene, di nessun genere. Vorrei qualche volta cheme ne facesse. Ma invece si limita a ridere di me.»«Detesto il modo col quale parlate della vostra vita coniugale, Harry» disse Basil Hallward,dirigendosi verso la porta che conduceva al giardino. «Vi credo un ottimo marito, mavergognoso delle vostre virtù. Siete un curioso individuo. Non dite mai una cosa morale, enulla fate mai di male. Il vostro cinismo è una posa.»«La naturalezza è una posa; e la più irritante che io conosca» esclamò Lord Henry, ridendo,e i due giovani uscirono assieme nel giardino, e sedettero su una panca di bambù, all'ombradi un cespuglio di alloro. Il sole si rifletteva sulle foglie polite. Le margherite biancheoscillavano tra l'erba.Passò qualche tempo. Lord Henry guardò l'orologio.«Mi dispiace dovermene andare, Basil» mormorò «ma prima d'andarmene, vorrei cherispondeste alla domanda che vi feci poco fa.»«Quale?» chiese il pittore, tenendo gli occhi a terra.«Lo sapete benissimo.»

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