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"Una certa idea d'Europa"

"Una certa idea d'Europa"

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Published by Enrico Farinone
Enrico Farinone - Il Domani d'Italia, 7 aprile 2012
Enrico Farinone - Il Domani d'Italia, 7 aprile 2012

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Published by: Enrico Farinone on Apr 26, 2012
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04/26/2012

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“Quel che l’Europa unita ciporta è la pace” comericorda Helmut Kohl, che nelnovembre 1989 ha saputocomprendere quanto laStoria gli stava proponendo:la rinnovata unità tedesca
Il continente sembra aver persola vocazione politica delle originie appare oggi ai suoi cittadini comeun controllore inflessibile, devotoal credo della stabilità finanziaria
diENRICOF ARINONE*
Helmut Kohl ci ha recentemente ricorda-to il motivo più profondo che condusse i pa-dri nobili dell’idea di Europa unita – per-sonalità dello spessore di De Gasperi,Schuman, Monnet ma anche Churchill e Adenauer a immaginare un obiettivo cosìpregnante: “mai più la guerra!”.“Quel che l’Europa unita ci porta è la pace”,ammonisce il grande leader tedesco cheseppe comprendere con immediatezzaquanto la Storia, in quel novembre del 1989,gli stava proponendo: la rinnovata unità te-desca. È bene, in questi mesi così difficili
   E  s   t  e  r   i   | 
     E    u    r    o    p    a
una
certa
idea
 
per l’Unione Europea, ritornare alle rifles-sioni di fondo che la generarono perché ri-manendo imbrigliati nel solo dibattito fi-nanziario dominante è chiaro che quel pro-getto non origina più alcun pensiero posi-tivo, alcuna prospettiva orientata al domani,alcuna speranza. Quell’idea d’Europa sor-ta per reazione vigorosa e dignitosa alla as-surdità e alla tragicità della guerra aveva insé, fin dal primo momento, la consapevo-lezza che il disegno si sarebbe realizzatocompiutamente solo se avesse raggiunto,in un futuro non eccessivamente lontano,un suo profilo politico e non meramentemercantile. L’Unione avrebbe cioè dovutocoinvolgere il popolo. I popoli d’Europa enon solo le élite politiche e intellettuali. Essaavrebbe così poggiato la propria dimen-sione politica sulla dimensione sociale, sul-l’unitarietà nell’affrontare i problemi comuni:ieri la guerra, un domani, a quel tempo in-definito, la crisi economica o l’emergenzaambientale. Questa visione “politica” del-l’Europa stava alla base anche del Mani-festo di Ventotene, scritto da Altiero Spinellidurante il confino cui lo aveva condanna-
MEMO ANDUM SULLEUOP A
Il Partito democratico perde la sua ani-ma se sceglie di irrigidire ideologica-mente il messaggio d’innovazione chegli compete. E la perde, ancora più con-cretamente, se smentisce il suo anco-raggio alle grandi intuizioni di politicaestera nelle quali vive il retaggio dellastraordinaria tradizione dell’umanesimoe del cosmopolitismo italiano. È in que-sta cornice che i padri dell’Europa, daDe Gasperi a Spinelli, hanno pensatoe promosso il modello federale europeocome nuovo orizzonte di pace, di svi-luppo e crescita civile. Oggi, dopoaverne sempre rivendicato il preziosofattore d’ispirazione, al Partito demo-cratico si chiede di rinnovare questomodello, mostrando coraggio e intel-ligenza nel proseguire a testa alta sul-la strada della progressiva integrazio-ne europea. Sotto questo profilo puòriproporsi il valore e la bellezza di un pe-culiare vincolo esterno, di natura emi-nentemente politica, che nasce e si svi-luppa in base alla volontà di partiti, mo-vimenti sociali e culturali, settori qua-lificati della pubblica opinione; un vin-colo che offre l’opportunità di armo-nizzare nel perimetro di solide politichesovranazionali le iniziative volte a con-trastare i rischi di declino incombentisulle società e gli ordinamenti dei sin-goli Stati. L’europeismo, in ogni caso,non può agire a rimorchio di logiche eschemi prefabbricati. Quando si proiet-tano su scala più ampia le dinamichepolitiche nazionali, emerge la confermadi quanto possa valere e pesare la scel-ta del riformismo “coniugato al futuro”,come noi amiamo dire. Le apparte-nenze del Novecento assomigliano adagherrotipi ingialliti. Prodi e Amato, in-sieme ad altre personalità del mondointellettuale e politico, hanno indicatocon il loro appello pubblicato di recentesulla stampa “il sogno di una societàeuropea solidale, giusta e democrati-ca”; ma nel loro proposito non sussi-ste l’ancoraggio a una qualche pre-giudiziale ideologica, men che meno ditipo socialista. D’altronde, in Francia,Bayrou dimostra di avere più determi-
......segue
D’EUROPA 
 
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luto, cioè, associare alleinevitabili e giusterestrizioni nella gestione dei conti pubbli-ci unavisioneprospettica che desse un va- lore ideale ai sacrifici che le manovre sui bi-lanci avrebberoprodotto presso le popo-lazioni del continente. Allontanandosi per-tanto ancor più dall’obiettivo politico uni-tario per regredire a quellomeramentemo- netario, andando così a impattare – inevi-tabilmente, a quel punto – con le contrad-dizioni insite in una moneta unica priva diuno Stato, e in una Banca centrale priva diun governo sovranazionale con il quale rap-portarsi, e priva altresì della possibilità distampare moneta. L’Europa è apparsapertanto ai suoi cittadini come un control-lore, freddo e impassibile, unicamente in-tento a definire parametri finanziari e devotoa un solo credo, quello del contenimentodel debito. Il rimborso del quale – ha scrit-togiustamente Laurent Joffrin, direttore del“Nouvel Observateur”, nel dibattito pro-mosso qualche tempo fa sulle colonne di“Repubblica” – non può essere un obiet-tivo politico che incarna un’idea statuale. Anche in altri settori cruciali l’Europa ha pre-ferito il basso profilo, laddove avrebbe esat-tamente dovuto alzare lo sguardo ed ergersinel nuovo mondo globale dal quale rischiad’essere emarginata. Non per caso i padrifondatori avevano osato l’inimmaginabile– un esercito comune europeo – consci cheesso avrebbe ulteriormente allontanato ito il regime fascista. Era, quella, un’Euro-pa che si immaginava terra d’una demo-crazia sociale imperniata sul libero mercatogeneratore di sviluppo economico e – ov-vero insieme, congiuntamente, e non dopo– su una relativamente equa distribuzionedella ricchezza creata, attraverso le istitu-zioni del welfare. Ora, la crisi, proprio fra ilpopolo, dell’idea d’Europa deriva dallatotale assenza di anche solo un vago ri-chiamo a questa visione. Dalla primaveradel 2009 i cittadini europei hanno sentitoparlare come non mai di Europa, e ciò pro-gressivamente ha fatto crescere l’interes-se nei suoi confronti (prima invece confinatonel remoto di una caricatura tecnocraticalontana e impalpabile). Ma è di un’Europasolo finanziaria che si è parlato. Debito, de-ficit, regolamentazioni sempre più stringentie controlli sempre più occhiuti. Non si è vo-
Non si è voluto associare alle restrizioni
nellagestione dei conti pubblici una visione prospetticache desse un valore ideale ai sacrifici che lemanovre sui bilanci producono agli europei
HENRY KISSINGERpotrebbe oggitelefonare all’Unionema risponderebbeinevitabilmente
“Mrs Ashton who?”
e così si esprimerebberopure gli altrileader dellepotenzeemergenti
Un’Europa intergovernativa
torna a dare spazio ai nazionalismi, ovveroa quei sentimenti che portati all’estremo hanno causato guerre infinite frai popoli del continente e che l’idea unitaria intendeva ridimensionare
   E  s   t  e  r   i   | 
     E    u    r    o    p    a

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