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la Storicita dei Vangeli (Marco Fasol)

la Storicita dei Vangeli (Marco Fasol)

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Published by Ezra Pound
Discussione sulle fonti storiche comprovanti l'esistenza di Gesu
Discussione sulle fonti storiche comprovanti l'esistenza di Gesu

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Marco FasolLA STORICITA' DEI VANGELI
Dalle fonti al Gesù storicoIl labirinto delle ricerche storiche
Conoscere il Gesù storico è il sogno di ogni appassionato ricercatore della verità, perché non si tratta di una ricerca accademica, che lascia il tempo chetrova, ma di una ricerca che riguarda noi stessi, il significato, il senso dellanostra vita. La nostra risposta personale sul Gesù storico definisce infattil’identità della nostra persona, disegna il nostro volto spirituale, la nostra storia.Il tema di questa sera è stato trattato ed approfondito lungo il corso deisecoli ed ha riempito intere biblioteche. Mentre nel periodo antico e medievale itesti canonici dei Vangeli venivano accettati senza riserve, è stato invecesoprattutto a partire dall’Illuminismo che sono emerse le prime incertezze eanalisi critiche. Se ci addentriamo nel labirinto della letteratura e dell’esegesidegli ultimi due secoli, non ne usciamo tanto facilmente.Possiamo distinguere la
old Quest 
,
o prima fase di ricerca, che si protraeda Reimarus (1778) ad A. Schweitzer (1906), attraverso D. F. Strauss, E. Renan, A. Harnack. Questi storici avevano individuato nei vangeli un intento teologico enon semplicemente storico. Mentre Harnack, in continuità con la corrente della
teologia liberale tedesca
, presentava un Gesù in chiave etica, la cui essenza erada ricercarsi solamente nella storia terrena pre-pasquale, Schweitzer collocavaGesù nel contesto escatologico-apocalittico del giudaismo del tempo.La
no Quest 
successiva, in cui giganteggia Rudolph Bultmann, rinunciaalla ricerca storica sulla vita di Gesù, considerata impossibile. Si concentraesclusivamente sul
Cristo della fede,
sul
kerygma
primitivo, come irruzionenella storia di una rivelazione trascendente. Il dato storico, in questaprospettiva, non è la vita e risurrezione di Gesù, ma la fede pasquale dei primidiscepoli. La premessa filosofica di questa fase è riconducibile alla
teologiadialettica
di Karl Barth che intendeva opporsi al tentativo razionalistico estoricistico della teologia liberale precedente. Per Barth la credibilidel
kerygma
è tutta concentrata nella sua radicale alterità rispetto alle aspettativeumane. Il divino è “totalmente Altro” (
ganz Anderes)
rispetto all’umano.
1
 
La
new Quest 
costituisce la reazione alla fase precedente ed ha i suoiprincipali esponenti in E. Käsemann ed E. Schillebeeckx, a partire dal 1953,anno in cui
 
Käsemann, discepolo di Bultmann, con una famosa conferenza,ritiene necessario un recupero della storicità di Gesù. Non è accettabile – dice lostudioso tedesco - l’
aut-aut 
 bultmanniano tra
Gesù della fede e Gesù dellastoria,
ma si deve piuttosto ritornare ad un
et-et 
, ad una riconciliazione trastoria e fede, dal momento che la fede richiede proprio la storicità di quanto viene creduto, altrimenti non sarebbe più fede, ma illusione, mito, leggenda.Questa terza fase intende quindi recuperare alcuni elementi sostanziali del Gesùstorico a partire dalla fede delle prime comunità. In questo contesto vieneelaborata la
 Redaktiongeschichte
o teoria della redazione che distingue, dopo iprimi decenni di predicazione orale, una elaborazione scritta da parte delleprime comunità cristiane di origine giudeo-ellenistica.Dall’inizio degli anni Ottanta è in atto soprattutto nell’ambito anglo-americano una reazione all’esegesi tedesca, finalizzata ad evidenziare la
continuità tra Gesù e l’ambiente giudaico.
Si tratta della
Third Quest 
chetende a considerare Gesù in quanto ebreo della Galilea, comune e singolare alcontempo, come spiega, ad esempio, J. P. Meier nella sua opera monumentale
Un ebreo marginale.
Un buon test di questa linea è la tendenza ad imputare airomani tutta la responsabilidel processo e della condanna di Ge. Ildenominatore comune di tutti gli studiosi di questa terza fase è la
contestualizzazione di Gesù nel giudaismo.
Il Gesù storico è in continuità con ilsuo ambiente naturale, quello palestinese, in particolare galilaico.Gli studi più recenti sono volti ad un recupero della
storicità dei vangeli
, grazie all’individuazione di alcuni
criteri storici di discernimento
che permettano di orientare il ricercatore nel labirinto delle fonti. Studiosi qualiR. Latourelle, H. Kessler, G. O’ Collins, F. Lambiasi hanno approfondito i criteridi autenticità storica dei vangeli canonici. Alcuni degli studiosi sopra citati, inparticolare O’ Collins ed H. Kessler si concentrano sul nucleo genetico dellafede, il
kerygma
della morte e risurrezione di Ge, elaborando ancheun’innovativa
teologia della risurrezione.
L’esposizione di questa sera sarà ovviamente sintetica e cercherà di concentrarsisui
criteri di discernimento
delle fonti storiche. Si tratta di criteri “
laici
” inquanto non dipendenti da pregiudizi ideologici, cioè dalla fede, sia essareligiosa, agnostica o atea. Prenderemo in considerazione i criteri “scientifici”,condivisibili da qualsiasi ricercatore onesto. La definizione di questi criteri cipermetterà di discriminare le fonti storiche che verranno valorizzate nelle loroinformazioni essenziali, alla ricerca del
“nucleo genetico”
della fede. Non ciaddentreremo dunque nelle questioni filologiche sulla redazione originaria,sull’interdipendenza tra i sinottici, o sulla fantomatica
 fonte Q
e così via. Lostorico si limita ad individuare i tratti essenziali; cerca di ricostruire la
concatenazione degli eventi
.Nella
prima parte
dell’esposizione definirò
i criteri di discernimento
dellefonti storiche. Nella
seconda parte
concentrerò l’analisi storica sul
nucleogenetico
del Cristianesimo, sull’essenza del primo annuncio: la crocifissione ela risurrezione di Gesù il terzo giorno.
 
I criteri “laici” di discernimentodelle fonti
Le fonti che ci parlano di Gesù di Nazareth sono numerose. Oltre ai testicanonici, possediamo varie decine di vangeli apocrifi, storie di apostoli apocrife,documenti dei primissimi padri della chiesa, scritti non cristiani, scritti di ereticie così via. Per orientarsi in questo mare di scritti, gli storici hanno elaboratoalcuni criteri. Sarebbe un grave errore storico, purtroppo frequente tra gliincompetenti, attribuire lo stesso valore a fonti completamente eterogeneequanto a contesto filologico, culturale, storico, cronologico.In questi ultimi anni si sono moltiplicati i testi critici distruttivi nei confrontidelle basi storiche del cristianesimo. Basti pensare al celebre
Codice da Vinci
di Dan Brown, ai documentari trasmessi in tutto il mondo, in continuazione, da
 Sky
sui vangeli apocrifi, sul cristianesimo delle origini, alla pubblicazione del
Vangelo apocrifo di Giuda,
al recente saggio di C. Augias e M. Pesce daltitolo
 Inchiesta su Gesù,
in testa alle classifiche italiane nel settore dellasaggistica.C’è un denominatore comune che associa tutti questi presuntuosi divulgatori:l’incapacità di discernere l’attendibilità delle fonti. C. Augias arriva addirittura aconcludere il suo saggio scrivendo che ‘
i testi sacri sono il risultato di numerosi rifacimenti e manipolazioni” 
. Ma è stato lui il vero manipolatore delle fonti,scelte in base a propri criteri inconfessati, riassumibili in un’unica ideologia: il
laicismo.
 Augias, come del resto Dan Brown e la maggior parte deidivulgatori laicisti, pongono sullo stesso piano di attendibilità storica i vangelicanonici e quelli apocrifi, dimostrando chiaramente la loro incompetenza. Emilioni di semplici cristiani, educati fin dall’infanzia nella fede cristiana bimillenaria, restano disorientati, non sanno controbattere, temono osospettano di essere stati imbrogliati dalla Chiesa.Diventa pertanto indispensabile una chiarificazione che dimostrerà come noicredenti non abbiamo niente da temere dalla storia, anzi, più approfondiremo estudieremo i testi antichi e più rafforzeremo le radici storiche e culturali delnostro patrimonio più prezioso. Ma questa chiarificazione è utile eindispensabile anche per i non credenti, o per le persone alla ricerca, perchésveglierà l’intelligenza dal torpore e dal pregiudizio, stimolerà il desiderio diricerca e approfondimento e – questa è la mia speranza – scagionerà i credentidall’accusa di fanatismo, superstizione, creduloneria ingenua.Quali sono allora questi criteri laici di discernimento delle fonti? Sipossono riassumere nei seguenti fattori:
a) l’antichità delle fonti.
E’ chiaro che un testo antico è maggiormenteattendibile, più difficilmente manipolabile dalle tradizioni o da interpolazioni;
 b) la molteplicità delle fonti.
E’ chiaro che molte fonti, possibilmente nondipendenti l’una dall’altra, sono più attendibili rispetto ad una sola;
c) l’uso del linguaggio dell’epoca.
Il testo deve essere compatibile con ilcontesto linguistico dell’epoca, quanto a lessico e struttura sintattica;
d) la compatibilità culturale.
La fonte deve essere contestualizzata,deve cioè inserirsi nel contesto culturale, politico, teologico dell’epoca;
e) la concatenazione esplicativa.
La fonte deve fornire una spiegazione
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