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Per Amore Di Altro - Boella Buttarelli

Per Amore Di Altro - Boella Buttarelli

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Categories:Types, Research, Science
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01/22/2013

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Per amore di altro
L’empatia a partire da Edith Stein
Laura BoellaAnnarosa Buttarelli
Introduzione
L’imbarazzo pprofondo, la sfida psottilmente evitata è, oggi,l’incontro/conflitto con “altro”. È sempre più frequente leggere l’allarme per la“scomparsa” della comprensione di ciò che accade all’altro. L’altro, l’altrarimane il desiderio e la mancanza più profonda; l’altro, l’altra è l’idolopadroneggiato dalla scienza, dalla tecnica, dall’economia in un mondo che nonvuole più avere confini. Le fondamentali esperienze della condizione umana – leguerre, la religione, la politica, l’amicizia, l’amore, la poesia, la natura e le suecatastrofi – richiedono, per essere vissute e comprese, un’unica cosa: che ilsenso che ciascuna/o dà a esse abbia un significato nel linguaggio dell’altro, chelo sguardo dell’altro abbia rilevanza e fondatezza e sia implicato in ciò cheaccade. Politiche di intervento umanitario, regime della comunicazione sociale,regolazione delle relazioni tra i sessi oggi mirano programmaticamente allatutela dell’alterità, alla messa in circolo di differenze e diversità, all’emozionedell’incontro. Queste intenzioni producono in realtà fallimenti e cancellazionidell’alterità. Domina l’insensibilità verso l’altra/o, l’arroccamento in un’identitàpresunta, immaginaria, il blocco in un’identità con se stessi che è rinuncia,abdicazione a quanto costituisce propriamente l’essere umano. Ciò vuol direanche non saper scavare lo spazio dell’alterità, non consentire al suo accadereanche ove vi sia eccessiva vicinanza, somiglianza enfatizzata, immedesimazioneemotiva, fare corpo.Nel secolo in cui l’esperienza del dolore si è rivelata più radicale del culto dellamorte e della corrispettiva lotta della scienza per sconfiggerla, ciò che è venuto amancare è il piacere dell’apertura all’altro. Si può imparare dal dolore, certo, ma
 
solo superando il suo mutismo e la sua inespressività. La gioia ha già parole,vuole essere condivisa.Nel cuore del ‘900 l’esperienza mistica è tornata a parlare a donne e uomini: ilsentimento della presenza immediata della trascendenza dell’essere è di nuovosentito come il modo più radicale per arrivare al centro di sé. Eppure risultadifficile rintracciare analogie, che non siano sentimentali o dogmatiche, tra quelcontatto estremo, diretto con Dio e esperienze quotidiane sensibili, di relazionecon altre, con altri, con il reale.Una pensatrice di formazione fenomenologica e che ha percorso la via dellamistica, Edith Stein, ha chiamato
empatia
l’atto mediante il quale l’essere umanosi costituisce attraverso l’esperienza dell’alterità (Dio, l’altra, l’altro, la storia, lasocietà, lo Stato, il corpo vivente). In questa intuizione, Edith Stein traduceva ilsuo profondo ascolto della vita femminile. Ma essa conferma anche un dato direaltà: che pure in epoche di smarrimento dell’attenzione per l’alterità, le donnehanno continuato a custodirne l’esperienza attraverso l’ascolto, la cura di corpi edi anime e l’amore per la vita spirituale.Ammettere che ciò che ci riassume d’un colpo, con un solo dettagli dello sguardoo dell’incedere, sia costituito dall’esperienza di “altro” da noi, è già qualcosa dimolto radicale. Apre subito un rischio: quello di toccare la questione bruciantedell’invasione da parte di stereotipi culturali, di convenzioni sociali, della natura.Ma anche il perdersi o trasfigurarsi in entità oggettive, in ideali sovraindividuali.E ancora il voler essere uno, il ricostituire una mitica fusione amorosa del due odei molti, abolendo distanze, freddezze, paura della mancanza nell’abbraccioprotettivo con il gruppo.In questo rischio sta ciò che salva: l’empatia – che Edith Stein ha liberato dallostereotipo romantico ed estetizzante, mettendola con audacia nello stesso luogoin cui per il maestro Husserl si costituisce il rapporto con il mondo oggettivo – èl’atto paradossale, attraverso cui la realtà di “altro”, di ciò che non siamo, chenon abbiamo ancora vissuto o che non vivremo mai, che ci sposta altrove,nell’ignoto, diventa elemento dell’esperienza più intima: quella del
sentireinsieme
(fonte dell’amore e dell’amicizia), del desiderio dell’altra, dell’altro, cheproduce ampliamento ed espansione verso ciò che è oltre, imprevisto.Esperienza che si àncora e risuona nella profondità di sé, l’empatia contieneun’eccedenza: l’energia di legame con “altro” (che è scambio, desiderio, messain circolo di un intimo sentire) non vale come semplice descrizione di esperienzevissute o mancate, ma come cammino (che ognuna/o trova da sé nelle sueforme concrete) tra sensibilità e aridità, emozione e freddezza, parola e silenziodella vita vivente e le questioni della condizione umana che, proprio perché èincarnata in donne e uomini, mostra di non essere tutto.Con l’empatia Edith Stein scopre la possibilidi una trascendenza, di unospostamento dell’io verso l’altro io che lo costituisce, non lo annulla. Quando, nel
 
suo linguaggio di giovane fenomenologa, dichiara, nella dissertazione didottorato, di voler indagare la costituzione delle entità “trascendenti” che sonol’individuo psico-fisico e la persona, indica qualcosa che noi intendiamoraccogliere e sviluppare, percnon è affatto vincolato a un programmafilosofico, per quanto innovatore.L’empatia, anche in Edith Stein, si sporge verso l’amore: apertura amorosa che ècapacità di avere presente ciò che sente l’altra, l’altro. Cadono allora saperiprecostituiti, classificazioni del vissuto, usi strumentali del sentimento.Accettando di uscire fuori di sé per incontrare o anche affrontare la sproporzionecon l’altra/o, chi vive la relazione si dispone a una passività attiva, che consenteil venire in essere del contenuto emotivo dell’esperienza. Gioia e dolore,vergogna e pudore, innamoramento, rabbia, senso della vita e della morte,diventano la posta in gioco dell’apertura ad altro.Empatia è l’accadere della trascendenza nell’esperienza della relazione tradonna e donna, tra donna e uomo: trascendenza vuol dire qui accogliere orespingere per un mondo, interno ed esterno. Di fronte a una culturadell’oggettivazione – mercificata o anche sublime, del denaro, della prestazione,ma anche dell’ornamento-feticcio, della contemplazione estetica fine a se stessa– l’empatia rinvia alla necessità che le esperienze, gli atti vengano recepiti,misurati e compresi, abbiano un compimento nello scambio e non venganosemplicemente oggettivati. L’empatia deve completare e stare accanto a ogniattività che crea parole, pensieri, azioni. Perché la creazione simbolica non siadisincarnata e solo rivolta all’esterno o non tradisca confusamente la sua originesensibile, è necessario che accolga sempre visibilmente il sentire intimo che lanutre.La scoperta della propria differenza sono una donna, accade qualcosa diintimamente sentito che mi rivela non somigliante a me stessa, mi mette nellamani di un’altra, di un altro, dell’Altro, indica una mia consistenza che mi è statadonata – fonda l’elaborazione dell’empatia.Chiamare empatia l’apertura all’alterità ha per noi un’importanza decisiva.L’empatia, che è superamento continuo di quanto è dato in presenza, in carne eossa e soprattutto nell’orizzonte ristretto del proprio io, può essere praticata inmolti campi: la vita spirituale, l’esperienza estetica, la comunicazione sociale, lavita amorosa, la vita pubblica.Essenziale è il fatto che la sua qualità specifica di atto si disegna nella relazione,nell’incontro tra due in cui ne va di “altro”. L’empatia accade tra un io eun'altra/o: proprio per questo è portatrice di un sovrappiù, è in grado di essere ilfondamento di tutti gli atti che ci mettono in rapporto con il mondo esterno e congli altri; è il legame unitario di senso che tiene insieme esperienza vissuta(sensazioni, emozioni, atti conoscitivi e volitivi) e accesso alla realtà. L’empatiapermette, per la prima volta, di dare autonomia e specificial “viveree

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