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[04-2011] 05 - Rivoluzione e Controrivoluzione Il Biennio Rosso

[04-2011] 05 - Rivoluzione e Controrivoluzione Il Biennio Rosso

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02/26/2013

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La crisi europea:alla ricerca di nuoviassetti
I
L
 
DECLINO
 
DELL
'E
UROPA
Con la fine della guerra il centro del mondo si era definitivamente spostato fuori dall'Europa, la cui economiadopo la guerra era sull'orlo del tracollo. Il principale fattore della crisi fu:
Ladifficile riconversione degli apparati produttivi per adeguarli al tempo di pace.Infatti durante la guerra tutte le industrie si dovevano adeguare alle produzioni belliche, ma ora, terminato ilconflitto, le industrie dovevano tornare a fabbricare i prodotti di un tempo. Molte aziende fallirono in seguito aciò, altre invece riuscirono con gravi perdite. Questa crisi durò a lungo, a causa degli altri problemi collegatialla riconversione produttiva:
1.
Scarsi capitali ;
2.
L’aumento delle tariffe doganali (che ogni paese aveva imposto per proteggere i mercati interni);
3.
L’inflazione.E solo nel 1925-26 le nazioni europee trovarono un po' più di stabilità:
Inizio di un breve ciclo di espansione economica.
Affievolimento del conflitto sociale.
L
A
 
DIPENDENZA
 
ECONOMICA
 
DELL
'E
UROPA
La guerra aveva messo in ginocchio tutte le nazioni europee, dissipando oltre il 30% delle ricchezze totali.GliUSA, vedendo dissipato solo il 9% delle loro ricchezze,si affermarono come potenza egemone a livellomondiale. La supremazia degli USA era data da:
Una rapida crescita economica in alcuni settori decisivi (acciaio, flotta mercantile);
Una notevole copertura aurea. Possedendo quasi la metà della riserva d’oro mondiale, riuscirono a:
o
Riscattare i titoli americani;
o
Prestare ingenti somme ai paesi europei.Inoltre vi era una concomitante ascesa di altri paesi:
Glistati sudamericani:
ridussero la dipendenza dai capitali europei e incrementarono la produzioneint 
erna;
Giappone:
quintuplicò la sua produzione poiché divenne fornitore dei paesi asiatici
.
N
UOVI
 
MODELLI
 
IDEOLOGICI
 
PER
 
USCIRE
 
DALLA
 
CRISI
La crisi economica europea fu resa ancora più problematica da una lunga serie discioperiescontri sociali(al fine di risolvere la maldistribuzione della ricchezza e combattere l’inflazione). In questa situazione lo statoreagì
rafforzando la sua centralità
e
facendosi promotore e regolatore delle attività economiche e sociali
.Iniziarono allora a prendere forma nuove teorie:
Corporativismo
secondo cuil'iniziativa privata e il mercato se lasciati a se stessi si sarebbero potutirivelare devastantiper l'economia. Quindilo stato, espressione di una volontà superiore,avrebbe dovuto controllarli.
o
Ogni
 
ramo produttivo doveva essere organizzato in istituzioni statali composte da rappresentanzedi operai, tecnici, ecc in modo che il controllo fosse in mano allo stato.
o
L’
obbiettivo
: far sparire la concorrenza fra le aziende e affidare il controllo del conflitto fracapitale e lavoro allo stato.Il corporativismo era sostenuto fortemente sia dai movimenti di destra e fascisti, sia dal fronte democraticoche lo vedeva come unica soluzione. Il corporativismo si accompagnò alla formazione di unanuova culturapolitica, che voleva:
Eliminare il parlamento;
Rifondare un sistema politico incentrato o sulla figura di un capo-guida. Tale teoria è sostenuta anche dal filosofo tedesco
Spengler
nella sua opera
Il tramonto dell'Occidente
, in cuiafferma che la democrazia ormai è decaduta e deve imporsi una figura centrale, con un potere legittimato nondalle elezioni, ma dalla capacità del capo di mettersi in sintonia con le profonde pulsioni del popolo.
L
E
 
NUOVE
 
RICHIESTE
 
DI
 
PARTECIPAZIONE
 
POLITICA
 
La crisi europea riguardava anche le
istituzioni
, le quali non erano pronte ad affrontare ciò che la guerraaveva lasciato:
I soldati erano traumatizzati, tornati a casa dei soldati non riuscirono ad adattarsi e a inserirsinuovamente nella vita quotidiana. Essi provavano grande delusione, insoddisfazione e impotenza difronte alla disoccupazione e alla crisi generale.Per mitigare questa insoddisfazionenacquero varie associazioni di ex combattenti che tentavano di mantenere  saldi i legami di solidarietà creatisi al fronte; questo faceva emergere il bisogno di voler partecipare alla vitacivile.
Si formarono sindacati, partiti politici, ripresero anche i movimenti femministi poiché le donne durantela guerra erano entrate nel mondo del lavoro. Questi movimenti erano difficili da gestire per le
 
istituzioni liberali che si trovavano così in forte crisi e alle richieste di partecipazione politica risposeroin maniera inadeguata
presero questi movimenti come un semplice problema di ordine pubblico. Tale reazione dello stato portò alla nascita, fra la piccola e media borghesia, di movimenti reazionariche premevano per soluzioni autoritarie alla crisi. Questi movimenti anticipavano una societàfortemente ordinata e gerarchizzata, in cui la libertà del cittadino doveva sacrificarsi per il bene dellostato e in cui il rappresentante dello stato non era più il parlamento ma un capo carismatico.

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