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Riassunto: John Locke

Riassunto: John Locke

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Published by Federica Angioni
JOHN LOCKE
1. L'empirismo inglese e il suo fondatore
2. Ragione ed esperienza
3. Le idee semplici e la passività della mente
4. L'attività della mente e le idee
5. La conoscenza e le sue forme
6. La politica
7. Tolleranza e religione
JOHN LOCKE
1. L'empirismo inglese e il suo fondatore
2. Ragione ed esperienza
3. Le idee semplici e la passività della mente
4. L'attività della mente e le idee
5. La conoscenza e le sue forme
6. La politica
7. Tolleranza e religione

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Published by: Federica Angioni on Apr 12, 2012
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Angioni Federica, IV FLocke
Capitolo 3:LOCKE
1.L'empirismo inglese e il suo fondatore
La tradizione indica Locke come il fondatore del cosiddetto “empirismo inglese”, ossia di quellacorrente della filosofia moderna che si sviluppa tra il Seicento e il Settecento, e che risulteràessere una delle componenti di fondo dell'Illuminismo.Dal punto di vista filosofico, l'empirismo è caratterizzato dallateoria della ragione come uninsieme di poteri limitati dall'esperienza; per esperienza si intende l'origine e la fonte delprocesso conoscitivo (aspetto che si ricollega a tutta la tradizione anti-innatistica della filosofiaoccidentale), e il criterio di verità o lo strumento di certificazione delle tesi dell'intelletto (aspettopiù originale dell'empirismo moderno).L'empirismo tende ad assumere unatteggiamento limitativo e critico nei confronti dellepossibilità conoscitive dell'uomoe a seguire unindirizzo anti-metafisicoche respinge dalla filosofia tutti i problemi riguardanti realtà cui l'uomo non può accedere con gli strumenti mentaliche possiede.Dall'empirismo inglese, a cominciare da Locke, scaturisce quelconcetto della filosofia comeanalisi del mondo umanoche sarà proprio dell'Illuminismo.Nel 1687 e nel 1690 Newton e Locke pubblicarono due opere che costituirono per il secolodell'Illuminismo un punto di riferimento fondamentale; queste erano strettamente connesse tradi loro: la filosofia di Locke, infatti, è da un lato la giustificazione dei procedimenti scientifici cheavevano permesso a Newton le sue scoperte, dall'altro lato rappresenta la rielaborazioneoriginale dei nuovi ideali scaturiti dalla Rivoluzione inglese. John Lockenacque nel 1632 a Wrington, e visse gli anni della giovinezza in un periodo segnatodalla prima rivoluzione e dalla decapitazione di Carlo I. Egli studiò all'Università di Oxford e, dopoaver conseguito il grado di maestro delle arti, fu chiamato a insegnare nella stessa università.Cominciò, inoltre, ad occuparsi di medicina e studi naturali, e di problemi economici e politici.Entrò a far parte della vita politica attiva quando cominciò a lavorare al fianco di Lord Ashley. Acausa della condanna per alto tradimento di quest'ultimo, Locke cadde in sospetto e si recò involontario esilio in Olanda. Qui, dopo aver preso parte ai preparativi della spedizione di Guglielmod'Orange e della moglie Maria, tornò con essi in Inghilterra. In questi anni la sua attività letterariasi fece più intensa: nel 1690 comparve finalmente il
Saggio sull'intelletto umano
. Locke morì nel1704.
2.Ragione ed esperienza
Secondo Locke, la ragione:
non è unica o uguale in tutti gli uomini, perchè essi ne partecipano in misura diversa;
non è infallibile, perchè le idee sono limitate o non possono concatenarsi tra di loro percomporre dei ragionamenti, e percpuò essere ingannata da falsi principi o dallinguaggio di cui necessita per esistere;
non può ricavare da sé idee e principi; questi devono essere ricavati dall'esperienza che,comunque, ha i suoi limiti e le sue condizioni.Sebbene sia debole e imperfetta, la ragione è l'unica guida di cui l'uomo dispone per orientarsinei campi della morale, della politica e della religione.Locke era dell'idea che, prima di affrontare problemi strettamente filosofici, fosse necessarioesaminare le capacità dell'uomo, constatare quali fossero i suoi limiti e il suo possibile campod'azione.Si può dire che con l'opera
Il saggio sull'intelletto umano
è nata la prima indagine critica dellafilosofia moderna diretta a stabilirequali siano le effettive possibilità e gli effettivi limitidell'uomo.L'uomo ha dei limiti poiché la sua ragione ha dei limiti; quest'ultima ha dei limiti in quanto sifonda sull'esperienza, anch'essa limitata. La ragione, controllata dall'esperienza, impedisceall'uomo di affrontare tutti quei problemi che sono al di là delle sue capacità, ad esempio quellidella metafisica.
3.Le idee semplici e la passività della mente
Liceo Scientifico G. Brotzu1Anno scolastico 2011 - 2012
 
Angioni Federica, IV FLocke
Locke fa partire la sua indagine dalla convinzione che l'oggetto della nostra conoscenza siano leidee.Il primo limite che Locke introduce è quello secondo il qualele idee derivano esclusivamentedall'esperienza; esse, quindi, non sono spontanee creazioni dell'intelletto, ma bensì il frutto dellapassività di quest'ultimo di fronte alla realtà.Locke suddivide le idee in:
idee di sensazione: derivano dalsenso esterno, ovvero dalla realtà esterna delle cose naturali. Le idee di sensazione sono semplicemente sensazioni (il caldo, l'amaro..) o ingenerale tutte le qualità che attribuiamo alle cose.
idee di riflessione: derivanosenso interno, ovvero dalla realtà interna del suo spirito. Idee si riflessione sono il dubbio, il ragionamento, o comunque tutte quelle idee che siriferiscono a operazioni del nostro spirito.Locke, rimando fedele al principio cartesiano secondo il quale avere un'idea significa percepirla,arriva a criticare l'innatismo. Le idee non ci sono quando non sono pensate; per cui ,per l'idea,esistere significa essere pensata. Le idee innate dovrebbero esistere in tutti gli uomini, quindianche nei bambini, begli idioti, nei selvaggi; ma poiché da queste persone non sono pensate,esse non esistono in loro, perciò non possono considerarsi innate.Locke fa unaclassifica, ovvero un inventario, delle idee:
idee semplici: ci sonofornite dall'esperienza;
idee complesse: sonoprodotte dal nostro spiritomediante l'unione di varie idee semplici. L'intellettoumano presenta un limite insuperabile:non è in grado di creare o distruggere un'idea semplice non derivante dall'esperienza. Ignorare questo limite, secondo Locke, significaabbandonarsi a sogni utopici.Su questa base Locke distingue la sensazione stessa dalla qualità della cosa che la produce innoi; non ogni idea o sensazione è la copia o immagine di una qualità oggettiva. A tale propositoegli riprende la distinzione tra qualità oggettive (chiamate anche qualità primarie) e soggettive(chiamate anche qualità secondarie).
4.L'attività della mente e le idee
Nel ricevere le idee semplici lo spirito è puramente passivo: diventaattivo quando riunisce eorganizza in varie modotaliidee. Questa attività dello spirito può dare origine a idee complesse o a idee generali. Le idee generali possono essere divise in tre categorie:
modi: sono idee che non esistono di per sé; sono una sorta di “etichetta” utilizzata perindicare un insieme di cose;
sostanze: sono idee che esistono di per sé (uomo, pecora..);
relazioni: sono le idee che scaturiscono dal mettere a confronto più idee.Considerando che varie idee semplici sono costantemente unite tra loro, la nostra mente leconsidera come un'unica idea semplice; e poiché la mente non riesce ad immaginare comeun'idea semplice possa esistere di per sé, si abitua a supporre un qualche
substratum
che ne siala base. Locke afferma che tale substratum, pur essendo una sorta di sostegno sconosciuto, èl'idea alla quale noi diamo il nome generale disostanza. Ciò vale sia per lasostanza corporea, sia per lasostanza spirituale: la prima è è il substrato sconosciuto delle qualità sensibili, la secondaè il substrato sconosciuti delle operazioni dello spirito. Tuttavia il concetto di sostanza è estraneo all'empirismo, e potrà avere una nuova impostazione,molto diversa da quella tradizionale che Locke critica, solo nella dottrina di Kant.L'attività dello spirito si manifesta anche nel porre o nel riconoscere le relazioni. L'intelletto,infatti, non si limita ma a considerare una cosa nel suo isolamento, ma procede sempre ariconoscere i rapporti in cui essa sta con le altre. Nascono così le relazioni e i nomi relativi con cuisi indicano le cose che sono poste in relazione. Tra le relazioni sono fondamentali quellicausa edeffetto, e diidentitàediversità; a proposito di queste ultime Locke affronta il problema dell'identità di persona.Egli scorge tale identità nellacoscienza che accompagna gli stati o i pensieriche si succedononel nostro interno. L'uomo non solo percepisce, ma percepisce di percepire: tutte le suesensazioni e percezioni sono accompagnate dalla coscienza che è il suo io a sentirle o percepirle.Questa coscienza fa in modo che le varie sensazioni e percezioni costituiscano un unico io, ed èperciò il fondamento dell'unità della persona.
Liceo Scientifico G. Brotzu2Anno scolastico 2011 - 2012
 
Angioni Federica, IV FLocke
L'attività dello spirito si manifesta anche nella formazione di idee generali. Queste non indicanoalcuna realtà, ma sono soltanto segni delle cose particolari. I nomi generali sono segni delle ideegenerali, e le idee generali sono segni di un gruppo di cose particolari, tra le quali è possibilericonoscere una certa somiglianza. Alle idee generali corrisponde quindi solo un certo rapporto disomiglianza tra le cose particolari. Non c'è una realtà particolare “uomo”; il nome, l'idea generaledi uomo sono segni di quegli esseri ai quali, date le loro somiglianze, noi appunto riferiamo iltermine “uomo”. E' questa sostanzialmente la dottrina nominalistica.
5.La conoscenza e le sue forme
L'esperienza fornisce il materiale della conoscenza, ma non è la conoscenza stessa; questaconsiste nellapercezione di un accordo o di un disaccordo delle idee tra di loro. Come tale, laconoscenza può essere di vari tipi:
conoscenza intuitiva: quandol'accordo o il disaccordodi due idee èvisto immediatamentee in virtù di queste idee stesse, senza l'intervento di altre idee (adesempio si percepisce immediatamente che il bianco non è nero). Questa conoscenza è lapiù chiara e certa che l'uomo posa raggiungere ed è quindi ilfondamento della certezza edell'evidenza di ogni altra conoscenza;
conoscenza dimostrativa: quandol'accordo o il disaccordodi due idee non è percepito immediatamente maviene reso evidente mediante l'uso di idee intermedie, chiamareprove”. La conoscenza dimostrativa consiste evidentemente in unacatena di conoscenze intuitive: infatti, ogni passo di un ragionamento che tende a dimostrare la relazione di dueidee apparentemente lontane tra loro è fatto mettendo in rapporto queste due idee conidee intermedie che a loro volta sono tra loro in rapporto intuitivo. La certezza delladimostrazione, quindi, si fonda su quella dell'intuizione. Ma specialmente nell lunghedimostrazioni, quando le prove sono più numerose, l'errore diventa possibile, per cui laconoscenza dimostrativa è molto meno sicura di quella intuitiva;
conoscenza delle cose esistenti al di fuori delle idee. Dall'impostazione della dottrina diLocke sorge un problema: in che modo si può giungere a conoscere una realtà diversadalle idee? Secondo Locke è certo chela conoscenza è vera solo se c'è una conformità trale idee e le cose reali. Ma come può essere verificata questa conformità, se le cose reali cisono conosciute solo attraverso le idee?Ci sonotre ordini di realtà, e altrettanti modi di giungere alle loro rispettive realtà:
L'io: lo conosciamo attraverso l'intuizione. Riprendendo ilprocedimento di Cartesio, Locke afferma che io penso, ragiono, dubito e con ciò intuiscono la mia esistenza enon posso dubitare di essa;
Dio: lo conosciamo attraverso ladimostrazione. Riprendendo laprova causaledella tradizione, Locke afferma che il nulla non può essere stato prodotto dal nulla; sequalcosa c'è, significa che è stata prodotta da un'altra cosa, e non potendo risalireall'infinito, si deve ammettere un essere eterno che ha prodotto ogni cosa. Poichéquesto essere rappresenta la fonte di ogni potenza e di ogni intelligenza, saonnipotente e onnisciente. Questo essere è Dio.
Lecose: le conosciamo attraverso la sensazione, precisamente attraverso lasensazione attuale. Sebbene non ci sia alcun rapporto necessario tra l'idea e la cosa acui si riferisce, in quanto l'idea potrebbe esserci anche se non ci fosse la cosa, il fattoche noiriceviamo attualmente l'idea dell'esternoci fa conoscere che qualcosa esistein questo momento al di fuori di noi e produce in noi l'idea. Secondo Locke, a garantirela realtà esterna delle cose, basta la certezza dell'esistenza della cosa che produce innoi la sensazione. Unafiducia nelle nostre facoltàè indispensabile dal momento chenon possiamo conoscere queste stesse facoltà se non utilizzandole. Lacertezzache lasensazione attuale ci dell'esistenza delle cose, pur non essendo assoluta, èsufficiente per tutti gli scopi umani. Locke, tuttavia, ritiene che essa possa essereconfermata da alcune ragioni:
le sensazioni sono prodotte da cause esterne che colpiscono i nostri sensi: se cimanca l'organo di senso, infatti, le idee vengono meno;
le idee sono prodotte da cause esterne in quanto noi non possiamo evitare cheesse siano prodotte dal nostro spirito;
Liceo Scientifico G. Brotzu3Anno scolastico 2011 - 2012

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