solo superando il suo mutismo e la sua inespressività. La gioia ha già parole,vuole essere condivisa.Nel cuore del ‘900 l’esperienza mistica è tornata a parlare a donne e uomini: ilsentimento della presenza immediata della trascendenza dell’essere è di nuovosentito come il modo più radicale per arrivare al centro di sé. Eppure risultadifficile rintracciare analogie, che non siano sentimentali o dogmatiche, tra quelcontatto estremo, diretto con Dio e esperienze quotidiane sensibili, di relazionecon altre, con altri, con il reale.Una pensatrice di formazione fenomenologica e che ha percorso la via dellamistica, Edith Stein, ha chiamato
empatia
l’atto mediante il quale l’essere umanosi costituisce attraverso l’esperienza dell’alterità (Dio, l’altra, l’altro, la storia, lasocietà, lo Stato, il corpo vivente). In questa intuizione, Edith Stein traduceva ilsuo profondo ascolto della vita femminile. Ma essa conferma anche un dato direaltà: che pure in epoche di smarrimento dell’attenzione per l’alterità, le donnehanno continuato a custodirne l’esperienza attraverso l’ascolto, la cura di corpi edi anime e l’amore per la vita spirituale.Ammettere che ciò che ci riassume d’un colpo, con un solo dettagli dello sguardoo dell’incedere, sia costituito dall’esperienza di “altro” da noi, è già qualcosa dimolto radicale. Apre subito un rischio: quello di toccare la questione bruciantedell’invasione da parte di stereotipi culturali, di convenzioni sociali, della natura.Ma anche il perdersi o trasfigurarsi in entità oggettive, in ideali sovraindividuali.E ancora il voler essere uno, il ricostituire una mitica fusione amorosa del due odei molti, abolendo distanze, freddezze, paura della mancanza nell’abbraccioprotettivo con il gruppo.In questo rischio sta ciò che salva: l’empatia – che Edith Stein ha liberato dallostereotipo romantico ed estetizzante, mettendola con audacia nello stesso luogoin cui per il maestro Husserl si costituisce il rapporto con il mondo oggettivo – èl’atto paradossale, attraverso cui la realtà di “altro”, di ciò che non siamo, chenon abbiamo ancora vissuto o che non vivremo mai, che ci sposta altrove,nell’ignoto, diventa elemento dell’esperienza più intima: quella del
sentireinsieme
(fonte dell’amore e dell’amicizia), del desiderio dell’altra, dell’altro, cheproduce ampliamento ed espansione verso ciò che è oltre, imprevisto.Esperienza che si àncora e risuona nella profondità di sé, l’empatia contieneun’eccedenza: l’energia di legame con “altro” (che è scambio, desiderio, messain circolo di un intimo sentire) non vale come semplice descrizione di esperienzevissute o mancate, ma come cammino (che ognuna/o trova da sé nelle sueforme concrete) tra sensibilità e aridità, emozione e freddezza, parola e silenziodella vita vivente e le questioni della condizione umana che, proprio perché èincarnata in donne e uomini, mostra di non essere tutto.Con l’empatia Edith Stein scopre la possibilità di una trascendenza, di unospostamento dell’io verso l’altro io che lo costituisce, non lo annulla. Quando, nel