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Repertorio di libri di carattere alchemico, cabalistico, magico e "curioso" posseduti dallaBiblioteca Universitaria di GenovaPrefazione
La Biblioteca Universitaria di Genova non dispone, al momento, di inventari che rendano conto inmodo esaustivo degli antichi fondi (in particolare quello gesuitico) attorno ai quali si è sviluppata prima comeBiblioteca Nazionale della Repubblica di Genova e quindi come Biblioteca governativa. Ciò ha implicatol’impossibilità di effettuare uno spoglio che potesse rendere conto della disponibilità di tutto il materialeafferente al tema prescelto. L’indagine volta a identificare le opere afferenti al tema della “phantasia &curiositas” è stata dunque effettuata, secondo i criteri che verranno di qui a poco elencati, concentrandol’attenzione su quei settori che meglio rispecchiano la costituzione della Biblioteca prima dell’espropriazionedel 1773, non senza tener conto, però, dei successivi apporti. Non si può comunque parlare di un repertorioche renda conto della presenza di una particolare area tematica all’interno di antichi fondi, quanto piuttostodi un repertorio che identifica un insieme di opere che permettono di tratteggiare i frastagliati contorni delmanifestarsi di una “forma mentis” (la “phantasia”) e del concretizzarsi di una “cupido sciendi” (la“curiositas”) prendendo spunto dall’attuale patrimonio librario della Biblioteca Universitaria di Genova. Ed èproprio al fine di rendere più palpabili questi contorni che si è voluto corredare le schede bibliografiche divarie annotazioni1[1]
grazie alle quali sia possibile non tanto incrementare i dati informativi su di un’opera oun autore, quanto soprattutto identificare i reciproci legami tra gli autori e quindi progredirenell’identificazione delle linee di forza che strutturano la complessa forma dell’area tematica della “phantasia& curiositas”. A prescindere, però, dalla significatività in assoluto dei legami tra i vari autori, è sicuramentemotivo di interesse anche il fatto di identificarli nell’ambito ristretto dei singoli settori in cui si articola laBiblioteca (in sostanza, quello prevalentemente gesuitico identificato dalle segnature 1., 2., 3. e quellocontrassegnato dalla dicitura LAURA), fornendoci ciò preziose informazioni in un caso sulla “politica delleacquisizioni” di un’antica biblioteca, nell’altro caso su alcuni connotati della bibliofilia (e forse di qualcos’altro)di chi ha pazientemente messo insieme quell’interessante biblioteca privata identificata ora come “FondoLaura”. In ogni caso l’identificazione di tali legami illumina il tracciato di quei percorsi che, usando le paroledell’alchimista Rasis, sono determinate dal principio ‘Liber aperit librum’. Per quello che riguarda, inparticolare, i libri dell’antica biblioteca gesuitica, è evidente che le informazioni derivanti dalle note dipossesso o d’uso forniscono un’imprescindibile integrazione del significato espresso dalla tipologia dei libriche la componevano. E’ altrettanto chiaro, però, che il tempo - ma meglio sarebbe dire ‘gli uomini che hannovissuto in questo lasso di tempo’ - ha fatto sì che non poche opere siano oggi irreperibili, vuoi per dolo, vuoiper incuranza, vuoi per ignoranza. Con esse non sono spariti solo i libri nella loro fisicità, nel loro valore per ciò che vi era contenuto, nel loro valore artistico o antiquario, ma sono sparite anche vere e proprie porzionidi significato che ben difficilmente sarà possibile recuperare. Tra le finalità di questo repertorio c’è anchequella di contribuire a frenare quel processo di distruzione di significato che sembra essere l’ineludibileconseguenza delle sempre diffuse stupidità e avidità.Si tratta quindi di un repertorio, non esaustivo ma un poco ragionato, di testi di carattere alchemico,cabalistico, magico & “curioso” posseduti dalla Biblioteca Universitaria di Genova. Né falsa modestia, né“excusatio non petita” determinano l’ammissione di non esaustività, bensì quel riconoscimento di possibililacune che sarebbe presuntuoso non ipotizzare. Tali possibili lacune sono determinate dai fattori contingentiche vengono qui di seguito elencati :I.
i libri descritti non fanno parte di un unico o più fondi ben identificati bensì sono collocatiattraverso tutto il patrimonio librario antico della BUG con, è vero, una particolare concentrazionein alcuni settori2[2]II.
i cataloghi (il catalogo a schede e i vecchi cataloghi manoscritti) presentano, in modoasimmetrico tra di loro, delle lacune tali che libri che sono presenti a scaffale non sono segnalatinell’uno o nell’altro catalogo. Questo consente di ipotizzare l’esistenza di altre lacune oltre aquelle individuate.III.
non è possibile escludere che opere descritte nei cataloghi e successivamente segnalate comeirreperibili (termine che spesso eufemisticamente denota la sottrazione dolosa) non siano inrealtà ancora presenti all’interno del patrimonio librario della Biblioteca e siano rese irreperibili per uno di quei fattori che inevitabilmente colpiscono l’immagazzinamento di una gran copia dimateriale.IV.
i cataloghi, come tutti i cataloghi, presentano errori che rendono talvolta difficoltoso riconoscerenell’opera descritta un esemplare pertinente a questo repertorio. Non si può escludere, quindi,
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